12 gennaio 1995 Confronto tra SCARANTINO e MANNOIA
13 gennaio 1995 SCARANTINO viene messo a confronto con tre boss (Salvatore Cancemi, Gioacchino La Barbera e Santino Di Matteo) chiamati in causa dallo stesso pentito, secondo cui avrebbero partecipato a un summit per l’eliminazione di Paolo Borsellino. I tre lo smentiscono e sostengono che lo SCARANTINO sia personaggio «totalmente estraneo a Cosa Nostra». SEGUE (Da Sentenza “Borsellino Bis”)
17 gennaio 1995 Al processo “Borsellino uno” depongono i testi D’AGOSTINO NICOLÓ, AMATO VINCENZO, CATALDO MARIA ROSA, BROUN LUIGIA, TRAPANI EMILIA, BUTTITA MAURIZIO, MERCANTI ANTONIA, FENECH ELVIRA, BALISTRERI MAFIA LUCIA, MOSCUZZA GIUSEPPE, MOSCUZZA MARIA, CAMARDA GIUSEPPE E CRISTALLO FRANCESCO AUDIO
18 gennaio 1995 Al processo “Borsellino uno” depongono i testi LAURIA RITA e DI PASQUALE PIETRO AUDIO
19 gennaio 1995 Al processo “Borsellino uno” depongono i testi DI TRAPANI ANDREA, AZZARA ROSLIA, GIAROCCA PAOLO, COLOSIMO ANTONIO, PELLICCIA NICOLA, TESTAVERDE SLVTORE E MANTINI GIUSEPPE AUDIO
24 gennaio 1995 emerge la notizia che SCARANTINO ha provato ad accreditarsi come un “pentito” in grado di parlare anche dei politici, sostenendo che Cosa nostra forniva cocaina a Silvio Berlusconi.
24 gennaio 1995 Al processo “Borsellino uno” depongono i testi BILLETTA LUCIANO, CARUSO ARCANGELA, SPINNATO VINCENZO E GIANBELLUCA SALVATORE AUDIO
25 gennaio 1995 Vengono condannato all’ergastolo per l’omicidio del colonnello GIUSEPPE RUSSO e del suo amico F. Costa, Totò Riina, Filippo Provenzano, Michele Greco, Leoluca Bagarella
25 gennaio 1995 Deposizione al processo “Borsellino Uno di BRANCATO SPIRINDIONE, VENTIMIGLIA EUGENIO, DI MAIO VINCENZO E ORECCHIO SALVATORE AUDIO
31 gennaio 1995 e 16 ottobre 1997 FRANCESCO ANDRIOTTA viene esaminato, rispettivamente, nei dibattimenti di primo grado dei processi c.d. “Borsellino uno” e “Borsellino bis” ed, in specie, nella seconda occasione, approfondisce le accuse mosse nei confronti dello Scarantino AUDIO e NEWS
7-16 febbraio 1995 PIETRO SCOTTO depone al “Borsellino Uno” AUDIO
8 febbraio 1995 Deposizione al processo “Borsellino Uno di DI BRITTA MARIA LUCIA, BOSSI ARIANNA e LIOTTA GIUSEPPE AUDIO
13 febbraio 1995 Viene arrestato CALOGERO MANNINO, deputato della Democrazia Cristiana e più volte ministro. È accusato di concorso in associazione mafiosa
16 febbraio 1995 Ascoltato un perito. Nel processo per la strage del 19 luglio 1992 in via D’ Amelio a Palermo, la corte di assise di Caltanissetta ascolta la testimonianza del funzionario di polizia GIOACCHINO GENCHI, esperto in telecomunicazioni, che nella prima fase delle indagini svolse due consulenze sulle ipotesi che il telefono dell’ abitazione dei familiari del magistrato fosse controllato mediante un’ intercettazione clandestina. Il perito, conferma 1′ipotesi fornendo alcuni chiarimenti, tornerà a deporre domani per rispondere alle domande degli avvocati della difesa. Nel processo sono imputati Salvatore Profeta, Vincenzo Scarantino, Giuseppe Orofino, Pietro Scotto. ANSA
