- LA PRESCRIZIONE SALVA SCARANTINO Ā La Repubblica
- CONFERMATE IN APPELLO TUTTE LE CONDANNE Il Trmpo
- CONFERMATE LE CONDANNE ALL’ERGASTOLO PER .. Il Fatto Quotidiano
- DEPISTAGGIO SULLA STRAGE BORSELLINO, A MESSINA SPUNTANO I VERBALI INEDITI DI SCARANTINO GAZZETTA DEL SUD
Borsellino Quater – dalla Sentenza …IL DEPISTAGGIO DI STATO
- FIAMMETTA BORSELLINO ACCUSA : “TROPPI DEPISTAGGI: VOGLIO LA VERITĆ”
- FIAMMETTA BORSELLINO e il silenzio del CSM
- FIAMMETTA BORSELLINO ALLA COMMISSIONE ANTIMAFIA : “NON CHIEDETEMI I NOMI, SAPETE BENE CHI Ć STATO”
- FIAMMETTA BORSELLINO ASCOLTATA DALLA COMMISSIONE REGIONALE ANTIMAFIA
- FIAMMETTA BORSELLINO CHIEDE AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA GLI ATTI DEL SISDE
- FIAMMETTA BORSELLINO E IL PATTO DI SANGUE STATO-MAFIA
- FIAMMETTA BORSELLINO IN COMMISSIONE ANTIMAFIA. FAVA:”ASCOLTEREMO BOCCASSINI, SCOTTI E DI MATTEO”
- FIAMMETTA BORSELLINO RICHIAMA IL PAESE ALLA MEMORIA
- FIAMMETTA BORSELLINO TROPPI DEPISTAGGI, VOGLIO CAPIREĀ
- FIAMMETTA BORSELLINO: “DAL DEPISTAGGIO OFFESA ALLO STATO. I MAGISTRATI RENDANO CONTO AL CSM”
- FIAMMETTA BORSELLINO: “DEPISTAGGIO INIZIATO NEL ’92”
- FIAMMETTA BORSELLINO: “LO STATO Ć OMERTOSO SULLA MORTE DI MIO PADRE”
- FIAMMETTA BORSELLINO: “TROPPI DEPISTAGGI SULLA MORTE DI MIO PADRE”
- FIAMMETTA BORSELLINO: āBASTA MISTERI DI STATOā
- FIAMMETTA BORSELLINO: āPM DELLāEPOCA ORA RENDANO CONTO DEL LORO OPERATOā
- FIAMMETTA BORSELLINO: āVOGLIO CAPIRE CHI CāĆ DIETROā
- 13 DOMANDE DI FIAMMETTA BORSELLINO
- 13 DOMANDE SENZA RISPOSTA
- LA FIGLIA DI BORSELLINO: “TREDICI DOMANDE PER LA VERITĆ”
- LE 13 DOMANDE DI FIAMMETTA BORSELLINO
- LE 13 DOMANDE PER LA VERITĆ DI FIAMMETTA BORSELLINO
- LE DOMANDE DI FIAMMETTA BORSELLINO IN COMMISSIONE ANTIMAFIA. FAVA: “FAREMO INDAGINE POLITICA SUL DEPISTAGGIO”
- LE DOMANDE DI FIAMMETTA SUL DEPISTAGGIO
- STRAGE DI VIA D’AMELIO, LE DOMANDE DI FIAMMETTA BORSELLINO
- STRAGE DI VIA D’AMELIO: FIAMMETTA BORSELLINO, TROPPI PUNTI OSCURI SUL FALSO PENTITO SCARANNTINO
- TAVERNA A FIGLIAĀ BORSELLINO: AVRAI TUTTE LE RISPOSTE ASKA NEWS
- LEI CHE I DEPISTAGGI NON LI PERSONA: FIAMMETTA BORSELLINO
- ATTESA PER LāAUDIZIIONE DI FIAMMETTA BORSELLINO
- BORSELLINO 26 ANNI DOPO, LA FIGLIA FIAMMETTA PONE 13 DOMANDE ALLO STATO
- CARPI RICORDA BORSELLINO. LE 13 DOMANDE DELLA FIGLIA
- “LA VERITĆ, VI PREGO, SU CHI HA UCCISO MIO PADRE”. LE 13 DOMANDE DI FIAMMETTA BORSELLINO
- “PARLARE DI DEPISTAGGI Ć UN FALLIMENTO PER IL PAESE. L’AMAREZZA DI FIAMMETTA BORSELLINO
- “DEPISTAGGI SULLA MORTE DI MIO PADRE. ECCO 13 DOMANDE ALLO STATO”
- DEPISTAGGI SU MORTE DI MIO PADRE
- FIAMMETTA BORSELLINO INCONTRA I GRAVIANO – Agli assassini di mio padre ho detto: raccontate la veritĆ , solo cosƬ sarete uomini liberi
- FIAMMETTA BORSELLINO: “Coinvolte le Istituzioni al massimo livello
- LA REPUBBLICA – Ā intervista a Fiammetta Borsellino
- SERVIZIO TG RAI SICILIA – Fiammetta Borsellino in Commissione AntimafiaĀ
- PAOLA TAVERNA ALLA FIGLIA DIĀ BORSELLINO: āDAREMO RISPOSTE ALLE TUE – DIREĀ
- Borsellino quater: la Corte di Assise di Caltanissetta si pronuncia ā¦
- 26 ANNI FA LA MAFIA UCCIDEVA PAOLIO BORSELLINO
- 26 ANNI FA LA STRAGE.MATTARELLA: “NON SMETTERE DI CERCARE LA VERITĆ”
- 26 ANNI SENZA PAOLO BORSELLINO
- ASSEMBLEA CAPITOLINA SUĀ BORSELLINO, FICO: VERITĆ A OGNI COSTO ASKA NEWS
- BORSELLINO, BASILONE: ADEGUARE NORME A EVOLUZIONE MAFIA ASKA NEWS
- CAFIERO DE RAHO: “PRESTO SCOPERCHIEREMO CALDERONE DI SPORCIZIA”
- CHI ERA PAOLO BORSELLINO
- COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA CON PIENI POTERI
- CONTE, DOVERE RICERCA VERITĆ
- COSA PENSA DI MATTEO DEL DEPISTAGGIO?
