
La replica di Roberto Scarpinato alle accuse del gip Santi Bologna non è solo un botta e risposta giudiziario: è il riflesso di una frattura profonda che attraversa da trent’anni la lettura delle stragi del ’92.
Un’accusa pesante, una smentita ancora più pesante
Nel decreto di 644 pagine con cui ha archiviato il procedimento sulle stragi di Capaci e via D’Amelio, il gip Santi Bologna attribuisce a Scarpinato un’“attività depistante” durante i lavori della Commissione Antimafia, sostenendo che il senatore M5S avrebbe tentato di ridimensionare l’importanza del dossier mafia-appalti e di accreditare piste alternative.
Scarpinato reagisce definendo l’accusa “gravemente falsa” e, a sua volta, “depistante”. Rivendica di aver sempre sollecitato la verità, ricordando che fu Gioacchino Natoli a riferirgli della riunione del 14 luglio 1992 in cui Lo Forte avrebbe parlato dell’archiviazione parziale dell’indagine mafia-appalti — circostanza che altri magistrati avrebbero confermato.
Quello che segue è il link alla trascrizione delle telefonate intercorse fra SCARPINATO e NATOLI.
Al lettore trarre le opportune conclusioni.
La trascrizione delle telefonate
SCARPINATO contro il GIP di Caltanisetta: “Grave darmi del depistante”
Scarpinato contro il gip Bologna, il M5S passa al contrattacco: scontro sulle stragi e sul dossier mafia-appalti
Il decreto di archiviazione sull’ipotesi che il dossier mafia-appalti sia stato una delle cause delle stragi del 1992 ha aperto un duro confronto tra il gip di Caltanissetta Santi Bologna e il senatore del Movimento 5 Stelle Scarpinato. Al centro dello scontro vi sono le valutazioni contenute nel provvedimento giudiziario e l’interpretazione delle intercettazioni telefoniche tra Scarpinato e l’ex magistrato Natoli. Il M5S si è schierato a difesa del proprio esponente, denunciando un tentativo di delegittimazione.
L’archiviazione del filone investigativo relativo al rapporto tra il dossier “mafia-appalti” e le stragi del 1992, disposta dal gip di Caltanissetta Santi Bologna, ha riacceso un dibattito che da anni divide magistratura, politica e mondo dell’antimafia. Nel provvedimento il giudice ha ritenuto che gli elementi raccolti non consentano di individuare responsabilità penalmente sostenibili né di attribuire al dossier un ruolo accertabile quale movente o concausa delle stragi.
Tuttavia, l’attenzione pubblica si è concentrata soprattutto sulle considerazioni dedicate dal gip alle conversazioni intercettate tra il senatore M5S Scarpinato e l’ex magistrato Natoli, che nel frattempo era stato convocato dalla Commissione parlamentare Antimafia. Secondo il giudice, dalle telefonate emergerebbero tentativi di orientare la ricostruzione dei fatti da parte di Natoli, in particolare riguardo alla questione se Paolo Borsellino fosse stato informato della decisione di archiviare una parte dell’inchiesta mafia-appalti. Per questa ragione il gip ha ritenuto doveroso segnalare quella che definisce un’attività “depistante”.
Proprio su questo punto si concentra la replica di Scarpinato. L’ex procuratore generale di Palermo ha definito “gravemente falsa” l’accusa di aver svolto attività depistante, sostenendo di essersi limitato a sollecitare Natoli a riferire una circostanza che egli stesso gli aveva precedentemente raccontato: la discussione avvenuta nella Procura di Palermo il 14 luglio 1992 sulla parziale e temporanea archiviazione di un filone dell’indagine mafia-appalti. Scarpinato afferma inoltre che il provvedimento del gip avrebbe espresso valutazioni nei suoi confronti senza che egli potesse esercitare alcun contraddittorio, non essendo parte dell’indagine archiviata.