23 febbraio 1995 AGOSTINO GENCHI e AGLIUZZA GASPARE depongono al “Borsellino Uno”AUDIO
24 febbraio 1995 Viene interrogato SCARANTINO
28 febbraio 2024 Deposizione al processo “Borsellino uno” imputato PIETRO A SCOTTO AUDIO
28 febbraio 2024 Deposizione al processo “Borsellino uno” testi ENRICO FIORE, TRUDETTINO IGNAZIO, MONTALTO PAOLO e BRONZOLINO MARIA CONCETTA AUDIO
2 marzo 1995 Il senatore GIULIO ANDREOTTI è rinviato a giudizio per associazione mafiosa. Il processo inizierá il 26 settembre 1995
7 marzo 1995 LEOLUCA BAGARELLA, boss di Cosa Nostra viene condannato all’ergastolo per l’omicidio di Boris Giuliano
16 marzo 1995 NICOLA CATANESE “Io, caposcorta di Borsellino all’ultimo cambiai turno: salvo per un testa o croce» – news e audio deposizione processo ”Borsellino Uno” SEGUE
16 marzo 1995 MARINO MATTEO: Il dottor Borsellino la settimana prima della strage era molto teso e con lui in auto non voleva nessuno perché… SEGUE AUDIO E NEWS
16 marzo 1995 Deposizioni al processo “Borsellino Uno” dei testi: MARINO MATTEO, GUARRASI CORRADO, CUSUMANO MATTEO, MISTICÒ ANTONIO e SPEDALE ANTONIO SEGUE
21 marzo 1995 Deposizioni al processo “Borsellino Uno” dei testi: MARESCA MICHELE, MILITELLO DOMENICO, NOTARGIACOMO GERARDO E MARCHESINI DOMENICO AUDIO
22 e 28 marzo 1995 SALVATORE PROFETA depone al “Borsellino Uno” AUDIO
22 marzo 1995 Deposizioni al processo “Borsellino Uno” dei testi: TREVIS MASSIMILIANO, PIACIOTTA MARIA, FINOCCHIARO MARIO, LANZA ROBERTO, CASARI EA ROSARIO, GUGLIELMO GRAZIA, ROSA A GELA TIPA, DI FAZIO DOROTEA, BARONE EDOARDO, RIGGERI MARCO E ALONGI MARIA AUDIO
23 marzo 1995 Testimonianza di AGNESE BORSELLINO al processo “Borsellino Uno” AUDIO e NEWS
24 marzo 1995 « Su BORSELLINO i veleni di PIETRO GIAMMANCO» La vedova sfida il Procuratore SEGUE
28 marzo 1995 Deposizioni al processo “Borsellino Uno” dei testi: ZERILLI MAURIZIO E VALENZA PIETRO AUDIO
30 marzo 1995 Deposizioni al processo “Borsellino Uno” dei testi: BRUGNOLI ENRICO, TANI IMERIO E MARRETTA GIOVANNI AUDIO
5 aprile 1995 ADELE BORSELLINO, SALVATORE BORSELLINO, TOLOMEO ROSA, LENTINI LEONARDO E TERRACCHIO STEFANO depongono al “Borsellino Uno” AUDIO
11 aprile 1995 Deposizioni al processo “Borsellino Uno” dei testi: MASSARI ALESSANDRO, BOVE TOMMASO, LIZZOTTI LUIGI E VADALÁ GIANNI AUDIO
12 aprile 1995 Vengono condannati all’ergastolo per gli omicidi di Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Rosario di Salvo e Michele Reina, i boss Michele Greco, Totò Riina, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Pippo Calo, Francesco Madonia e Nenè Geraci
19 aprile 1995 MARINO MANNOIA e MARCO FAVALORO viene interrogato al “Borsellino Uno” AUDIO
21 aprile 1995 BRUNO LEPANTO depone al “Borsellino Uno AUDIO