- DEPISTAGGIO
- FICO COMMEMORA BORSELLINO IN AULA:”VERITĆ ANCHE SULLA TRATTATIVA”
- FICO: INSIEME PER COMBATTERE LE MAFIE DAILY NEWS
- I BUCHI NERI DELLA NOSTRA MALASTORIA. IL FALSO PENTITOĀ Ā
- IL DEPISTAGGIO
- IL DEPISTAGGIO E LA LOTTA ALLA MAFIA. PARLA ALESSANDRA CAMASSA
- IL DEPISTAGGIO PILOTATO DA UOMINI DELLE ISTITUZIONI
- IL FRESCO PROFUMO DELLA LIBERTĆ
- IL LARIO RICORDA PAOLO BORSELLINO
- IL RUOLO DEL PROCURATORE TINEBRA – L’INFORMAZIONE
- IN PAOLO BORSELLINO LA LEGALITĆ SI INTRECCIĆ EFFETTIVAMENTE CON LA GIUSTIZIA
- LA REPUBBLICA DELLE STRAGI – L’UOMO DEL TELECOMANDO E LE TELEFONATE ALLA MADRE
- LA STRAGE SENZA VERITĆ
- LA VERITĆ NIENTāALTRO CHE LA VERITĆ PER PAOLO BORSELLINO
- L’IPOCRISIA DELLA SPECIE
- MATARELLA:”NON SMETTERE RICERCA VERITĆ”
- MATTARELLA: “NON SMETTERE DI CERCARE LA VERITĆ SU VIA D’AMELIO
- MATTARELLA: “NON SMETTERE DI CERCARE LA VERITĆ”
- MATTARELLA: “NON SMETTERE DI CERCARE VERITĆ SU STRAGE”
- MATTARELLA:”NON SMETTERE DI CERCARE LA VERITĆ SULLA STRAGE”Ā
- PAOLO BORSELLINO, 26 ANNI DOPO ILMIO RICORDO DEL GIUDICE
- PERCHĆ RICORDARE PAOLO BORSELLINO
- QUALCHE DOMANDA A VINCENZO CALCARA – ANTIMAFIA DUEMILA
- QUANDO A DEPISTARE Ć IL CAPO DELLA “MOBILE”
- QUEL FUMO DOPO L’ESPLOSIONE: LA FINE ANNUNCUATA E IL CORAGGIO FINO IN FONDO
- QUEL GIORNO DI LUGLIO IN CUI MORĆ PAOLO BORSELLINO
- ROMA, SARTI: MAFIA SENZA APPOGGI NON AVREBBE AVUTO SUCCESSO ASKA NEWS
- SCARPINATO: “LA REPUBBLICA DELLE STRAGI FINCHĆ NON DAREMO RISPOSTE”
- SENTENZA CHE COZZA CON ALTRE SENTENZE
- SENZA APPOGGI LA MAFIA NON AVREBBE AVUTO SUCCESSO
- SICA RICORDA IL GIUDICE BORSELLINO
- TRATTATIVA ACCELLERĆ LA MORTE DI BORSELLINO
- UN EROE CADUTO PER LA PATRIA
- UNA MONTAGNA DI VERITĆ DA RICERCARE – LA SPIA
- SERVIZIO TG1 – Intervista a Fiammetta Borsellino e servizio su Anniversario
- SERVIZIO TG ETV
- SERVIZIO TG 5 MEDIASET
- SERVIZIO TG STUDIO APERTO
- SERVIZIO TG 3 RAI SICILIA
- SERVIZIO TG2 RAI
- SERVIZIO TG1 RAI
- Scarantino e i depistaggi di Stato I punti oscuri
- Paolo Borsellino nel mirino
- La BORSA e l’AGENDA ROSSA
- Lāisolamento del Dr. Borsellino e la testimonianza di sua moglie Agnese
- Indagini inquinate da depistaggi di Stato
- LA CORTE CONFERMA: vi fu depistaggio di Stato
- RASSEGNA STAMPA
- Dopo oltre un anno dalla sentenzaĀ finalmente depositate le motivazioni del Borsellino QuaterĀ
- 19 Aprile 2017 Corte d’Assise di Caltanisetta.LEGGI TUTTO
- Depositati i verbali di tre collaboratoriĀ
- Deposizione del Sost.Procuratore Ilda Boccassini
- Dossier
- Giornale di Sicilia 16.12.2014
- I verbali del nuovo pentito Galatolo: “Il capomafia mi disse di chiudere il parcheggio in via D’Amelio”Le dichiarazioni del neo collaboratore di giustizia entrano nel processo che si sta celebrando a Caltanissetta
- Il caso Scarantino
- Il giorno di Mancino
- Il giorno di Mario Mori
- Il pentito Galatolo: “Messina Denaro ordinò l’uccisione di …
- Imputato smentisce pentito
- Lari: i collaboratori stanno confermando
- Nove assolti
- Parla Bruno Contrada
- Parla Gioacchino Genchi
- Parla Giuliano Amato
- Parla Ilda Boccassini
- Parlano De Gennaro e Gratteri
- Parlano due pentiti
- Parlano Ferraro, Ingroia e MartelliĀ
- Prende il via il Borsellino quater
- Relazione inedita
- Sei poliziotti indagati
- Sentenza Corte d’Assise d’Appello 2008
Nella borsa non c’era l’agenda - Sentiti i pentiti
- Tutino smentisce Spatuzza e GalatoloĀ 15 Gennaio 2016 La Spia
- Verbali interrogatori e Commissione antimafia
- Via D’Amelio attraverso gli atti Ā processualiĀ
- Via D’Amelio, la storia di una mezza veritĆ
- Commento alla Sentenza
Ā
CASSAZIONEĀ
Borsellino quater, la Cassazione conferma le condanne. Per la strage di Via D’Amelio e i depistaggi. Convalidata la sentenza della Corte di Assise di Appello di Caltanissetta del 2019Ā
E’ stata confermata dalla Cassazione la condanna di appello del Borsellino quater – per la strage di Via D’Amelio e i depistaggi – e sono dunque definitive le condanne all’ergastolo per i capomafia Salvatore Madonia e Vittorio Tutino e quelle per calunnia per Calogero Pulci (dieci anni) e Francesco Andriotta che ha ottenuto un piccolo sconto di pena (da 10 anni a 9 anni e 6 mesi) per la prescrizione di due calunnie ai danni dell’ex pentito Vincenzo Scarantino, mentre da una terza accusa di calunnia, sempre ai danni di Scarantino, ĆØ stato assolto. Convalidata la sentenza della Corte di Assise di Appello di Caltanissetta del 2019.Ā Ā ANSA 5.10.2021
