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L’agenda marrone di Paolo Borsellino – la rubrica telefonica che il magistrato teneva nella sua borsa accanto all’Agenda Rossa. La sua esistenza, rimasta nell’ombra per 31 anni, è stata resa pubblica solo nell’ottobre 2023, quando Lucia Borsellino l’ha consegnata alla Commissione parlamentare Antimafia.
Che cos’era l’agenda marrone
- Era una rubrica telefonica personale, utilizzata da Borsellino per annotare i numeri delle persone di cui aveva bisogno “in qualunque momento”.
- Si trovava nella borsa del magistrato il 19 luglio 1992, insieme all’Agenda Rossa.
- Non fu mai repertata dagli investigatori, nonostante fosse un oggetto personale di enorme rilevanza.
- Fu riconsegnata alla famiglia quattro mesi dopo la strage, dal questore Arnaldo La Barbera, figura poi indicata da più sentenze come protagonista del depistaggio.
- Tre quarti dei numeri appartengono a magistrati.
- Il resto riguarda familiari e persone molto vicine.
- Sono presenti numeri di persone che Borsellino doveva poter raggiungere immediatamente, come il procuratore Giammanco.
- L’agenda è aggiornata alla mattina del 19 luglio 1992.
- Non fu sequestrata, nonostante fosse nella borsa del magistrato.
- Non fu acquisita agli atti di nessuno dei processi sulla strage.
- La sua mancata repertazione si aggiunge alla sparizione dell’Agenda Rossa, alla mancata acquisizione dei tabulati telefonici e ad altre omissioni che hanno alimentato il più grande depistaggio della storia repubblicana.
- Mostra la rete reale di fiducia di Paolo Borsellino.
- Smentisce molte narrazioni costruite negli anni.
- Dimostra che la borsa del magistrato fu gestita in modo opaco e irregolare.
Si trovano per tre quarti numeri di magistrati e per il resto di familiari.
Troverete un surplus di numeri di persone che mio padre aveva necessità di raggiungere in qualunque momento oppure di persone come Giammanco che per questioni lavorative doveva raggiungere.
Non troverete i numeri di chi non aveva queste frequentazioni.
Me ne assumo la responsabilità. Per i numeri che non troverete lascio a voi ogni valutazione”.
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“Oltre a quella rossa, nella borsa di mio padre c’era una rubrica telefonica. All’interno i numeri delle persone a lui vicine”. Quello di Scarpinato non c’è…
La rivelazione della figlia
Il numero di Roberto Scarpinato non c’è. Nell’agenda telefonica di Paolo Borsellino, tra le decine e decine di numeri telefonici, manca proprio quello dell’ex procuratore generale di Palermo ed ora senatore pentastellato, all’epoca dei fatti pm presso la procura del capoluogo siciliano. Una mancanza quanto mai singolare in quanto Scarpinato si è sempre dichiarato in questi anni ‘amico’ del magistrato ucciso in via D’Amelio il 19 luglio del 1992.
Ad annunciare l’esistenza di questa agenda telefonica è stata ieri, durante l’audizione presso la Commissione parlamentare antimafia, la figlia Lucia. “Nella borsa di mio padre c’era, non solo l’agenda rossa ma anche un’agenda marrone che conteneva una rubrica telefonica. Un’agenda mai repertata, che ci è stata consegnata e che abbiamo custodito per trent’anni senza aver mai saputo che non avesse avuto attenzione sotto il profilo delle indagini”, ha esordito la primogenita di Borsellino.
“In questi giorni – ha aggiunto Lucia Borsellino – ho chiesto a mio fratello (Manfredi, funzionario della Polizia di Stato, ndr) di fornire a questa Commissione copie scansionate di quell’agenda e sarà mio padre a far comprendere chi fossero le persone di cui si fidava e quelle di cui non si fidava: in quell’agenda troverete tutti i numeri delle persone vicine a mio padre aggiornata alla mattina del 19 luglio”. “Si trovano per tre quarti numeri di magistrati e per il resto di familiari. Troverete un surplus di numeri di persone che mio padre aveva necessità di raggiungere in qualunque momento oppure di persone come Giammanco (Pietro, procuratore di Palermo, ndr) che per questioni lavorative doveva raggiungere. Non troverete i numeri di chi non aveva queste frequentazioni. Me ne assumo la responsabilità. Per i numeri che non troverete lascio a voi ogni valutazione”,ha quindi concluso la figlia del magistrato.