6 maggio 1995 AGNESE BORSELLINO rende pubblica la lettera scritta a Papa Wojtyla con la quale chiede più coraggio antimafia da parte della Chiesa SEGUE
10 maggio 1995 SALVATORE LA BARBERA, Polizia di Stato, depone al “Borsellino Uno” AUDIO
10 maggio 1995 VERBALE (non depositato) interrogatorio di SCARANTINO
11 maggio 1995 Viene interrogato SCARANTINO
22 maggio 1995 Viene interrogato SCARANTINO
24 maggio 1995 SCARANTINO compare per la prima volta in Corte d’Assise al “Borsellino Uno” NEWS e AUDIO
25 maggio 1995 «Così condannammo Borsellino» Pentito rivela: «I boss dissero: quel cornuto è più pericoloso di Falcone » Luce sul vertice in cui fu deciso l’attentato La«verità» del pentito Vincenzo Scarantino ha assunto risvolti impressionanti SEGUE
20 e 22 giugno 1995 GIUSEPPE OROFINO depone al “Borsellino Uno” AUDIO
21 giugno 1995 SALVATORE PROFETA depone al “Borsellino Uno” AUDIO
24 giugno 1995 Viene arrestato a Palermo il boss LEOLUCA BAGARELLA, cognato di Totò Riina
27 giugno 1995 PIETRO SCOTTO depone al “Borsellino Uno” AUDIO
19 luglio 1995 AGNESE BORSELLINO : “Non speculate su Paolo”
24 e 31 luglio 1995 FRANCESCO ANDRIOTTA depone al “Borsellino Uno” AUDIO
26 luglio 1995 AGNESE PIRAINO BORSELLINO depone al “Borsellino Uno” AUDIO
26 luglio 1995 Si diffondono “voci” secondo le quali Scarantino avrebbe deciso di ritrattare le sue accuse. Tramite il sostituto Carmelo Petralia la procura smentisce, ma Concetta Scarantino, sorella di Vincenzo, e la cognata Maddalena Mastrolembo (moglie di Domenico – fratello del “pentito” – in carcere per ricettazione di auto) riferiscono ai cronisti di avere ricevuto due telefonate e poi una terza (che hanno registrato) nelle quali Scarantino affermerebbe di “voler tornare in cella, di volere parlare con i magistrati per ritrattare le accuse”. Lo stesso giorno SCARANTINO viene rintracciato da un giornalista di “Studio Aperto” a cui dichiara di aver “deciso di dire tutta la verità e di non collaborare più, perché ho detto tutte bugie. Non è vero niente, sono tutti articoli che ho letto nei giornali e ho montato tutta questa cosa”.
Alla domanda del giornalista che lo aveva rintracciato se “quindi sono tutti innocenti quelli che lei ha nominato?”, Scarantino risponde: “Tutti innocenti, me ne vado in carcere e lo so che mi faranno orinare sangue e mi faranno morire in carcere. Però morirò con la coscienza a posto”. SEGUE
26 luglio 1995 Ad un giornalista di “Studio Aperto” SCARANTINO dichiara di aver “deciso di dire tutta la verità e di non collaborare più, perché ho detto tutte bugie.
26 luglio 1995 SCARANTINO telefona a Studio Aperto e dice di essersi inventato tutto. La cassetta viene sequestrataSEGUE
26 luglio 1995 AUDIO della telefonata di SCARANTINO a Studio Aperto di Italia Uno. Stria del nastro PA001202: lo scoop insabbiato e ufficialmente cancellato che svelava il depistaggio con 13 anni dí anticipo.
