TESTO originale
Trascrizione
Quando Spatuzza parlò di via DâAmelio, e non successe niente.
Cosa sappiamo oggi del contenuto del colloquio del 1998 tra Vigna, Grasso e Spatuzza, divenuto noto per un “disguido”.Â
Di questo colloquio del 1998 e del suo contenuto si è saputo solamente nel 2013, quando la trascrizione dellâaudio â compiuta nel 2009 dalla procura di Caltanissetta, per le indagini seguenti al âpentimentoâ di Spatuzza â venne inserita âper un disguidoâ tra le carte del pubblico ministero nel processo âBorsellino quaterâ e lâavvocato di uno degli imputati la citò in aula e contribuĂŹ a renderla pubblica.
Spatuzza aveva giĂ smentito nel 1998 lâaccusa contro almeno due dei condannati per la strage via DâAmelio, sostenendo che le confessioni su cui si reggeva tutta lâinchiesta erano false ed erano state ottenute con la forza, è il 12 giugno 2013, e avviene per caso. Fino ad allora, ricordiamolo, sono passati quindici anni in cui quel colloquio non è esistito.
Il 26 giugno 1998 il Procuratore nazionale antimafia e il suo vice â Pier Luigi Vigna e Pietro Grasso â vedono nel carcere dellâAquila Gaspare Spatuzza nella forma di un âcolloquio investigativoâ prevista dalla legge per consentire delle conversazioni informali tra investigatori e detenuti che possano essere utili alle indagini senza avere valore processuale (e senza un avvocato presente, per esempio).
Lâincontro dura due ore e mezzo (con una pausa) e la trascrizione della conversazione occuperĂ 80 pagine: dal suo contenuto si evince che ce ne fosse stato almeno un altro in precedenza.
Proprio per la sua natura legale, dellâincontro non è informato nessuno, nĂŠ ce ne sarĂ traccia resa pubblica. Quindi ancora oggi non sappiamo niente di che cosa sia successo in conseguenza delle cose dette in quel colloquio, alcune delle quali apparentemente molto rilevanti per delle indagini e dei processi in corso.
La prassi prevede che del contenuto del colloquio connesso a indagini o notizie di reato sia data informazione alle procure competenti: quello di cui Spatuzza parla â con dichiarazioni molto laconiche, ma numerose e in alcuni punti molto chiare â riguarda potenzialmente inchieste in corso a Palermo, Caltanissetta, Firenze.
Il processo piĂš importante che potrebbe esserne influenzato (ne sarĂ infatti travolto nel 2008, quando Spatuzza parlerĂ ufficialmente collaborando con la giustizia) è in corso a Caltanissetta e riguarda la strage di via DâAmelio in cui nel 1992 è stato ucciso il magistrato Paolo Borsellino: si sarebbe concluso di lĂŹ a poco con la condanna di imputati in realtĂ estranei allâattentato, e dei quali Spatuzza aveva sostenuto lâestraneitĂ giĂ in quel colloquio segreto.
Lâipotesi logica e realistica è che i due magistrati della Direzione Nazionale Antimafia (DNA) abbiano inoltrato la documentazione a Caltanissetta (ma in quale forma? La registrazione del colloquio, una sua trascrizione o una sintesi? La prassi era di inoltrare una breve nota informativa sulle relative questioni). Pietro Grasso ha spiegato al Post:
Di solito il Procuratore Vigna â io allâepoca ero Sostituto procuratore â trasmetteva alle Procure interessate il verbale riassuntivo in cui si evidenziavano gli spunti investigativi su cui avviare le indagini.
Dopo la collaborazione di Spatuzza, nel 2008, a richiesta della Procura di Caltanissetta, furono mandate le copie di tutte le registrazioni dei colloqui investigativi per far tornare alla memoria del collaboratore eventuali circostanze e particolari che col passare del tempo poteva aver dimenticato.
