La lotta dell’UE alla criminalità organizzata

EUROPA: TUTTI I BUCHI NELLA LOTTA AL CRIMINE – LA MAPPA


L’UE si sta adoperando su più fronti per promuovere la ciberresilienza, combattere la criminalità informatica e rafforzare la diplomazia informatica e la ciberdifesa.

Strategia dell’UE in materia di cibersicurezza

Nel dicembre 2020 la Commissione europea e il servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) hanno presentato una nuova strategia dell’UE in materia di cibersicurezza. L’obiettivo di tale strategia è rafforzare la resilienza dell’Europa a fronte delle minacce informatiche e garantire che tutti i cittadini e le imprese possano beneficiare pienamente di servizi e strumenti digitali affidabili e attendibili. La nuova strategia include proposte concrete per l’introduzione di strumenti normativi, strategici e di investimento.

Il 22 marzo 2021 il Consiglio ha adottato conclusioni sulla strategia in materia di cibersicurezza, sottolineando che la cibersicurezza è essenziale per costruire un’Europa resiliente, verde e digitale. I ministri dell’UE hanno stabilito l’obiettivo fondamentale di raggiungere l’autonomia strategica mantenendo nel contempo un’economia aperta. Ciò implica anche il rafforzamento della capacità di compiere scelte autonome nel settore della cibersicurezza allo scopo di potenziare la leadership digitale e le capacità strategiche dell’UE.


La criminalità organizzata in Europa

BALCANI Mafia albanese  
Mafia bulgara  
Mafia bosniaca  
Mafia greca  
Mafia macedone  
Mafia montenegrina  
Mafia rumena  
Mafia serba  
   
ISOLE BRITANNICHE Imprese britanniche  
Mob irlandese  
   
FRANCIA Mafia corsa   
Unione Corse  
Milieu  
   
GERMANIA    
Ringvereine  
   
ITALIA Banda della Magliana  
Banda della Comasina  
Basilischi  
Camorra  
Cosa nostra  
Mala del Brenta  
‘Ndrangheta  
Sacra Corona Unita  
Società foggiana  
Stidda  
   
PAESI BASSI Penose  
 
SPAGNA Mafia galiziana  
 
 
SVEZIA Brödraskapet  
Gangster originali  
Södertäljenätverket  
Naserligan  
   
STATI POST-SOVIETICI Mafia armena  
Mafia azera  
Mafia cecena  
Mafia georgiana  
Mafia russa  
Mafia ucraina  
   
ALTRE Mafia turca  
Mafia curda

 


Le priorità del Ciclo Programmatico dell’UE

Per il periodo 2018-2021 il Consiglio ha adottato 10 priorità basate sulle raccomandazioni presenti nella valutazione della minaccia rappresentata della criminalità organizzata e dalle forme gravi di criminalità (SOCTA UE) preparata da Europol che è l’agenzia di contrasto dell’UE e che assiste i 27 Stati membri dell’UE nella loro lotta contro i reati gravi internazionali e il terrorismo.