6.10.2021 – Processo Borsellino. āIn 30 anni si ĆØ guardato ovunque. Non allāinterno delle toghe”Colloquio con Fabio Trizzino, legale della famiglia del magistrato, all’indomani della Cassazione sul Borsellino quater Ā
Il depistaggio dopo lāuccisione di Paolo Borsellino cāĆØ stato, nessun dubbio può essere più sollevato a riguardo. La corte di Cassazione ieri sera ha messo ilĀ sigillo al processo Borsellino quater, nato per accertare quella āmacchina della calunniaā che ha portato per anni a dare credito al falso pentito Vincenzo Scarantino. Il āpupo vestitoā che si era accusato del furto dellāauto che fu utilizzata per uccidere il magistrato palermitano e gli uomini della sua scorta il 19 luglio 1992 e che, per anni, ĆØ stato creduto. Fino a quando Gaspare Spatuzza, nel 2008, si ĆØ pentito e ha ammesso che quel furto lāaveva compiuto lui, smontando un castello di bugie di due inchieste e di due processi. Quei processi erano sbagliati dallāinizio. Gli avvocati, come Rosalba di Gregorio Giuseppe Scozzola, che assistevano le persone falsamente accusate lo hanno sostenuto subito, inascoltati in una lunga battaglia che si ĆØ poi rivelata giusta. Oggi – dopo la sentenza della Cassazione che ha confermato lāergastolo per i capomafia Salvatore Madonia e Vittorio Tutino e quelle per calunnia per gli altri due falsi pentiti, Calogero Pulci e Francesco Andriotta, – si può affermare serenamente che quei processi si poggiavano sul nulla. āSi sono retti su una falsa ricostruzione avallata da pm e giudiciā, dice allāHuffpost Fabio Trizzino, avvocato della famiglia Borsellino, insieme a Vincenzo Greco, e marito di una delle figlie del magistrato, Lucia.
Su questi elementi oggi cāĆØ certezza. Eppure, la parola āfineā scritta al Palazzaccio può essere un nuovo inizio: āQuesta sentenza può essere considerata un punto di partenza per la ricostruzione della veritĆ storica, sul movente della strage di via DāAmelio e sulle origini del depistaggio. Mi piacerebbe pensare lo stesso per la veritĆ processuale, il tempo non gioca a nostro favore, 30 anni sono troppi e la ricostruzione davanti a un giudice diventa sempre più complessa. Alcuni danni sono irreparabili. Restiamo con la speranza che di questi fatti si occupo anche la commissione parlamentare antimafiaā, spiega ancora Trizzino. Era al Palazzaccio, ieri, mentre gli ermellini confermavano le condanne e, pur nel tecnicismo di un dispositivo, dicevano che quello che la famiglia sostiene da anni ĆØ veritĆ . Storica e giuridica.
Per una veritĆ assodata, altre ne mancano. E per il legale non ci sono più scuse per nascondere: āNon faremo sconti a nessuno – avverte – non per desiderio di vendetta, ma perchĆ© sentiamo di avere un dovere nei confronti delle future generazioniā. Un dovere di far riemergere una veritĆ che ĆØ stata rubata da anni di errori, di tesi smontate – leggiĀ alla voce TrattativaĀ –Ā di bugie e di magistrati, i primi che hanno indagato sulla strage, che, ormai ĆØ certo, qualcosa hanno sbagliato.
La veritĆ giudiziaria in sostanza a questo si ferma: la procura di Caltanissetta non avrebbe dovuto credere a Scarantino, il tribunale avrebbe dovuto smontare il castello di falsitĆ . NĆ© lāuna nĆ© lāaltro ha fatto niente di tutto questo. Ad oggi questo si può dire, il resto forse si potrĆ ancora ricostruire, e a leggere bene tutte le carte i punti da cui partire ci sono. āIn questi 30 anni le indagini e i processi hanno guardato ovunque: nella politica, nelle forze dellāordine. Ma non si ĆØ guardato allāinterno della magistratura. Sarebbe quindi opportuno soffermarsi nellāunico ambito istituzionale tralasciatoā, afferma lāavvocato.
Unāindagine su due pm che hanno condotto la prima inchiesta a Caltanissetta cāĆØ stata, ma il fascicolo messinese su Anna Palma e Carmelo Petralia – sospettati di concorso in calunnia aggravata – ĆØ stato archiviato. Non hanno commesso reati, dice il gip che ha disposto lāarchiviazione, solo degli āerroriā.