Quello che sappiamo è che la procura di Caltanissetta non risulta aver dato seguito in nessun modo alle rivelazioni ineludibili di quel colloquio investigativo, in cui Spatuzza sostenne lâestraneitĂ alla strage dei principali accusati, aggiungendo dettagli da verificare e riscontrare: non venne interrogato formalmente Spatuzza (sarĂ lui a dire di non essere mai stato interrogato in questo periodo), non venne registrato o ufficializzato nessun atto che, come la ragione dei colloqui investigativi prevede, cerchi riscontri e conferme a quanto detto dallo stesso Spatuzza. Non solo rimase ignoto e segreto il colloquio investigativo e quanto vi era stato detto, ma fu come se non fosse mai avvenuto, non ne seguĂŹ nessuna traccia o conseguenza.
Quando la tesi dellâaccusa â trasformata in sentenze di condanna â sulla strage di via DâAmelio verrĂ disintegrata nel 2009 sarĂ perchĂŠ Spatuzza avrĂ deciso di diventare formalmente âcollaboratore di giustiziaâ e dunque di raccontare ufficialmente e con valore giudiziario quello che aveva giĂ accennato nel 1998 e molto altro, compresi particolari che varranno come riscontri indiscutibili alla sua versione e al suo accusarsi di aver partecipato allâorganizzazione dellâattentato (in particolare relativi alla preparazione dellâautobomba usata). Ma anche nelle molte occasioni â interrogatori e processi â in cui Spatuzza parlerĂ da lĂŹ in poi, si limiterĂ a citare un colloquio investigativo avvenuto nel 1997 con Vigna, oltre a quelli successivi del 2005 e 2008 con Vigna prima e Grasso poi che sono culminati nel suo âpentimentoâ.
La prima volta che viene rivelato che Spatuzza aveva giĂ smentito nel 1998 lâaccusa contro almeno due dei condannati per la strage via DâAmelio, sostenendo che le confessioni su cui si reggeva tutta lâinchiesta erano false ed erano state ottenute con la forza, è il 12 giugno 2013, e avviene per caso. Fino ad allora, ricordiamolo, sono passati quindici anni in cui quel colloquio non è esistito.
Durante unâudienza di un nuovo processo per la strage di via DâAmelio â chiamato âBorsellino quaterâ, basato in gran parte sulle dichiarazioni di Spatuzza â lâavvocato di uno degli imputati usa una trascrizione di quel colloquio per interrogare Spatuzza. Dove lâha presa, lâavvocato Sinatra?
La trascrizione â 80 pagine â è stranamente tratta dalle carte del pubblico ministero, ovvero i documenti che lâaccusa porta a processo, accessibili agli avvocati delle parti. Come ci sia finita, essendo un documento escluso dal valore processuale per legge, non si capisce: il Procuratore generale di Caltanissetta, alla richiesta di spiegazioni, dirĂ che è stato ÂŤun disguidoÂť (può darsi che ci sia stato un equivoco sullâespressione ÂŤagli attiÂť usata in fondo al verbale, o che il trascrittore lâabbia definito âinterrogatorioâ). Sta di fatto però che lâavvocato Sinatra ha deciso di usarlo e questo genera una discussione concitata in aula sul suo uso
(ascoltabile qui dal minuto 1.48.20, FILE 3/5) dopo le vivaci obiezioni del pm: e il presidente della Corte â che si è ritirata per decidere â conclude che non si può interrogare Spatuzza sui fatti citati in quel verbale.
Però prima della decisione e in mezzo alle continue opposizioni del pubblico ministero lâavvocato ha potuto chiedere poche cose a Spatuzza su quel colloquio investigativo e sui suoi contenuti: e Spatuzza prima ha negato con certezza che ci sia stato alcun colloquio investigativo nel 1998 (ÂŤno, no, impossibileÂť), confermando solo quello del 1997; poi di fronte alla documentazione datata con esattezza ha ammesso di essersene ricordato allâimprovviso: ÂŤma è durato pochissimoÂť (durò due ore e mezza, in realtĂ ).
E in generale â dopo che per il resto del processo aveva ripetuto le sue dichiarazioni e i suoi ricordi con grande precisione e insistenza â Spatuzza adesso risponde (qui, FILE 5/5 dallâinizio) ÂŤnon ricordoÂť praticamente su tutto quello che aveva detto nel 1998, e in alcuni casi nega di averlo detto. Avvisando con una certa premura il Presidente della Corte che lui quel verbale non lo aveva firmato, comunque (era normale che chi non aveva deciso di âcollaborareâ formalmente non firmasse nessun documento del genere).