  1. CibercriminalitàOgni anno a livello mondiale si registrano perdite per 400 miliardi di euro a causa di attacchi informatici, per tale ragione l’UE si impegna a potenziare le azioni per la lotta alla cibercriminlaità;
  2. Traffico di stupefacenti-Gli stupefacenti sono tra i mercati più redditizi delle organizzazioni criminali in UE;
  3. Favoreggiamento dell’immigrazione illegale nell’UECirca il 90% dei migranti giunge in Europa pagando trafficanti di esseri umani;
  4. Furti e furti con scasso organizzati – l’obiettivo dell’UE è smantellare i gruppi criminali internazionali che sfruttano la mancanza di strumenti di sorveglianza transfrontaliera;
  5. Tratta degli esseri umani – l’UE si pone l’obiettivo di combattere la tratta delle persone in particolar modo lo sfruttamento sessuale, sfruttamento lavorativo e tutte le forme di tratta di minori;
  6. Frode in materia di accise e fronde intracomunitaria dell’operatore inadempienteOgni anno circa 60 miliardi di euro vengono rubati da gruppi criminali che sfruttano il modo in cui l’IVA è trattata in operazioni transfrontaliere.
  7. Traffico di armi da fuoco – l’UE mira a smantellare le organizzazioni criminali che trafficano, distribuiscono e utilizzano le alme da fuoco;
  8. Criminalità ambientali – l’UE ha deciso di concentrare la lotta relativa allo smantellamento delle organizzazioni criminali implicate nel traffico illegale e la lotta a coloro che sono coinvolti nel traffico illecito dei rifiuti;
  9. Fondi di origine illegale – poiché il profitto delle organizzazioni criminali deriva dal riciclaggio di denaro, l’UE intende confiscare i profitti generati dal riciclaggio, combattere le imprese che offrono servizi di riciclaggio e contrastare le organizzazioni che ricorrono a nuovi metodi di pagamenti per riciclare denaro illegale;
  10. Falso documentale – l’UE intende  combattere le organizzazioni criminali implicate nella produzione di documenti falsi soprattutto in materia di protezione e gestione delle frontiere e del fenomeno migratorio.

PROGEU


Le autorità di contrasto degli Stati membri dell’UE collaborano per combattere la criminalità organizzata e le forme gravi di criminalità in Europa.

In che modo l’UE combatte la criminalità organizzata 

La criminalità organizzata rappresenta una grave minaccia per i cittadini, le imprese e le istituzioni europee e per l’economia. Nel 2019 i proventi da attività illecite nei principali mercati criminali ammontavano all’1% del PIL dell’UE, ossia a 139 miliardi di EUR.
I gruppi criminali sono presenti in tutti i paesi dell’UE e spesso operano a livello transfrontaliero. Il 70% dei gruppi criminali è infatti attivo in più di tre Stati membri.
Le principali attività criminali in Europa sono il traffico di stupefacenti, la cibercriminalità, la frode in materia di accise, il traffico di migranti e la tratta di esseri umani.
Nel maggio 2021 l’UE ha adottato le sue priorità in materia di lotta alla criminalità organizzata e alle forme gravi di criminalità per i quattro anni successivi. Le priorità saranno attuate tra il 2022 e il 2025 nell’ambito della “piattaforma multidisciplinare europea di lotta alle minacce della criminalità” (EMPACT).
Nel febbraio 2021 i paesi dell’UE hanno deciso di rendere l’EMPACT uno strumento permanente nella lotta alla criminalità organizzata e alle forme gravi di criminalità. Stati membri, agenzie e altri partner dell’UE collaborano strettamente nel quadro dell’EMPACT per far fronte a importanti minacce criminali mediante azioni operative congiunte volte a smantellare le reti criminali, le loro strutture e i loro modelli economici



Risultati della lotta dell’UE alla criminalità

 

È iniziato il nuovo ciclo EMPACT 2022-2025. L’EMPACT ha portato a risultati significativi nel 2022, tra cui:

  • 9 922 arresti
  • 4 019 vittime della tratta di esseri umani identificate
  • 3 646 trafficanti di migranti arrestati
  • oltre 180 milioni di EUR sequestrati
  • più di 62 tonnellate di droga sequestrate
  • 9 262 inchieste aperte

Cronistoria – La lotta dell’UE alla criminalità organizzata
Risultati della lotta dell’UE alla criminalità organizzata nel 2022


Priorità dell’UE in materia di lotta alla criminalità per il periodo 2022-2025

Le 10 priorità dell’UE in materia di lotta alla criminalità adottate dal Consiglio sono basate sulle raccomandazioni individuate nella valutazione della minaccia rappresentata dalla criminalità organizzata e dalle forme gravi di criminalità nell’UE (SOCTA UE), preparata da Europol, e tengono conto di altri documenti strategici, valutazioni e politiche.


1. Reti criminali ad alto rischio

Il 43% dei gruppi della criminalità organizzata nell’UE si articola attorno a un gruppo centrale, il 40% è strutturato in modo gerarchico e il 17% è costituito da reti sciolte.