Dopo Lucia ha preso la parola il marito, l’avvocato Fabio Trizzino, legale di parte civile della famiglia Borsellino. “Vi sono elementi che da subito oggi, valorizzandoli, ci dicono che il depistaggio è iniziato immediatamente”, è stata la risposta di Trizzino a chi gli domandava del ruolo avuto dal falso pentitoVincenzo Scarantino. “Il depistaggio non nasce a giugno del 1994 con la sua testimonianza ma il giorno stesso della strage quanto non venne repertata la (sua) borsa come qualcosa che non andava attenzionato” e non fu “acquisito il traffico delle telefonate in entrata di Borsellino, che è un vulnus alle indagini”, ha puntualizzato Trizzino. E ancora: “Quello che hanno combinato i magistrati che hanno indagato su Scarantino è inenarrabile. Quando non si deposita il confronto tra Scarantino e Cangemi, con quest’ultimo che smentisce il primo, si denota come minimo mancanza di capacità: Cangemi invoca i magistrati a non farsi prendere in giro”.
“Non ho alcun timore a dire, per un atto di onestà intellettuale – ha aggiunto – che a difendere la toga di Borsellino sono stati gli avvocati. Noi ci siamo affidati alle istituzioni, che ci hanno confezionato sentenze di fronte alle quali inorridisco.
Mantengo oggi intatta la fiducia nella magistratura, che poi ha restituito alla Nazione una ricostruzione più plausibile”. Non poteva mancare un accenno aldossier “mafia-appalti”del Ros dei carabinieri allora diretti dal colonnello Mario Mori e a cui stava lavorando Borsellino. “Il dossier è importante nell’ottica dell’accelerazione della strage? Non lo dico io, lo dicono le sentenze definitive”,ha sottolineato Trizzino che ha poi voluto tirare una frecciata, senza citarlo, a Scarpinato e alla sua teoria dei ‘sistemi criminali’, una continua manipolazione della storia d’Italia da parte di servizi segreti deviati, destra eversiva e mafia.
“Dire che la mafia è eterodiretta dell’eversione è una follia, è smentita dai fatti: Riina che non si fida manco dei suoi deve appaltare a chicchessia le stragi? Se riuscirete a dimostrami questa cosa sarò il primo a chiedere scusa a tutta l’Italia, ma su questo voglio essere contrastato e giudicato”.
“Un enorme ‘grazie’ a Lucia Borsellino che ha voluto consegnare alla Commissione antimafia la copia di un’agenda del padre Paolo, contenente riferimenti importanti. Un atto coraggioso che dimostra il desiderio della famiglia Borsellino di una verità completa sui giorni delle stragi.
Sappiano, Lucia e i suoi familiari, che quella sete di verità è anche la nostra”, ha dichiarato al termine dell’audizione Carolina Varchi, deputato e capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione giustizia a Montecitorio.
“L’archiviazione, seppur parziale, dell’inchiesta mafia-appalti richiede un serio approfondimento e l’acquisizione di atti soprattutto considerando che Borsellino non ne è stato messo a conoscenza né l’ha condivisa.
I promotori di quella archiviazione furono gli allora magistrati Scarpinato e Lo Forte che fecero la richiesta, Giammanco che appose il visto e La Commare che accolse la richiesta: sta negli atti e la Commissione ha il dovere di approfondire ogni connessione utile al raggiungimento della verità”, ha dichiarato invece il deputato Mauro D’Attis (FI).
Dopo Lucia Borsellino e Fabio Trizzino il calendario prevede l’audizione di Salvatore Borsellino, fratello del magistrato. “Sentiremo tutte le persone che, in queste audizioni, sono state citate, che sono ancora vive e possono portare luce su quanto, fino a qui, è emerso”, ha fatto sapere Chiara Colosimo, presidente della Commissione antimafia. Paolo Comi L’Unità 25.10.2023