Che si dovesse vagliare un poā di più lāambiente della magistratura lo indicavano anche alcune frasi di Borsellino. Trizzino ricorda come nei suoi ultimi giorni di vita parlava della procura di Palermo come di un ānido di vipereā. Era un uomo rigoroso, tutto fa pensare che non avrebbe pronunciato una frase del genere a caso: āIn questi anni – prosegue Trizzino – cāĆØ stata unāanalisi poco attenta delle testimonianze che il magistrato ha lasciato negli ultimi 57 giorni di vita, quelli che sono seguiti alla morte di Falcone. Parlo di testimonianze orali, perchĆ© quelle scritte non ci sono. Avrebbero, forse, potuto essere nellāagenda rossa che aveva con sĆ© il giorno dellāattentato, ma quellāagenda ĆØ sparita. E lo sa quando sono iniziate le indagini su questa scomparsa? Nel 2002ā³. Dieci anni, un tempo infinito, dopo.Ā
Messo un punto sul ādepistaggio gravissimo e grossolanoā, dice Trizzino, āsi sta andando nella direzione giustaā. O, almeno, ĆØ più difficile mistificare quello che ĆØ stato. Un esempio: per decenni parte dellāopinione pubblica, e alcuni pm, ha ritenuto che Borsellino fosse stato ucciso perchĆ© si era opposto alla Trattativa Stato-mafia. Al netto del fatto che poche settimane fa la corte dāAppello di Palermo ha stabilito che i contatti avuti dagli ufficiali dei Ros con parte della mafia non erano reato, giĆ le prime battute del Borsellino quater ci dicevano che quella teoria era sbagliata. Nella sentenza dāappello, non a caso il giudice scriveva che il magistrato era stato ucciso per āvendettaā per il maxi processo e per ācautela preventivaā rispetto al lavoro che stava svolgendo. Ed ecco che allora per arrivare alla veritĆ bisogna partire dai punti fermi: āSi deve ricostruire con logica – sostiene con forza Trizzino – attenendosi ai scontri, non ai teoremiā. I teoremi sono stati tanti, e alcuni sono duri a morire. Però, dopo la sentenza della Cassazione, ĆØ tempo di speranza.āRichiameremo tutti alle loro responsabilitĆ ā, dice il legale. E se sulle origini del depistaggio bisogna fare ancora piena luce, un approfondimento serio andrebbe fatto anche sul movente della strage: āLa famiglia ha sempre guardato altrove rispetto alle ricostruzioni che volevano vedere una connessione tra la strage e la trattativa. In particolare, abbiamo sostenuto, e sosteniamo, che bisognava guardare a ciò di cui Borsellino si stava occupando negli ultimi mesi. Al dossier mafia appalti, in particolareā. Si tratta di una lunga informativa firmata dal generale Mario Mori e da Giuseppe De Donno – gli stessi assolti dopo essere stati considerati per anni traditori dello Stato – che dopo la morte di Borsellino ĆØ stata dimenticata.
Fuori da questa babele di errori superficialitĆ che hanno allontanato la veritĆ , emerge però un dato, almeno quello, positivo: āI magistrati, negli ultimi anni, hanno fatto di tutto per rimediare agli errori dei loro predecessoriā, continua ancora Trizzino. āQuesto elemento – conclude – ĆØ stato evidente anche ieri, durante la requisitoria del procuratore generale della Cassazione. Dal tono, dalle parole usate, si capiva quanto fosse profondamente dispiaciuto dalle vicende di queste decenni. Era come se volesse dire che no, Paolo Borsellino non meritava tutto questoā Huffingtonpost
5.10.2021 – Borsellino quater, la Cassazione conferma le condanne per la strage e i depistaggiViene riconosciuta definitivamente la colpevolezza di Madonia, Tutino, Pulci e Andriotta.Ā
Ć stata confermata dalla Cassazione la condanna di appello del Borsellino quater – per la strage di Via D’Amelio e i depistaggi – e sono dunque definitive le condanne all’ergastolo per i capomafia Salvatore Madonia e Vittorio Tutino e quelle per calunnia per Calogero Pulci (dieci anni) e Francesco Andriotta che ha ottenuto un piccolo sconto di pena (da 10 anni a 9 anni e 6 mesi) per la prescrizione di due calunnie ai danni dell’ex pentito Vincenzo Scarantino, mentre da una terza accusa di calunnia, sempre ai danni di Scarantino, ĆØ stato assolto. Convalidata la sentenza della Corte di Assise di Appello di Caltanissetta del 2019. Ā Con la decisione odierna – giunta dopo oltre 4 ore di camera di consiglio – la quinta sezione penale della Cassazione ha dunque sostanzialmente confermato quella pronunciata dai giudici d’appello, i quali, da parte loro, avevano condiviso le conclusioni contenute nella sentenza di primo grado, nelle cui motivazioni, depositate nell’estate 2018, si sosteneva che, sulle indagini relative alla strage di via D’Amelio – nella quale, il 19 luglio 1992, il giudice Paolo Borsellino morƬ con gli agenti della sua scorta – ci fu Ā«uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italianaĀ». Anche l’avvocato generale della Cassazione, Pietro Gaeta, nella sua requisitoria di questa mattina, aveva sollecitato la conferma degli ergastoli per Madonia e Tutino e della condanna per calunnia di Pulci e Andriotta: vi fu, ha rilevato il rappresentante della procura generale, Ā«una mostruosa costruzione calunniatrice che, secondo me, rappresenta una delle pagine più vergognose e tragiche» LA STAMPA
5.10.2021 – PROCESSO BORSELLINO QUATER, PG CASSAZIONE: “CONFERMARE LE CONDANNE”Ā Ā
Secondo il magistrato sono legittime le condanne all’ergastolo per i capi mafia Salvo Madonia e Vittorio Tutino e quella a dieci anni di reclusione per calunnia nei confronti dei falsi pentiti Francesco Andriotta e Calogero PulciĀ Il procuratore generale della Cassazione Pietro Gaeta ha chiesto la conferma delle condanne per gli imputati durante l’udienza del processo Borsellino quater che si occupa della strage di Via D’Amelio,Ā nella quale il 19 luglio 1992 a Palermo morirono per l’esplosione di un’auto-bomba il giudice Paolo Borsellino (CHI ERA) e cinque agenti della sua scorta, e dei depistaggi nelle indagini. Il Pg ha trovato pienamente condivisibili le motivazioni della sentenza della Corte di assise di Appello di Caltanissetta emessa il 15 novembre 2019.Ā Secondo Gaeta sono legittime le condanne all’ergastolo per i capi mafia Salvo Madonia e Vittorio Tutino e quella a dieci anni di reclusione per calunnia nei confronti dei falsi pentiti Francesco Andriotta e Calogero Pulci.Ā Ā Presente in aula l’Avvocato dello Stato, Massimo Giannuzzi, il quale rappresenta le istituzioni che si sono costituite nel Borsellino quater, tra cui presidenza del Consiglio, ministero degli Interni e della giustizia, Regione siciliana e Comune di Palermo, oltre ad alcuni familiari delle vittime.