È pertanto fondamentale intensificare lo smantellamento delle strutture della criminalità organizzata e prendere di mira sia i gruppi che presentano un rischio più elevato per la sicurezza dell’Europa sia le persone situate nelle gerarchie più alte delle organizzazioni criminali.

Il lavoro svolto dall’UE per contrastare le reti criminali ad alto rischio si concentra in particolare sui gruppi che ricorrono a:

  • corruzione
  • atti di violenza
  • armi da fuoco
  • riciclaggio

Congelamento e confisca di denaro legato ad attività illecite

L’UE si sta adoperando per dotare gli Stati membri di strumenti migliori per combattere la criminalità organizzata e i relativi profitti illeciti. Il 9 giugno 2023 i ministri della Giustizia hanno concordato la posizione comune del Consiglio su un progetto di direttiva riguardante il recupero e la confisca dei beni. Nella direttiva sono stabilite norme minime per i beni di origine criminale in termini di:

  • reperimento
  • identificazione
  • congelamento
  • confisca
  • gestione

2. Attacchi informatici

Infografica – Principali minacce informatiche nell’UE

Infografica completa

I reati informatici sono generalmente commessi contro computer, reti o altre forme di tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) e consistono, ad esempio, nella creazione e diffusione di malware, nella pirateria informatica volta a sottrarre dati sensibili e in attacchi di negazione del servizio (DoS) finalizzati ad arrecare danni finanziari e/o alla reputazione.
Gli attacchi informatici e la cibercriminalità stanno aumentando in termini di quantità e sofisticazione in tutta Europa. Una tendenza destinata a crescere in futuro, visto che si prevede che 22,3 miliardi di dispositivi in tutto il mondo saranno collegati all’internet delle cose entro il 2024.
L’UE intende rafforzare le proprie misure contro la cibercriminalità, in particolare colpendo i criminali informatici che offrono servizi criminali specializzati online.


3. Tratta degli esseri umani

La tratta di esseri umani è un reato grave che viola i diritti fondamentali delle persone. Consiste nello sfruttamento criminale delle persone vulnerabili al solo scopo di lucro.
Lo sfruttamento sessuale è la forma di tratta più diffusa nell’UE (60%), seguito dallo sfruttamento della manodopera (15%), dalle attività criminali forzate, dalla servitù domestica e dall’accattonaggio forzato.
L’UE ha intrapreso varie azioni per prevenire la tratta di esseri umani, punire i criminali e proteggere le vittime. Il principale strumento giuridico dell’UE in questo contesto è la direttiva anti-tratta del 2011.

Articolo 5 – Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea

Proibizione della schiavitù e del lavoro forzato:

  1. nessuno può essere tenuto in condizioni di schiavitù o di servitù
  2. nessuno può essere costretto a compiere un lavoro forzato o obbligatorio
  3. è proibita la tratta degli esseri umani

Nel 2021 la Commissione europea ha adottato una strategia quadriennale per la lotta alla tratta degli esseri umani. La strategia si incentra sui seguenti aspetti:

  • ridurre in primo luogo la domanda che favorisce la tratta
  • smantellare il modello commerciale dei trafficanti
  • proteggere, sostenere ed emancipare le vittime
  • intensificare la cooperazione internazionale

L’azione dell’UE contro la tratta di esseri umani

Ogni anno nell’UE vengono individuate migliaia di persone vittime della tratta di esseri umani. L’UE e i suoi Stati membri hanno adottato numerose misure per combattere questo crimine odioso e stanno intensificando i loro sforzi. Solo nel 2021, grazie all’azione dell’UE sono stati arrestati 3 108 criminali e sono stati sequestrati 35 milioni di EUR.


