Il capitolo Italia della relazione annuale di Bruxelles fotografa un sistema giudiziario fondato sul principio di unità della magistratura, un impianto anticorruzione consolidato intorno ad ANAC e Guardia di Finanza, e una criticità irrisolta: l’assenza di un’istituzione nazionale unica per i diritti umani. TESTO
Sistema giudiziario fondato sul principio di unità della magistratura, impianto anticorruzione consolidato e una criticità irrisolta: l’assenza di un’istituzione nazionale unica per i diritti umani
Sistema giudiziario
Nell’ambito della VII Relazione sullo Stato di diritto (testo in premessa) resa nota dalla Commissione europea tramite un press release del 17 luglio, il capitolo dedicato all’Italia, nell’allegato “Country-specific Institutional Background”, restituisce un quadro complesso di sistema giudiziario, contesto anticorruzione e assetti di garanzia costituzionale del Paese. La struttura della giustizia italiana, si legge nel report, trova base nella Costituzione, che ne sancisce indipendenza e autonomia.
Le corti ordinarie risultano organizzate su tre gradi: Giudici di Pace, Tribunali e Corti d’assise in primo grado; Corti d’appello in secondo grado; Corte di Cassazione come giudice di legittimità. Accanto alla giustizia ordinaria la Commissione richiama l’articolazione della giustizia amministrativa su due gradi e la competenza della Corte dei Conti in ambito contabile, oltre alle commissioni tributarie per il contenzioso fiscale.
Un tratto distintivo evidenziato dal report è il principio di unità della magistratura: giudici e pubblici ministeri condividono lo status di magistrati, hanno una carriera comune e sono sottoposti al governo autonomo del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), organo di rilievo costituzionale che adotta i provvedimenti riguardanti reclutamento mediante concorso pubblico, assegnazioni, trasferimenti, promozioni e procedimenti disciplinari.
Il documento rammenta che magistrati amministrativi, contabili e tributari dispongono di propri organi di autogoverno, e che la Corte Costituzionale mantiene giurisdizione esclusiva sulle controversie di legittimità costituzionale delle leggi.
Impianto anticorruzione
Sul versante prevenzione della corruzione, il rapporto individua nell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) il soggetto centrale, incaricato di coordinare il Piano Nazionale Anticorruzione, supervisionare l’adozione dei piani triennali da parte delle amministrazioni pubbliche, nonché controllare l’applicazione delle norme in ambito di whistleblowinge appalti pubblici.
In materia repressiva il Nucleo Anticorruzione della Guardia di Finanza svolge funzioni investigative specialistiche, mentre l’Unità di Informazione Finanziaria presso la Banca d’Italia, autorità indipendente, fornisce supporto alle procure e coopera con la Guardia di Finanza nella gestione delle segnalazioni di operazioni finanziarie sospette.
Il rapporto segnala che alla Corte dei Conti sono stati attribuiti compiti consultivi e di controllo specifici con l’obiettivo di prevenire e contrastare la corruzione nell’allocazione e attuazione delle risorse del PNRR.
Media e assetto costituzionale
In ambito pluralismo dell’informazione, la Commissione UE opera un richiamo all’articolo 21 della Costituzione a tutela della libertà di stampa e di espressione, sottolineando la sussistenza di un quadro normativo articolato a garanzia del pluralismo mediatico, con l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) quale regolatore indipendente del settore.
Il diritto di accesso a documenti e informazioni detenuti dalla P.A. viene garantito dal d.lgs. n. 97/2016 sul Freedom of Information Act.
Circa gli assetti istituzionali il report raffigura l’Italia quale repubblica parlamentare unitaria con Presidente eletto dal Parlamento in seduta comune, integrato da 58 delegati regionali. Il Parlamento bicamerale, ovvero Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, con pari poteri legislativi, condivide l’iniziativa legislativa col Governo, coi cittadini (tramite lo strumento della petizione), come pure col Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL).
Elemento critico messo sotto la lente dal documento afferisce all’assenza in Italia di un’istituzione nazionale unica per i diritti umani: la relazione indica che la funzione risulta frammentata tra differenti organismi a competenza regionale o settoriale, mentre il Comitato Interministeriale per i Diritti Umani (CIDU), presieduto dal Ministero degli Affari Esteri, svolge un ruolo di coordinamento nei rapporti con la società civile e nel monitoraggio internazionale. Laura Biarella

