VIA D’AMELIO processo depistaggio: DUE PRESCRITTI UNO ASSOLTO

 

 

 

12.7.2022 AUDIO UDIENZA E LETTURA SENTENZA

 

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Il processo, iniziato nel novembre 2018, si e’ protratto per circa 100 udienze. L’accusa, rappresentata dai pm Stefano Luciani e Maurizio Bonaccorso ha chiesto la condanna a 11 anni e 10 mesi di carcere per Mario Bo e a 9 anni e 6 mesi ciascuno per Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo. 


STRAGE VIA D’AMELIO – False testimonianze al “PROCESSO DEPISTAGGIO” ?

Nell’ambito della sentenza arrivata dopo quattro anni e 85 udienze con la quale viene  assolto un imputato e dichiarato prescritte le accuse per altri due, il tribunale ha disposto la trasmissione alla Procura delle    deposizioni di quattro poliziotti, ex colleghi di Bò e Mattei, che non avrebbero detto tutta la verità in aula: sotto accusa ci sono ora Maurizio Zerilli, Angelo Tedesco, Vincenzo Maniscaldi e Giuseppe Di Gangi.L’aveva detto il pm Stefano Luciani nella requisitoria: «In questo processo, ci sono stati testimoni convocati dall’accusa che non hanno fatto onore alla divisa che indossano. Si sono trasformati in testi della difesa in maniera grossolana». È stato il processo di tanti silenzi, di molte bugie e dei non ricordo. È stato il processo in cui la famiglia Borsellino ha chiesto per l’ennesima volta di saperela verità. Che resta ancora lontana.

Audio delle deposizioni di :

 


RASSEGNA STAMPA


VIDEO


Via D’Amelio, sentenza di primo grado sul depistaggio Assolti e prescritti i poliziotti che gestirono Scarantino Alla  sbarra Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei. I tre furono tra i componenti del gruppo guidato da Arnaldo La Barbera e accusati di avere inquinato l’attività investigativa


Depistaggio Borsellino, nessun colpevole: cade l’aggravante mafiosa della calunnia, prescritti due ex poliziotti del pool stragi. Assolto il terzo


Borsellino e i depistaggi: prescritte le accuse per due imputati, un assolto. I poliziotti erano accusati di calunnia aggravata dall’avere favorito la mafia


Depistaggio Borsellino: accuse prescritte per 2 poliziotti, assolto il terzo



AUDIO
ultime udienze

REQUISITORIA PUBBLICO MINISTERO

Chiesta la condanna dei tre imputati (Leggi tutto)


CONCLUSIONI DELLE PARTI CIVILI

 


GLI IMPUTATI  

CONCLUSIONI DELLE DIFESE

REPLICHE – pm Luciani, Avv.ti Trizzino, Scozzola e Panepinto

REPLICHE E LETTURA  SENTENZA


 

PROCESSO DEPISTAGGIO – Audio udienze precedenti

 

 

 

 

 


12.7.2022 – Depistaggio, quattordici processi in 30 anni ma la verità è lontana

(Adnkronos) – (dall’inviata Elvira Terranova) – Cinque processi in trent’anni, che diventano quattordici se si contano anche gli appelli e le decisioni della Corte di Cassazione. Oltre trenta giudici si sono espressi su quanto accaduto alle 16.58 del 19 luglio del 1992 in via D’Amelio. Sono state emesse condanne, anche all’ergastolo, assoluzioni, e pure une revisione per delle condanne a vita a innocenti che nulla c’entravano con la strage in cui furono uccisi il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. Una stori lunga, langhissima. Il primo processo, il cosiddetto ‘Borsellino Uno’, ha preso il via derivato dalle dichiarazioni del falso pentito Vincenzo Scarantino. A presiedere la Corte d’assise di Caltanissetta era il giudice Renato Di Natale. Il 26 gennaio 1996 fu emessa la sentenza con la condannato all’ergastolo per Salvatore Profeta, Giuseppe Orofino e Pietro Scotto e a 18 anni di reclusione per il collaboratore Vincenzo Scarantino, come richiesta della Procura. 

In secondo grado, la Corte d’appello, presieduta da Giovanni Marletta, aveva confermato l’ergastolo solo per Profeta, invece Orofino venne condannato per favoreggiamento a nove anni e Scotto fuo assolto. Nel frattempo Vincenzo Scarantino, l’ex picciotto della Guadagna, aveva già ritrattato le sue accuse. La corte d’assise presieduta da Pietro Falcone, il 13 febbraio 1999, ha emesso la condanna a sette ergastoli (Salvatore Riina, Pietro Aglieri, Carlo Greco, Giuseppe Graviano, Francesco Tagliavia, Salvatore Biondino e Gaetano Scotto) e altre dieci condanne per associazione mafiosa. 

Passa qualche anno e inizia il processo ‘Borsellino bis’. Il 18 marzo 2002 la corte d’appello, presieduta da Francesco Caruso, ha modificato la sentenza, aumentando gli ergastoli così da portarli a tredici (Cosimo Vernengo, Natale Gambino, Giuseppe La Mattina, Lorenzo Tinnirello, Gaetano Murana e Giuseppe Urso). Dopo la clamorosa ritrattazione, Scarantino ha deciso di tornare sui propri passi. E in parte venne creduto dai giudici. E’ la sentenza che venne poi travolta dalla revisione. Nel frattempo, la Procura generale aveva portato in tribunale anche un nuovo collaboratore di giustizia, Calogero Pulci. La sentenza del 18 marzo 2002 aveva restituito piena credibilità all’intero racconto del ‘picciotto’ della Guadagna rivalutandone integralmente le dichiarazioni.  

