
Santi Bologna ha 39 anni ed è magistrato dal 2016. Ha cominciato come giudice del dibattimento nella prima sezione penale del Tribunale di Caltanissetta, dove poi è stato per alcuni anni gip. Dall’inizio di ottobre è in servizio al Tribunale di Catania. È stato giudice estensore della sentenza di primo grado sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio e giudice nel processo Montante. Fino a marzo di quest’anno ha presieduto la sezione distrettuale dell’ANM di Caltanissetta. Ha insegnato diritto penale alla Scuola di specializzazione per le professioni legali dell’Università Kore di Enna e ha scritto una guida al patrocinio a spese dello Stato. Aderisce a Unicost.
Nel 2024, in un’intervista, criticò la norma che vieta di pubblicare le ordinanze cautelari, sostenendo che non tutela gli innocenti. Il procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca lo ha descritto come un giudice «non schierato, assolutamente imparziale».
Il 3 ottobre, da gip di Caltanissetta, ha depositato un decreto di 644 pagine con cui, su richiesta della Procura, ha archiviato il procedimento contro ignoti sulle stragi di Capaci e via D’Amelio, nel filone legato al dossier mafia-appalti.
Nel decreto ricostruisce la riunione del 14 luglio 1992 alla Procura di Palermo, arrivando a conclusioni diverse da quelle sostenute negli ultimi anni da alcuni magistrati che vi parteciparono.
Definisce poi “depistante” l’attività di Roberto Scarpinato, oggi senatore del M5S e componente della commissione Antimafia, nei confronti dell’ex collega Gioacchino Natoli, alla vigilia dell’audizione di quest’ultimo in commissione.
Scarpinato ha risposto così: «Il gip di Caltanissetta Santi Bologna non solo non ha garantito il mio diritto di soggetto non indagato al contraddittorio, ma si è spinto addirittura ad affermare che io avrei tentato di depistare i lavori della Commissione antimafia. È falso». E ancora: «Nel tentare di rianimare la pista mafia-appalti, un altro gip dello stesso ufficio, Santi Bologna, ha redatto un provvedimento di archiviazione contro ignoti basato su fatti e circostanze alcune delle quali ritenute false». Infine: «Lo stesso provvedimento del gip Bologna dà di fatto manforte al bullismo politico di cui sono stato bersaglio». Luigi Nave, capogruppo M5S in commissione, si è detto sorpreso che il gip scrivesse una tesi «evidentemente infondata».
Un decreto si può criticare, e chi non è d’accordo ha gli strumenti per farlo. Qui però al giudice Santi Bologna si rimprovera di aver scritto il falso e di aver agito con uno scopo.
Gli hanno espresso solidarietà Unicost, i giovani di Magistratura Indipendente, il procuratore De Luca e la giunta ANM di Caltanissetta, la stessa sezione che lui guidava fino a pochi mesi fa. Al Csm diversi consiglieri, togati e laici, hanno chiesto l’apertura di una pratica a tutela.
La giunta nazionale dell’ANM, a distanza di settimane, invece non ha detto nulla.
Nel 2012 i ruoli erano rovesciati. Il 19 luglio, ventennale di via D’Amelio, Scarpinato, allora procuratore generale a Caltanissetta, lesse a una commemorazione privata una lettera a Borsellino (https://www.archivioantimafia.org/lettere/scarpinato.pdf).
Vi scriveva che stringeva il cuore vedere talora, nelle prime file delle cerimonie ufficiali, personaggi la cui condotta di vita sembrava la negazione dei valori per cui Borsellino era morto. Non fece nomi. Su richiesta del consigliere laico del Pdl Nicolò Zanon, il Csm aprì una pratica in Prima Commissione, competente sui trasferimenti d’ufficio per incompatibilità, e gli atti furono trasmessi al procuratore generale della Cassazione per eventuali iniziative disciplinari.
L’ANM criticò l’iniziativa e centinaia di magistrati firmarono un appello in difesa della sua libertà di espressione (https://www.articolo21.org/2012/08/sostegno-a-scarpinato-la-lettera-inviata-al-csm-e-lelenco-dei-320-firmatari/). Sono quegli appelli che negli ultimi anni si sono moltiplicati e che non sono altro che strumenti con cui i magistrati fanno politica.
In ogni caso, il 7 novembre 2012 il plenum archiviò la pratica a larga maggioranza con il voto contrario del solo Zanon.
Allora la magistratura fece quadrato attorno a un magistrato finito nel mirino della politica. Oggi è lui, da senatore, ad accusare un giudice di aver scritto il falso, e a difendere quel giudice l’ANM nazionale non ha ancora trovato una parola. Viene da chiedersi se l’indipendenza del giudice valga solo quando la decisione conferma una certa lettura delle stragi.Al dottor Bologna va la nostra solidarietà. Ha fatto il suo lavoro e ha il diritto di continuare a farlo con serenità. da Insieme per una Giustizia Giusta
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