DI PIETRO: “Ero ai funerali di Giovanni Falcone. Paolo Borsellino mi si avvicinò e mi disse: Tonì, facciamo presto, abbiamo poco tempo.”

 

ANTONIO DI PIETRO
 
“Paolo Borsellino? Ho avuto alcuni incontri di lavoro con lui per quell’insieme d’inchieste sul sistema politica-mafia-affari.
Ho avuto la percezione plastica che personaggi scomodi non solo venivano lasciati da parte, ma tutto sommato allo Stato interessava poco di loro“.
“Tutti giustamente adesso stiamo esaltando Borsellino, ma vi posso assicurare che lui, come Falcone e come me, ha avuto solo bastoni tra le ruote quando era in attività, poi ora ci fanno i film per mostrare quanto era bravo.
Quando c’è scappato il morto fanno il bel funerale di Stato.
Ricordo un fatto concreto riguardo a Borsellino e l’ho anche detto nelle sedi opportune. Quando morì Falcone – continua – tutti immaginavano e sapevano che sarebbe toccato a Borsellino.
Lo diceva lui stesso. Ci furono anche relazioni formali dei Ros. Io all’epoca stavo a Bergamo e mi fu dedicata molta attenzione. La mia famiglia fu trasferita all’estero, avevo la mia casa controllata 24 ore su 24 da carabinieri e telecamere di sorveglianza. A me non si poteva avvicinare nessuno, mi hanno protetto. Per Borsellino perché non l’hanno fatto?“.
“Io e Borsellino lui sapevamo cosa ci sarebbe potuto succedere, ci arrivò proprio la informativa su quello che stavano preparando. E’ una cosa che non ha senso e non ha logica, se non quella di pensare: speriamo che non succeda, o magari: speriamo che succeda.
AdP da Fatto Quotidiano 13 gennaio 2022