Pg: “Mostruosa costruzione calunniatrice”Ā Ā Il depistaggio delle indagini della strage di Via D’Amelio, con le falsitĆ dichiarate dai finti pentiti, “ĆØ una mostruosa costruzione calunniatrice che secondo me ĆØ una delle pagine più vergognose e tragiche” della nostra storia giudiziaria ed ĆØ “di una gravitĆ tale da escludere qualunque circostanza attenuante” in favore degli imputati per il reato di calunnia. Lo ha affermato il Pg Gaeta in un passaggio della sua requisitoria all’udienza apertasi stamani nell’Aula Magna della Suprema Corte. “Andriotta ĆØ la miccia di tutto, l’inizio di un mostruoso disegno calunniatore”, ha sottolineato, respingendo la richiesta della difesa del finto pentito Francesco Andriotta di ottenere uno sconto di pena tramite la concessione di circostanze attenuanti.Ā Non ha invece fatto ricorso agli ‘ermellini’ Vincenzo Scarantino, l’ex pentito che in appello ha ottenuto la prescrizione del reato di calunnia pluriaggravata per la concessione dell’attenuante di essere stato indotto a dire falsitĆ da “inquirenti infedeli”, quindi soggetti appartenenti allo Stato, rimasti non identificati.Ā In appello la difesa di Scarantino aveva chiesto il totale proscioglimento.Ā Skytg24
5.10.2021 BORSELLINO QUATER, IL PG CHIEDE LA CONFERMA IN CASSAZIONE DELLE CONDANNE PER IL DEPISTAGGIO DI VIA DāAMELIO: āPAGINA VERGOGNOSA E TRAGICAāĀ
Nel novembre 2019 la Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta ha confermato l’ergastolo ai boss palermitani Salvatore Madonia e Vittorio Tutino e dieci anni di carcere ciascuno ai falsi collaboratori di giustizia Calogero Pulci e Francesco Andriotta, dichiarando prescritta la calunnia pluriaggravata dell’altro falso pentito, Vincenzo Scarantino. “Una mostruosa costruzione calunniatrice”, “una delle pagine più vergognose e tragiche” della storia giudiziaria italiana, “di una gravitĆ tale da escludere qualunque circostanza attenuante”, ha detto il sostituto Pietro Gaeta in requisitoriaĀ Il sostituto procuratore generale della Cassazione,Ā Pietro Gaeta, ha chiesto la conferma delleĀ quattro condanneĀ emesse nel processo āBorsellino quaterā sulla strage di via DāAmelio e i successiviĀ depistaggiĀ nelle indagini. Nel novembre 2019 la Corte dāAssise dāAppello diĀ Caltanissetta, confermando la decisione di primo grado,Ā aveva inflitto lāergastolo ai boss palermitaniĀ Salvatore MadoniaĀ eĀ Vittorio TutinoĀ e dieci anni di carcere ciascuno ai falsi collaboratori di giustiziaĀ Calogero PulciĀ eĀ Francesco Andriotta, dichiarando prescritta la calunnia pluriaggravata dellāaltro falso pentito,Ā Vincenzo Scarantino. Le falsitĆ dichiarate da Pulci, Andriotta e Scarantino ā ha detto il sostituto pg in requisitoria ā sono āunaĀ mostruosa costruzione calunniatriceā, āuna delle pagine più vergognoseĀ eĀ tragicheā della storia giudiziaria italiana, ādi una gravitĆ tale da escludere qualunque circostanza attenuanteā.Ā di F. Q.Ā | 5 OTTOBRE 2021
APPELLO
Fabio Trizzino, marito diĀ Lucia BorsellinoĀ ma anche legale di parte civile assieme al collegaĀ Vincenzo GrecoĀ proprio dei tre fratelli,Ā Lucia,Ā ManfrediĀ eĀ Fiammetta. Rispondendo ai giornalisti ha parlato di āsoddisfazione, a nome dellaĀ famiglia Borsellino, per la sentenza che ha confermato le condanne di primo grado e certifica, in maniera inconfutabile, che nellāambito del processo Borsellino uno e bis si ĆØ realizzato uno, se non il, più grande errore giudiziario della storia italiana. Chiaramente ora attendiamo sviluppi. Questa ĆØ una pietra miliare perchĆ© si afferma che Scarantino ĆØ stato indotto a depistare le indagini. Abbiamo il processo Bo e altri, la conferma totale della sentenza di primo grado costituisce i presupposti fondamentali per lāaltro processo e per le ulteriori indagini che ci saranno e che magari sfoceranno in un altro processoā.
Strage di Via DāAmelio, i giudici dāappello di Caltanissetta: āSi volle accreditare una falsa veritĆ ā.Ā
Sulla strage di via DāAmelio, costata la vita al giudice Paolo Borsellino e alla sua scorta, fu ācostituita una veritĆ che in un determinato momento storico si ĆØ voluta accreditareā, una veritĆ di comodo, dunque, basata su dichiarazioni false: lo scrivono, confermando la tesi del depistaggio dellāinchiesta sullāattentato i giudici della corte dāassise dāappello di Caltanissetta che oggi hanno depositato le motivazioni della sentenza che ha confermato la condanna allāergastolo per i boss Salvo Madonia e Vittorio Tutino, imputati di strage e la condanna a 10 anni dei āfalsi pentitiā Francesco Andriotta e Calogero Pulci, accusati di calunnia. Ā Per i giudici, i falsi pentiti che accreditando una ricostruzione mendace della strage fecero condannare allāergastolo persone estranee allāattentato, erano parte di un piano ben preciso. Le loro dichiarazioni erano āavvinte da una sorprendente circolaritĆ di contenutiā ed erano fondate su frammenti di veritĆ in ordine ad alcuni dettagli degli eventi che solo fonti qualificate potevano avereā. Secondo la corte la finalitĆ del depistaggio non ĆØ chiara. Ma, precisano i giudici, come ritennero i magistrati del primo grado, gli inquirenti dellāepoca, incaricati di indagare sulla strage di Via DāAmelio, credettero a una fonte confidenziale, mai rivelata ātanto da operare poi una serie di forzature per darle dignitĆ di provaā.Ā IL SICILIA 20.1.20218
Secondo la corte dāAssise dāAppello nissena, poi, non ci sarebbe un collegamento tra laĀ Trattativa Stato-mafiaĀ e la morte di BorsellinoĀ Ā BORSELLINO QUATER, I GIUDICI: āNELLA STRAGE DI VIA DāAMELIO POSSIBILI INTERESSI CONVERGENTI DI GRUPPI DI POTERE ESTRANEI A COSA NOSTRAĀ
