GRAVIANO 🟥 Il nodo della polemica: un equivoco di fondo

 

Le critiche — talvolta dai toni diffamatori — rivolte all’avvocato Fabio Trizzino, legale di parte civile di Fiammetta, Lucia e Manfredi Borsellino, nascono da una lettura distorta e in certi casi strumentale, della sua posizione.
Si è voluto interpretare la sua contrarietà all’audizione di Giuseppe Graviano come una “chiusura”, quasi un tentativo di sottrarre elementi al processo. È un errore di prospettiva.
La linea di Trizzino coincide con quella della Procura di Caltanissetta e delle parti civili (con la sola eccezione di Salvatore Borsellino). Ed è una linea che risponde a una logica processuale, non ideologica.
Trizzino è contrario perché ritiene Graviano inattendibile.
La posizione dell’avvocato si fonda su un dato che la storia giudiziaria delle stragi ha mostrato con drammatica chiarezza: Giuseppe Graviano è un soggetto strutturalmente inattendibile: non ha mai collaborato, le sue dichiarazioni pubbliche sono state allusive, contraddittorie, spesso smentite dai fatti, é imputato in procedimenti per calunnia, ogni sua comparsa in aula rischia di trasformarsi in un palcoscenico, non in un contributo alla verità.
Per Trizzino, convocarlo significa offrire alla mafia un microfono, non alla giustizia un testimone.
Un processo non è un talk show. E chi rappresenta la famiglia Borsellino ha il dovere di evitare che l’aula diventi terreno fertile per nuovi depistaggi.
La storia delle indagini sulle stragi — da via D’Amelio al depistaggio Scarantino — è segnata da decenni di manipolazioni, interferenze, narrazioni costruite per confondere.
In questo contesto, la prudenza non è chiusura: è tutela della verità processuale.
Gli attacchi a Trizzino  sono ingiusti e ignorano il quadro complessivo: la Procura di Caltanisetta e tutte le parti civili tranne quella rappresentata da Salvatore Borsellino condividono queste valutazioni.
La  diffidenza verso Graviano non nasce oggi: è il risultato di anni di dichiarazioni ambigue, allusioni, silenzi strategici.
Difendere la linearità del processo non significa “nascondere la verità”. Significa evitare che venga nuovamente inquinata.
La vera questione non è: “Perché Trizzino non vuole sentire Graviano?” La domanda è: “Cosa aggiungerebbe Graviano alla verità, se non nuove ombre?”
Ed è una domanda che chiunque conosca la storia giudiziaria delle stragi non può eludere.

CR

 

 

GRAVIANO 🟥 FABIO TRIZZINO: “Non c’è spazio per i depistatori”