5 ottobre 1995 Il maresciallo CARMELO CANALE depone al “Borsellino Uno” AUDIO
10 ottobre 1995 In un esposto consegnato alla procura di Palermo, ROSALIA BASILE, moglie di SCARANTINO, accusa i magistrati della procura di Caltanissetta di avere estorto al marito le sue confessioni. SEGUE
16 ottobre 1995 Viene interrogato SCARANTINO
18 ottobre 1995 L’ispettore di Polizia ALBERTO VIGANÒ depone al “Borsellino Uno” AUDIO
18 e 19 ottobre 1995 GIUSEPPE OROFINO depone al “Borsellino Uno” AUDIO
2 novembre 1995 SCARANTINO riafferma di essere “pentito” e leale collaboratore della giustizia SEGUE
7 novembre 1995 Il teste VINCENZO MANISCALDI depone al “Borsellino Uno” AUDIO
24 gennaio 1995 Si, diffonde la notizia che SCARANTINO ha provato ad accreditarsi come un “pentito” in grado di parlare anche dei politici, sostenendo che Cosa nostra forniva cocaina a Silvio Berlusconi, in quel momento solo ex presidente del Consiglio. Anzi dal verbale, datato 24 giugno 1994, appare chiaro che il nome di Berlusconi è stato tra i primi fatti. Scarantino sostiene di avere appreso dal boss Ignazio Pullarà che quest’ultimo ”mandava cocaina a Berlusconi’”. E poi aggiunge: “Berlusconi conosceva altri boss come Luciano Liggio” e inoltre “manda 50 milioni l’anno alla famiglia di Santa Maria di Gesù”.
24 maggio 1995 Scarantino compare per la prima volta in corte d’Assise al primo processo per la strage di via D’Amelio in corso a Caltanissetta. Dice Scarantino: “Mi sono pentito un mese e mezzo dopo essere stato arrestato, nel settembre ’92, ma ho cominciato a collaborare solo nel giugno ’94. Avevo paura delle minacce di Profeta, e mi vergognavo anche del fatto che avrei dovuto dire a quei magistrati che avevo ucciso un loro collega. Di tutti gli omicidi che ho fatto quello di Borsellino è stato quello più brutto. Non sapevo però come fare, ho pure tentato il suicidio in carcere, prima cercando di impiccarmi e poi tagliandomi le vene. Ma dopo un colloquio con mia moglie mi decisi a parlare”. E così continua: “Ero il guardaspalle di Salvatore Profeta e un giorno, tra la fine di giugno e inizio luglio del ’92, lo accompagnai ad una riunione in una villa ai Chiarelli, a Palermo. Io mi fermai fuori, insieme ad altre sei persone, ma dentro si tenne una riunione”. Scarantino, su invito del pubblico ministero, omette di dire i nomi dei partecipanti a questa riunione, come anche di altre persone con le quali era entrato in contatto nel corso della preparazione della strage. Poi aggiunge: “Non sentivamo di cosa si discutesse dentro, ma ad un certo punto parlarono di Borsellino, di Falcone e di esplosivo”. Al termine della riunione Profeta gli chiede di procurargli una macchina di piccola cilindrata. “A mia volta – dice Scarantino – chiesi a Salvatore Candura di procurarmi la macchina, ed una decina di giorni prima del 19 luglio il Caldura mi portò una Fiat 126”. Il 17 luglio del ‘92, il venerdì precedente la strage, “insieme ad altre persone portai la 126 davanti alla carrozzeria di Giuseppe Orofino, in via Messina Marina. L’indomani, mentre stavo nel bar Badalamenti, alla Guadagna, insieme ad altre persone, arrivarono Gaetano e Pietro Scotto, e ‘Tanuzzu’ parlando ai presenti disse che erano riusciti a intercettare il telefono: ‘stavolta a chistu l’incucciammu (questo stavolta l’abbiamo in pugno. Ndr), è stata la risposta dei presenti. Nel pomeriggio, insieme ad altre persone, in tutto otto, abbiamo portato la macchina nella carrozzeria di Orofino. Qualcuno portò dentro la carrozzeria la 126, e dopo un po’ arrivò una Suzuki jeep che, secondo me, portava l’esplosivo. Io non entrai nella carrozzeria, ma, insieme ad altri due, giravamo con le moto intorno l’edificio”. Il compito