Processo depistaggio Borsellino, video e intercettazioni di Riina agli atti. Quando il boss parlò di servizi segreti e La Barbera

di Saul Caia| 12 Dicembre 2023 FQ

 

“I Madonia erano confidenti dei Servizi Segreti…, c’era una legge che interessava a loro… e loro convincevano Riina a lasciare La Barbera, il commissario La Barbera, gli dicevano non lo dovete toccare. Dice, ma poi come mai non l’hanno ucciso…, dice, non lo so ma lo vorrei sapere perché non l’hanno ucciso. Il poliziotto… carabiniere… (incomprensibile) ammazzare e non l’hanno ammazzato. Il carabiniere con uno di Caltanissetta si… dei servizi segreti, abitava a Milano, allora”. Il video e la trascrizioni delle parole del capo dei capi, Totò Riina, entreranno nel processo ‘Depistaggio’ che si celebra a Caltanissetta, in cui sono imputati i poliziotti Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, ex componenti del gruppo d’indagine Falcone-Borsellino guidati da Arnaldo La Barbera, accusati di calunnia aggravata per aver favorito Cosa nostra, perché avrebbero istruito Scarantino, Salvatore Candura e Francesco Andriotta, costringendoli a rendere dichiarazioni che sarebbero servite a sviare le indagini sulla strage di via d’Amelio. In primo grado, caduta l’aggravante mafiosa, Bo e Mattei sono stati prescritti, mentre Ribaudo è stato assolto “perché il fatto non costituisce reato”.

Riina e le spie – Durante l’udienza il sostituto procuratore Maurizio Bonaccorso, applicato nel processo di appello, ha avvisato il presidente Giovanbattista Tona e le parti, del nuovo deposito, con le intercettazioni nel carcere di Opera, registrate l’8 novembre 2013, tra Riina e Alberto Lorusso, boss della Sacra corona unita, in cui si “evidenzia un progetto omicidiario, insieme al cognato Leoluca Bagarella nei confronti di La Barbera, lamentando il fatto che i Madonia si erano opposti e si erano messi di traverso”. Nel colloquio tra Riina e Lorusso, il capo dei capi parla anche di presunte spie: “Se avessi avuto contatti con questi, con queste spie, spie che dicono loro, questi spioni sono loro, gli spioni sono loro, le spie sono loro. Le spie erano Saro Riccobono, Tano Badalmenti, Stefano Bontate… questi collaboravano tutti però, questi. Perciò, invece di dire che eravamo spioni noialtri, questi erano quelli che combattevano a noialtri”.

No ai testimoni superflui – In aula si è anche discusso della memoria presentata, come raccontato da ilfattoquotidiano.it dall’avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino, alla quale il pm Bonaccorso, e le altre parti civili, Fabio Trizzino (legale dei figli di Paolo Borsellino, Rosalba Di Gregorio (Giuseppe La Mattina), Giuseppe Scozzola (Gaetano Scotto) e Giuseppe La Spina (avvocatura dello Stato) si sono opposti a numerosi testimoni ritenuti superflui nel procedimento dibattimentale.

Per questo hanno chiesto di non ascoltare Guido Longo, Luigi Savina, Gioacchino Genchi, Francesco Paolo Maggi, Giovanni Arcangioli, Marco Minicucci, Emilio Borghini, Paolo Fassari e Claudio Sanfilippo. Il pm Bonaccorso ha ribadito che gli atti dell’inchiesta sui familiari di La Barbera al momento non sono ostensibili, confermando la volontà di ascoltare i poliziotti Andrea Grassi, Gabriella Tomasello, Armando Infantino, Giuseppe Lo Presti e Nicolò Giuseppe Manzella. Ma soprattutto Maurizio Zerilli, all’epoca capo della “squadra B”, autore di due diverse relazioni di servizio sulla quale secondo l’accusa bisognerebbe fare chiarezza.

Opposizione delle difese – Gli avvocati Giuseppe Seminara Giuseppe, legale di Mattei e Ribaudo, e il collega Giuseppe Panepinto, difensore di Bo, hanno chiesto una settimana di tempo per poter leggere la memoria di Repici e presentare le possibili opposizioni. In merito alle richieste dei pm, l’avvocato Seminara ritiene che ascoltare i cinque poliziotti porterebbe a utilizzare “dichiarazioni contaminate” perché “si parla di due borse di Borsellino”, e “creano confusione, portando ricordi non corretti, soprattutto di Lo Presti, che non dovrebbero entrare nel procedimento processuale perché irrilevante”. L’avvocato Panepinto ha chiesto al giudice di mettere un “freno dell’acquisizione di atti processuale” da parte dell’accusa, in quanto non ci sarebbe “nulla di nuovo in questa vicenda e nulla di rilevante”, confermando con fermezza “l’opposizione a tutte le prove testimoniali”, perché “si sta divagando con la parte istruttoria e sul capo di imputazione”.