Prefazione di LUCIA BORSELLINO
I morti non parlano. Paolo Borsellino sì. Da qualche parte oltre il tempo racconta in prima persona il suo calvario e quello di Giovanni Falcone: l’isolamento, le indagini soffocate, la solitudine e il tradimento dentro il palazzo di giustizia.
Non dettagli marginali, ma le «precondizioni» che resero possibili le stragi di Capaci e di via D’Amelio.
A ridargli la parola sono i magistrati di Caltanissetta, che nell’aprile 2026, in 389 pagine, hanno fatto ciò che per trentaquattro anni nessuno aveva osato: ricomporre quella trama e dare un volto e un nome al nido di vipere che covava dentro la Procura di Palermo. Non un’accusa: un atto di verità che nessuno potrà più chiudere in cassaforte.
- UNA MORTE ANNUNCIATA
- Il SUO PERCORSO PROFESSIONALE
- Dai suoi SOSTITUTI e COLLABORATORI
- Con ROCCO CHINNICI e ANTONINO CAPONNETTO
- I DIFFICILI RAPPORTI CON IL PROCURATORE GIAMMANCO
- PAOLO BORSELLINO: “Un amico mi ha tradito”
- IL NIDO DI VIPERE
- Il commiato di PAOLO BORSELLINO dalla Procura di Marsala
VINCENZO ZURLO

