INGROIA, BORSELLINO e MAFIA – APPALTI

 

 

Antonio Ingroia, Paolo Borsellino e il dossier Mafia‑Appalti

 

Il dossier Mafia‑Appalti, redatto dal ROS nel 1991, descriveva un sistema di infiltrazione mafiosa negli appalti pubblici, con la partecipazione di imprese del Nord e la mediazione di politici locali. Un quadro che anticipava, per certi versi, ciò che sarebbe esploso con Tangentopoli.
Da anni si discute se Paolo Borsellino avesse intuito che quel dossier nascondeva qualcosa di più grande: non solo la corruzione negli appalti, ma un possibile crocevia di interessi tra mafia, politica e poteri economici. È qui che entra in scena Antonio Ingroia.
Ingroia, giovane sostituto procuratore a Palermo, è stato uno dei magistrati più  a contatto Borsellino nei suoi ultimi mesi.Secondo lui, Borsellino era profondamente interessato al dossier Mafia‑Appalti. Non solo: avrebbe voluto riaprirlo, rivedere le archiviazioni, capire perché alcune piste non erano state approfondite.
Ingroia sostiene che Borsellino avesse percepito un “odore di bruciato”: qualcosa non tornava nella gestione del dossier, nei rapporti tra ROS e Procura di Palermo nelle pressioni che circolavano attorno a quell’indagine.
Il racconto che nel tempo ha tracciato Ingroia è anche il ritratto di un magistrato isolato, lasciato senza protezione istituzionale, costretto a muoversi tra segnali inquietanti e silenzi pesanti.
Borsellino, secondo questa ricostruzione, stava cercando di capire: perché il dossier fosse stato “raffreddato”; chi avesse interesse a non far emergere certi nomi; quali rapporti ci fossero tra Cosa nostra e alcuni settori dello Stato.
Ingroia ha descritto un Borsellino preoccupato, ma determinato. Un uomo che aveva capito che la mafia non era più solo coppole e lupare, ma relazioni, affari, connessioni istituzionali.
La posizione di Ingroia si intreccia con quella di altri protagonisti:

Ingroia ha sostenuto che Mafia‑Appalti non fu un capitolo marginale, ma un fronte caldo che Borsellino voleva riaprire proprio nei giorni in cui venne ucciso. I racconti di Ingroia ci restituiscono un Borsellino più inquieto, più lucido, più consapevole di quanto spesso si racconti.
Un magistrato che non guardava solo alla vendetta di Cosa nostra dopo il maxi‑processo, ma a un sistema di potere che la mafia aveva costruito con pezzi della politica e dell’economia. Un sistema che il dossier Mafia‑Appalti sfiorava, ma non aveva ancora scoperchiato.
In una recente intervista ha dichiarato:  «Via D’Amelio fu una strage di Stato. Ucciso perché era d’ostacolo alla trattativa Stato mafia. «Il principale motivo è stato che Borsellino venne percepito come ostacolo alla trattativa che lo Stato stava svolgendo con la mafia proprio in quei mesi.Paolo Borsellino non era uno stupido. Anche solo quella notizia, per Paolo Borsellino, significava ovviamente l’inizio di una trattativa».



12.11.1997 INGROIA,  NELL’AGENDA DI FALCONE APPUNTI SU MAFIA E APPALTI  
Nell’agenda elettronica di Giovanni Falcone erano stati annotati alcuni appunti riguardanti, tra l’altro, le indagini su mafia e appalti condotte dai carabinieri del Ros, su Gladio e la P2. Proprio quegli appunti avevano attirato l’ attenzione del procuratore aggiunto di Palermo Paolo Borsellino.
Lo ha sostenuto stamane ANTONIO INGROIA, uno dei magistrati piu’ vicini a Borsellino, deponendo davanti alla Corte d’ Assise di Caltanissetta, nel processo-bis per la strage di via D’ Amelio.
Il teste ha ricordato che dopo la strage di Capaci Borsellino ritenne che le ”piste” per capire chi avesse ordinato l’ assassinio di Giovanni Falcone potevano essere cercate proprio negli appunti trascritti sull’agenda elettronica.  Falcone annotava soltanto le cose importanti e quegli appunti avevano colpito l’attenzione di Borsellino”.
Il magistrato ha precisato che Borsellino aveva chiesto di essere  sentito dagli investigatori sulla strage di Capaci, dopo una valutazione di indizi ed ipotesi. INGROIA ha anche affermato che la strage di via D’Amelio era ”prevedibile” e che non furono prese ”misure adeguate” per proteggere Borsellino nei luoghi che abitualmente frequentava, come la strada in cui abitava la madre.