Il 9 dicembre 1999 si concluse il processo Borsellino Ter in primo grado. Il collegio presieduto da Carmelo Zuccaro, l’attuale Procuratore capo di Catania, aveva inflitto 17 ergastoli e 175 anni di reclusione, dieci le assoluzioni. Condanne a vita per Giuseppe Madonia, Nitto Santapaola, Giuseppe Farinella, Raffaele Ganci, Antonino Giuffrè, Filippo Graviano, Michelangelo La Barbera, Giuseppe e Salvatore Montalto, Pippo Calò, Bernardo Brusca, Matteo Motisi, Bernardo Provenzano, Salvatore Biondo, Cristoforo Cannella, Domenico e Stefano Ganci. Ventisei anni per il pentito Salvatore Cancemi, 23 per Giovanbattista Ferrante, 16 a Giovanni Brusca. 

In appello, per Cancemi e Ferrante era arrivato uno sconto di pena: la corte presieduta da Giacomo Bodero Maccabeo gli aveva riconosciuto l’attenuante prevista per i collaboratori di giustizia. Ma dei 22 ergastoli chiesti dalla procura generale, ne furono decretati solo 1.. Non confermati quelli inflitti in primo grado per Stefano Ganci (condannato a 30 anni), per Giuseppe Farinella, Giuseppe Madonia, Nitto Santapaola, Nino Giuffrè, Salvatore Montalto e Matteo Motisi, condannati a 20 anni. La sentenza della Suprema Corte, di annullamento con rinvio di alcune posizioni, ha determinato un nuovo processo d’appello, a Catania. 

Nel frattempo irrompe sulla scena un nuovo collaboratore di giustizia. Il suo nome è Gaspare Spatuzza. Inizia a raccontare particolari sulla strage di via D’Amelio e a dire, con forza, che Vincenzo Scarantino ha detto solo fandonie. Perché non poteva sapere nulla di quella strage. Inizia dunque una nuova fase di indagini per la Procura nissena. La Procura di Caltanissetta, diretta da Sergio Lari, ha chiesto, dunque, l’emissione di quattro ordinanze di custodia cautelare, riguardanti il capomafia pluriergastolano Salvino Madonia perché accusato di aver partecipato nel dicembre 1991 alla riunione della Cupola in cui si decise l’avvio della strategia stragista, ma anche i boss Vittorio Tutino e Salvatore Vitale. Il primo rubò con Spatuzza la 126 per la strage; il secondo abitava nel palazzo della madre di Borsellino, in via d’Amelio, e avrebbe fatto da talpa. Un quarto provvedimento ha riguardato il pentito Calogero Pulci, l’unico in libertà. Per lui l’accusa era di calunnia aggravata, perché con le sue dichiarazioni avrebbe finito per fare da riscontro al falso pentito Vincenzo Scarantino. 

Vengono passate al setaccio le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza. Che racconta tanti dettagli, tutti veritieri. I magistrati e gli investigatori della Dia di Caltanissetta iniziano a conoscere i retroscena della strage Borsellino, organizzata dal clan mafioso di Brancaccio, diretto dai fratelli Graviano. Ma resta un mistero: chi era l’uomo che il giorno prima della strage avrebbe partecipato alle operazioni di caricamento dell’esplosivo sulla 126, in un garage di via Villasevaglios, a Palermo? Spatuzza ha sempre detto di non conoscerlo. Forse appartiene, pensano i magistrati, ai servizi segreti. A confermare le parole di Spatuzza sugli esecutori della strage di via d’Amelio è la confessione di chi si era accreditato come collaboratore di giustizia attendibile, depistando le indagini sull’eccidio del 19 luglio 1992.  

Soltanto nel 2017, con l’esito del processo Borsellino quater primo grado (sentenza del 20 aprile) e quello del processo di revisione (sentenza del 13 luglio), si è conseguita la certezza della inattendibilità inconfutabile ed irreversibile di Scarantino, di Andriotta e degli altri collaboratori a loro legati. Dunque l’incontestabile falsità delle rispettive propalazioni. A mettere una pietra tombale sui processi sulla strage di via D’Amelio è la Corte di Cassazione, che nel processo Borsellino quater scrive: “La strage di via d’Amelio rappresenta indubbiamente un tragico delitto di mafia, dovuto a una ben precisa strategia del terrore adottata da Cosa Nostra, in quanto stretta dalla paura e da fondati timori per la sua sopravvivenza a causa della risposta giudiziaria data dallo Stato attraverso il ‘maxiprocesso’, potendo le emergenze probatorie relative a quelle ‘zone d’ombra’ – in parte già acquisite in altri processi, in parte disvelate dal presente processo – indurre, al più, a ritenere che possano esservi stati anche altri soggetti, o gruppi di potere, interessati alla eliminazione del magistrato e degli uomini della sua scorta”. 

La Cassazione ha così confermato le condanne all’ergastolo per i boss palermitani Salvatore Madonia e Vittorio Tutino, condannando per calunnia i falsi collaboratori di giustizia Calogero Pulci e Francesco Andriotta (per quest’ultimo con un lieve sconto di pena di 4 mesi) confermando la sentenza emessa dalla Corte d’assise d’appello di Caltanissetta nel novembre 2019. Per i giudici della quinta sezione penale della Cassazione i “nuovi scenari” che le vicende oggetto del processo “trattativa Stato- mafia” avrebbero disvelato, non incidono in maniera sostanziale sul processo. Gli ermellini infatti hanno sottolineato la “sostanziale neutralità” ai fini dell’accertamento oggetto del presente processo nella ricostruzione della sentenza impugnata (e della conforme sentenza di primo grado). E oggi arriva un altro giudizio, il quattordicesimo. Sul “più grande depistaggio della storia giudiziaria italiana”. In attesa di capire quanto accadde quel pomeriggio del 19 luglio di 30 anni fa.  