Il giorno precedente, Spatuzza aveva ricordato in aula di avere accennato giĂ ai tempi del suo arresto alcune informazioni sulla falsa pista via DâAmelio, ma lo aveva collocato in un colloquio investigativo del 1997 che nel tempo ricorderĂ a volte solo con Vigna e a volte anche con Grasso. Quello del 1998 con Vigna e Grasso era stato taciuto fino a quel momento dallo stesso Spatuzza.
Non è solo strano come quel documento sia entrato tra gli atti del pm, ma non è ancora oggi certo che cosa sia, in concreto, quel documento: apparentemente, e secondo le informazioni raccolte dal Post, la trascrizione del colloquio â molto parziale e inaccurata â non risalirebbe al 1998, ma al 2009 (2 febbraio 2009 è la data della breve nota dellâappuntato dei carabinieri che lo inoltra al procuratore di Caltanissetta, firmando la trascrizione). Lâipotesi piĂš plausibile è che la procura di Caltanissetta avesse ricevuto da Vigna una nota relativa (Vigna parla di un ÂŤverbale riassuntivoÂť a fine colloquio) a ciò che Spatuzza aveva detto rispetto alla strage di via DâAmelio e lâavesse trascurata (la procura di Caltanissetta si oppose per anni a considerare decine di smentite e prove contro la prima versione di cui si era fatta promotrice): fino a quando, dopo il âpentimentoâ di Spatuzza, il nuovo Procuratore generale Lari non aveva chiesto il file audio del colloquio del 1998 e lâaveva fatto trascrivere. Ma è unâipotesi.
Una nuova richiesta degli avvocati della difesa alla fine del processo âBorsellino quaterâ â siamo allo scorso aprile 2017 â ha fatto cambiare idea al presidente, e quella trascrizione è stata acquisita agli atti del processo, ed è dunque oggi âostensibileâ, ovvero pubblica. Ma malgrado lâevidente illogicitĂ di questo, non lo è il file audio originale che potrebbe mostrare piĂš chiaramente tutto quello che venne detto in quel colloquio, spesso sbocconcellato o con salti logici nella forma della trascrizione oggi pubblica. Se la trascrizione pubblica è completamente aderente, non câè ragione di tenere segreto il file audio; se non lo fosse, câè ragione di mostrare il file audio, a questo punto âostensibileâ come la sua trascrizione. Il file audio è in possesso sia della procura di Caltanissetta che della Direzione Nazionale Antimafia. Il suo contenuto e la sua storia di quindici anni piena di passaggi ignoti potrebbero essere preziosi per capire qualcosa di piĂš del grande depistaggio acclarato sulla strage di via DâAmelio o su altre cose che possano essere state ignorate. POST 13.7.2017
Quando Spatuzza parlò di via DâAmelio, e non successe niente
Il documento completo del “colloquio investigativo” del 1998 tra il collaboratore di giustizia e i magistrati Vigna e Grasso
Che cosâè questo documento
La mattina del 26 giugno 1998 il capo della Direzione Nazionale Antimafia e il suo vice â i magistrati Pier Luigi Vigna e Piero Grasso â andarono nel carcere dellâAquila per avere un colloquio investigativo con un mafioso che vi era detenuto, Gaspare Spatuzza. Un colloquio investigativo è un formato di interrogatorio previsto dal codice che avviene tra investigatori e detenuti, per ottenere notizie ai fini di unâindagine ma il cui contenuto non può essere usato a processo: una sorta di raccolta informale di informazioni, su cui costruire successive indagini e verifiche, e che salvo eccezioni resterĂ riservato.
Il verbale di quel colloquio è una trascrizione linguisticamente molto maldestra e inaccurata che fu fatta undici anni dopo, con molti palesi errori, ma racconta molte cose che erano state tenute segrete â come da norma, come per altri colloqui del genere â per sedici anni, prima di comparire per un accidente imprevisto nelle carte pubbliche di un processo nel 2013, a cui fu accluso per errore. Per capire meglio quelle cose â diverse non si capiscono completamente tuttora â câè bisogno di alcune premesse e descrizioni di contesti che abbiamo intervallato (in corsivo) alla trascrizione: il documento originale è qui. colloquio-spatuzza-grasso-vigna-1998
Ma come può capire chiunque legga la trascrizione e le sue incertezze e i suoi vuoti, sarebbe prezioso un ascolto piĂš accurato dellâaudio originale, che la Procura di Caltanissetta â che ne è in possesso â ritiene non divulgabile, con valutazione che suona piuttosto illogica, essendo invece pubblica la sua trascrizione. Ugualmente preziosi alla comprensione di cose tuttora ignote sarebbero i contenuti degli altri colloqui investigativi con Spatuzza di quel periodo.