4. Sfruttamento sessuale di minori

Il numero dei casi di abuso e sfruttamento online di minori ha registrato un aumento costante negli ultimi anni ed è cresciuto ulteriormente durante la pandemia di COVID-19. Nel 2021, a livello mondiale:

  • sono stati segnalati 85 milioni di immagini e video che ritraggono abusi sessuali su minori
  • è stato registrato un aumento del 64% dei casi di abusi sessuali su minori rispetto al 2020

La rapida innovazione tecnologica e l’ampia e crescente accessibilità delle tecnologie digitali implicano, per i criminali, maggiori possibilità di abuso e sfruttamento dei minori. Le denunce di questo tipo di reato sono molto scarse e purtroppo numerose vittime non sono ancora state identificate.
Il principale strumento giuridico dell’UE in questo settore è la direttiva del 2011 relativa alla lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile.
L’11 maggio 2022 la Commissione europea ha proposto nuove norme per contrastare gli abusi sessuali online sui minori. La proposta è al momento in discussione in sede di Consiglio.


5. Traffico di migranti

Il traffico di migranti è un crimine globale che mette a rischio la vita dei migranti. La crisi migratoria scoppiata nel 2015 ha avuto profonde ripercussioni sul panorama criminale europeo e il coinvolgimento delle reti criminali nel traffico di migranti è cresciuto in modo sostanziale.

Oltre il 90% dei migranti paga i trafficanti per cercare di raggiungere l’Europa. Per le reti criminali, si tratta di un settore altamente redditizio che comporta un basso rischio di cattura. Si stima che il traffico di migranti abbia generato un fatturato di 3-6 miliardi di EUR nel 2015 a livello mondiale, e oltre 200 milioni di EUR nel 2019 sulle rotte marittime che portano all’Unione europea.

L’UE ha intrapreso azioni risolute per combattere le reti criminali che sfruttano i migranti vulnerabili e intende fare di più, in particolare per colpire i criminali che forniscono servizi di favoreggiamento lungo le principali rotte migratorie.


6. Traffico di stupefacenti

Il 38% di tutte le attività criminali nell’UE è connesso al traffico di stupefacenti.
Il mercato delle droghe illecite è difatti una delle principali fonti di guadagno per i gruppi della criminalità organizzata nell’Unione europea e il suo valore al dettaglio annuo stimato è pari ad almeno 30 miliardi di EURO

I mercati europei della droga sono caratterizzati da:

  • un’elevata disponibilità di diversi tipi di droghe
  • sequestri di dimensioni sempre maggiori
  • un crescente ricorso alla violenza e ingenti profitti
  • l’uso di tecnologie per facilitare il traffico illecito

Tali sviluppi si sono intensificati con la crisi COVID-19.
A tale riguardo, il principale obiettivo dell’UE è individuare e colpire le reti criminali coinvolte nel traffico di stupefacenti, compresi il traffico e lo spaccio di cannabis, cocaina, eroina, droghe sintetiche e nuove sostanze psicoattive.


7. Frodi e criminalità economica e finanziaria

In tutta l’UE sono presenti sistemi di frode ai danni dei cittadini, delle imprese e delle infrastrutture critiche.
I truffatori hanno sfruttato la pandemia di COVID-19 per trarre vantaggio e profitto dall’insicurezza e dalla crescente domanda di determinati prodotti dovute alla crisi. I settori della criminalità economica di interesse specifico per le squadre investigative comuni dell’UE comprendono:

  • sistemi di frode online
  • frode in materia di accise
  • frode intracomunitaria dell’operatore inadempiente (frode MTIC)
  • reati in materia di proprietà intellettuale
  • contraffazione di merci e falsificazione di monete
  • fondi di origine illegale
  • riciclaggio

8. Reati organizzati contro il patrimonio

I reati organizzati contro il patrimonio rappresentano il tipo di criminalità organizzata più visibile e hanno un impatto diretto sulle persone e sulle organizzazioni. Ogni anno nell’UE viene denunciato oltre un milione di casi di furto con scasso.
Nel 2020 il numero dei furti domestici con scasso e dei furti ordinari è complessivamente diminuito poiché le persone hanno trascorso più tempo in casa in seguito alle restrizioni imposte dalla COVID-19.
L’UE mira a smantellare le reti criminali coinvolte nei reati organizzati contro il patrimonio, concentrandosi in particolare sui seguenti ambiti:

  • furti organizzati con scasso
  • furti e rapine
  • criminalità connessa al traffico di veicoli rubati
  • commercio illegale di beni culturali

9. Criminalità ambientale

La criminalità ambientale è una delle attività più redditizie della criminalità organizzata mondiale e ha ripercussioni considerevoli non solo sull’ambiente, ma anche sulla salute umana.

