SALVATORE BORSELLINO:” SALVATORE DE LUCA È LA PERSONA GIUSTA PER GUIDARE LA PROCURA DI CALTANISSETTA NELLA RICERCA DELLA VERITÀ SULLE STRAGI?”

 
È questa, ormai, la domanda che riteniamo sia necessario porsi.
Non per una contrapposizione personale con il procuratore Salvatore De Luca, ma per una serie di fatti, decisioni giudiziarie e dichiarazioni pubbliche che riguardano direttamente il modo in cui la Procura di Caltanissetta sta conducendo le indagini sulle stragi del 1992.
Il 9 dicembre 2025, davanti alla Commissione parlamentare antimafia, il procuratore De Luca definì l’ipotesi legata a Stefano Delle Chiaie “zero tagliato”, aggiungendo che insistervi sarebbe stata «un’autentica perdita di tempo». (ANSA.it⁠)
Parole difficili da comprendere, soprattutto considerando ciò che è accaduto sul piano giudiziario.
La Procura di Caltanissetta ha chiesto per due volte l’archiviazione dell’indagine sui possibili mandanti esterni della strage di Capaci. Per due volte la Gip Graziella Luparello ha respinto la richiesta, indicando nuovi accertamenti. Dopo il secondo rigetto, la Procura ha addirittura presentato ricorso in Cassazione contro il provvedimento della Gip. (ANSA.it⁠)
E tra gli approfondimenti indicati dalla Gip c’erano proprio quelli relativi alla pista nera e a Stefano Delle Chiaie.
Come si può dunque definire “zero tagliato” una pista sulla quale un giudice ha ritenuto necessario continuare a indagare?
Ma c’è di più.
Sono riemersi elementi che riguardano Alberto Lo Cicero e l’interesse che Paolo Borsellino aveva per le informazioni da lui fornite. Un verbale del 7 dicembre 1992 del pm Vittorio Teresi documenta che Borsellino voleva essere tenuto «assiduamente informato» sugli sviluppi di quell’indagine, ritenendola rilevante per una migliore comprensione della strage di Capaci.
E Lo Cicero aveva parlato anche di Guido Lo Porto, amico personale di Paolo Borsellino, e successivamente della presenza di Stefano Delle Chiaie in relazione agli ambienti che ruotavano intorno alla strage.
Sono elementi che possono essere verificati, confermati o smentiti. Ma proprio per questo devono essere verificati. Non possono essere liquidati come “zero tagliato”.
C’è poi una questione recentissima.
Ieri, la Procura di Caltanissetta, attraverso il pool stragi guidato dal procuratore Salvatore De Luca e rappresentato in aula da Pasquale Pacifico, Nadia Caruso e Claudia Pasciuti, si è opposta all’audizione di Giuseppe Graviano.(ANSA.it) E se avesse qualcosa di riscontrabile da raccontare che supporti una tesi investigativa piuttosto che un’altra, perché la si dovrebbe escludere a priori?
E arriviamo ad una delle questioni più spinose. .
Noi riteniamo da sempre che la cosiddetta “mafia e appalti” possa essere un gigantesco fumo negli occhi se viene utilizzata per ricondurre la genesi delle stragi esclusivamente alle dinamiche interne a Cosa Nostra e per non guardare a ciò che può esserci stato oltre Cosa Nostra.
Ma questo non significa affatto che non si debba indagare.
Si indaghi a fondo anche su mafia e appalti.
Anzi, se quelle indagini consentiranno di individuare eventuali depistatori, di capire chi ha costruito false piste e chi ha contribuito a nascondere la verità, saremo i primi a volerlo.
Quello che non accettiamo è che una pista venga considerata centrale mentre un’altra viene definita “zero tagliato”.
Perché dopo 34 anni non abbiamo bisogno di una Procura che scelga in anticipo quale spiegazione privilegiare.
Abbiamo bisogno di una Procura che cerchi tutto.
I mandanti. I concorrenti esterni. Gli ambienti dell’eversione nera. I possibili rapporti con apparati dello Stato. I depistaggi. Chi sapeva. Chi ha taciuto. Chi ha mentito. Chi ha beneficiato delle stragi.
E allora torniamo alla domanda iniziale.
Perché se il capo della Procura definisce “zero tagliato” una pista sulla quale un giudice ha ordinato ulteriori approfondimenti; se la Procura chiede ripetutamente archiviazioni che vengono respinte; se arriva persino a impugnare in Cassazione uno di quei provvedimenti; se emergono nuovi elementi che riguardano proprio quella pista e che meritano di essere verificati; se c’è un importante boss mafioso che potrebbe fornire ulteriori elementi ma non lo si vuole ascoltare, allora è legittimo domandarsi se vi sia ancora quella necessaria determinazione a percorrere ogni strada, anche la più scomoda.
Noi non chiediamo una Procura che ci dia ragione.
Chiediamo una Procura che indaghi.
E se chi la dirige non è più nelle condizioni, per scelta o per impostazione investigativa, di garantire che tutte le piste vengano realmente percorse, allora forse è arrivato il momento di chiedersi se non sia necessario affidare questo compito a qualcun altro.
Perché Paolo Borsellino, Emanuela Loi, Eddie Cosina, Fabio Li Muli, Agostino Catalano e Claudio Traina hanno aspettato abbastanza.
Movimento delle Agende Rosse e Salvatore Borsellino