Con 377 pagine i giudici dellaĀ corte dāAssise dāAppelloĀ di Caltanissetta motivano la sentenza emessa il 15 novembre 2019: ergastolo per i boss Tutino e Madonia, 10 anni per i falsi pentiti Andriotta e Pulci. I magistrati non credono che Borsellino fu ucciso per la Trattativa: āNon può condividersi lāassunto difensivo secondo cui la āTrattativa Stato-mafiĆ avrebbe aperto ānuovi scenariā in relazione alla ācrisi dei rapporti di Cosa Nostra con i referenti politici tradizionaliā e al possibile collegamento fra āla stagione degli atti di violenzaā e lāoccasione di āincidere sul quadro politico italianoāĀ Ā āEā possibile che laĀ decisione di morteĀ assunta dai vertici mafiosi nella corale riunione degli auguri di fine anno 1991 della Commissione provinciale e nelle precedenti riunioni della Commissione regionale, abbia intersecatoĀ convergenti interessiĀ diĀ altri soggetti o gruppi di potere estraneiĀ a Cosa nostraā.Ā Lo scrivono i giudici del processo dāappello āBorsellino quaterā nelle motivazioni della sentenza emessa il 15 novembre 2019 e adesso depositate in cancelleria. Si tratta dellāultima āveritĆ giudiziariaā sulla strage di via dāAmelio, in cui il 19 luglio del 1992 morirono il giudiceĀ Paolo BorsellinoĀ e cinque uomini della scorta. āLe numerose dichiarazioni raccolte dai testi escussi hanno rivelato numeroseĀ contraddizioniĀ che non ĆØ apparso possibile superare, gettando al tempo stesso lāombra del dubbio che altri soggetti possano essere intervenuti sulĀ luogo della strage, nellāimmediatezza dellāesplosione ā scrivono i giudici della corte dāAssise dāAppello di Caltanissetta nelle 377 pagine di motivazioni ā āin giaccaā nonostante la calura del mese estivo e lāora torrida, non appartenenti alle forze dellāordine e individuati anzi da taluni agenti intervenuti nella immediatezza come āappartenenti ai servizi segretiā. I magistrati sottolineano che ātale ultimo particolare appare ancora più inquietante se si considera che ādi un uomo estraneo a Cosa nostraĀ ha riferito anche il collaboratoreĀ Gaspare Spatuzza, indicandolo come presente nel magazzino di viaĀ Villasevaglios, il pomeriggio precedente la strage, veniva consegnata la Fiat 126 che sarebbe stata, di lƬ a poco, imbottita di tritoloā, aggiunge la corte presieduta dal giudice Andreina Occhipinti con consigliere estensore Gabriella Natale. Lāaccusa era rappresentata dal Procuratore generale Lia Sava e dai sostituti Antonino Patti, Carlo Lenzi, Lucia Brescia, Fabiola Furnari.Ā La sentenza ha confermato le condanne allāergastolo per i bossĀ Salvo MadoniaĀ eĀ Vittorio Tutino, il primo come mandante, in qualitĆ di reggente della famiglia di Resuttana, ed il secondo tra gli esecutori della Strage di via dāAmelio del 19 luglio 1992. Condannati a 10 anni di carcere per calunnia anche i āfalsi pentitiāĀ Francesco AndriottaĀ eĀ Calogero Pulci, che avevano confermato molte delle menzogne riferite daĀ Vincenzo ScarantinoĀ (per cui il reato di calunnia ĆØ stato prescritto): ĆØ il più grande depistaggio della storia italiana ed ĆØ stato smontato solo dalle dichiarazioni diĀ Gaspare Spatuzza. āLa strage di via DāAmelio ā continua la sentenza depositata dai giudici nisseni ā rappresenta indubbiamente unĀ tragico delitto di mafia, dovuto a una ben precisa strategia del terrore adottata da Cosa nostra, in quanto stretta dalla paura e da fondati timori per la sua sopravvivenza a causa della risposta giudiziaria data dallo Stato attraverso ilĀ Maxiprocessoā. Nello specifico secondo la corte dāAssise dāAppello di Caltanissetta, āogni tentativo della difesa di attribuire unaĀ diversa paternitĆ Ā a tale insana scelta di morte e terrore non può trovare accoglimento, potendo, al più, le emergenze probatorie indurre a ritenere che possano esservi stati ancheĀ altri soggetti o gruppi di potereĀ interessati alla eliminazione del magistrato e degli uomini della sua scortaā.Ā āMa tutto ciò ā dicono ā non esclude laĀ responsabilitĆ principaleĀ degli uomini di vertice dellāorganizzazione mafiosa che, attraverso il loro consenso tacito in seno agli organismi deliberativi della medesima organizzazione, hanno dato causa agli eventi di cui si discuteā. Per i giudici della Corte dāassise dāappello di Caltanissetta sottolineano anche che ānon si hanno elementi in grado di adombrare profili di erroneitĆ nella ricostruzione del momento deliberativo della strage e nella configurazione della āpaternitĆ mafiosa della stessaā. āNon ĆØ sufficiente che il proposito di rendere dichiarazioni calunniose sia stato ingenerato nellāimputato Vincenzo Scarantino ā continua la sentenza ā da una serie di discutibili e inquietanti e iniziative poste un essere da alcuni investigatori che hanno esercitato in modo distorto i loro poteri, con il compimento di una serie di forzature, tradottesi in indebite suggestioni e nella agevolazione di una impropria circolaritĆ tra diversi contribuiti dichiarativi, tutti radicalmente difformi dalla realtĆ ā. Per il depistaggio delle prime indagini sulla strage Borsellino sono attualmente a processo i poliziotti Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, accusati di calunnia, aggravata dallāaver favorito Cosa nostra.Ā Secondo la corte dāAssise dāAppello nissena, poi, non ci sarebbe un collegamento tra laĀ Trattativa Stato-mafiaĀ e la morte di Borsellino, contrariamente a quanto sostenuto dalla corte dāAssise di Palermo nel processo concluso nel 2018 per mafiosi, ufficiali dei carabinieri e politici. āNon può condividersi lāassunto difensivo secondo cui la āTrattativa Stato-mafiĆ avrebbe aperto ānuovi scenariā in relazione alla ācrisi dei rapporti di Cosa Nostra con i referenti politici tradizionaliā e al possibile collegamento fra āla stagione degli atti di violenzaā e lāoccasione di āincidere sul quadro politico italianoā con riferimento a coloro che āsi accingevano a completare la guida del paese nella tornata di elezioni politiche del 1992.
