12.10.1991 đźź§ “BRONSON’, IL RE DEGLI APPALTI”

20.7.1992 ELENCO DELLA DOCUMENTAZIONE REPERTATA PRESENTE NELL’UFFICIO DEL DOTTOR BORSELLINO AL TRIBUNALE DI PALERMO


“BRONSON’, IL RE DEGLI APPALTI“

Tra i vari atti ritrovati nell’ ufficio del dr. Borsellino al momento del sopralluogo del 20 luglio 92 e alcuni atti portano all’ informativa mafia appalti, fra questi  vi era il fascicolo su Aurelio Napoleone Pino. E chi era costui?
Lo spiegava giĂ  Attilio Bolzoni in un articolo del 12 ottobre 91, che potete leggere qui in basso. Quindi un articolo di un anno precedente la strage, quando i Carabinieri avevano depositato l’ informativa mafia e appalti.
Allora verrebbe da chiedersi come mai il dr Borsellino avesse in ufficio il fascicolo di Aurelio Napoleone Pino visto che non aveva delega per indagini su Palermo.
Crediamo la risposta sia molto semplice. Il giudice voleva approfondire l’ informativa del Ros perchĂ© la sua sensazione ( come spiega il dr Ingroia in varie testimonianze) era che a Palermo stessero insabbiando quell’ indagine.
FRATERNO SOSTEGNO AD AGNESE BORSELLINO

documento con gli atti del sopralluogo

 


PALERMO – Spunta un nuovo rapporto dei carabinieri. Un dossier di mille pagine che ricostruisce la trama degli appalti pubblici in Sicilia, che coinvolge centinaia di piccoli e grandi imprenditori, che entra negli uffici e nei segreti di importanti societĂ  del Centro e del Nord Italia, che sfiora alcuni personaggi del Palazzo.
Per quasi due anni i carabinieri del “Raggruppamento operativo speciale” (il Ros) hanno indagato in ogni comune della Sicilia occidentale, hanno seguito i movimenti di decine di boss, hanno ascoltato le intercettazioni telefoniche di centinaia di uomini d’ onore, politici, costruttori, progettisti, ingegneri, procacciatori d’ affari, mediatori.
Un’ indagine in profonditĂ , presentata alla procura di Palermo nel febbraio del 1991. Per quattro mesi anche questo dossier è rimasto “in sonno”, poi i giudici hanno deciso di firmare degli ordini di custodia cautelare. Ma solo per cinque delle venti “persone che sarebbero interessate a tale organizzazione”.
In galera, per associazione mafiosa, cinque imprenditori sconosciuti ma molto potenti. Il capo: Angelo Siino, palermitano, un passato di pilota da rally, conosciuto in cittĂ  con il soprannome di Bronson.
Fuori, a piede libero con una comunicazione giudiziaria per associazione a delinquere di tipo semplice, gli altri 15. Tra questi i titolari o gli amministratori delegati di imprese come la “Tor di Valle” di Roma, la “Rizzani De Eccher” di Udine, la Intercantieri di Padova. Questa inchiesta giudiziaria sugli appalti pubblici comincia con la “cantata” di un imprenditore pentito.
A svelare tanti segreti questa volta è un costruttore di Roccamena, un paesino in provincia di Palermo. Il suo nome è Aurelio Napoleone Pino, ha 52 anni, il 2 febbraio del 1989 decide di raccontare tutto quello che sa su mafia, appalti e pubblica amministrazione.
Ecco le sue rivelazioni: “Ho avuto modo di verificare che il settore degli appalti pubblici è controllato da due gruppi: quello che fa capo a Giuseppe Modesto e un altro che fa capo ad Angelo Siino”.
I carabinieri aprono uno squarcio sulla giungla degli appalti in Sicilia. E scoprono che per Angelo Siino e i suoi amici “ci sono mille miliardi da giocarsi”. Costruzioni di dighe, di strade, di scuole, di campi sportivi, di chiese, di viadotti. Un fiume di denaro che scorre da Palermo a Caltanisetta, da Trapani ad Agrigento.
Nel rapporto si traccia poi un’ analisi sul sistema di controllo degli appalti.
La mafia non ha solo “obiettivi economici”, “il fine ultimo di Cosa nostra è il potere, in quest’ ottica il controllo degli appalti pubblici ha un’ importanza fondamentale non tanto per i profitti che dĂ , ma soprattutto per il condizionamento che consente di esercitare nei confronti del mondo imprenditoriale, della pubblica amministrazione e delle fasce sociali beneficiarie, nonchè, mediamente, dei flussi di spesa pubblica”. Cosa nostra, in sostanza, tenta di “realizzare un controllo integrale degli appalti pubblici attraverso quattro successive fasi”. Prima fase: “Interferenza nelle scelte delle opere pubbliche da finanziare, per mezzo di tecnici (progettisti, professionisti, faccendieri) che realizzano una mediazione illecita”. Seconda fase: “Completa manipolazione delle gare mediante l’ attuazione di tecniche combinatorie”. Terza fase: “Gestione dei sub- appalti, che nel nuovo sistema di controllo mafioso non costituiscono piĂą semplicemente, come nel passato, una forma di ingerenza parassitaria, ma piuttosto una tecnica di equilibrato coinvolgimento di gruppi mafiosi locali”. Quarta fase: “Ricerca di compiacenze e omissioni nella fase della esecuzione dei lavori nonchè in quella conclusiva dei collaudi”. In una cinquantina di pagine dei sei volumi del dossier corrono i nomi di numerosi uomini politici locali.”

Attilio Bolzoni La Repubblica