 Dopo trent’anni quattro processi, tre appelli e tre sentenze di Cassazione non è stata restituita completa e convincente verità e giustizia alle vittime e ai loro familiari.  L’ultima sentenza, al contrario, ha clamorosamente certificato che l’inquinamento delle indagini su Via D’Amelio è avvenuto attraverso “Uno dei più grandi depistaggi della storia italiana”. L’udienza preliminare del 5 novembre 2018  relativa al processo depistaggio, rappresentò il primo passo di un ennesimo percorso destinato a durare ancora a lungo. Parallelamente, vennero avviati anche i lavori della Commissione Speciale Antimafia della Regione Sicilia e della Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura. Commissioni che furono entrambe istituite su richiesta di Fiammetta Borsellino nel tentativo di ottenere nuovi e decisivi “pezzi di verità”. 
TRE i POLIZIOTTI. Perchè? Per conto di chi? Chi ne era a conoscenza? Quali le eventuali coperture che hanno consentito un mistero che dura da ben  27 anni? Sono solo alcune delle domande che attendono un credibile risposta da oltre un quarto di secolo.
 Due dei tre poliziotti indagati, che rischiano una condanna dai 15 ai 30 anni,  intervistati dal  quotidiano  La Stampa, dichiararono  l’assenza di verità nascoste. Le conclusioni del processo, c’è da augurarselo, potrà  fornire in proposito risposte convincenti anche se non definitive.


RASSEGNA STAMPA


La famiglia Borsellino: “Diritto alla verità”. Il 12 luglio Camera consiglio

(dall’inviata Elvira Terranova) – Non risparmia attacchi ai magistrati Antonino Di Matteo, oggi consigliere al Csm, e ad Annamaria Palma, oggi Avvocato generale di Palermo … SEGUE


28.6.2022 Borsellino, processo depistaggio: il 12 luglio i giudici in camera di consiglio

Il 12 luglio i giudici del processo sul depistaggio sulla strage Borsellino si ritireranno in camera di consiglio per emettere la sentenza. Lo ha annunciato a fine udienza il presidente Francesco D’Arrigo. SEGUE


 

29.6.2022 Le pesanti accusate L’avvocato di Borsellino contro Di Matteo: “Ha difeso il depistaggio di Scarantino screditando Spatuzza –  Piero Sansonetti Il Riformista 29.6.2022

Al processo che è in corso a Caltanissetta sul depistaggio delle indagini sull’omicidio di Paolo Borsellino e la strage della sua scorta, ieri ha parlato l’avvocato della famiglia Borsellino, Fabio Trizzino, e ha sparato bordate pesantissime contro alcuni Pm, e in particolare contro Nino Di Matteo, cioè il protagonista – seppure sconfitto – del processo sulla cosiddetta trattativa stato mafia, che dopo molti anni di tribolazioni – soprattutto per il generale Mario Mori, risultato poi del tutto innocente – si è concluso qualche mese  SEGUE


28.6.2022 (Adnkronos) “BORSELLINO: LEGALE FAMIGLIA, ‘PM DI MATTEO E PALMA HANNO DIFESO PERVICACEMENTE  DEPISTAGGIO’– “La corte d’assise del processo Borsellino Ter, quando parla del collaboratore Vincenzo Scarantino è tranciante e dice che “è da prendere e buttare”. Ora io mi chiedo: i pm a cui queste parole vengono rivolte sono i pm Annamaria Palma e Antonino Di Matteo, gli stessi pm del Borsellino bis. SEGUE


9.6.2022 Il legale degli agenti: “Chiedere la condanna è inaccettabile” “Questi imputati hanno un passato, hanno una dignità, sono poliziotti, hanno una loro storia che comprende tantissime azioni svolte per contrastare la criminalità organizzata. Michele Ribaudo era un agente. Noi stiamo parlando di un soggetto che nella scala gerarchica della polizia è l’ultimo gradino assoluto e un altro soggetto che stava un gradino appena sopra, un vicesovrintendente, cioè Fabrizio Mattei. Chiederne la condanna è una cosa inaccettabile”. SEGUE


6.5.2022 Depistaggio Borsellino:   Difesa BO: “Scarantino calunniatore”, a luglio la sentenza  Il falso pentito Vincenzo Scarantino è “un calunniatore” che “non è mai stato indottrinato” né “dai poliziotti né dai magistrati”. E’ ancora l’ex pentito, che aveva   SEGUE


1.6.2022 –  Difesa BO – A depistare furono tre falsi pentiti. Poliziotti innocenti“ PROCESSO DEPISTAGGIO”  – Udienza 1 giugno 2022  Dall’intervento dell’avvocato Giuseppe Panepinto difensore di Mario Bo, imputato insieme a Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo 

  • Sulla strage di via D’Amelio c’è stato “il più grande depistaggio della storia giudiziaria italiana”, come dice anche la Cassazione, “ma non ad opera dei tre poliziotti imputati o di magistrati e uomini dello Stato”, perché gli autori del depistaggio sarebbero stati, secondo la difesa, “tre balordi”, cioè i falsi pentiti Vincenzo Scarantino, Salvatore Candura e Francesco Andriotta.
  • Qui tutti i testimoni dell’accusa sono inattendibili e inaffidabili
  • Un “castello di menzogne”, “crollato miseramente”, con “ricostruzioni romanzesche” e “accuse infamanti” e “illazioni” della Procura. Il tutto “senza alcuna prova. Zero”. “Menzogne” che hanno provocato “schizzi di fango” e “una gogna mediatica” per i tre imputati, nel processo sul depistaggio sulla strage di via D’Amelio ma anche “sui magistrati” che indagarono subito dopo la morte di Paolo Borsellino.
  • Scarantino è sicuramente un sempliciotto, per essere generosi. Scarantino non fu indottrinato ma fece le sue dichiarazioni sulla base di notizie giornalistiche, informazioni che sentiva negli ambienti carcerari.