Invero, gli elementi acquisiti nel presente procedimento consentono di affermare che lāuccisione del giudice Paolo Borsellino, inserita nellāambito di una più articolata āstrategia stragistaā unitaria, sia stata determinata da Cosa Nostra per finalitĆ di vendetta e di cautela preventivaā. Per i giudici nisseni, poi, āĆØ anche logico affermare che vi sia stata una finalitĆ di ādestabilizzazioneāĀ intesa ad esercitare una pressione sulla compagine politica e governativa che aveva fino a quel momento attuato una drastica politica di contrasto allāespansione del crimine organizzato mafiosoā, scrivono i giudici. I magistrati considerano le indagini sulla strage avvolte ancora dai āconiā dāombra: āLe emergenze probatorie acquisite nel procedimento costituiscono singoli pezzo di un mosaico che, nel suo complesso, continua a rimanere inĀ ombraĀ in alcune sue parti. Basti pensare alla āscomparsa misteriosĆ dellāagenda rossaĀ del magistrato e alla ricomparsa della borsa stessa in circostanze non chiarite nellāufficio di Arnaldo La Barberaā.Ā IL FATTO QUOTIDIANO 20.1.2021
PRIMO GRADO
- Nel Borsellino quater una conferma ai dubbi di FiammettaĀ Le motivazioni della sentenza del processo Borsellino quater potrebbero contenere elementi chiarificatori per la strage di via DāAmelioĀ Ā«PerchĆ© via DāAmelio, la scena della strage, non fu preservata consentendo cosƬ la sottrazione …LEGGI TUTTO
- Non ci sono più dubbi. Nelle indagini sugli autori della strage di Via DāAmelio cāĆØ stato Ā«uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italianaĀ», con alcuni funzionari della polizia che convinsero piccoli criminali a trasformarsi in pentiti di Cosa nostra per costruire una falsa veritĆ sullāattentato al giudice Paolo Borsellino.Ā Ma non solo. Nelle motivazioni della sentenza della Corte dāAssise di Caltanissetta del Borsellino quater vengono evidenziate anche le responsabilitĆ dei magistrati che fecero le indagini e sostennero le accuse Ā«senza particolare cautela e rigoreĀ».Ā LEGGI TUTTO
- Conclusioni Avv. Repici – Legale parte cicile Salvatore Borsellino
- AUDIO – Lettura sentenza
- AUDIO udienze processo Borsellino Quater
- SENTENZA e MOTIVAZIONI
PROCESSO BORSELLINO QUATER –Ā Primo grado
āBorsellino quaterā, la teoria dei giudici: Ā«la strage di via dāAmelio non fu dovuta alla trattativa stato-mafiaĀ».Ā
Il giudizio emesso dalla Corte esclude che la ātrattativa stato-mafiaā, oggetto di altro procedimento il cui appello ĆØ in corso, abbia aperto nuovi scenari e che, quindi sia stata la motivazione e, soprattutto, lāaccelerante della strage di via dāAmelio.
Si ĆØ chiuso lāappello del āBorsellino quaterā, il procedimento sulla strage di via dāAmelio, quella che vide morire il dottor Paolo Borsellino e gli agenti del servizio di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi (prima donna a far parte di una scorta e anche prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio), Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.Ā
La sentenza dellāappello del procedimento āBorsellino quaterā fa il punto sul lungo iter processuale relativo alla strage di via dāAmelio, iter costellato da depistaggi e falsi pentiti.
Sulla base, però, dei precedenti procedimenti e anche delle ulteriori acquisizioni documentali, fa chiarezza sul movente, sulla dinamica della strage,sulla paternità della stessa.
āLe emergenze probatorie acquisite nellāodierno procedimento costituiscono singoli pezzi di un mosaico che, nel suo complesso, continua a rimanere in ombra in alcune sue parti. Basti pensare alla āscomparsa misteriosaā dellāagenda rossa del magistrato (cristallizzata nella ripresa fotografica riprodotta nella stessa impugnata sentenza, nella quale risulta immortalato il capitano Arcangioli nellāatto di allontanarsi dalla scena del delitto con in mano la borsa del magistrato) e alla ricomparsa della stessa in circostanze non chiarite nellāufficio del dottor Arnaldo La Barbera; alla presenza di uomini āsconosciutiā sul luogo del delitto e nellāimmediatezza dello stesso (individuati come āappartenenti ai serviziā da parte di due degli agenti sentiti come testimoni) e di un uomo āestraneo a Cosa Nostraā al momento della consegna della Fiat 126 da parte di Spatuzza Gaspare, agli uomini incaricati di provvedere al successivo caricamento della stessa di esplosivo; alla vicenda Mutolo e allāinterruzione del suo interrogatorio ed al successivo incontra da parte del giudice Borsellino con il dottore Bruno Contrada, allāanomalia del coinvolgimento del SISDE nelle indagini; alla vicenda del falso pentito Scarantino Vincenzo e del falso strumentale delle dichiarazioni di Francesco Andriotta, altri odierni imputati.Ā
Non si hanno, tuttavia, elementi in grado di adombrare profili di erroneitĆ nella ricostruzione del momento deliberativo della strage e nella configurazione della āpaternitĆ mafiosaā della stessa.Ā
La strage di via dāAmelio rappresenta indubbiamente un tragico delitto di mafia, dovuto ad una ben precisa strategia del terrore adottata da Cosa Nostra, in quanto stretta dalla paura e da fondati timori per la sua sopravvivenza a causa della risposta giudiziaria data dallo Stato attraverso il Maxiprocesso (nato anche, si ripete, da una felice intuizione die giudici Falcone e Borsellino).
E ancora:Ā Ā āOgni tentativo della difesa di attribuire una diversa paternitĆ a tale insana scelta di morte e di terrore non può trovare accoglimento, potendo, al più, le emergenze probatorie sopraindicate ā in parte giĆ acquisite al preesistente patrimonio conoscitivo e in parte disvelate da presente procedimento ā indurre a ritenere che possano esservi stati anche altri soggetti, o gruppi di potere, interessati alla eliminazione del magistrato e degli uomini della sua scorta. Ma tutto ciò non esclude la responsabilitĆ principale degli uomini di vertice dellāorganizzazione mafiosa che, attraverso il loro consenso tacito in seno agli organismi deliberativi della medesima organizzazione, hanno dato causa agli eventi di cui si discuteā.