Chi sono i personaggi
- Gaspare Spatuzza è un mafioso palermitano, associato alla famiglia Graviano, che era stato arrestato nel luglio 1997 dopo un conflitto a fuoco. Ă uno degli assassini di don Puglisi, un parroco ucciso nel 1993 per il suo impegno contro la mafia, ha partecipato al rapimento di Santino Di Matteo â il figlio tredicenne di un collaboratore giustizia che fu ucciso dopo due anni di sequestro â ed è stato condannato in primo grado allâergastolo a Firenze per la strage di via dei Georgofili, uno degli attentati del âperiodo delle bombe mafioseâ tra il 1992 e il 1993, che è il tema principale del colloquio con i due magistrati. Fu in contatto fin da dopo lâarresto con gli inquirenti, e nel colloquio viene âsondatoâ sulla possibilitĂ che diventi un âcollaboranteâ. Dal verbale del colloquio si capisce che ce ne sia stato almeno un altro precedente, e che Spatuzza stia trattando con risposte molto parziali e laconiche lâeventualitĂ di diventare un collaboratore di giustizia â succederĂ ufficialmente solo nel 2008, dieci anni dopo â e valutando il proprio potere contrattuale.
- Pier Luigi Vigna, noto magistrato che condusse molte inchieste importanti, fu il Procuratore nazionale antimafia dal 1997. Fiorentino, affida la gran parte dellâinterrogatorio al suo vice, anche perchĂŠ siciliano e maggiore conoscitore della lingua e della cultura mafiosa. Il loro interesse principale nel colloquio è ottenere eventuali conferme allâipotesi di un rapporto tra Silvio Berlusconi e Marcello DellâUtri con i boss mafiosi Graviano, rapporto piĂš volte indagato negli scorsi decenni e mai confermato (DellâUtri è stato invece condannato nel 2014 a sette anni di carcere per avere costruito un rapporto di protezione ed estorsione da parte di alcuni boss mafiosi nei confronti di Berlusconi negli anni Settanta e Ottanta). Il procuratore Vigna andò in pensione nel 2005 e morĂŹ nel 2012.
- Piero Grasso, che allora aveva 53 anni, era il vice Procuratore nazionale antimafia. Prima era stato giudice a latere in un famoso âmaxiprocessoâ alla mafia alla fine degli anni Ottanta, in conseguenza del quale era stato preparato un attentato mafioso contro di lui, poi non eseguito. Nel 1999 sarĂ nominato Procuratore capo a Palermo e nel 2005 Procuratore nazionale antimafia, succedendo a Vigna (oggi quel ruolo è del magistrato Franco Roberti). Nel 2013 è stato eletto senatore per il Partito Democratico ed è diventato presidente del Senato.
- âI Gravianoâ, sono le persone di cui si parla piĂš spesso nel colloquio. Sono Giuseppe e Filippo Graviano, boss del quartiere Brancaccio di Palermo, che erano stati arrestati nel gennaio 1994 a Milano e che sono considerati gli ideatori della campagna di stragi di Cosa Nostra tra il 1992 e 1993 su cui Grasso e Vigna stanno indagando. I due fratelli sono figli di Michele Graviano, che secondo alcuni pentiti investĂŹ nelle aziende di Silvio Berlusconi i soldi della mafia: e la conservazione di rapporti con Berlusconi da parte dei figli Graviano, e addirittura il coinvolgimento di Berlusconi nelle loro attivitĂ criminali, sono spesso evocati da Vigna e Grasso in diverse domande fatte a Spatuzza.