30.5.2022 Borsellino, processo per il depistaggio contro tre poliziotti.  Il pm: “Sono passati 30 anni, se c’è stato altro ditelo”  Il processo a coloro che sono ritenuti tra gli autori SEGUE


30.5.2022 – Depistaggio Borsellino, poliziotto imputato: “Sempre fatto il mio dovere”  “Sono assolutamente estraneo ai fatti che mi vengono contestati in questo processo, che già mi ha procurato non pochi danni fisici e morali. La mia unica responsabilità… SEGUE


27.4.2022 – Via D’Amelio, l’accusa dei pm:   “Sulla strage il depistaggio dei poliziotti”.  Fiammetta Borsellino: “Omertà di Stato”  «Vincenzo Scarantino subì un pressing asfissiante — ripete il pubblico ministero Stefano Luciani — venne anche torturato nel carcere di Pianosa. SEGUE


26.4.2022 Depistaggio Borsellino, l’atto d’accusa dei pm:  “Alcuni poliziotti hanno mentito in aula, Scarantino subì torture in carcere”  Nell’aula bunker di Caltanissetta, l’inizio della requisitoria nel processo in cui sono imputati tre poliziotti. “Il più grande depistaggio della storia d’Italia”  “In questo processo, ci sono stati testimoni chiamati dalla procura, appartenenti al gruppo d’indagine sulle stragi Falcone e Borsellino, che non hanno fatto onore alla divisa che indossano ... SEGUE


 

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PROCESSI – INCHIESTE E INDAGINI PRECEDENTI


 




FIAMMETTA BORSELLINO: “Il colossale depistaggio che ha tenuto lontana la verità sulla morte di mio padre e dei suoi agenti di scorta continua a non avere responsabili”.

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  • 18.12.2020 Depistaggio Via D’Amelio – Intervista completa all’Avv. Rosalba Di Gregorio
  • 14.12.2020 Depistaggio via d’Amelio, Mancino e la reticenza dei ”non ricordo” L’avvocato Repici chiede la trasmissione in Procura del verbale della testimonianza dell’ex ministro. 
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  • 16.9.2020 Tre missive scritte da un ex pentito contro i pm Gabriele Paci saranno trasmesse per competenza al Tribunale di Catania. Lo ha disposto la corte d’Assise di Caltanissetta nel processo 
  • 15.09.2020 Via D’Amelio, il palazzo dei Graziano e la relazione sparita
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  • 9.12.2019  Francesco Paolo Giordano (magistrato) : Tinebre doveva incontrare Borsellino dopo il 20 luglio
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  • 8.11.2019 Borsellino, al processo per il depistaggio un poliziotto cambia versione:pm chiede trasmissione atti in procura
  • 8.11.2019 Il depistaggio dopo via d’Amelio: “Scarantino a Pianosa non denunciò maltrattamenti” 
  • 30.10.2019 L’ultimo mistero del falso pentito Scarantino Alla vigilia del processo voleva svelare il depistaggio. Ecco i brogliacci delle conversazioni con pm e poliziotti, il giallo si infittisce: chi lo convinse a tirarsi indietro?
  • 18.10.2019 Deposizione di Giampiero Valenti della Polizia di Stato:”Mi ordinarono di interrompere la registrazione di Vincenzo Scarantino perché il collaboratore doveva parlare con i magistrati”. 
  • 31.10.2019 Falsi pentiti, telefonate e bugie. Borsellino, una palude giudiziaria Definirle anomalie diventa, giorno dopo giorno, riduttivo. 
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  • 5.2.2019  – Il teste di Stato-mafia: «Parlo per deduzione…» Il pentito Ciro Vara è stato sentito come teste durante il processo che vede imputati tre poliziotti, accusati di calunnia aggravata dall’aver favorito Cosa nostra
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  • 4.2.2019 – “Ho detto subito che Vincenzo Scarantino aveva detto un sacco di bugie e fesserie sulla strage di Via D’Amelio, da siciliano non capivo cosa dicesse.
  • 17.1.2019 L’ex questore Germanà al processo depistaggio Borsellino: “Io un miracolato e lo ripeto”. 

 

 

A distanza di 27 anni dall’attentato in cui persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta, la Procura di Messina, ha iscritto nel registro degli indagati, con l’accusa di calunnia aggravata, due magistrati che indagarono sulle stragi del 1992: Annamaria Palma, Avvocato generale dello Stato, e Carmelo Petralia, Procuratore aggiunto di Catania. Secondo il Procuratore di Messina, Maurizio de Lucia, che coordina l’inchiesta, i due magistrati, in concorso con i tre poliziotti sotto processo a Caltanissetta, Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, avrebbero depistato le indagini sulla strage di via D’Amelio. Un depistaggio che i giudici della sentenza del processo Borsellino quater definirono “clamoroso”. Ai magistrati è stato notificato dalla Procura di Messina, che indaga in quanto è coinvolto un magistrato in servizio a Catania, un avviso di accertamenti tecnici irripetibili.  Fiammetta Borsellino che ha partecipato a numerose udienze del processo sul depistaggio sulle indagini sulla strage del 19 luglio 1992, dove si è costituita parte civile, più volte ha lamentato il comportamento dei magistrati che indagarono sull’attentato. “Mio padre è stato lasciato solo, sia da vivo che da morto. C’è stata una responsabilità collettiva da parte di magistrati che nei primi anni dopo la strage – ha sempre ripetuto Fiammetta – hanno sbagliato a Caltanissetta con comportamenti contra legem e che ad oggi non sono mai stati perseguiti né da un punto di vista giudiziario né disciplinare”

