
Un elemento particolarmente significativo emerso dall’analisi è la capacità di queste reti di mantenere il controllo anche dopo l’arresto dei loro leader. I membri arrestati vengono facilmente sostituiti, e in alcuni casi i capi continuano a dirigere le operazioni dal carcere
Negli ultimi due anni, le forze dell’ordine europee hanno inflitto colpi significativi alla criminalità organizzata. Secondo il rapporto “Decoding the EU’s most threatening criminal networks – Issue 2: The blueprint of criminal opportunism”, pubblicato da Europol nel 2026, ben il 76% delle 821 reti criminali più minacciose identificate nel 2024 non figura più nell’elenco attuale. Un dato che, a prima vista, potrebbe suggerire un successo senza precedenti nella lotta al crimine organizzato.
Ma la realtà, come spesso accade, è molto più complessa e preoccupante.
Dietro questa apparente vittoria si cela un fenomeno ben più insidioso: la capacità della criminalità organizzata di adattarsi, rigenerarsi e trasformarsi. Dei 731 gruppi criminali considerati oggi più pericolosi per la sicurezza dell’Unione Europea, ben 533 sono nuovi o sono stati identificati solo recentemente. La criminalità organizzata, insomma, cambia pelle con una velocità che mette a dura prova le capacità investigative delle forze dell’ordine.
“La composizione del panorama delle reti criminali più minacciose è cambiata, ma la criminalità organizzata rimane resiliente perché opera all’interno di ecosistemi fluidi e sfrutta continuamente nuove opportunità”, si legge nel rapporto. Una fotografia che descrive un nemico sfuggente, capace di rigenerarsi come l’idra di Lerna.
Il fenomeno della resilienza: quando le reti criminali resistono
La parte più preoccupante dell’analisi riguarda le 198 reti criminali che, nonostante le pressioni investigative, sono rimaste tra le più minacciose dal 2024 a oggi. Queste organizzazioni, descritte come “tradizionali, ben consolidate, poli-criminali e gerarchicamente strutturate”, rappresentano il nocciolo duro della criminalità organizzata in Europa.
Quasi la metà di queste reti persistenti è poli-criminale, ovvero opera in molteplici settori illeciti, a differenza della stragrande maggioranza di quelle smantellate (meno di una su dieci). Sono spesso descritte come “reti in stile mafioso”, più grandi, con una portata geografica più ampia e attive da decenni. Hanno una maggiore propensione a creare strutture aziendali legali, a corrompere funzionari e a utilizzare contromisure innovative in modo strategico.
Un elemento particolarmente significativo emerso dall’analisi è la capacità di queste reti di mantenere il controllo anche dopo l’arresto dei loro leader. I membri arrestati vengono facilmente sostituiti, e in alcuni casi i capi continuano a dirigere le operazioni dal carcere. La coesione, spesso basata su legami familiari e amicizie di lunga data, garantisce una sorprendente continuità operativa.
Le contromisure adottate sono sofisticate: dall’uso di telefoni criptati e VPN alla creazione di identità false sui social media, fino all’infiltrazione delle stesse forze dell’ordine. Alcune reti cercano consigli legali professionali per sfruttare il sistema giudiziario a proprio vantaggio, utilizzando procedure legali come controversie civili e commerciali contro i concorrenti.
La nuova generazione: l’emergere di attori inediti
Ma se alcune reti resistono, altre nascono o vengono scoperte. Ben 533 nuove organizzazioni criminali sono entrate nel radar di Europol, portando il numero complessivo a 731. Questi nuovi attori presentano un profilo misto, con più somiglianze con le reti smantellate che con quelle persistenti.
La loro comparsa non significa necessariamente che siano organizzazioni di nuova formazione. In molti casi, erano già attive e oggetto di indagini da anni, ma le autorità nazionali non le avevano ancora classificate tra le più minacciose. La loro emersione dimostra piuttosto come le reti criminali riempiano i vuoti lasciati dalle organizzazioni smantellate, adattandosi alle opportunità offerte dall’ambiente operativo.
Un dato allarmante riguarda l’età dei membri di queste organizzazioni. Il rapporto evidenzia come sempre più minorenni vengano reclutati per compiere atti criminali, spesso attraverso piattaforme di gioco online o canali di comunicazione utilizzati dai giovani per discutere di problemi di salute mentale. Nel caso della rete criminale nota come “The Com” (The Community), i membri hanno tra gli 8 e i 17 anni. Questi giovani vengono reclutati con promesse di guadagni facili o attraverso narrazioni ideologiche fuorvianti, e vengono utilizzati come “carne da macello” per attività violente, dalla sorveglianza nei quartieri fino all’omicidio su commissione.
