Si e’ molto discusso sulle intercettazioni delle telefonate intercorse tra l’ ex magistrato Gioacchino Natoli e il senatore Roberto Scarpinato in previsione dell’audizione del dottor NATOLI in Commissione Bicamerale Antimafia.
Oggi è possibile leggere nell’interezza tutto ciò che contiene la richiesta di archiviazione presentata dalla procura di Caltanissetta nell’ambito del relativo procedimento 2098/2022 RGNR iscritto a mod. 44 (contro ignoti) che riporta anche stralci delle intercettazioni tra i due.
“L’attività di captazione restituiva risultati di sicuro interesse grazie anche ai commenti suscitati dai lavori della Commissione parlamentare Antimafia. In effetti, si registravano:
– contatti tra SIRACUSA Patrizia, moglie di Gioacchino NATOLI, ed una serie di soggetti con i quali la donna interloquiva in merito alla condotta tenuta dal marito in relazione al fascicolo iscritto con gli atti provenienti da Massa Carrara, evidenziando l’intervento decisivo, nella gestione degli atti, dell’allora Procuratore della Repubblica e di Giuseppe PIGNATONE;
– contatti tra Gioacchino NATOLI e Roberto SCARPINATO (cfr. note prot. 0740941 del 21.12.2023, prot. 0116439 del 23.02.2024, prot. 0212532 del 09.04.2024) nel corso e dei quali: quest’ultimo informava di essere stato designato a far parte della citata Commissione che aveva eletto un suo Presidente che, in successive conversazioni con lo stesso interlocutore (progressivo 4645 del 29.08.2023 – r.int. 1088/2022), il Senatore si diceva deciso a “seppellire […] sotto una montagna di documenti”. SCARPINATO comunicava a NATOLI i temi di approfondimento della Commissione e lo “incaricava” di sondare il contenuto di ciò che certi soggetti (tra i quali l’attuale Procuratore Maurizio DE LUCIA) avrebbero potuto dire sui fatti della Procura di Palermo del 1992, ove si fosse deciso di audirli.”
Ad un certo punto sempre dalle intercettazioni emerge che:
” in successive conversazioni, NATOLI e SCARPINATO si accordavano sulle domande che quest’ultimo avrebbe rivolto al primo in ipotesi di una sua (probabile) escussione e concordavano i temi che NATOLI avrebbe dovuto sviluppare con l’ausilio del Senatore, il quale avrebbe dovuto “alzargli la palla” (cfr. Progressivo n. 2594 del 18 gennaio 2024 – r.int. 1400/2023), per consentirgli di introdurre determinate circostanze che entrambi erano interessati a fare emergere;”
E venivano concordate tra i due anche le cosiddette “ note di chiarimento”:
“con l’approssimarsi dell’audizione di NATOLI, quest’ultimo concordava, inoltre, con il Senatore SCARPINATO, il contenuto delle “note di chiarimento” da depositare dinnanzi alla Commissione e i due definivano, inoltre, la “scaletta” delle domande che il parlamentare avrebbe rivolto, in quella occasione, all’ex collega e passavano in rassegna i nominativi di altri soggetti che, a loro avviso, dovevano essere sentiti (progressivo 7278 del 20 gennaio 2024 – r.int. 1088/2022); “
Ma il documento rivela molto altro, non solo i discorsi tra i due ex magistrati ma anche l’ interesse manifestato dal dr Borsellino verso l’ informativa del Ros che era stata depositata a febbraio del 1991 e che lo stesso era intenzionato ad approfondire. Alle pag 74 – 75 – 76 vengono riportati gli interrogatori degli ex magistrati Antonio Di Pietro, Alberto Di Pisa e Antonio Ingroia:
“Convergenti con queste ultime le dichiarazioni rese da Alberto DI PISA in data 4 maggio 2021 di fronte alla Commissione Antimafia dell’A.R.S. (XVII Legislatura – Presidente FAVA): «tornando al tema di BORSELLINO, io ricordo che in occasione della camera ardente allestita al Palazzo di Giustizia in occasione della strage di Capaci ebbi con BORSELLINO un breve colloquio dinanzi alle bare di FALCONE, della moglie e degli agenti della scorta. Io dissi a BORSELLINO che questa strage secondo me aveva una finalità destabilizzante. BORSELLINO mi corresse e mi disse “No, questa non è una strage destabilizzante, ma è una strage stabilizzante” nel senso che mirava a mantenere il sistema attuale e poi aggiunse “io intendo riaprire le indagini su mafia e appalti”, quasi a volere stabilire un collegamento tra la strage e l’indagine sugli appalti. […] Sì, mi ricordo perfettamente che dopo avermi detto che la strage era un fatto stabilizzante, mi disse che era sua intenzione riprendere le indagini sul rapporto mafia-appalti. In effetti poi si recò alla caserma Carini dove ebbe un incontro con MORO e con DE DONNO in cui disse che intendeva riprendere le indagini. Non dimentichiamo che quando FALCONE andò al Ministero come Direttore degli affari penali portò con se il dottore […]. Questo è quello che io posso dire ed è ciò da cui nasce la mia convinzione. […] Ma indubbiamente la decisione di GIAMMANCO di togliermi tutto, non soltanto le inchieste su mafia-appalti, ma anche tutte le altre inchieste, tanti appalti a Palermo soprattutto, è una decisione che mi ha molto meravigliato perché insomma allora non c’era niente, c’era soltanto un articolo sul giornale e basta. È chiaro che GIAMMANCO aveva determinati collegamenti, era amico di D’ACQUISTO, quindi LIMA, personaggi che venivano tirati in ballo nel rapporto mafia-appalti in cui entrava anche Raul GARDINI che allora risultò avere dei collegamenti con la mafia siciliana proprio per la gestione degli appalti. Quindi io ritengo che era un po’un coacervo di interessi che GIAMMANCO volle stoppare togliendomi quell’indagine prima ancora che io fossi indagato e avessi ricevuto semplicemente un avviso di garanzia». L’affermazione appare tanto più rilevante se si considera che, nel verbale del 5 dicembre 2023, Antonio INGROIA, escusso da questo Ufficio, dichiarava“non posso affermare che Borsellino avesse già la verità sulla strage di Capaci, né che per inerzia non sia stato sentito dalla Procura di Caltanissetta. Preciso nel corso della verbalizzazione riassuntiva che Borsellino mi confidò che avrebbe chiesto di essere sentito non appena avesse terminato gli accertamenti che stava svolgendo.Borsellino mi disse “io devo indagare sulla morte di Giovanni Falcone”. Appare dunque chiara una volontà di Paolo BORSELLINO di concentrare la propria attività successiva alla morte del collega ed amico Giovanni FALCONE sull’individuazione delle cause dell’uccisione di quest’ultimo.”
Quindi, il dr. Borsellino non era stato convocato da Caltanissetta, come credono in molti ma ci sarebbe andato lui nel momento in cui fosse stato in possesso di prove da trasferire ai colleghi. Perché Borsellino, come é noto, parlava con le prove in mano non per teoremi.
Ma questo documento tocca molti punti rimasti oscuri per 30 anni. Ad esempio l’invio irrituale dell’informativa mafia appalti al Ministero della Giustizia da parte di Giammanco (un reato vero e proprio) il 6 agosto del 1991.