Indagati anche due PM: rassegna stampa e news


NEWS 2018 – Vai alla  pagina

  • 14.12.2018 Genchi: ”A dicembre 1992 La Barbera mi disse che i carabinieri avrebbero arrestato – Riina  L’ex funzionario di Polizia sentito al processo sul depistaggio di via d’Amelio  “
  • 14.12.2018 Depistaggio via d’Amelio, quella relazione a firma La Barbera con il nome di Candura –
  • 12.12.2018 Accusati di aver depistato le indagini su Borsellino, chiesta archiviazione per 4 poliziotti La Procura di Caltanissetta ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio,8.12.2018 Via d’Amelio, Lucia Borsellino: “Mio padre attese invano una chiamata dai giudici” –3.12.2018 SERVIZIO TG RAI SICILIA – La strage di via D’Amelio. A Caltanissetta lunga deposizione di Lucia Borsellino 3.12.2018 – LA FIGLIA DEL GIUDICE UCCISO DALLA MAFIA RACCONTA PARTICOLARI INEDITI Lucia Borsellino: “Lo studio usato da mio padre messo a soqquadro da ignoti” –
    3.12.2018 – depistaggio, figlia racconta mistero agenda rossa 
    3.12.2018 – Depistaggio sulla strage via D’Amelio, LUCIA Borsellino svela un’incursione nella casa di Villagrazia di Carini
  • 3.12.2018 – tomaselli non era custode dell’autobomba: 777 mila euro agli eredi -027.11.2018 – Depistaggio via d’Amelio, dal 3 dicembre saranno sentiti i primi testi –  
  • 15.11.2018 Strage di Via D’Amelio, Genchi: “La Barbera cercava solo l’appiglio per rendere credibile Scarantino”
  • 7.11.2018 – La Procura di Caltanissetta ha trasmesso gli atti per valutare le eventuali responsabilità nella gestione di Scarantino
  • 5.11.2018 – Avvio delle udienze e costituzione di parte civile anche da parte del Viminale
  • FIAMMETTA BORSELLINO: «La mafia uccise mio padre. Lo Stato ha depistato e insabbiato i dossier»Fiammetta Borsellino denuncia i depistaggi che hanno impedito di scoprire chi e perché ha ucciso suo padre
  • FIAMMETTA BORSELLINO: «Incredibile che il Viminale non sia parte civile al processo depistaggi»«
  • “Grossi pezzi dello Stato implicati, basta omertà”  Tre poliziotti rinviati a giudizio. La figlia del magistrato: “Chi sa la verità parli”
  • FIAMMETTA BORSELLINO:  “Il silenzio degli uomini delle istituzioni peggio dell’omertà dei mafiosi.  Perché tanta omertà? E dov’erano i magistrati quando i poliziotti istruivano Scarantino?”  
  • FIAMMETTA BORSELLINO:”La verità verrà fuori se parlano loro” Al termine dell’udienza preliminare … 
  • DEPISTAGGIO BORSELLINO, quei post-it per istruire Scarantino «Necessari perché imparasse bene versione da raccontare»
  • PARLA ANGELO MANGANO, il giornalista che per primo capì il depistaggio di Via D’Amelio…E’ stato sentito il 4 ottobre scorso dalla Commissione parlamentare antimafia regionale, il giornalista Angelo Mangano.

  • AUDIO UDIENZA 5.11.2018
  • LA DENUNCIA DI FIAMMETTA
  • SALVO PALAZZOLO denunciato, inquisito e perquisito


DEPISTAGGIO: chiesto il rinvio a giudizio per tre poliziotti

Nel corso dell’udienza preliminare la procura di Caltanisseta ha chiesto l’applicazione del comma 1 dell’articolo 416 bis per il tre poliziotti accusati di concorso in calunnia per avere creato il falso pentito Vincenzo Scarantino


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VIA D’AMELIO: 25 ANNI DOPO SANTINO ANCORA MIUTO STA’


I «FALSI» PENTITI – I tre poliziotti facevano parte del pool investigativo che indagò sulle stragi mafiose del ‘92 di via D’Amelio e di Capaci. Il pool era coordinato da Arnaldo La Barbera (morto nel 2002). Gli investigatori, secondo l’accusa, LEGGI TUTTO

Il Ministero della Giustizia si costituirà parte civile al processo contro i presunti depistatori delle indagini sulla strage di via D’Amelio.


PROCESSO AI POLIZIOTTI ACCUSATI DI DEPISTAGGIO.  Fiammetta Borsellino a Caltanisetta – Presso il tribunale di Caltanisetta, lunedì 20 Settembre è stata avviata la procedura l’udienza preliminare riguardante  i tre poliziotti rinviati a giudizio per depistaggio nelle indagini su Via D’Amelio. Presenti  il giornalista Salvo Palazzolo, recentemente denunciato, indagato e perquisito e  Fiammetta Borsellino, che da tempo chiede a gran voce che sia fatta piena luce su mandanti, esecutori e condotta delle Forze dell’Ordine e della magistratura inquirente incaricati dell’inchiesta. 

RINVIATA AL  28 SETTEMBRE, l’udienza preliminare nei confronti di tre poliziotti accusati del depistaggio delle indagini sulla strage di via d’Amelio. Davanti al Gup sono comparsi il funzionario Mario Bo e i poliziotti Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei, accusati di calunnia in concorso. Per i tre, la procura nissena, ha contestato l’aggravante secondo la quale, con la loro condotta avrebbero favorito Cosa nostra. 

