NICO GOZZO: “Il mio incontro con Agnese Borsellino

Giugno 2022
Tanto tempo fa, circa 6 anni, ho scritto questo testo dedicato a quella gran donna che era Agnese Borsellino. Oggi facebook me lo ha riproposto. E non posso che ringraziarla. Mi ha ridato la motivazione che Agnese sapeva darmi. Sono pronto Agnese. Sono tornato ❤️❤️
 
Il mio incontro con Agnese deriva in linea diretta dalla mia esperienza lavorativa a Caltanissetta. Da quando, ormai più di quattro anni fa, sono approdato a questo bellissimo ufficio diretto con garbo, umanità e decisione da Sergio Lari la mia vita, umana e professionale, e’ cambiata.
Ricordo ancora un pomeriggio d’estate, le pagine impolverate di un processo, la lettura degli atti sino ad ora tarda con la luce fioca della lampada del mio tavolo come unica presenza.
Ricordo quelle pagine tanto crude nella loro formale ed apparente normalità, ricordo quel grido di dolore dell’unico sopravvissuto alla strage di via d’Amelio che camminava disperato e solo in quello scenario di guerra, tra macchine che fumavano, incendi, resti umani e strane presenze, descritto dagli atti. E ricordo la figura di Paolo Borsellino che usciva da questi atti, grazie ai suoi familiari,ma anche grazie ai tanti colleghi che lo avevano amato in vita. Ecco, il mio innamoramento per Agnese e la sua famiglia, per Paolo Borsellino, comincia li’. Dalla figura professionale ed umana di questo magistrato, un binomio inscindibile per lui, figura che io già conoscevo bene, ma che uno studio ancor più approfondito degli atti, che la titolarità dell’indagine mi aveva imposto, non aveva smorzato, ma anzi vieppiù sottolineato.
Quella bellissima normalità dell’amore, dell’amore per la propria famiglia, base di tutto; amore per la propria terra, per le sue imperfezioni; amore per il lavoro che faceva, che “stimava” fin nel profondo. Questo di Paolo Borsellino mi ha sedotto.
Come uomo e come magistrato. La forza tranquilla della normalità. L’amore per la vita. Perché, come dice Milly Giaccone, questi uomini, che vengono giustamente vissuti come eroi, hanno accettato la possibilità che seguire i loro principi li conducesse alla morte, ma non volevano diventare eroi, volevano disperatamente vivere.
Tutta la loro vita e’ un inno alla bellezza del vivere.
Lo studio della vita di Paolo Borsellino e’ lo studio del suo amore profondo per la vita, per la sua famiglia, per le piccole cose quotidiane. Tutto quello che nella lotta alla mafia dovrebbe sempre, tutti, tenerci fortemente ancorati alla realtà. Ecco la grandezza di Paolo Borsellino. La sua dimensione umana che emerge dagli atti in maniera prepotente. E, in tutto questo, la sua famiglia era, e’ ancora oggi, a sua immagine e somiglianza. Ed Agnese era la gran custode di questa diversità bellissima, di questa capacità di coniugare rispetto delle istituzioni con ferma ricerca della verità, fermezza e dolcezza.
Che bella persona era Agnese!
Mi ha sedotto anche lei, nell’esatta etimologia del termine: mi ha condotto a se’ a poco a poco, nonostante io cercassi in tutti i modi di non invadere la sua sfera privata, che così tante volte avevo visto invadere da frotte di parvenu della giustizia (con la “G” minuscola) che cercavano accanto a lei, come ad altri familiari di vittime della mafia, un momento di notorietà, o la possibilità di più rapide carriere.
Che squallore! Questo, in tutti questi anni, mi aveva bloccato dall’avvicinarmi di più alla famiglia Borsellino. Non li volevo seccare, non volevo imporre anche la mia presenza, oltre a tutte le altre presenze di persone interessate e superficiali che avevano dovuto sopportare nella loro vita, dal 19 luglio 1992 in poi. Presenze che Agnese ben descrive nel libro, interessate a ben altro che il bene della famiglia, e la ricerca della verità.