“Orbene, è a malapena il caso di osservare che, come si è detto, in data antecedente al primo agosto 1991, una versione parzialmente omissata dell’informativa era stata depositata presso il Tribunale del Riesame di Palermo, mentre appena 5 giorni dopo il Procuratore della Repubblica aveva inoltrato al Ministero della Giustizia, in maniera totalmente irrituale, una versione integrale dello stesso atto, ponendo, cioè, in essere una condotta certamente integrante gli estremi del reato di cui all’art. 326 C.p. anche in base alle valutazioni operate dal suo stesso Ufficio (che aveva ritenuto che dovesse essere mantenuto il segreto quantomeno sulle parti del Rapporto che non erano state ostese in sede cautelare). “
E a proposito di ciò, la Procura di Caltanissetta è netta: in quell’ufficio non potevano non sapere, e tuttavia tacquero. Tacquero anche quando i colleghi di Borsellino vennero ascoltati dal CSM alla fine di luglio 1992. A pag. 157 e seguenti si legge:
“…nonostante ciò, nessuno dei soggetti sentiti di fronte al Consiglio Superiore della Magistratura aveva reputato che la singolare condotta del Procuratore dovesse essere portata a conoscenza dell’organo di autogoverno quale plateale anomalia nella gestione dell’Ufficio; ovviamente si fa riferimento esclusivamente ad una ristrettissima cerchia di magistrati di fiducia del Procuratore GIAMMANCO, che certamente si rese conto della scorrettezza del suo operato, ossia ai dottori PIGNATONE, LO FORTE e NATOLI;”
Quello di cui son qui riportati alcuni stralci, é un documento che mette in risalto molti temi oltre quelli già citati: l’indagine proveniente da Massa Carrara (sottovalutata), l’isolamento del dr Borsellino in quel “nido di vipere”, gli atti di cui si stava interessando, l’ostracismo incontrato, i rapporti con il Ros, la riunione del 14 luglio 92 in procura e le domande poste dal giudice, le dichiarazioni al CSM, le indagini seguenti su mafia e appalti arrivate con anni di ritardo rispetto al 92, e le molte omissioni dell’epoca, di fronte alla volontà del dr Borsellino di voler approfondire l’ informativa del Ros che pensava fosse stata in parte affossata dalla procura di Giammanco.
Il TESTO INTEGRALE
18 gennaio 2024 GIOACCHINO NATOLI a ROBERTO SCARPINATO “Tu mi devi alzare la palla VIDEO (fonte: RAI “Lo stato delle cose’ 22.9.2025)
VIDEO INTEGRALE (fonte: RAI “Lo stato delle cose’ 22.9.2025)
23 gennaio e 1º febbraio 2024 L’ex magistrato GIOACCHINO NATOLI audito dalla Commissione Parlamentare Antimafia SEGUE
1 febbraio 2024 NATOLI/SCARPINATO – Audizione Commissione Parlamentare Antimafia SEGUE
Febbraio 2024 “Ci sono voluti 32 anni per leggere cose, a mio giudizio, importantissime e di cui non vi è traccia nei processi sulla strage di Via D’Amelio. Ho fatto bene a lasciare, tempo fa, il rassicurante riparo del campo base. Non so se riuscirò a raggiungere l’Everest. Ma guai a rinunciare al faticoso cammino verso la verità.” FABIO TRIZZINO. La Commissione Parlamentare Antimafia presieduta dall’onorevole CHIARA COLOSIMO declassifica 36 documenti relativi alle indagini su Via D’Amelio SEGUE
LEGGI L’ARTICOLO
La replica di Scarpinato
- Nulla da nascondere in conversazioni con Natoli. Valuteró con i miei legali…
- FALSO che la PROCURA mi abbia CONTESTATO INTERCETTAZIONI
Le reazioni della politica
RASSEGNA STAMPA
VIA D’AMELIO – domande e risposte SCARPINATO/NATOLI in Commissione Antimafia (testo e video audio)
GIOACCHINO NATOLI: Chisti del Progetto San Francesco…
Al dottor NATOLI, che nel corso di una conversazione (intercettata su disposizione dalla Procura di Caltanisetta) con il senatore SCARPINATO “ci ha onorato” di una citazione:
“…invece, invece, ho trovato da un’altra dichiarazione rilasciata (dall’avvocato Trizzino) a chisti di Progetto San Francesco, non so bene chi cazzo siano, che lui vuole vedere il provvedimento con il quale è stata revocata la smagnetizzazione!…”
Riproponiamo il post che pubblicó l’avvocato FABIO TRIZZINO, legale di Fiammetta, Lucia e Manfredi Borsellino:
Ho cominciato a leggere la richiesta di archiviazione. Al di là degli apprezzamenti vergognosi in essa contenuti verso i figli del Giudice Borsellino e captati nel corso delle intercettazioni, vorrei rassicurare tutti che a muovere la famiglia è solo il diritto sacrosanto di conoscere la verità.Ci tengo a dire però una cosa: chi pensa di commemorare i morti del 1992 facendo finta che ieri non è successo nulla, dovrà rispondere alla propria coscienza.