31 luglio 1992 Borsellino, nel raccontare a Ingroia – come da quest’ultimo dichiarato nella sua audizione davanti al CSMche vi era un grosso pentito che si stava per apprestare a collaborare mi disse anche che con questo grosso pentito aveva già avuto dei rapporti Giovanni FALCONE precedentemente nel periodo in cui Giovanni FALCONE era al Ministero mi disse successivamente tornò sull’argomento e mi fece il nome di questo pentito mi spiegò il grosso spessore di questo pentito in quanto io sinceramente non lo conoscevo, perché io sono in magistratura da poco sono quasi sempre alla provincia di Trapani per cui me lo spiegò lui chi era Gaspare MUTOLO mi disse che era un boss di grosso rilievo che era stato autista di Totò RIINA e mi disse anche che a suo parere poteva fare luce forse anche su legami tra Cosa Nostra e quindi insomma lo riteneva un personaggio molto importante del valore di un BUSCETTA, di un MANNOIA ecc.- mi disse anche che non vi so dire cronologicamente quando se ne parlò tre quattro volte e questo si mi disse non dirlo a nessuno infatti io a nessuno lo avevo detto mi disse non lo dire neppure a Roberto SCARPINATO perché sapeva che io con Roberto parlavo e infatti io a Roberto nulla dissi….



9 febbraio 1999
Ha raccontato il pubblico ministero Antonio Ingroia, quasi un figlio adottivo per Borsellino
“Paolo in quei giorni riprese in mano il famoso rapporto dei carabinieri del Ros su mafia e appalti”, un’ inchiesta nata con Falcone procuratore aggiunto e finita nelle mani di Giammanco.
Borsellino legge e rilegge “i diari di Falcone”, pubblicati dal Sole 24 Ore, che raccontano il conflitto in Procura che obbligo’ il giudice a lasciare Palermo. Dice Ingroia (Il valore di una vita): “Paolo vuole approfondire quelle vicende, sente che si tratta di episodi che, letti in un modo isolato, possono sembrare inconsistenti, ma che per il solo fatto di essere stati scritti da un uomo come Falcone nascondono qualcosa di importante…
In quei giorni Paolo contatta le persone citate negli appunti di Giovanni, i colleghi della Procura di cui si fida e che sono in grado di offrirgli nuovi particolari su quelle vicende”.
Paolo Borsellino si convince che “la causale piu’ probabile della morte di Giovanni” e’ nell’ intreccio degli appalti. FONTE Giuseppe D’Avanzo Corriere della Sera  9 febbraio 1999


27 luglio 2018 Trattativa? Ecco cosa disse Ciancimino a Mori, Ingroia e Caselli


25 maggio 2021 MAFIA e APPALTI – Antonio Ingroia: l’archiviazione si poteva “auspicabilmente” evitare

… FAVA, presidente della Commissione. Nel ’99 c’è poi una relazione depositata dal Procuratore Caselli, con le firme di molti Magistrati, sempre su quest’archiviazione. In questa relazione si dice – perché c’era stato, lo ricordiamo come antefatto, il dottor Felice Lima, PM a Catania, che aveva ascoltato Li Pero o Li Pera, che era il contabile, l’uomo di De Eccher in Sicilia ed erano venuti fuori una serie di nomi e quindi ipotesi investigative – dice il rapporto: “Nessuna notizia, né formalmente né informalmente la Procura di Palermo aveva mai avuto dal dottor Lima, fino alla trasmissione degli atti, che avviene alla fine di ottobre del ’92” e aggiunge: “la Procura non ha potuto utilizzare questi elementi che riguardavano De Eccher e numerose altre persone. Elementi che ove comunicati alla Procura di Palermo avrebbero impedito l’archiviazione del procedimento nel luglio del ‘92”.
Noi abbiamo ascoltato anche il dottore Lima, il quale ci ha detto: “io ricevo dal ROS le carte di Palermo, le carte di Palermo e ai colleghi di Palermo non ho nascosto nulla, perché non avevo nulla che loro non avessero già. Sulla base di quelle stesse carte i colleghi di Palermo fecero l’archiviazione e io andai a cercare Li Pera per convincerlo a collaborare.”
Può provare ad aiutarci a capire questo passaggio? Perché è un passaggio importante, perché quando in questa relazione si dice “se noi avessimo saputo, non avremmo chiesto l’archiviazione” e il dottor Lima dice “sapevano, avevamo gli stessi elementi e le stesse carte”.
INGROIA, già magistrato. Il dottore Caselli non c’era e quindi evidentemente ha fornito quella relazione sulla base delle informazioni, informato dai Sostituti che ci stavano all’epoca e si occupavano di queste indagini, di cui io non mi occupai, quindi, me ne occupavo quando ero a Marsala, ma a Palermo io venni assegnato subito alla provincia di Trapani, quindi non me ne occupai in quel tempo, me ne occupai successivamente, quando mi occupai della collaborazione di Li Pera. 
Come spiegarlo? Felice Lima so che aveva anche contatti diretti con Paolo Borsellino e che, quindi, di alcune cose lo aveva informato, ma in via riservata, Paolo Borsellino. Non credo che ci fossero – però non me la sento di affermarlo con certezza – che ci fossero elementi specialmente nuovi che furono sottoposti a Lima, però bisogna verificare la tempistica. Non sono in grado di dirlo.
FAVA, presidente della Commissione. Ho capito. Quindi, diciamo, quest’archiviazione si sarebbe anche potuta evitare con gli elementi che già esistevano.
INGROIA, già magistrato. Auspicabilmente.”   


