29.10.2010 Il falso pentito scrive alla Borsellino “Mentii sull’attentato, mi hanno costretto  

 

Chiede perdono e svela una sconvolgente verità: «Io non sapevo nulla sulla strage del giudice Borsellino e non avevo motivo di depistare le indagini. Ma hanno vinto “Loro”, le indagini sono state depistate, oggi sono un uomo solo abbandonato da tutti e dalla famiglia». Dalla cella del carcere di Velletri dove sta scontando una pena ormai definitiva a 18 anni di reclusione, Vincenzo Scarantino, il “falso pentito” di tutti i processi per la strage di via D´Amelio, ormai definiti in Cassazione con condanne all´ergastolo, anche di persone innocenti, scrive ai familiari di Paolo Borsellino e ammette che quella da lui raccontata è una falsa verità, costruita a tavolino da uomini delle istituzioni, magistrati e poliziotti che lo avrebbero coartato e minacciato sin dal giorno del suo arresto.  Ecco cosa scrive Scarantino alla moglie di Paolo Borsellino, Agnese, ed ai suoi figli. Una lettera inviata proprio in via D´Amelio, dove il 18 luglio del 1992 fu ucciso il magistrato insieme agli uomini della sua scorta, dilaniati da un´autobomba. Una lettera (contenuta nel libro “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino” di Lorenzo Baldo e Giorgio Bongiovanni, Aliberti editore, di prossima uscita) alla quale la signora Borsellino ha risposto, accettando la richiesta di perdono di Scarantino. «Cortese signora Agnese e figli, signora Rita e figli, signor Salvatore e figli, sono Scarantino Vincenzo che Le scrive e mi creda non è una cosa facile per me essendo con uno stato d´animo difficilissimo». Comincia così la lettera di Scarantino che racconta l´”assalto psicologico” subito da “Enti” (così definisce magistrati e poliziotti che lo interrogavano, ndr) che gli fecero credere di aver contratto l´Aids dal dentista del carcere. L´azione di depistaggio, secondo il racconto del pentito, partì nell´immediatezza del suo arresto. «Sono stato oggetto e vittima di piani e strategie che non mi appartenevano. Questo già perché quando sono stato portato all´aeroporto militare di Boccadifalco (a Palermo per essere trasferito a Pianosa, ndr) ho subito evidenziato che io nulla sapevo sia della 126 imbottita di tritolo sia della strage».  Ma “loro” non era questo che volevano sentire. E ogni volta che il presunto mafioso provava a dirlo lo minacciavano «dicendomi che se non la smettevo mi toglievano i miei figli e mi allontanavano definitivamente da mia moglie e dalla mia famiglia.
Questo mi uccideva mentalmente e ogni qualvolta che riprendevo il coraggio di dire che le indagini erano sbagliate e le verità erano altre, venivo zittito e minacciato a dover pensare ai miei figli ed a mia moglie che.. “era una bella donna”…» . Parole che potrebbero aggravare la posizione dei tre funzionari di polizia iscritti nel registro degli indagati della Procura di Caltanissetta con pesantissime ipotesi di reato. Sono gli investigatori del gruppo Falcone-Borsellino guidato dallo scomparso Arnaldo La Barbera, poi risultato al libro-paga dei servizi segreti. I funzionari di polizia, che gestirono Scarantino insieme ai magistrati che si sono avvicendati alla Procura di Caltanissetta e che oggi svolgono tutti importanti incarichi altrove, sono stati interrogati a Caltanissetta e hanno dato la loro versione dei fatti, ovviamente del tutto diversa. Ma Scarantino insiste: «Io non avevo nessun motivo di depistare le indagini nè tantomeno ne avevo voglia, ma per la mia fragilità nelle decisioni è diventata un´arma infallibile per chi invece ne aveva di motivi e di voglie per depistare tutto. Fatto sta che hanno vinto Loro. Le indagini sono state depistate». 
Parole sconvolgenti quelle di Scarantino, che confermano la più recente ipotesi investigativa che entro la fine dell´anno porterà la Procura di Caltanissetta a chiudere l´inchiesta sugli esecutori materiali che vede indagati Spatuzza e Vittorio Tutino e a chiedere la revisione dei processi. Alle parole di Scarantino Agnese Borsellino ha voluto rispondere assicurando il suo perdono, ma chiedendogli di fare ulteriormente chiarezza.
«Caro Vincenzo – gli scrive – ti fa onore che tu abbia avvertito il bisogno di chiedermi perdono, è un sentimento che io accetto. Mi chiedo tuttavia quali siano i motivi per i quali mi chiedi perdono, quale ribellione ha la tua coscienza, come sei stato coinvolto in questa immane tragedia? Dopo la strage di via D´Amelio quali sono le persone che ti hanno “zittito” e “minacciato”? Quali istituzioni avevano interesse a depistare le indagini? E secondo te perché?».  LA REPUBBLICA VENERDÌ, 29 OTTOBRE 2010 FRANCESCO VIVIANO e ALESSANDRA ZINITI