di Scarantino e delle altre persone era quello di intercettare eventuali pattuglie della polizia o dei carabinieri, sparargli e farsi eventualmente arrestare pur di salvare le persone dentro la carrozzeria. “Dopo circa quattro ore – continua Scarantino – uscirono dalla carrozzeria e tornammo tutti a casa. L’appuntamento era per l’indomani, domenica 19 luglio, alle 5,30 di mattina. All’alba, insieme ad altre persone, siamo andati a prendere la macchina, quindi, con un corteo di tre automobili e la 126 in mezzo siamo andati in piazza Leone, dove ci aspettavano altre tre persone. Lì ci siamo fermati, gli abbiamo consegnato l’auto e ce ne siamo andati. Io sono tornato a casa, ho parlato al telefono con la mia ragazza, ho pranzato, ho chiamato al telefono la mia amante, poi, nel pomeriggio, alle 17,30, ho sentito persone in mezzo alla strada che gridavano ‘hanno ucciso Borsellino, hanno ucciso Borsellino’. Sono subito andato da Salvatore Profeta per dargli la notizia, a casa sua, e l’ho trovato sdraiato sul divano che guardava alla televisione le immagini della strage di via D’Amelio. In seguito mi dissero che a compiere la strage erano stati quei tre che ci aspettavano a piazza Leone, quei tre ‘dalle corna d’acciaio’”.
26 luglio 1995 Per la prima volta, si diffondono “voci” secondo le quali Scarantino avrebbe deciso di ritrattare le sue accuse. Tramite il sostituto Carmelo Petralia la procura smentisce, ma Concetta Scarantino, sorella di Vincenzo, e la cognata Maddalena Mastrolembo (moglie di Domenico – fratello del “pentito” – in carcere per ricettazione di auto) riferiscono ai cronisti di avere ricevuto due telefonate e poi una terza (che hanno registrato) nelle quali Scarantino affermerebbe di “voler tornare in cella, di volere parlare con i magistrati per ritrattare le accuse”. Ma lo stesso giorno il “pentito” viene rintracciato da un giornalista di “Studio Aperto” a cui dichiara di aver “deciso di dire tutta la verità e di non collaborare più, perché ho detto tutte bugie. Non è vero niente, sono tutti articoli che ho letto nei giornali e ho montato tutta questa cosa”. Alla domanda del giornalista che lo aveva rintracciato se “quindi sono tutti innocenti quelli che lei ha nominato?”, Scarantino risponde: “Tutti innocenti, me ne vado in carcere e lo so che mi faranno orinare sangue e mi faranno morire in carcere. Però morirò con la coscienza a posto”. Il giorno dopo, Scarantino fa marcia indietro: “E’ stato solo un momento di sconforto, confermo la mia volontà di collaborare con la giustizia”. Lo dice al pubblico ministero di Caltanissetta Carmelo Petralia. In relazione al “caso Scarantino” la procura di Caltanissetta diffonde una nota nella quale definisce “grave il comportamento di quanti hanno strumentalizzato un comprensibile desiderio di affetto per fini processuali che nulla hanno che vedere con una vicenda che presenta tratti esclusivamente umani”. Aggiunge l’altro pm del processo, Anna Maria Palma: “La mobilitazione, non nuova, della sua famiglia e di un intero quartiere conferma, se mai ve ne fosse bisogno, la caratura del personaggio e l’importanza delle dichiarazioni che ha reso”. Ma il 10 ottobre, in un esposto consegnato alla procura di Palermo, Rosalia Basile, moglie di Scarantino, accusa i magistrati della procura di Caltanissetta di avere estorto al marito le sue confessioni. Sempre secondo l’esposto, Scarantino avrebbe confidato alla moglie che i pubblici ministeri Carmelo Petralia ed Ilda Boccassini lo avrebbero indotto ad accusare il cognato Salvatore Profeta: “Se non lo fai non sei credibile” gli avrebbero detto. “Mio marito mi disse che i pm giocano sporco” – si legge ancora nell’esposto – Rosalia, devi