Ma è proprio la lettura delle trascrizioni richiamate nel decreto che, secondo i sostenitori delle tesi del gip, offrirebbe una rappresentazione diversa da quella proposta da Scarpinato. Nella ricostruzione contenuta nel provvedimento, infatti, le telefonate mostrerebbero un’interlocuzione finalizzata a indirizzare il contenuto della futura audizione di Natoli davanti alla Commissione Antimafia. È sulla base di questa valutazione che il gip ha utilizzato espressioni particolarmente critiche nei confronti del senatore.
Lo scontro ha rapidamente assunto una dimensione politica. Il Movimento 5 Stelle ha difeso il proprio esponente, interpretando le conclusioni del gip come un attacco a uno dei magistrati che più si sono impegnati nella ricerca delle verità ancora controverse sulle stragi mafiose. Per i pentastellati, il ruolo svolto da Scarpinato all’interno della Commissione Antimafia rappresenta un contributo importante nell’approfondimento delle possibili responsabilità esterne a Cosa Nostra.
Dal canto suo, Scarpinato continua a sostenere che le stragi del 1992 e del 1993 non possano essere interpretate esclusivamente come iniziative di Cosa Nostra, ma debbano essere esaminate anche alla luce dei numerosi depistaggi accertati e delle ipotesi relative a concorrenti esterni all’organizzazione mafiosa. Una posizione che da anni alimenta un acceso confronto culturale e istituzionale.
La vicenda evidenzia così una frattura che va oltre il piano giudiziario. Da una parte vi è il decreto del gip Santi Bologna, che archivia una specifica ipotesi investigativa e formula severe valutazioni sulle condotte emerse dagli atti; dall’altra la reazione di Scarpinato e del Movimento 5 Stelle, che contestano quelle conclusioni e rivendicano la legittimità di un percorso di ricerca della verità sulle stragi ancora oggi al centro del dibattito pubblico.
In questo contesto, il confronto sembra destinato a proseguire non soltanto nelle sedi politiche e mediatiche, ma anche sul terreno della ricostruzione storica delle stragi, dove interpretazioni differenti continuano a confrontarsi a oltre trent’anni dai fatti.
MOVIMENTO 5 STELLE: «STRAGI ’92, NAVE (M5S): ASSURDO CHIAMARE DESPISTAGGIO IL RIFERIRE UNA VERITA’»
Di Luca Franceschi
Il capogruppo del Movimento 5 Stelle in commissione Antimafia, Luigi Nave, ha espresso in una nota il proprio stupore riguardo all’ordinanza di archiviazione emessa dal giudice per le indagini preliminari nel caso delle stragi del 1992.
Nave ha definito sorprendente e inusuale che un gip sostenga per iscritto, in un’ordinanza di archiviazione, una tesi evidentemente infondata che il senatore Scarpinato avrebbe facilmente potuto smentire se fosse stato interrogato su questo specifico punto dalla magistratura di Caltanissetta.
Il parlamentare pentastellato si è chiesto come mai non siano stati sentiti né Scarpinato, non indagato ma chiamato in causa, né l’indagato Gioacchino Natoli, perdendo così l’opportunità di incrociare le due dichiarazioni.
Scarpinato ha infatti affermato più volte, da ultimo nella giornata odierna, che al telefono invitava Natoli a riferire anche in commissione Antimafia quanto aveva detto a lui in una precedente telefonata.
Secondo quanto riferito, Natoli era presente alla riunione in procura nel 1992 alla quale prese parte anche Borsellino. In quella sede il magistrato Lo Forte riferì a tutti i colleghi per filo e per segno lo stato dell’arte dell’indagine mafia-appalti, inclusa la richiesta di archiviazione solo per un filone e per alcuni degli indagati, vista la mancanza di elementi sufficienti a quella data. Non vi furono tensioni o divergenze sul punto.
Sentito questo da Natoli, Scarpinato gli disse che avrebbe dovuto ripeterlo in commissione, anche sollecitato da apposita domanda. Nave si domanda dove sia il depistaggio in questa condotta.