I reati ambientali comprendono:

  • raccolta, trasporto, recupero o smaltimento impropri dei rifiuti
  • emissione o scarico illeciti di sostanze nell’atmosfera, nell’acqua o nel suolo
  • uccisione, distruzione, possesso o commercio di specie animali o vegetali selvatiche protette
  • commercio illecito di sostanze che riducono lo strato di ozono

L’UE ha adottato misure per combattere le reti criminali coinvolte in tutte le forme di criminalità ambientale, anche introducendo norme sulla gestione dei rifiuti e sul commercio di flora e fauna selvatica. Sta inoltre rafforzando le norme esistenti sulla tutela penale dell’ambiente. I paesi dell’UE intendono fare di più, in particolare colpendo i gruppi criminali in grado di infiltrarsi in strutture economiche legali o di creare imprese proprie per agevolare i loro reati.


10. Traffico di armi da fuoco

I criminali dipendono spesso dalla disponibilità di armi per poter svolgere le loro attività. Tuttavia, il mercato delle armi da fuoco nell’UE mantiene dimensioni modeste. Tra il 2019 e il 2020 le autorità di contrasto dell’UE hanno sequestrato oltre 11 000 armi da fuoco e armi.

Nonostante l’UE e i suoi Stati membri coordinino da diversi anni varie attività volte a contrastare il traffico di armi da fuoco, sono emerse nuove minacce che richiedono nuove misure. La UE  intende pertanto adoperarsi maggiormente per contrastare i criminali coinvolti nel traffico, nella distribuzione e nell’uso di armi da fuoco.

Nel luglio 2021, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex) ha elaborato un manuale sulle armi da fuoco per aiutare le autorità nazionali delle guardie di frontiera e doganali a combattere la criminalità connessa alle armi. Oltre a queste dieci priorità, come obiettivo orizzontale saranno affrontate la produzione e la fornitura di documenti falsi e fraudolenti, visto che sono un elemento determinante alla base di molti reati.

 

 
https://progettosanfrancesco.it/2021/06/11/appalti-cese/
 
 
 
 

12.4.2023 Il valore della memoria, la continuità dell’impegno: nuovi strumenti Ue nella lotta alle mafie

 

Ecco il testo dell’intervento di Antonio Balsamo all’incontro su “Il valore della memoria: la continuità dell’impegno. Nuovi strumenti europei nella lotta contro la criminalità organizzata”, tenutosi al Parlamento europeo il 12 aprile scorso. La nuova direttiva europea sulla confisca, che dovrebbe essere approvata entro il 2023, può rappresentare una grande opportunità per creare un quadro normativo comune fondato sui principi introdotti dalla legge Rognoni – La Torre: le misure di prevenzione patrimoniali, e la lotta all’economia mafiosa, potrebbero così estendersi agli ordinamenti di tutti i paesi dell’Unione europea.

 

Antonio Balsamo (Presidente del Tribunale di Palermo) 