vedere come mi difendono, pur sapendo che sono tutte bugie, perché se questo processo finisce male possono andare a difendere i processi dei minori”. In un’altra occasione, sostiene la moglie, il “pentito” sarebbe venuto a Palermo per individuare l’officina carrozzeria di Giuseppe Orofino dove la 126 venne caricata con il tritolo. “Mio marito non sapeva dove si trovasse – sostiene la donna – e con un gesto uno dei poliziotti gliela indicò”. Nell’esposto si prospettano comportamenti illeciti da parte dei magistrati inquirenti sulla strage di Caltanissetta, con riferimento a una presunta falsa verbalizzazione od a rifiuto di verbalizzare ed infine al divieto che sarebbe stato imposto a Scarantino di parlare con i magistrati di Palermo in assenza di quelli nisseni. Informata dell’esposto, presentato dalla moglie di Scarantino, il sostituto procuratore di Caltanissetta, Anna Maria Palma, pubblico ministero d’aula al processo per la strage di via D’Amelio, così commenta: “Questo conferma ancora una volta le incredibili pressioni che la Basile riceve dalla famiglia”. Intanto stanno emergendo nuovi particolari sulla personalità di Scarantino e soprattutto sulla sua vita sessuale che potrebbe essere incompatibile con un uomo d’onore. Il 31 ottobre in Assise vengono chiamati a testimoniare “Margot”, “Flavia” e “Fiammetta” (un transessuale e due omosessuali) e cioè Michela D’Amico, 35 anni, Mario Ingrassia, 34, e Giovanni Nicchia, 40. “Margot”, che ha cambiato sesso e si è sposata cinque anni prima con un imprenditore toscano, conferma che dal 1982 al 1984 ebbe una relazione con Scarantino: “Lo conobbi per strada a Palermo. Enzo mi offrì un passaggio ed io accettai. Da quel giorno abbiamo vissuto per quasi due anni assieme, ne ero innamorata”.Vengono poi ascoltati Mario Ingrassia e Giovanni Nicchia, che abitavano nello stesso cortile dove “Margot” viveva con il “pentito”. I due testi confermano l’esistenza di una relazione tra il transessuale e Scarantino. Il 2 novembre altro colpo di scena: Scarantino riafferma di essere “pentito” e leale collaboratore della giustizia. Rivela inoltre che la moglie gli confidò di avere ricevuto pressioni telefoniche da Pietro Aglieri ed altri latitanti perché lo inducesse a ritrattare. Più volte durante l’’interrogatorio della moglie, Vincenzo Scarantino (protetto in aula da cinque carabinieri) grida “bugiarda” alla moglie che risponde: “Bugiardo sei tu, dilla tutta la verità”. Rosalia Basile dichiara inoltre che in occasione della deposizione del marito al processo “gli fecero avere le carte un mese prima e lo fecero studiare”. “Sono qui – prosegue – per dire tutta la verità e anche mio marito la deve dire. A luglio mio marito voleva tornare a Palermo e ritrattare tutto. Diceva che il verbale lo aveva fatto il pm Petralia e lui aveva firmato. Poi gli hanno fatto fare un confronto con altri pentiti, Cancemi, Di Matteo, La Barbera e anche con Marino Mannoia”. “Quando chiesi di tornare a Palermo – sostiene la teste – vennero i Pm Palma, Petralia e l’avv. Lucia Falzone. Volevo tornare a casa quando Enzo mi disse che era innocente. Ma non potevo uscire perché ero sequestrata in casa. Dopo che mio marito voleva ritrattare ci trasferirono in una villa dove pagavano quattro milioni al mese. In quella villa venne l’ispettore Luigi Pagano che disse a mio marito che poteva richiedere una bella somma se mi convinceva a rimanere, 500 milioni. La dottoressa Palma venne a trovarmi e mi disse che io al processo dovevo avvalermi della facoltà di non rispondere. Ma ho deciso di tornare a casa, l’ho fatto per la mia coscienza. Nei giorni scorsi mio marito mi ha telefonato dicendo ‘Attenta a quello che dici al processo’.
