25 giugno 1992 🟧 Un incontro fuori protocollo, dentro il cuore del problema

L’incontro segreto di Borsellino con i ROS alla Caserma Carini

Non esiste un verbale. Non esiste una comunicazione ufficiale alla Procura. Non esiste una spiegazione univoca.

Esiste solo un fatto: Paolo Borsellino, procuratore aggiunto, incontra i ROS in segreto. E questo, in uno Stato che pretende di funzionare per gerarchie e tracciabilità, è già una notizia.
L’incontro avviene mentre l’indagine Mafia e Appalti viene rallentata, ridimensionata, sterilizzata. Avviene mentre Borsellino cerca di capire chi stia muovendo i fili dopo Capaci. Avviene mentre il magistrato percepisce che qualcosa, nelle istituzioni, non torna più.

Il contesto: 57 giorni di solitudine istituzionale

I 57 giorni tra Capaci e via D’Amelio non sono solo un conto alla rovescia. Sono un laboratorio di pressioni, omissioni, segnali distorti.
In quei giorni Borsellino: ricostruisce i movimenti dei boss prima e dopo Capaci, comprende che la morte di Falcone non è solo mafia, si trova isolato, senza più canali informativi affidabili, teme che l’indagine Mafia e Appalti sia stata sabotata
In questo scenario, un incontro segreto con i ROS non è un’anomalia: è un sintomo.

Cosa cercava davvero Borsellino Le ricostruzioni più credibili convergono su un punto: Borsellino voleva capire chi stesse frenando l’indagine Mafia e Appalti e perché. Cercava risposte su: la rete di imprese e politici coinvolti, le pressioni che stavano smontando l’indagine, i segnali di una possibile trattativa in corso, il ruolo dei vertici mafiosi nel nuovo equilibrio post-Falcone.

Il fatto che si rivolgesse ai ROS fuori dai canali ufficiali indica una cosa sola: non si fidava più di tutti.

Il nodo politico-istituzionale L’incontro alla Caserma Carini è il punto in cui si incrociano la trattativa Stato–mafia, l’indagine Mafia e Appalti, il crescente isolamento di Borsellino, le tensioni interne allo Stato, la preparazione della strage di via D’Amelio
È il momento in cui il magistrato capisce troppo. E in cui lo Stato, o una parte di esso, capisce che lui ha capito.

Perché questo incontro pesa ancora oggi Perché rappresenta il punto in cui la Repubblica si guarda allo specchio e non si riconosce. Perché mostra che, nei momenti più bui, la trasparenza istituzionale si incrina. Perché dimostra che la verità, quando tocca certi fili, diventa pericolosa.

25 giugno 1992 BORSELLINO incontra in in via riservata presso la caserma dei Carabinieri  il capitano GIUSEPPE DE DONNO ed il colonnello MARIO MORI, autori di un voluminoso rapporto sul tema mafia-appalti in Sicilia. Questo rapporto essi lo avevano già consegnato al procuratore GIAMMANCO il 20 febbraio 1991, ma gli sviluppi investigativi erano stati scarsi. “La convocazione segreta – ricorda il PM LUCA TESCAROLI era dovuta al fatto che il magistrato voleva mantenere il massimo riserbo, ad ulteriore dimostrazione della situazione di disagio e tensione che già caratterizzava i suoi rapporti con GIAMMANCO. Ai due ufficiali Borsellino propose la costituzione presso il ROS di un gruppo coordinato da De Donno, che avrebbe dovuto riferire unicamente a lui. L´incontro alla caserma Carini di Palermo verrá descritto dagli ufficiali Mori e De Donno il 27 marzo 1999 durante un´udienza del processo “Borsellino Ter”. SEGUE


25 giugno 1992 “Nella caserma Carini dei carabinieri di Palermo il colonello Mori e io incontriamo il dottor Paolo Borsellino, che ci aveva chiesto un colloquio riservato fuori dal tribunale di Palermo. L’argomento era Mafia e appalti, di cui il magistrato aveva già ottenuto da noi copia, su sua richiesta, mentre era procuratore di Marsala. Il dottor Borsellino, che ne aveva parlato diffusamente con Giovanni Falcone, individuava nel lavoro del ROS, oltre che una possibile causale alla morte del collega, anche un nuovo e più efficace strumento investigativo nei confronti di cosa nostra. Si decideva, quindi, di riprendere le indagini sotto la sua specifica ed esclusiva direzione. Il rilevante interesse del dottor Borsellino nell’indagine Mafia e appalti è dimostrato anche dal fatto che lo stesso 25 giugno 1992 nel tardo pomeriggio, quando lui si recò alla biblioteca comunale di Palermo di Casa Professa, riparlò di questo argomento. 16 aprile 2025 Dall’audizione colonnello carabinieriGIUSEPPE DE DONNO

 

 

In merito all’incontro presso la caserma Carini del 25 giugno 1992 del dr Borsellino con il Ros presso la caserma Carini, si riporta un estratto della audizione dell’Avvocato FABIO TRIZZINO in Commissione Parlamentare Antimafia dello scorso 2 ottobre.