 Innanzitutto, vorrei ringraziare Caterina Chinnici – una grande amica, un grande giudice, un grande membro del Parlamento europeo per l’Italia – per aver organizzato questo incontro che è ancora più significativo proprio mentre stiamo affrontando una guerra alla nostra economia, una guerra ai nostri valori e una guerra al nostro futuro, come affermato nel discorso sullo Stato dell’Unione del 2022 dalla Presidente von der Leyen.
È in fasi storiche come questa che il valore della memoria è ancora più importante.
Ci sono tre dimensioni della memoria, che è allo stesso tempo:
il fondamento dell’identità individuale e collettiva
un ponte tra le generazioni per costruire il futuro della nostra società e della nostra democrazia
lo strumento principale per attuare il diritto alla verità e il diritto alla speranza.
Il nostro futuro dovrà essere costruito su quei valori a cui hanno dedicato la loro vita persone come Rocco Chinnici, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone.
Il loro sacrificio può essere considerato un momento fondante della nostra nazione. È uno degli atti che hanno fondato e continueranno a fondare l’unità della polis italiana.
Appartengo a una generazione di italiani che ha conosciuto la giustizia attraverso uomini come Rocco Chinnici.
Uomini capaci di diffondere la fiducia nelle istituzioni pubbliche, di scardinare la legge del silenzio che ha dominato la Sicilia per secoli, di unire giustizia e umanità, di far crescere il coraggio nella società civile e nelle giovani generazioni, anche nell’ora più buia.
Grazie a giudici come Rocco Chinnici, molti miei coetanei e io stesso abbiamo visto nella lotta alla criminalità organizzata la strada obbligata per garantire a tutti gli individui, a partire dai membri più vulnerabili della società, il godimento dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
Grazie alla sua eredità, quarant’anni fa a Palermo un’intera generazione ha potuto vivere la stessa visione che è alla base delle più recenti iniziative condivise a livello internazionale, come la risoluzione 10/4 adottata dalla Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sul crimine organizzato transnazionale, nel 2020 a Vienna – la cosiddetta “risoluzione Falcone” – e come l’attuale Strategia dell’UE per affrontare il crimine organizzato dal 2021 al 2025.
Una continuità di impegno che lega le idee guida sviluppate in quegli anni drammatici nel nostro Paese – a Palermo, la città che ha saputo trasformare il dolore in speranza – con le recenti proposte legislative che introducono nuovi strumenti europei nella lotta alla criminalità organizzata.
La proposta di regolamento sulla piattaforma di collaborazione delle squadre investigative comuni e il pacchetto di nuove misure dell’Unione europea contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo sono il risultato di un lungo processo storico, che ha avuto una svolta negli anni ’80, quando Rocco Chinnici e Giovanni Falcone hanno promosso nuove forme di cooperazione internazionale con i Paesi dell’Unione europea, Stati Uniti e altri Stati di tutto il mondo, sulla base della chiara consapevolezza dello stretto legame tra l’accumulo di ingenti risorse economiche derivanti da attività criminali transnazionali, lo sfruttamento dei più sofisticati canali di riciclaggio attraverso flussi finanziari illeciti e la strategia del “terrorismo politico-mafioso”.
Significativamente, Rocco Chinnici è stato uno dei principali sostenitori della normativa (la “legge Rognoni-La Torre”) che ha introdotto il modello italiano di confisca non penale, che considerava “uno strumento di eccezionale validità”, soprattutto perché consentiva l’utilizzo di mezzi “che possono colpire la mafia nel cuore della sua attività”, come la tecnica delle indagini bancarie e societarie. Ha sottolineato l’importanza di tali misure per proteggere i valori della nostra economia sociale di mercato, per difendere la democrazia e lo Stato di diritto, contro il crescente potere finanziario della criminalità organizzata, che minaccia la stabilità anche delle democrazie più solide e manipola interi mercati distorcendo la concorrenza.
A mio avviso, oggi, l’esigenza di garantire un’efficace tutela dei valori fondanti dell’Unione europea è la ragione principale che sta alla base della proposta di una nuova direttiva sul recupero e la confisca dei beni: una proposta che merita il massimo apprezzamento perché consente alla legislazione dell’UE di assumere un ruolo guida nella strategia complessiva per affrontare la dimensione economica della criminalità.  