15 dicembre 2021 Il j’accue di Ingroia: “Borsellino non si fidava di molti pm

15 dicembre 2021 Dalla deposizione del dr Ingroia al processo Mario Bo (depistaggio via d’Amelio). Il tema era la riunione del 14 luglio 92.

PUBBLICO MINISTERO – Lei innanzitutto era presente a questa riunione?
TESTIMONE INGROIA ANTONIO – Sì, certo, ero presente.
Ho un ricordo però approssimativo, devo dire la verità, oggi. Però io credo che o sono stato sentito lì o sono stato sentito al Consiglio Superiore della Magistratura, perché nel mese di agosto ci sono state le audizioni di tutti noi e credo che una parte sia stata dedicata alla faccenda dell’indagine mafia–appalti, il rapporto del ROS. Lì potrei, non sono sicuro, potrei anche essere stato più preciso.
Comunque io ricordo che c’è stato o che si sono state le richieste di chiarimenti di Borsellino. Ricordo, e ho già riferito in qualche circostanza, mi ha colpito di più la battuta che fece Borsellino fuori dalla riunione, e anche se non ricordo bene a chi la fece, ma l’ho già dichiarato, credo che fosse la Commissione Regionale, o la fece al dottore Lo Forte o la fece al dottor Pignatone, una cosa del tipo.  Voi non me la state raccontando bene”, una cosa simile.
PUBBLICO MINISTERO – Mi scusi, ma questa è una cosa che lei ha visto o gliel’ha raccontato…
TESTIMONE INGROIA ANTONIO – Io ho visto, sì.
Nel corridoio davanti… se non ricordo male alla fine della riunione, cioè nel corridoio subito dopo la riunione. Sempre nello sostanziale che raccontavo prima. Borsellino certe volte con il sorriso e con la battuta un po’ ironica lanciava dei piccoli messaggi per vedere anche la reazione della controparte.
Quello che so è che comunque Borsellino aveva interesse – questo l’ho dichiarato diverse volte anche in Corte d’Assise qui a Caltanissetta – Borsellino aveva interesse ad approfondire tutta questa vicenda del rapporto ROS mafia–appalti, e che nasceva dal fatto che lui intendeva, così me lo spiegò, intendeva approfondire tutte le annotazioni che Falcone aveva annotato nella sua agenda elettronica, famosa agenda elettronica poi pubblicata da Liana Mirella sul “Sole 24 Ore” a spezzoni”.
 

29 aprile 2023 Trattativa, Ingroia: ”Da Cassazione segnale che lo Stato non può processare sé stesso


25 maggio 2021 Rapporto Mafia e Appalti: ANTONIO INGROIA, Borsellino aveva la sensazione che a Palermo lo stessero insabbiando.