Il capogruppo M5S ha quindi criticato le “fanfare politiche” della maggioranza che ripetono queste accuse “anche nel sonno” per infangare un avversario scomodo, preparatissimo e non condizionabile. Questo atteggiamento viene ritenuto comprensibile alla luce della pochezza del personale politico di quel fronte parlamentare.
Ciò che rimane sorprendente per Nave è che a sostenere questa tesi siano rappresentanti della magistratura, la stessa che agli atti ha svariati documenti che smentiscono radicalmente la pista mafia-appalti.
CENTRODESTRA: M5S SUPERA LIMITE DECENZA POLITICA E ISTITUZIONALE
Continuare a difendere senza alcun ritegno il senatore Roberto Scarpinato di fronte a evidenze clamorose e imbarazzanti è un insulto agli italiani e, prima ancora, alla memoria dei martiri della lotta alla mafia.
Dalle carte dell’inchiesta della Procura di Caltanissetta, la figura professionale e morale dell’ex magistrato Scarpinato esce totalmente sminuita e pesantemente compromessa.
Parliamo di un membro della Commissione Antimafia che si coordina a tavolino, prima di un’audizione formale, con un indagato per favoreggiamento mafioso, concordando domande, risposte e strategie difensive per ‘seppellire la presidenza Colosimo sotto una montagna di carte’.
Di fronte a questo scempio, l’arroganza con cui il M5S liquida tutto come un ‘normale invito a riferire il vero’ dimostra una totale assenza di senso dello Stato. Ciò che colpisce maggiormente è la clamorosa e sistematica ipocrisia dei grillini, che oggettivamente non mostrano alcun rispetto verso quella magistratura che pure invocano a giorni alterni come un dogma di fede.
Quando le indagini toccano i loro avversari, il Movimento 5 Stelle si fa paladino di un giustizialismo cieco e forcaiolo; quando invece le inchieste colpiscono i propri esponenti, o svelano le trame opache di vecchi sodali della sinistra giudiziaria, i grillini sono capaci di attaccare i magistrati inquirenti – in questo caso la Procura di Caltanissetta – in maniera scomposta, violenta e del tutto rituale, gridando al complotto e parlando di ‘operazioni di regime’.
La verità è ormai evidente a tutti e spiega il nervosismo del M5S: per la prima volta nella storia repubblicana, questa Commissione parlamentare Antimafia, grazie alla determinazione della maggioranza di centrodestra e alla presidenza coraggiosa di Chiara Colosimo, sta mettendo le mani laddove altri per trent’anni non hanno mai voluto o potuto guardare.
C’è un sistema di potere e di comode verità preconfezionate che sta crollando.
Per decenni si è voluto coprire il ruolo dei ‘professionisti dell’antimafia’ di facciata, quelli che con una mano firmavano le archiviazioni repentine del dossier ‘Mafia-Appalti’ – l’indagine in cui Giovanni Falcone e Paolo Borsellino credevano al punto da rimetterci la vita – e con l’altra costruivano carriere politiche e mediatiche sulla pelle dei servitori dello Stato. Il centrodestra non si farà intimidire da queste scomposte reazioni difensive.
Continueremo a lavorare in Commissione per squarciare ogni velo di omertà, per restituire dignità alla memoria di Paolo Borsellino e per garantire che chiunque abbia concorso a insabbiare la verità sulle stragi del 1992 ne risponda davanti alla storia e ai cittadini.
Il senatore Scarpinato tragga l’unica conclusione dignitosa possibile e si dimetta immediatamente dall’Antimafia”.
Lo dichiarano i capigruppo del centrodestra nella Commissione Antimafia, Raoul Russo (FdI), Gianluca Cantalamessa (Lega), Pietro Pittalis (FI), Giorgio Salvitti (Civici d’Italia-NM-MAIE).