Un ecosistema criminale fluido
Uno dei contributi più significativi del rapporto è la concettualizzazione della criminalità organizzata come un “ecosistema criminale fluido”. Le reti criminali più minacciose non operano in isolamento, ma sono parte di un sistema interconnesso e dinamico.
Quando le forze dell’ordine neutralizzano una rete, l’ecosistema risponde: le strutture si riorganizzano, le attività vengono rilocalizzate o addirittura modificate. L’arresto di figure chiave può destabilizzare temporaneamente una rete, ma nuovi attori emergono rapidamente per sfruttare le opportunità create.
Questo ecosistema è caratterizzato da:
Cooperazione flessibile: Le reti criminali preferiscono mantenere il controllo delle loro attività, ma sono disposte a cooperare in modo flessibile quando necessario. Più di un terzo delle reti non instaura relazioni con altri gruppi criminali, operando in modo autonomo. Quando cooperano, spesso lo fanno su un piano di parità, con relazioni a lungo termine basate su specifiche esigenze operative.
Fornitori di servizi specializzati: Il modello “crime-as-a-service” rappresenta un moltiplicatore di forza per le reti criminali. Un numero crescente di organizzazioni si specializza in attività di nicchia offerte ad altri attori criminali. Il riciclaggio di denaro è il servizio principale, fornito da 19 reti specializzate, generalmente ben organizzate, di lunga durata e incentrate su uno o due membri chiave. Ma esistono anche fornitori di servizi logistici, come quelli che forniscono attrezzature nautiche per il traffico di migranti nel Canale della Manica, o servizi di “violenza su commissione”.
Specializzazione e outsourcing: La maggior parte delle reti (77%) si specializza in un’unica attività criminale principale. Il traffico di droga rimane l’attività predominante, coinvolgendo più di un terzo delle reti. Ma emergono anche specializzazioni in frodi online (16% delle reti), crimini informatici e sfruttamento sessuale minorile online, aree in cui l’analisi precedente aveva rilevato una presenza quasi nulla.
Il progetto dell’opportunismo criminale
Ma cosa spinge queste reti a resistere e rigenerarsi? Il rapporto individua un “progetto dell’opportunismo criminale” che guida il comportamento degli attori criminali.
Le reti criminali più minacciose sono guidate dal profitto e cercano sistematicamente di individuare e sfruttare le vulnerabilità dei sistemi. In un mondo sempre più complesso, le opportunità di sfruttamento criminale sono abbondanti e in rapida espansione. Le reti criminali rispondono alla domanda di beni e servizi illeciti, ma sono anche diventate abili nel trasformare la complessità in opportunità criminali.
Opportunità digitali e tecnologiche: L’online è diventato il principale teatro delle operazioni criminali. Tutti i tipi di criminalità organizzata sono sempre più alimentati dalla rete. Le reti utilizzano piattaforme online, comunicazioni crittografate e intelligenza artificiale per scalare le operazioni riducendo al minimo i rischi. L’evoluzione e la crescente accessibilità degli strumenti basati sull’IA continuano a creare opportunità per la criminalità organizzata, espandendo esponenzialmente le loro capacità, soprattutto in termini di scala delle operazioni e potenziale di danno.
Opportunità finanziarie: Le reti criminali sfruttano un ecosistema finanziario opaco, replicando quello legale ma minandone le fondamenta. L’uso delle criptovalute nella criminalità organizzata sta evolvendo rapidamente, con tecniche come il “chain hopping”, il crypto-swapping e l’uso di monete focalizzate sulla privacy che rendono sempre più difficile tracciare le transazioni illecite.
La fusione tra legale e illegale: L’85% delle reti utilizza strutture aziendali legali, spesso infiltrandole ad alto livello. I settori più a rischio sono quelli ad alta intensità di liquidità (come l’ospitalità), la logistica e il settore immobiliare/costruzioni. Professionisti come avvocati, agenti immobiliari, contabili ed esperti di logistica giocano un ruolo fondamentale come facilitatori, fornendo alle reti l’accesso a informazioni preziose e competenze specializzate.