Ma, dopo averla conosciuta, Agnese aveva deciso che noi dovevamo diventare amici. Ed alla sua dolce fermezza non era possibile resistere. All’inizio ricordo quando, come Procura di Caltanissetta, la sentimmo a casa. Lei già malata, mi disse: siediti li’, nello studio di Paolo, per trascrivere le mie parole. Mi sembrò già allora di sentire il calore del suo sostegno. Io non volevo sedermi li’, mi sembrava quasi di profanare quello studio che tante volte avevo visto nelle interviste a Paolo Borsellino. Che stupido ero! Non c’è nulla di formale nella famiglia Borsellino, come avrei ben imparato. Non ci sono santuari. C’è solo la bellezza della semplicità. Eccomi, dunque, li’ sulla sedia di Paolo Borsellino, a verbalizzare le parole di Agnese.
Ed eccomi, poi, a tentare di decrittarle. A cercare di capire cosa significasse quel “punciuto” riferito. Ci abbiamo tentato, e lo abbiamo fatto senza farci intimidire da Agnese, come lei avrebbe ed ha voluto, cercando di capire la realtà delle cose. Che e’ cosa diversa dalla mancanza assoluta di rispetto che ha avuto per lei quella persona “colpita” dalle sue dichiarazioni. Quel vergognoso riferimento alla malattia, ad una malattia che Agnese non aveva, riferimento ancor più volgare dato che Agnese era veramente malata, non in maniera lieve, ma di altro male, che certamente non aveva in alcun modo intaccato le sue capacità cerebrali. Ma che la stava conducendo alla morte. Ecco perché mi permisi di scrivere su Facebook che ci sarebbe voluto un gruppo a sostegno di Agnese. Agnese la persona, la donna, la gran signora che era. Non Agnese la testimone, come qualcuno ha scritto incredibilmente, qualche amico dell’uomo irrispettoso che l’aveva volutamente così tanto offesa nella sua umanità.
Qualcuno che voleva colpirmi per questo gesto di umanità che Agnese mi aveva suscitato, naturalmente e senza infingimenti. Da tutto questo, da un mio conoscente su Facebook che materialmente ha attuato quello che io avevo solo auspicato, nasce il gruppo “Fraterno sostegno ad Agnese Borsellino”.
Un gruppo che sin dall’inizio, per volontà mia e di Agnese, oltre che di tutti gli atti amici aderenti, ebbe caratteristiche del tutto peculiari nel c.d. “Fronte antimafia”.
Caratteristiche che sono quelle che ho già detto, proprie della famiglia Borsellino, che miracolosamente in tremila ci troviamo a coniugare ogni giorno con le nostre vite. Ecco che da questo miracolo della buona educazione, del rispetto per una persona così speciale, purtroppo malata, del rispetto della vita umana e delle istituzioni, e’ nato il rapporto tra me ed Agnese.
La mia amica. Lo dico perché sento che lei vorrebbe che lo dicessi. Perché per me e’ la realtà. Ma non vi dirò altro. Le parole incredibili, bellissime, che Agnese mi regalò un pomeriggio di qualche anno fa, quando mi chiamo’ per ringraziare me ed i tremila del gruppo, le tengo per me, come e’ giusto che sia. Anche se mi hanno sconvolto la vita, e sostengono, giorno dopo giorno, la mia azione di magistrato, e la mia vita di uomo. Come tengo per me tutta quella miniera di cose che mi disse su di lei, su Paolo, sulla sua famiglia, su Giovanni Falcone. Sugli amici di Paolo, sui tradimenti.
Ecco spiegata appieno l’etimologia di seduzione. Agnese, come ho gia’ detto, mi ha condotto a se’, mi ha fatto entrare con dolcezza nel suo mondo, chiedendomi di tutelarlo, e di tutelare quei principi che avevano condotto Paolo alla morte. Principi che dovevano, e devono, continuare a vivere.
Che bella sarebbe l’antimafia se somigliasse di più a Paolo Borsellino ed alla sua famiglia! Concretezza, rispetto delle istituzioni, coniugate con un necessario, fermo e sereno “non rispetto” di coloro che con le loro azioni queste istituzioni hanno infangato. Assoluta apoliticità, unita ad amore per la politica come arte del fare il bene del prossimo. Non ricerca della notorietà a tutti i costi, ma anche capacità di suscitare le giuste domande nell’opinione pubblica. Verità che va cercata integralmente, senza rimanere, come qualcuno ha detto, a pochi coriandoli, ma nel rispetto e sostegno di chi questa verità la cerca tra mille difficoltà.
Che bel profumo di libertà emana la tua famiglia, Paolo! Che splendida madre e donna che sei stata, Agnese… Mi manchi tanto. Ci mancate tanto.
Nico Gozzo