Un impegno che risponde alle esigenze dell’intera comunità internazionale e che è stato specificamente assunto dalle Nazioni Unite con la già citata risoluzione Falcone e con la dichiarazione di Kyoto adottata nel 2021.
A questo proposito, l’armonizzazione delle legislazioni nazionali sulla confisca non basata sulla condanna appare della massima importanza sia per il suo impatto sull’efficacia del recupero dei beni in ogni giurisdizione, sia per la sua capacità di facilitare la cooperazione internazionale a livello globale.
Grazie all’impegno congiunto del relatore Loránt Vincze, della relatrice ombra Caterina Chinnici e di molti altri importanti membri del Parlamento europeo, sono stati compiuti importanti progressi. Siamo sulla strada giusta per mettere insieme le migliori esperienze nazionali volte a costruire un “processo patrimoniale” specializzato, condotto parallelamente al procedimento penale e nel pieno rispetto dei diritti fondamentali.
A tal fine, meritano di essere sottolineate alcune caratteristiche del sistema italiano, che è stato tenuto nella massima considerazione dal Ministero della Giustizia ed è stato illustrato in modo approfondito e persuasivo durante i negoziati nel gruppo di lavoro COPEN. E colgo l’occasione per ringraziare il coordinatore del settore Giustizia e Affari Interni della Rappresentanza Permanente d’Italia, Consigliere Gianluca Brusco, e il Consigliere per la Giustizia penale, giudice Gianluca Forlani, per essersi costantemente impegnati in modo molto propositivo al fine di realizzare uno strumento ambizioso. La partecipazione a questa riunione dell’Ambasciatore d’Italia in Belgio e del Rappresentante permanente d’Italia presso il CPS dell’UE è una significativa espressione del forte impegno del nostro Paese in questo importantissimo processo.
Il nostro sistema, caratterizzato da un’ampia gamma di opzioni per il recupero dei beni, coniuga i due aspetti dell’efficienza e delle garanzie, rafforzandosi reciprocamente, e valorizza la cooperazione internazionale, anche per la restituzione dei beni a Stati esteri. È un’espressione significativa di un più generale percorso di sviluppo di un diritto penale post-moderno, capace di superare l’uso esclusivo della pena detentiva e, al tempo stesso, di contrastare efficacemente la dimensione collettiva dei fenomeni criminali.
Di conseguenza, mafia, corruzione ad alto livello nel settore pubblico, riciclaggio di denaro vengono affrontati congiuntamente all’interno di un approccio olistico, che tiene conto dell’attuale contesto globalizzato, in cui le dinamiche finanziarie trascendono i confini nazionali e spingono le strutture illegali verso una razionalità imprenditoriale che le rende in gran parte immuni da procedimenti giudiziari relativi a singoli autori di reato.
La valutazione positiva della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (che ha più volte riconosciuto la piena conformità di tali misure al diritto a un equo processo) ha indotto le più alte Corti dei Paesi stranieri a fornire la cooperazione internazionale richiesta per l’esecuzione della confisca italiana non basata su condanna su beni e conti bancari situati all’estero, anche in assenza di un’analoga forma nazionale di confisca non penale, sulla base delle disposizioni in materia di assistenza giudiziaria contenute nelle Convenzioni ONU e nella Convenzione di Strasburgo.
Per finalizzare al meglio il testo della nuova direttiva UE, ritengo che sarebbero utili ulteriori chiarimenti o aggiunte.
1) Il primo consiste nel lasciare un margine di apprezzamento agli Stati membri per quanto riguarda i prerequisiti della confisca non basata sulla condanna e, allo stesso tempo, fornire indicazioni adeguate alle autorità giudiziarie nazionali; al fine di trovare un giusto equilibrio tra le garanzie sancite dall’articolo 6 della CEDU (che richiedono uno standard di prova sufficiente) e la necessità di migliorare il funzionamento di questo strumento.