La storia del documento
Il colloquio del giugno 1998 tra Vigna, Grasso e Spatuzza fu registrato. Pietro Grasso ha riferito al Post, tramite il suo portavoce, che sicuramente le informazioni rilevanti furono inviate da Vigna alle procure competenti: quindi evidentemente anche a Caltanissetta, dove erano in corso inchieste e processi sulla strage di via DâAmelio, su cui Spatuzza dice cose importantissime. Da lĂŹ in poi però non risulta in undici anni nessun atto compiuto dalla procura di Caltanissetta per dare seguito o riscontro a quello che Spatuzza disse, e che avrebbe sovvertito i risultati dei processi allora in corso e le condanne a molti anni di carcere di diversi imputati estranei alla strage. A quanto disse poi, Spatuzza non venne mai interrogato fino a dopo il 2008, quando decise ufficialmente di âcollaborare con la giustiziaâ e le sentenze precedenti vennero smentite e ribaltate. Di questo colloquio del 1998 e del suo contenuto si è saputo solamente nel 2013, quando la trascrizione dellâaudio â compiuta nel 2009 dalla procura di Caltanissetta, per le indagini seguenti al âpentimentoâ di Spatuzza â venne inserita âper un disguidoâ tra le carte del pubblico ministero nel processo âBorsellino quaterâ e lâavvocato di uno degli imputati la citò in aula e contribuĂŹ a renderla pubblica. Il procuratore di Caltanissetta Lari disse allora di avere ricevuto verbale e trascrizione da Grasso â divenuto intanto Procuratore nazionale antimafia â a dicembre 2008. Fu di conseguenza messa agli atti del processo e da allora è un documento pubblico, mentre non lo è ancora la registrazione originale del colloquio.
La trascrizione del colloquio è molto trascurata, frammentata, incompleta: ma è stata mantenuta in originale salvo la correzione di pochi palesi refusi.
Che cosa disse Spatuzza nel 1998 sulla strage di via DâAmelio
I passaggi del colloquio investigativo che smentiva con dieci anni di anticipo il depistaggio sui falsi colpevoli e la confessione di Scarantino
Gaspare Spatuzza entra in aula per deporre nel processo a carico del senatore Marcello dell’Utri, accusato di concorso in associazione mafiosa, il 4 dicembre 2009 al palazzo di giustizia di Torino (TONINO DI MARCO/GID)
La cosa piĂš importante e fino ad allora sconosciuta â ma lo sarebbe rimasta per dieci anni â che Gaspare Spatuzza disse ai magistrati Vigna e Grasso nel 1998 (in un âcolloquio investigativoâ di due ore che riempĂŹ 80 pagine di molti argomenti e risposte) riguardava la strage di via DâAmelio in cui venne ucciso Paolo Borsellino. Era importante perchĂŠ Spatuzza smentiva e demoliva â allora senza fornire ancora riscontri alla sua versione, come invece avrebbe fatto nel 2008 iniziando a âcollaborare con la giustiziaâ â la versione che le inchieste e i processi stavano avallando in quel periodo, che avrebbe portato alla condanna di una decina di persone sulla base di confessioni false ed estorte a Vincenzo Scarantino, che si era autoaccusato falsamente della strage in conseguenza di âpressioni e abusiâ da parte di chi lo interrogò. In particolare Spatuzza negò che fossero coinvolti nellâattentato lo stesso Scarantino e Giuseppe Orofino, accusato di avere collaborato alla preparazione dellâautobomba â una 126 rubata, secondo le sentenze â nel suo garage. Questi sono i passaggi in cui ne parla (qui câè il testo completo).Â
SPATUZZA G.: OROFINO, non esiste questo.
Proc. GRASSO: OROFINO è quello che ne abbiamo parlato?
SPATUZZA G.: no, non esiste questo.
Proc. GRASSO: in che senso non esiste?
SPATUZZA G.: non esiste. PerchĂŠ chi lâha rubata, lâha messa dentro e lâhanno preparata. Per logica stessa SCIORTINO custodiva la macchina dentro il garage; prendeva targhe da lĂŹ una macchina che ci ha in custodia lui e la mette nella macchina per andare a fare lâattentato. Poi vanno a rubare unâaltra macchina.
Proc. GRASSO: uhm, e la macchina che avevano quella di OROFINO, come si spiega? Le targhe sono di OROFINO, OROFINO non sa nulla di questa storia, gli prendono le targhe, mettono in questa macchina, e poi si può andare a prepararla come autobomba, no?