La lettera di Vincenzo Scarantino ad Agnese Borsellino

Cortese Signora Agnese e figli, Signora Rita e figli, Signor Salvatore e figli, sono Scarantino Vincenzo che Le scrive e mi creda non è una cosa facile per me essendo con uno stato d’animo difficilissimo.  Dopo essere stato arrestato anni fa, sono stato colpito dalla brutta bestia quale è la depressione con la quale ho convissuto il bruttissimo evento riguardante la stimata persona che era il Dott. Borsellino. E lì nel carcere ove ero richiuso, Busto Arsizio e successivamente Pianosa, è iniziato un assalto psicologico da parte degli enti come per esempio dopo essere andato a visita dal dentista mi facevano far credere che avevo contratto l’AIDS CONDANNANDOMI A PRIORI CON IL FATTO CHE CHI FACEVA MALE A DEI MAGISTRATI, VENIVA IMPICCATO O STRANGOLATO CON L’EMISSIONE DEL BOLLITO NELLA BOCCA.   Sono stato avvolto da effetti mediatici più forti di me non avendo le forze di combattere. E di conseguenza sono stato oggetto e vittima di piani e strategie che non mi appartenevano questo già perché quando sono stato portato all’aeroporto militare di Boccadifalco avevo subito evidenziato che io nulla sapevo sia della macchina sia della strage e in atto e avvenuta. Chiunque incontravo e cercavo di parlare e riflettere sul fatto che io non sapevo nulla di nulla dell’accaduto, ha sempre cercato di stravolgere i miei pensieri minacciandomi ogni qualvolta che se non la smettevo mi toglievano i miei figli e mi allontanavano definitivamente da mia moglie e tutta la famiglia.
Questo mi uccideva mentalmente attimo dopo attimo, ma la paura di subire l’allontanamento forzato della mia famiglia mi terrorizzava. Ogni qualvolta riprendevo il coraggio di dire che le indagini erano sbagliate e le verità erano altre, venivo zittito e minacciato a dover pensare ai miei figli ed a mia moglie che “… era una bella donna …”.  
Ho provato molte volte a voler conferire con persone, ma poi al momento che ero di fronte a loro venivo inondato dalle loro gentilezze e non riuscivo più a parlare e dire ogni verità.

Mi sono costituito in vari carceri italiani per poter dire la verità. Ma puntualmente i referenti mi facevano buttare fuori anche dalle stesse carceri. Io non avevo nessun motivo di depistare le indagini ne tantomeno ne avevo voglia, ma per la mia fragilità nelle decisioni è diventata un’arma infallibile per chi invece ne aveva di motivi e di voglie per depistare tutto. 
Fatto sta che hanno vinto LORO.

Le indagini sono state depistate. Infatti oggi sono rimasto un uomo solo ed abbandonato da tutta la famiglia e da tutti. Sono sicuro che quel poco che fino ad ora ho scritto non darà mai la rispettabilità dovuta al dott. Borsellino. Lui è stato tradito dalla mia inconsapevole fragilità, ma anche da chi volutamente ha fatto capire altro. Detto tutto ciò vengo da VOI a chiedervi umilmente perdono per quanto accaduto e per il coraggio che non ho mai avuto a fermare quella macchina di disobbedienti e di menti più qualificate della mia. Vi chiedo perdono per tutto e vi ringrazio per essere stati la fonte di un coraggio a me sconosciuto il quale da oggi mi libererà da un peso terribile. PERDONO.  Scarantino Vincenzo. Velletri, 2 ottobre 2010  


 La risposta di Agnese Borsellino a Vincenzo Scarantino.

 Caro Vincenzo, ti fa onore che tu abbia avvertito il bisogno di chiedermi perdono, è un sentimento che io accetto. Mi chiedo tuttavia quali siano i motivi per i quali mi chiedi perdono, quale ribellione ha la tua coscienza, come sei stato coinvolto in questa immane tragedia? Prima della strage quali sono stati i referenti che ti hanno indirizzato nella cattiva strada approfittando delle tue fragilità?  Dopo la strage di via d’Amelio quali sono le persone che ti hanno “zittitto” e “minacciato”? Quali istituzioni avevano interesse a depistare le indagini? E secondo te perché? Tutto quello che mi scrivi può essere anche realtà. Aiuta chi ti ascolterà a conoscere la verità su questo drammatico depistaggio, talmente grave che i suoi autori meritano di essere puniti e smascherati quanto coloro che hanno armato la mano degli attentatori. Inizia una nuova vita rivelando tutto quello che sai ai magistrati di Caltanissetta, i tempi sono cambiati, solo così ti sentirai un uomo libero; racconta tutta la verità evidenziando prove valide ai fini processuali, un vero uomo deve possedere in tutti i momenti della sua vita il coraggio delle proprie azioni, siano esse cattive siano esse buone, non ti arrendere dinnanzi alle difficoltà, solo così guarirai definitivamente dalla depressione e onorerai la memoria di un santo uomo quale verosimilmente è stato mio marito Paolo. Parla solo e soltanto con il Procuratore della Repubblica di Caltanissetta, il dott. Sergio Lari, che ti assicuro paternamente ti ascolterà. Con umana cristianità ti auguro tutto il bene possibile.  Agnese Borsellino