2) In secondo luogo, è molto importante chiarire che tutte le forme di confisca possono colpire i beni direttamente o indirettamente appartenenti a una persona oggetto di indagine. In caso contrario, le nuove disposizioni rischiano di diventare inefficaci, perché potrebbero essere considerate inapplicabili nel caso in cui i beni siano solo indirettamente nella disponibilità dell’autore del reato, come di solito avviene per i boss mafiosi che non sono ufficialmente proprietari di alcun bene. È invece indispensabile consentire la confisca dei beni in tutti i casi di proprietà collettiva, che caratterizza l’attività delle associazioni di tipo mafioso, nonché neutralizzare gli effetti di occultamento dei moderni modelli di convergenza di interessi tra organizzazioni criminali e attori economici, come il modello dell’azionariato mafioso.
3) Per garantire la proporzionalità delle misure disciplinate dagli articoli 12, 15 e 16, dovrebbe essere dimostrato un legame tra le attività/condotte criminali e il sostanziale beneficio economico generato, in conformità con i principi stabiliti dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nella sentenza emessa il 13 luglio 2021 nel caso Todorov e altri contro Bulgaria.
4) Nella sua Comunicazione sulla Strategia dell’UE per contrastare la criminalità organizzata 2021-2025, la Commissione ha espresso la volontà di proporre nel 2022 una revisione della Direttiva sulla confisca del 2014 anche per garantire “il riutilizzo sociale dei beni confiscati e il risarcimento delle vittime di reato”. Tale programma merita certamente di essere attuato. Il riutilizzo sociale dei beni confiscati è un’esperienza significativa espressamente citata nella risoluzione 8/1 adottata nel 2019 dal COSP dell’UNCAC su proposta dell’Ucraina, nella risoluzione 10/4 adottata nel 2020 dalla COP dell’UNTOC e infine nella Dichiarazione politica adottata nel giugno 2021 durante la sessione speciale dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite contro la corruzione. L’obiettivo di questo modello è restituire alla società ciò che la criminalità organizzata le ha sottratto attraverso le attività illegali. Rappresenta una forma di compensazione per le comunità danneggiate dai fenomeni criminali più gravi. Ha un profondo valore economico e simbolico, e dimostra che è possibile trasformare il recupero dei beni in una significativa opportunità per proteggere efficacemente le comunità e rafforzare il coinvolgimento della società civile nel suo complesso nelle strategie di prevenzione e contrasto della criminalità organizzata, anche attraverso la diffusione della cultura della legalità.
Un rilevante punto di convergenza tra cooperazione internazionale e riutilizzo sociale dei beni confiscati è l’affectation sociale des immeubles confisques en France.
È stato detto che “il diritto è il legame più forte tra l’uomo e la libertà”, che “nel corso della lunga storia dell’umanità, l’uomo ha dovuto lottare per creare un sistema di diritto e di governo in cui le libertà fondamentali fossero collegate all’applicazione della giustizia”, che “se i diritti di un uomo sono negati, i diritti di tutti sono messi in pericolo”.
Queste parole, usate da Robert F. Kennedy nel suo primo discorso ufficiale dopo essere diventato Procuratore Generale degli Stati Uniti, illuminano la logica del nostro impegno comune contro la criminalità organizzata. Non è solo una questione di giustizia penale. È un modo concreto per riaffermare l’importanza dei valori fondamentali che stanno alla base del sogno europeo, frutto delle lezioni apprese dal nostro continente nel secolo scorso e che continuano ad avere un profondo impatto sull’economia, la politica e la cultura di persone di tutto il mondo.
Come diceva Paolo Borsellino, “la lotta alla mafia (il primo problema da risolvere nella nostra bella e sfortunata terra) non doveva essere solo una distaccata opera di repressione ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e soprattutto le giovani generazioni, le più adatte (…) a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che rifiuta il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità”.
Sono stato orgoglioso di sentire queste parole nel giugno 2021 durante la prima Assemblea Generale delle Nazioni Unite dedicata alla prevenzione e alla lotta alla corruzione, tenutasi a New York.
Concludo esprimendo la mia gratitudine a Caterina Chinnici per una continuità di pensiero che ci fa sentire il vero significato dell’identità dell’UE come comunità di valori, in grado di mobilitare l’impegno di quelle giovani generazioni da cui dipende il futuro di tutti noi.


IL CONTRASTO ALLA CRIMINALITÀ ORGANIZZATA NELLE REGIONI EUROPEE: UNA RICOGNIZIONE DEGLI ORGANISMI ISTITUZIONALI