25 maggio 2021 TESTO integrale Audizione Antonio Ingroia in Commissione Antimafia Regione Sicilia


6 ottobre 2023 INGROIA: “Borsellino perseguitato dalle vipere della Procura


3 agosto 2024 L’ex magistrato, stretto collaboratore del giudice ucciso il 19 luglio 1992, racconta il clima all’interno della procura di Palermo diretta da Pietro Giammanco. “Lui e i suoi fedelissimi misero Borsellino in un angolo”
«Sono passati trentadue anni, ma lo ricordo come fosse ieri – dice Antonio Ingroia, all’epoca sostituto procuratore a Palermo – Al termine di una movimentata riunione nella stanza del procuratore Giammanco, Paolo Borsellino si avvicinò a Guido Lo Forte e Giuseppe Pignatone, disse: “Voi due non me la raccontate giusta sul dossier mafia e appalti».
FAVA, presidente della Commissione. Ho capito. Quindi, diciamo, quest’archiviazione si sarebbe anche potuta evitare con gli elementi che già esistevano.  INGROIA, già magistrato. Auspicabilmente.”    di Salvo Palazzolo 3.8.2024 La Repubblica 


1 agosto 2024 INGROIA: “Pignatone? Magistrato antitetico a Falcone e Borsellino. Implacabile con i deboli, indulgente con i forti”

…Quello che posso dire è ciò che in tempi non sospetti ho sempre dichiarato: Giuseppe Pignatone ha incarnato un modello di magistrato antitetico rispetto a quello trasmesso da Falcone e Borsellino nella valutazione della rilevanza penale delle condotte. Questo nonostante per la sua preparazione tecnica e investigativa sia stato uno dei migliori.
Falcone e Borsellino erano uomini, e magistrati, autonomi e indipendenti fino all’isolamento a difesa delle loro idee. Pignatone, invece, interpretava il ruolo di magistrato secondo principi di compatibilità rispetto al sistema, alla politica. Non esagero quando dico che è stato un magistrato che ha incarnato il modello del doppio-pesismo: implacabile con i più deboli della mafia militare e indulgente con i potenti (soprattutto nella valutazione delle relazioni esterne della mafia con il mondo dell’imprenditoria e della politica).
Per esempio quando rivendicò che non erano censurabili le condotte di certi parlamentari regionali perché rispetto alle scienze politiche la magistratura deve “fare un passo indietro”.


3 agosto 2024 INGROIA “Misero BORSELLINO in un angolo


3 agosto 2024 “Sapere che PIGNATONE è indagato per favoreggiamento alla mafia non mi stupisce”


9 agosto 2024 Ora anche INGROIA accusa PIGNATONE: “Era in rapporti con i boss della mafia


9 agosto 2024 INGROIA: “Pignatone in contatto con i boss di Cosa nostra


21 maggio 2025 INGROIA: “Un collega tradí Borsellino


17 luglio 2026 Antonio Ingroia: «Via D’Amelio fu una strage di Stato. Ucciso perché era d’ostacolo alla trattativa Stato mafia
«Borsellino era un ostacolo alla trattativa»
 «Il principale motivo è stato che Borsellino venne percepito come ostacolo alla trattativa che lo Stato stava svolgendo con la mafia proprio in quei mesi.Paolo Borsellino non era uno stupido. Anche solo quella notizia, per Paolo Borsellino, significava ovviamente l’inizio di una trattativa».
Per Ingroia, Borsellino non avrebbe mai accettato che lo Stato cercasse un accordo con gli assassini di Giovanni Falcone:
«L’ultima cosa che avrebbe concepito e consentito era che si trattasse con la mafia, perché era un evidente segno di debolezza che avrebbe favorito la mafia, come purtroppo è accaduto. Noi nel tempo siamo arrivati vicini alla verità e poi la strada della verità ci è stata sbarrata dai vertici più alti dello Stato italiano di quel tempo».
La Commissione parlamentare Antimafia – Ingroia contesta radicalmente la pista che collega l’accelerazione della strage di via D’Amelio al dossier Mafia e appalti. Conferma che Borsellino era interessato a quel rapporto e riteneva che l’indagine rischiasse di essere insabbiata. Esclude, però, che in quel momento l’inchiesta fosse tanto avanzata da giustificare l’improvvisa accelerazione dell’attentato.
«La Commissione Antimafia sta facendo, di fatto, un depistaggio delle indagini sulle stragi. La Commissione Antimafia sta seguendo una pista completamente morta».
Secondo Ingroia, isolare via D’Amelio dal contesto complessivo formato da Capaci, dalle bombe del 1993 e dalla strategia criminale degli anni 1992-1994 impedirebbe di comprendere il progetto politico-mafioso che ha condizionato la storia italiana:
«Separare la storia di Borsellino, concentrandosi sulla sua strage ed escludendo la lettura complessiva dei fatti, è un’opera obiettivamente di depistaggio».

 

 

🟥 MAFIA e APPALTI e l’eliminazione del dottor Borsellino