Davanti al Gup sono comparsi il funzionario Mario Bo e i poliziotti Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei, accusati di calunnia in concorso. Per i tre, la procura nissena, ha contestato l’aggravante secondo la quale, con la loro condotta avrebbero favorito Cosa nostra. All’esterno… SEGUE


FIAMMETTA AVVICINA DUE IMPUTATI. LA FIGLIA MAGISTRATO APPROFITTA DI UNA PAUSA DELL’UDIENZA CALTANISSETTA  In una pausa dell’udienza preliminare a Caltanissetta per il depistaggio … SEGUE


VIA D’AMELIO, I FIGLI DI BORSELLINO PARTE CIVILE CONTRO I TRE POLIZIOTTI ACCUSATI DEL DEPISTAGGIO L’atto d’accusa di Fiammetta: “Lo Stato non c’è, non si è costituito contro gli imputati”. Al via l’udienza preliminare al tribunale di Caltanissetta – Fiammetta Borsellino, la figlia di Paolo e Agnese, arriva di buon mattino al tribunale di Caltanissetta. Nell’aula intitolata a “Gilda Loforti” – una giudice coraggiosa stroncata da … LEGGI TUTTO


FIAMMETTA BORSELLINO, SOLIDALE CON LA PROCURA. La figlia del magistrato: “Difficile verità ma barlumi di luce. Sono qui in segno di solidarietà nei confronti di una Procura che si sta impegnando con tenacia a sciogliere un nodo enorme sulla mancata verità che riguarda la strage di via D’Amelio, un nodo compromesso quasi definitivamente dalle attività depistatorie”. Così Fiammetta Borsellino, figlia del magistrato Paolo, presente in Tribunale a Caltanissetta all’udienza preliminare con tre poliziotti accusati di avere imbeccato il falso pentito Vincenzo Scarantino. “Questa Procura a distanza di molti anni con enormi difficoltà sta cercando di fare luce su cose fatte da pm precedenti, perché questi poliziotti non hanno agito da soli, ma sotto la direzione, il controllo e la supervisione di magistrati e di pubblici ministeri”. “Ho fiducia – ha aggiunto – raggiungere una verità è difficile, ma sono convinta del percorso che può portare anche a fare barlumi di luce. E’ importante il segnale che si continui a lottare per esercitare un diritto sancito all’articolo 2 della Costituzione, il diritto alla verità”. ANSA


FAVA A CALTANISSETTA PER AVVIO PROCESSO SU DEPISTAGGIO “Sono qui per un atto di dovuta testimonianza. Sul depistaggio per la strage di via D’Amelio, che oggi conosce dopo 26 anni la prima pagina giudiziaria. La Commissione antimafia ha aperto una propria indagine e daremo il nostro contributo per contribuire a restituire verità sui fatti, sui silenzi, sulle responsabilità che abbiamo collezionato per oltre un quarto di secolo”. Lo ha dichiarato Claudio Fava, Presidente della Commissione regionale antimafia a Caltanissetta, dove stamani si è aperta l’udienza preliminare nei confronti di tre poliziotti accusati del depistaggio delle inchieste sulla strage del 19 luglio del 1992. Il presidente Fava ha anche partecipato al sit-in che si è tenuto fuori dal tribunale in solidarietà al giornalista Salvo Palazzolo cui, nei giorni scorsi, sono stati sequestrati telefoni, pc e altro materiale a causa di alcuni articoli scritti proprio sul depistaggio relativo alla strage di via D’Amelio.

FIAMMETTA BORSELLINO PARLA CON GLI IMPUTATI: “SIATE ONESTI” Alla sbarra tre poliziotti, il funzionario Mario Bo’ e gli ispettori Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, accusati di avere imbeccato il falso pentito Vincenzo Scarantino. La figlia del giudice: “Si spieghi cosa cosa è successo, quale era il clima, da chi probabilmente hanno ricevuto gli ordini”

DEPISTAGGIO VIA D’AMELIO. IL COMUNE DI PALERMO SARÀ PARTE CIVILE Il sindaco Leoluca Orlando ha dato mandato all’avvocatura comunale di procedere alla costituzione di Parte Civile nel processo che a Caltanissetta vede imputati alcuni agenti e funzionari di Polizia per il presunto depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio del luglio del 1992.

IL PUBBLICO MINISTERO CHIEDE AGGRAVANTE PER I POLIZIOTTI ACCUSATI DEL DEPISTAGGIO: “HANNO FAVORITO LA MAFIA”


 

Nel corso dell’udienza preliminare la procura di Caltanisseta ha chiesto l’applicazione del comma 1 dell’articolo 416 bis per il tre poliziotti accusati di concorso in calunnia per avere creato il falso pentito Vincenzo Scarantino

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PROCESSI – INCHIESTE – INDAGINI precedenti

PROCESSI – INCHIESTE – INDAGINI  PRECEDENTI

13 domande di Fiammetta Borsellino alle Istituzioni  – Sono passati 26 anni e ancora aspettiamo delle risposte da uomini delle istituzioni e non solo. Ci sono domande che non possono essere rimosse dall’indifferenza o da colpevoli disattenzioni”. Tra le domande poste dalla figlia del giudice, che proprio oggi, alle 14 verrà ascoltata dalla Commissione regionale antimafia all’Ars, la richiesta del perché, dopo la strage di Capaci, “le autorità locali non misero in atto le misure necessarie per proteggere mio padre”. Non solo. “Perché per una strage di così ampia portata fu prescelta una procura composta da magistrati che non avevano competenze”, chiede. “Oppure: “Perché via D’Amelio non fu preservata consentendo così la sottrazione dell’agenda rossa di mio padre?”. E ancora: “Perché nei 57 giorni fra Capaci e via D’Amelio i pm di Caltanissetta non convocarono mai mio padre?”. Poi domande anche sul pentito Scarantino (“perché i pm di Caltanissetta furono accomodanti con le continue ritrattazioni?”), sul mancato verbale di sopralluogo della Polizia con Scarantino “nel garage dove diceva di avere rubato la 126 poi trasformata in autobomba?”.

1.Perché le autorità locali e nazionali preposte alla sicurezza non misero in atto tutte le misure necessarie per proteggere mio padre, che dopo la morte di Falcone era diventato l’obiettivo numero uno di Cosa nostra?

2.Perché per una strage di così ampia portata fu prescelta una procura composta da magistrati che non avevano competenze in ambito di mafia? L’ufficio era composto dal procuratore capo Giovanni Tinebra, dai sostituti Carmelo Petralia, Annamaria Palma (dal luglio 1994) e Nino Di Matteo (dal novembre ’94).