Le telefonate sono state registrate, ho le bobine a casa”. A questo punto Scarantino chiede al presidente della corte Di Natale di parlare: “Giuro su Dio e sulla vita dei miei figli che nessun magistrato, né poliziotto, mi ha detto mai niente”. Rosalia Basile, nella seconda parte della sua lunga testimonianza che si protrae fino a sera, parla ancora delle pressioni che sarebbero state fatte sul marito per indurlo al “pentimento”. 40 giorni dopo Scarantino ribadisce la sua “collaborazione”. Interrogato a Messina, per motivi di sicurezza, dai giudici della corte d’Assise di Caltanissetta, Scarantino spiega di avere ritrattato per una crisi di sconforto. Il 27 gennaio 1996 arriva la prima sentenza per la strage di via D’Amelio: ergastolo per Orofino, Scotto e Profeta. Il “pentito” Vincenzo Scarantino viene condannato a 18 anni di reclusione. Con ordinanza separata la Corte concede la scarcerazione di Scarantino, già da tempo detenuto in struttura extra carceraria, osservando che con “la sua scelta di collaborare ha rotto ogni legame con gli ambienti criminali”. Il 7 agosto 1996 sulla scena processuale compare un altro “pentito”, Giovanbattista Ferrante il quale tra i motivi che lo hanno indotto alla “collaborazione” dice che c’è anche il desiderio di scagionare una persona da lui ritenuta innocente: Pietro Scotto, il tecnico dell’Elte (impiantistica telefonica) condannato all’ergastolo con l’accusa di avere intercettato l’utenza della madre del giudice Paolo Borsellino per raccogliere informazioni, indispensabili al commando omicida, sugli ultimi spostamenti del procuratore aggiunto. Ferrante esclude che l’utenza fu intercettata ed avrebbe spiegato il modo in cui Cosa Nostra apprese che il magistrato si sarebbe recato a casa della madre. Secondo il pm Anna Maria Palma, Ferrante ha partecipato solo alla fase finale dell’attentato: “Il collaboratore di giustizia non conosce le fasi precedenti e quindi non sa del ruolo di Scotto che è stato ampiamente provato”. Tanto “ampiamente provato” che Scotto sarà assolto nel processo d’Appello.
29 novembre 1995 PIETRO SCOTTO depone al “Borsellino Uno” AUDIO
29 novembre 1995 SALVATORE PROFETA depone al “Borsellino Uno” AUDIO
5 dicembre 1995 ARNALDO LA BARBERA, Polizia di Stato depone al “Processo Andreotti” AUDIO
6 dicembre 1995 Viene interrogato SCARANTINO
12 dicembre 1995 SCARANTINO depone al “Borsellino Uno” AUDIO
12 dicembre 1995 SALVATORE PROFETA interrogato al “Borsellino Uno” AUDIO
14 dicembre 1995 GIUSEPPE OROFINO interrogato al “Borsellino Uno” AUDIO
14 e 20 dicembre 1995 PIETRO SCOTTO depone al “Borsellino Uno” AUDIO
23 dicembre 1995 Viene assassinato GIUSEPPE MONTALTO, agente di polizia penitenziaria al carcere l’Ucciardone di Palermo