Crisi geopolitiche: Le crisi geopolitiche, come la guerra della Russia contro l’Ucraina, hanno contribuito a spostamenti nelle attività e nella distribuzione geografica di alcune reti criminali di lingua russa. Le reti criminali agiscono sempre più come “proxy” per attori ibridi, sfruttando le vulnerabilità per destabilizzare l’UE e i suoi Stati membri. Queste alleanze ombra sono reciprocamente vantaggiose: gli attori criminali ottengono denaro, protezione e/o infrastrutture; gli attori ibridi ottengono la negabilità plausibile.
La connessione latinoamericana
Un capitolo significativo del rapporto è dedicato alla connessione tra le reti criminali europee e l’America Latina. Una rete su cinque (149 su 731) ha legami con il continente sudamericano, rendendolo una delle regioni più strettamente connesse all’UE in termini di criminalità organizzata.
I cartelli latinoamericani come il Clan del Golfo colombiano e il Primeiro Comando da Capital (PCC) brasiliano hanno stretti legami con reti criminali con sede nell’UE, tipicamente nei punti comuni di ingresso della cocaina. Questi cartelli controllano ogni fase del processo criminale, facilitando il traffico di cocaina attraverso strutture aziendali legali, anche nell’UE.
Ma la connessione è multidirezionale e va oltre il traffico di droga. Reti italiane e dei Balcani occidentali si sono stabilite in America Latina per procurarsi la cocaina direttamente dai cartelli locali. La ‘Ndrangheta, per esempio, ha creato estese rotte commerciali di cocaina in America Latina e utilizza reti albanesi per supervisionare gli affari sul posto.
Inoltre, alcune reti criminali con sede in America Latina sono attive nell’UE in altri settori: furti in abitazione, traffico di esseri umani per sfruttamento sessuale e lavorativo, e crimini informatici. La mobilità di queste reti è notevole: i membri entrano legalmente nell’area Schengen per periodi limitati, commettono i reati e talvolta ritornano in patria prima della scadenza del visto, mentre altri rimangono illegalmente.
La risposta necessaria: un approccio sistemico
Di fronte a questa realtà, il rapporto sottolinea che l’approccio tradizionale, incentrato sull’arresto dei criminali di alto profilo, non è più sufficiente.
“Criminali e reti prosperano sfruttando le vulnerabilità nella logistica, nei sistemi finanziari, nell’infrastruttura digitale e nel commercio globale”, si legge nel rapporto. “Una risposta efficace deve quindi combinare l’azione mirata con un intervento sistemico”.
Ciò significa non solo smantellare le reti, ma anche rafforzare la resilienza sistemica e affrontare le vulnerabilità che la criminalità organizzata sfrutta. Un approccio complementare, collaborativo e “by design” coinvolgendo le forze dell’ordine e i partner dei settori pubblico e privato.
La riduzione del numero di reti identificate rispetto alla valutazione precedente non deve quindi essere interpretata come una misura della riduzione complessiva della minaccia. Piuttosto, riflette la natura dinamica della criminalità organizzata, gli effetti delle azioni delle forze dell’ordine e le sfide inerenti alla valutazione di reti criminali che operano in ecosistemi criminali fluidi e adattivi.
Una sfida che richiede una risposta integrata
Il rapporto di Europol ci consegna un quadro inquietante ma prezioso per comprendere la natura attuale della criminalità organizzata in Europa. Le reti criminali più minacciose sono oggi più adattive, interconnesse e radicate nella società, mentre sfruttano sistematicamente le debolezze strutturali dei sistemi moderni.
La resilienza della criminalità organizzata non è un mistero: è il risultato di un ecosistema fluido che si rigenera continuamente e di un progetto di opportunismo che individua e sfrutta ogni vulnerabilità. Per contrastarla efficacemente, è necessario un approccio che combini l’azione mirata sugli attori con un intervento sistemico sulle condizioni che permettono loro di prosperare.
Come sottolinea Jurgen Ebner, direttore esecutivo facente funzione di Europol: “Comprendere queste dinamiche è essenziale. Ci permette non solo di colpire gli attori criminali, ma anche di ridurre le opportunità che permettono loro di prosperare”.
La strada è tracciata: un approccio sistemico, in partnership tra settore pubblico e privato, che unisca l’intelligence, l’innovazione e la cooperazione operativa per costruire un’Europa più resiliente alla criminalità organizzata. Una sfida complessa, ma necessaria per proteggere la sicurezza, la prosperità e la fiducia nelle istituzioni che sono il fondamento della nostra società.
Roberto Greco 7.7.2026 GLI STATI GENERALI