3.Perché via D’Amelio, la scena della strage, non fu preservata consentendo così la sottrazione dell’agenda rossa di mio padre? E perché l’ex pm allora parlamentare Giuseppe Ayala, fra i primi a vedere la borsa, ha fornito versioni contraddittorie su quei momenti?

4.Perché i pm di Caltanissetta non ritennero mai di interrogare il procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco, che non aveva informato mio padre della nota del Ros sul “tritolo arrivato in città” e gli aveva pure negato il coordinamento delle indagini su Palermo, cosa che concesse solo il giorno della strage, con una telefonata alle 7 del mattino?

5.Perché nei 57 giorni fra Capaci e via D’Amelio, i pm di Caltanissetta non convocarono mai mio padre, che aveva detto pubblicamente di avere cose importanti da riferire?

6.Cosa c’è ancora negli archivi del vecchio Sisde, il servizio segreto, sul falso pentito Scarantino (indicato dall’intelligence come vicino ad esponenti mafiosi) e sul suo suggeritore, l’ex capo della squadra mobile di Palermo Arnaldo La Barbera?

7.Perché i pm di Caltanissetta non depositarono nel primo processo il confronto fatto tre mesi prima fra il falso pentito Scarantino e i veri collaboratori di giustizia (Cancemi, Di Matteo e La Barbera) che lo smentivano? Il confronto fu depositato due anni più tardi, nel 1997, solo dopo una battaglia dei difensori degli imputati.

8.Perché i pm di Caltanissetta furono accomodanti con le continue ritrattazioni di Scarantino e non fecero mai il confronto tra i falsi pentiti dell’inchiesta (Scarantino, Candura e Andriotta), dai cui interrogatori si evinceva un progressivo aggiustamento delle dichiarazioni, in modo da farle convergere verso l’unica versione?

9.Perché la pm Ilda Boccassini (che partecipò alle prime indagini, fra il giugno e l’ottobre 1994), firmataria insieme al pm Sajeva di due durissime lettere nelle quali prendeva le distanze dai colleghi che continuavano a credere a Scarantino, autorizzò la polizia a fare dieci colloqui investigativi con Scarantino dopo l’inizio della sua collaborazione con la giustizia?

10.Perché non fu mai fatto un verbale del sopralluogo della polizia con Scarantino nel garage dove diceva di aver rubato la 126 poi trasformata in autobomba? Perché i pm non ne fecero mai richiesta? E perché nessun magistrato ritenne di presenziare al sopralluogo?

11.Chi è davvero responsabile dei verbali con a margine delle annotazioni a penna consegnati dall’ispettore Mattei a Scarantino? Il poliziotto ha dichiarato che l’unico scopo era quello di aiutarlo a ripassare: com’è possibile che fino alla Cassazione i giudici abbiano ritenuto plausibile questa giustificazione?

12.Il 26 luglio 1995 Scarantino ritrattava le sue dichiarazioni con un’intervista a Studio Aperto. Prima ancora che l’intervista andasse in onda, i pm Palma e Petralia annunciavano già alle agenzie di stampa la ritrattazione della ritrattazione di Scarantino, anticipando il contenuto del verbale fatto quella sera col falso pentito. Come facevano a prevederlo?

13.Perché Scarantino non venne affidato al servizio centrale di protezione, ma al gruppo diretto da La Barbera, senza alcuna richiesta e autorizzazione da parte della magistratura competente?



Borsellino Quater – dalla Sentenza … IL DEPISTAGGIO DI STATO

(…) Va quindi sottolineata la particolare pervicacia e continuità dell’attività di determinazione dello Scarantino a rendere false dichiarazioni accusatorie, con la elaborazione di una trama complessa che riuscì a trarre in inganno anche i giudici dei primi due processi sulla strage di Via D’Amelio, così producendo drammatiche conseguenze sulla libertà e sulla vita delle persone incolpate.Poiché l’attività di determinazione così accertata ha consentito di realizzare uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana, è lecito interrogarsi sulle finalità realmente perseguite dai soggetti, inseriti negli apparati dello Stato, che si resero protagonisti di tale disegno criminoso, con specifico riferimento:

– alla copertura della presenza di fonti rimaste occulte, che viene evidenziatadalla trasmissione ai finti collaboratori di giustizia di informazioni estranee alloro patrimonio conoscitivo ed in seguito rivelatesi oggettivamente rispondentialla realtà;

– ai collegamenti con la sottrazione dell’agenda rossa che Paolo Borsellino aveva con sé al momento dell’attentato e che conteneva una serie di appunti difondamentale rilevanza per la ricostruzione dell’attività da lui svolta nell’ultimo periodo della sua vita, dedicato ad una serie di indagini di estrema delicatezza e alla ricerca della verità sulla strage di Capaci;

