BOLZONI definisce il rapporto dei ROS: famigerato, patacca, bufala…

 

 

l Rapporto dei ROS su mafia e appalti continua a rimanere al centro del dibattito pubblico. Attilio Bolzoni, giornalista che da quarant’anni racconta la mafia e le sue metamorfosi, nell’ultimo mese ha attribuito al Rapporto qualificazioni diverse, presentate come frutto di una conoscenza profonda e diretta di quel documento e del contesto in cui nacque.(*).
Ed è qui che si apre il nodo politico‑istituzionale.
Se davvero il dottor Bolzoni dispone di elementi di giudizio ulteriori rispetto a quelli che hanno guidato negli anni tribunali, Corti d’Assise, Corte di Cassazione, Procure della Repubblica, Commissione Bicamerale Antimafia, ex colleghi di Paolo Borsellino, collaboratori di giustizia, giornalisti investigativi allora il paradosso è evidente: chi ha giudicato, indagato, assolto, condannato, archiviato o ricostruito la stagione delle stragi del ’92 non avrebbe avuto accesso a ciò che invece sarebbe noto a un singolo cronista. Non è un dettaglio. È una questione di sistema.
Il Rapporto mafia‑appalti è stato per oltre trent’anni un terreno di scontro: tra procure, tra apparati dello Stato, tra letture politiche e giudiziarie, tra chi lo riteneva un dossier importante e chi lo considerava un impianto investigativo fragile. Giovanni Falcone prima e Paolo Borsellino poi lo valorizzarono.  Altri lo ridimensionarono. Altri ancora lo ignorarono.
Oggi, se a distanza di tanti anni esistono elementi ulteriori, non condivisi, non verificati, non depositati, non possono restare patrimonio privato di nessuno. Men che meno di un singolo giornalista, per quanto autorevole.
La Procura di Caltanissetta, che ancora indaga sulle ragioni della eliminazione di Borsellino e la Commissione Antimafia, che ha il dovere di vigilare sulle zone d’ombra della Repubblica, non possono permettersi di ripetere gli errori dei loro predecessori: sottovalutazioni, omissioni, letture parziali, contrapposizioni interne allo Stato. Per questo, se il dottor Bolzoni fosse in possesso di elementi ulteriori crediamo debbano essere socializzati, resi pubblici, consegnati alle istituzioni competenti.
Non per alimentare polemiche ma per contribuire al perseguimento della verità sulle stragi del ’92 affinché non sia mai più ostaggio di frammenti, intuizioni o memorie individuali.
Non è in discussione la credibilità di un giornalista. È in discussione la credibilità dello Stato.
Perché se un giornalista sa più di quanto hanno saputo procure, corti e commissioni, allora il problema non è il dottor Bolzoni. Il problema è lo Stato. E questo, 34 anni dopo via D’Amelio, non è più tollerabile.

(*)

  • FAMIGERATO
  • PATACCA
  • BUFALA
  • LA GRANDE BUFALA
  • FUORVIANTE
  • PISTA CHE PORTA FUORI PISTA
  • La  pista seguita dal procuratore di Caltanissetta porta a niente.
  • Sbandata investigativa che lo vuole come movente o “concausa” delle stragi siciliane del 1992.
  • Niente di concreto che possa spiegare perché hanno ucciso Falcone e Borsellino.
  • Contorsioni politiche e tortuosità investigative
  • Molto, moltissimo lontano dalla verità sulle stragi.
  • Indagini lontane, lontanissime dalle stragi
  • Indagini su affari e intrallazzi che qualcuno (acrobaticamente) vorrebbe alle origini delle stragi siciliane del 1992.
  • Un rapporto che non spiega nulla sulle stragl del 1992 e del 1993
  • Mafia e Appalti, il rapporto del Ros e le piste che portano lontano dalla verità sulle stragi siciliane.

IL RAPPORTO,MAFIA-APPALTI E L’ELIMINAZIONE DEL DOTTOR BORSELLINO