SPATUZZA G.: si
Proc. GRASSO: che era di sabato o venerdĂŹ? Non si sa? E quello dellâautorimessa, non si doveva vedere, lâofficina era lĂŹ? era presente? lo sapeva?
SPATUZZA G.: lui è estraneo a tutto. Aveva subito un furto.
Proc. GRASSO: lei allora dice che OROFINO non sa?
SPATUZZA G.: non esiste. Loro hanno questa situazione allâofficina, e prendono per dire una macchina mia?
Dottore: e allora come è andata?
SPATUZZA G.: praticamente stu disgraziato di OROFINO fu coinvolto pirchi câiru a rubari i targhi a notti stissu.
Proc. GRASSO: anche le targhe hanno rubato? Ma allora non si è fatta nellâofficina di OROFINO la preparazione.
SPATUZZA G.: nru nru. (verosimilmente lo SPATUZZA annuisce come per dire di no).
Proc. GRASSO: e queste targhe di macchine a loro volta rubate? Oppure?
SPATUZZA G.: no, erano di macchine che OROFINO aveva nellâofficina.
Proc. GRASSO: allora. OROFINO aveva le macchine, vanno a rubare nellâofficina di OROFINO la targa che lui aveva dentro in riparazione. Dopo la usano per metterla nella macchina dellâautobomba, cosi è?
SPATUZZA G.: si.
Proc. GRASSO: che viene preparata in un altro luogo, e non nellâofficina di OROFINO. E CIARAMITARO in questa cosa che cosa che câentra? CIARAMITARO, mi scusi,
SCARANTINO.SPATUZZA G.: non esiste completamente.
Proc. GRASSO: non partecipa completamente?
SPATUZZA G.: non esiste.
Proc. GRASSO: e scusi, comâè che allora le cose che lui ha detto che sa?
SPATUZZA G.: lui era a Pianosa, ha ammazzato un cristiano che doveva ammazzare, e ci ficiru diri chiddu ca nu avia adiri. Toto LA BARBERA.
Proc. GRASSO: e quellâaltro che era con lui, ANDREOTTI?
SPATUZZA G.: ma, di . . . . . vieninu chisti? Si sono rifatti di nuovo pentiti?
Proc. GRASSO: no, dice che poi eh, non.
SPATUZZA G.: tutti questi cinque nella stessa cordata, evidentemente.
Durante unâudienza nel processo âBorsellino quaterâ lâ11 giugno 2013, Gaspare Spatuzza â divenuto dal 2008 âcollaboratore di giustiziaâ â ricorderĂ di avere parlato di questo con i magistrati (lui dirĂ nel 1997): ÂŤPurtroppo si sono chiusi dei processi di cui io allâinizio potevo dare un contributo fondamentale (âŚ)  Mi volevano portare dalla parte dello Stato ma allora non ero ancora preparato: però ho inteso dare un indizio seppur lieve che per quanto riguardava la strage di via DâAmelio stavano facendo un grossissimo, grossissimo errore. Ho cercato giĂ nel â97 di mettere in guardia lâistituzione, a dire âsiate cauti per la questione di via DâAmelioperchĂŠ la storia non è cosĂŹ. Però non ho sentito piĂš nessuno (âŚ.) Purtroppo hanno seguito un altro⌠e oggi ci troviamo qui a rifare tutto daccapoâÂť.
14.12.2016 Pm, Scarantino attendibile su pressioni
âVincenzo Scarantino è attendibile quando parla di avere subito pressioni psicologiche per rendere determinate dichiarazioni sulla strage di via DâAmelioâ.
Lo ha detto stamattina il procuratore aggiunto di Caltanissetta Gabriele Paci durante la requisitoria nel quarto processo per la strage di via DâAmelio, in corso davanti alla Corte dâAssise nissena.
Paci sta continuando ad affrontare la questione del depistaggio nelle prime indagini sullâattentato del 19 luglio â92 e ha aggiunto: âCâè traccia di abusi, di contatti irrituali e connivenze tra investigatori e indagati per la ricerca di elementi che sostenessero una pista investigativa che allâepoca era plausibile, ma si ignorarono i campanelli di allarme che arrivavano dalle dichiarazioni contraddittorie di Scarantino sulla strage di via DâAmelioâ.   ANSA
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