– alla eventuale finalità di occultamento della responsabilità di altri soggetti per la strage, nel quadro di una convergenza di interessi tra “Cosa Nostra” e altri centri di potere che percepivano come un pericolo l’opera del Magistrato.In proposito, va osservato che un collegamento tra il depistaggio e l’occultamento dell’agenda rossa di Paolo Borsellino è sicuramente desumibile dalla identità di taluno dei protagonisti di entrambe le vicende: si è già sottolineato il ruolo fondamentale assunto, nella costruzione delle false collaborazioni con la giustizia, dal Dott. Arnaldo La Barbera, il quale è stato altresì intensamente coinvolto nella sparizione dell’agenda rossa, come è evidenziato dalla sua reazione – connotata da una inaudita aggressività – nei confronti di Lucia Borsellino, impegnata in una coraggiosa opera di ricerca della verità sulla morte del padre. L’indagine sulle reali finalità del depistaggio non può, poi, prescindere dallaconsiderazione sia delle dichiarazioni di Antonino Giuffrè (il quale ha riferito che, prima di passare all’attuazione della strategia stragista, erano stati effettuati “sondaggi” con “persone importanti” appartenenti al mondo economico e politico, ha precisato che questi “sondaggi” si fondavano sulla “pericolosità” di determinati soggetti non solo per l’organizzazione mafiosa ma anche per i suoi legami con ambienti imprenditoriali e politici interessati a convivere e a “fare affari” con essa, ha ricondotto a tale contesto l’isolamento – anche nell’ambito giudiziario – che portò all’uccisione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e ha chiarito che la stessa strategia terroristica di Salvatore Riina traeva la sua forza dalla previsione – rivelatasi poi infondata – che passato il periodo delle stragi si sarebbe ritornati alla “normalità”), sia delle circostanze confidate da Paolo Borsellino alle persone e lui più vicine nel periodo che precedette la strage di Via D’Amelio. Vanno richiamati, al riguardo, gli elementi probatori già analizzati nel capitolo VI. Un particolare rilievo assumono, in questo contesto, la convinzione, espressa da Paolo Borsellinoalla moglie Agnese Piraino proprio il giorno prima della strage di Via D’Amelio, «chenon sarebbe stata la mafia ad ucciderlo, (…) ma sarebbero stati i suoi colleghi edaltri a permettere che ciò potesse accadere», e la drammatica percezione, da parte del Magistrato, dell’esistenza di un «colloquio tra la mafia e parti infedeli dello stato». Occorre, altresì, tenere conto degli approfonditi rilievi formulati nella sentenza n. 23/1999 emessa il 9 dicembre 1999 dalla Corte di Assise di Caltanissetta nel processo n. 29/97 R.G.C.Ass. (c.d. “Borsellino ter”) secondo cui «risulta quantomeno provato che la morte di Paolo BORSELLINO non era stata voluta solo per finalità di vendetta e di cautela preventiva, bensì anche per esercitare – cumulando i suoi effetti con quelli degli altri delitti eccellenti – una forte pressione sulla compagine governativa che aveva attuato una linea politica di contrasto alla mafiapiù intensa che in passato ed indurre coloro che si fossero mostrati disponibili tra i possibili referenti a farsi avanti per trattare un mutamento di quella linea politica. (…) E proprio per agevolare la creazione di nuovi contatti politici occorreva eliminare chi come BORSELLINOavrebbe scoraggiato qualsiasi tentativo diapproccio con COSA NOSTRA e di arretramento nell’attività di contrasto alla mafia, levandosi a denunciare anche pubblicamente, dall’alto del suo prestigioprofessionale e della nobiltà del suo impegno civico, ogni cedimento dello Stato o di sue componenti politiche». Questa Corte ritiene quindi doveroso, in considerazione di quanto è stato accertato sull’attività di determinazione realizzata nei confronti dello Scarantino, del complesso contesto in cui essa viene a collocarsi, e delle ulteriori condotte delittuose emerse nel corso dell’istruttoria dibattimentale (tra cui proprio quella della sottrazione dell’agenda rossa), di disporre la trasmissione al Pubblico ministero, per le eventuali determinazioni di sua competenza, dei verbali di tutte le udienze dibattimentali, le quali possono contenere elementi rilevanti per la difficile ma fondamentale opera di ricerca della verità nella quale la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta è impegnata


13.7.2017  I PROCESSI E I DEPISTAGGI – Per la strage di via D’Amelio l’iter giudiziario è stato lunghissimo. Confessioni, falsi pentiti, condanne poi ribaltate. Le rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza hanno riaperto le indagini sull’attentato scoprendo il depistaggio che era costato la condanna all’ergastolo a sette innocenti poi scagionati.  SEGUE


 

19.7.1994 Conferenza stampa Tinebra e Boccassini su ruolo di Scarantino 


Speciale DOMANI – Blog Mafie

COMMISSIONE ANTIMAFIA ARS  – IL DEPISTAGGIO SU VIA D’AMELIO

GLI UOMINI DEI SERVIZI SEGRETI 
IL CASO DI GAETANO MURANA
L’AVVENTURA DELL’AMBASCIATORE
MIO CUGINO GIOE’
LE FALLE DELLA SICUREZZA E LA MANCATA PROTEZIONE DEL PROCURATORE
SENZA NEANCHE VIGILANZA FISSA
PROVE DI DEPISTAGGIO, L’AGENDA ROSSA SCOMPARSA E IL FALSO PENTITO
I SUGGERIMENTI E LE IMBECCATE DEL QUESTORE ARNALDO LA BARBERA
IL RACCONTO DI VINCENZO PIPINO
L’AGENDA ROSSA E LE “NUMEROSE CONTRADDIZIONI” DEI TESTIMONI
QUEGLI UOMINI IN GIACCA E CRAVATTA NELL’INFERNO DI VIA D’AMELIO
LA “VOLANTE” 32
LE DICHIARAZIONI DI MAGGI
IL MISTERO DEGLI AGENTI “INVISIBILI” SUL LUOGO DELLA STRAGE
DOPO DICIASSETTE ANNI DI FALSITÀ, GASPARE SPATUZZA SMASCHERA IL PUPO
UNA DIFFICILE COLLABORAZIONE
SPATUZZA CONTRO SCARANTINO
LA DIA SOSPETTA INTERESSI ECONOMICI DIETRO LE STRAGI MA INCASTRANO IL PUPO
INDAGINI, ARCHIVIAZIONI E QUEI NOMI ECCELLENTI CHE “SPUNTANO” CON RITARDO
DUE VERSIONI DELLO STESSO DOSSIER?
IL RICORDO DI SCARPINATO
UN DEPISTAGGIO INIZIATO ANCORA PRIMA DELLA MORTE DI PAOLO BORSELLINO
VENT’ANNI DALLA STRAGE DI CAPACI
 

 


A cura  di Claudio Ramaccini Direttore Centro Studi Sociali contro le mafie – Progetto San Francesco