 

“Il dottor Scarpinato sovrappone, nel senso che mette insieme l’anonimo del maggio del 1992 con quello del 23 e 24 giugno del 1992.
In termini logici, considerato tutto quello che è l’altro materiale acquisito, cioè in primis la dichiarazione di Canale – che è colui a cui viene chiesto dal dottor Borsellino di organizzare l’incontro – quand’anche fosse il corvo-bis questo non cambia nulla, perché, essendo arrivato quell’anonimo il 23 o il 24 giugno, il dottor Borsellino dice al dottor Scarpinato: «Io domani andrò a incontrare i ROS». L’importante cioè è che tutto ciò che riguarda gli anonimi sia prima del 24 e soprattutto – e questa è una circostanza che non c’era stata mai detta – che anche il dottor Scarpinato era stato destinatario di una confidenza, ma lo dichiara lui, non lo dico io, attenzione lo dichiara lui al processo di Avezzano e di Caltanissetta, noi non lo sapevamo, noi avevamo la dichiarazione del dottor Scarpinato dell’aprile del 1999, punto.
È un altro elemento che si aggiunge.
Comunque sia, il dottor Borsellino dice al dottor Scarpinato che avrebbe, o aveva, o avrebbe fatto un incontro segreto con i ROS, questa è l’altra circostanza assolutamente nuova.
A questo punto, vi leggo proprio quanto riferito il 18 ottobre del 2021 ad Avezzano: «Lo sto dicendo perché c’è un accenno a mafia-appalti, mi chiese cosa ne pensavo, mi disse che era molto rilevante» parlando dell’anonimo, attenzione «o era molto rilevante o era qualcuno che voleva depistare ed era rilevante lo stesso. Mi disse che gli avevano detto che forse quell’anonimo poteva venire dall’ambiente del ROS», perché alla fine dell’anonimo si diceva «rivedetevi l’inchiesta mafia-appalti».
«Mi disse che avrebbe avuto degli incontri segreti di cui non dovevo parlare con Giammanco per capire chi era l’autore di quell’anonimo, quello fu l’unico accenno che mi fece».
Queste sono le parole.
Se noi consideriamo che questa circostanza non c’è mai stata detta prima, quindi il numero delle persone che conoscono dell’incontro segreto con Borsellino aumenta.
Non mi risulta dalla lettura delle sentenze che anche il corvo-bis venisse attribuito al ROS.
Era l’appunto su Lipera che viene attribuito al ROS e quello arriva il 30 aprile del 1992 al ROS, il 3 viene spedito a Catania in cui arriva il 6 e da qui iniziano le indagini di Lima, il 12, con ricevuta dal dottor Lo Forte, quell’anonimo è nelle mani della Procura di Palermo.
In quell’anonimo c’è scritto sostanzialmente questo: «Spremete Lipera a Catania perché guardate che la Rizzani de Eccher di Udine ha fatto tante anomalie con riferimento a Mascali e altro, quindi fate parlare Lipera che sa tante altre cose perché ci sono stati pochi arresti», se volete ve lo leggo letteralmente.
Rimane dunque questo contrasto ma alla fine la sostanza poco cambia dal mio punto di vista.
Borsellino vuole sapere perché è in atto una campagna di delegittimazione nei confronti del ROS, questo è il punto chiave.
Borsellino quando incontra De Donno gli dice: «Di lei parlano tutti male, lo considerano un esaltato, io invece ho avuto modo di prendere le mie informazioni e so che lei è una persona veramente in gamba», questo gli dice Borsellino, secondo la testimonianza di De Donno, ovviamente, però il fatto stesso che voglia organizzare un incontro segreto, voglia rivitalizzare – certo Borsellino i suoi errori li ha fatti anche lui, probabilmente, non era perfetto – diciamo che però tutto conduce verso un’attestazione di fiducia verso il ROS e il lavoro che stava svolgendo, giusto o sbagliato, non tocca a noi dirlo, io mi sto limitando a riportare fatti e circostanze.
Quindi si lasciano con questo intento e poi sappiamo che è finita e Borsellino non ha potuto procedere”.
 

16 aprile 2025 Dall’audizione colonnello carabinieri  GIUSEPPE DE DONNO  

Il 25 giugno 1992 nella caserma Carini dei carabinieri di Palermo il colonello Mori e io incontriamo il dottor Paolo Borsellino, che ci aveva chiesto un colloquio riservato fuori dal tribunale di Palermo. L’argomento era Mafia e appalti, di cui il magistrato aveva già ottenuto da noi copia, su sua richiesta, mentre era procuratore di Marsala. Il dottor Borsellino, che ne aveva parlato diffusamente con Giovanni Falcone, individuava nel lavoro del ROS, oltre che una possibile causale alla morte del collega, anche un nuovo e più efficace strumento investigativo nei confronti di cosa nostra. Si decideva, quindi, di riprendere le indagini sotto la sua specifica ed esclusiva direzione. Il rilevante interesse del dottor Borsellino nell’indagine Mafia e appalti è dimostrato anche dal fatto che lo stesso 25 giugno 1992 nel tardo pomeriggio, quando lui si recò alla biblioteca comunale di Palermo di Casa Professa, riparlò di questo argomento.

 

AUDIZIONI COMMISSIONE PARLAMENTARE  ANTIMAFIA DI LUCIA BORSELLINO E FABIO TRIZZINO


IL RAPPORTO MAFIA-APPALTI E L’ELIMINAZIONE DEL DOTTOR BORSELLINO