Il giudizio emesso dalla Corte esclude che la ātrattativa stato-mafiaā, oggetto di altro procedimento il cui appello ĆØ in corso, abbia aperto nuovi scenari e che, quindi sia stata la motivazione e, soprattutto, lāaccelerante della strage di via dāAmelio.
āEd anche in questa sede non può che ribadirsi laĀ sostanziale neutralitĆ di tali fatti ai fini dellāaccertamento dei responsabili della strage di via DāAmelio (imputati nel presente procedimento) dovendosi ancora una volta ribadire la matrice mafiosa della stessa. Non può condividersi, sul punto, lāassunto difensivo secondo cui la ātrattativa Stato-mafiaā avrebbe aperto ānuovi scenariā in relazione alla ācrisi dei rapporti di Cosa Nostra con i referenti politiciĀ tradizionaliā e al possibile collegamento fra āla stagione degli atti di violenzaā e lāoccasione di āincidere sul quadro politico italianoā con riferimento a coloro che āsi accingevano a completare la guida delĀ paese nella tornata di elezioni politiche del 1992ā
Invero, gli elementi acquisiti nel presente procedimento consentono di affermare che lāuccisione del giudice Paolo Borsellino, inserita nellāambito di una più articolata āstrategia stragistaā unitaria, sia stata determinata da Cosa Nostra per finalitĆ di vendetta e di cautela preventiva. Ed ĆØ anche logico affermare che vi sia stata una finalitĆ di ādestabilizzazioneā intesa ad esercitare una pressione sulla compagine politica e governativa che aveva fino a quel momento attuato una drastica politica di contrasto allāespansione del crimine organizzato mafiosoā.
E ancora:Ā Ā āDeve essere ritenuta ancora attuale la valutazione espressa dai Giudici Supremi in seno alla prima sentenza emessa nel procedimento Borsellino ter relativamente alla incidenza che la cd. ātrattativa Stato-mafiaā avrebbe avuto sulla deliberazione della strage di via DāAmelio anche alla luce delle ulteriori acquisizioni probatorie cristallizzate nel presente procedimento. Deve dunque escludersi la sussistenza di elementi probatori idonei a fare ritenere che vi sarebbe stata, per la sola strage di via DāAmelio,Ā una sorta di ānovazioneā della deliberazione di morte, tale da avere determinato una soluzione di continuitĆ rispetto alla precedente deliberazione stragista risalente alla riunione degli āauguri di fine anno 1991āā.
La sentenza, chiaramente, determina che la causale della strage ĆØ di matrice mafiosa.
āAllo stato, comunque, il quadro probatorio appare immutato rispetto a quello giĆ considerato dalla Suprema Corte di Cassazione nella richiamata pronuncia del 2003, non sussistendo altri elementi probatori per dire che la strage di via DāAmelio abbia avuto una causale diversa dalla matrice mafƬosa o che la stessa sia ascrivibile ad un contesto deliberativo diverso da quello accertato nel corso del presente procedimento, nel quale si inscrive il protagonismo dellāimputato appellanteā.
E ancora:Ā Ā āEā possibile che la decisione di morte assunta dai vertici mafiosi nella corale riunione degli auguri di fine anno 1991 della Commissione Provinciale, e nelle precedenti riunioni della Commissione Regionale, abbia intersecato convergenti interessi di altri soggetti o gruppi di potere estranei a Cosa Nostra. Ma ciò non può equivalere a mettere in ombra la paternitĆ della terribile decisione di morte compiuta da Cosa Nostra nĆ© condurre ad escludere la responsabilitĆ penale di coloro che ebbero a partecipare alle riunioni deliberative.ā
In chiusura vengono rigettati tutti gli appelli presentati.
āAlla luce delle considerazioni sin qui svolte, lāimpugnata sentenza deve essere pertanto confermata con riguardo a tutte le posizioni, stante lāinfondatezza degli appelli propostiā.
Breve cronistoria dei procedimenti relativi alla strage di via dāAmelioĀ Ā Il procedimento āBorsellino unoā veniva concluso, in primo grado, con la sentenza pronunciata dalla Corte dāAssise di Caltanissetta il 27 gennaio 1996 e riconosceva colpevoli del delitto di strage Vincenzo Scarantino, Salvatore Profeta, Giuseppe Orofino e Pietro Scotto, condannando il primo a 18 anni di reclusione e gli altri tre allāergastolo per aver partecipato a vario titolo alle fasi esecutive dellāattentato e della decisione deliberativa.
Determinanti, per il giudizio di condanna, risultarono le dichiarazioni rese dai treĀ ācollaboratoriā Vincenzo Scarantino, FrancescoĀ Andriotta e Salvatore Condura.
Allāesito del giudizio dāappello, la Corte di Assise di Appello di Caltanissetta, con sentenza del 23 gennaio 1999, assolveva Pietro Scotto (per non aver commesso il fatto) e riqualificava la condotta (di strage) ascritta a Orofino come favoreggiamento, aggravato dalla circostanza di cui allāart. 7 delle legge 203 del 1991, condannandolo a alla pena di nove anni di reclusione. Rimaneva confermata la condanna allāergastolo nei confronti di Salvatore Profeta.
La Suprema Corte di Cassazione, con sentenza del 18 dicembre 2000, confermava la sentenza impugnata.Ā Il procedimento āBorsellino bisā vedeva come imputati sia alcuni dei mandanti che taluni esecutori materiali della strage, fra i quali anche quelli chiamati in correitĆ da Scarantino, e precisamente Gaetano Scotto, Cosimo Vernengo, Natale Gambino, Giuseppe La Mattina, Giuseppe Urso e Gaetano Murara, oltre a Riina Salvatore, Aglieri Pietro, Greco Carlo, Graviano Giuseppe, Biondino Salvatore e altri, questi ultimi per aver preso parte al momento deliberativo della strage. In primo grado, la Corte di Assise di Caltanissetta, con sentenza del 13 febbraio 1999, confermava sostanzialmente, quanto agli imputati chiamati in correitĆ da Scarantino, i risultati della sentenza di secondo grado del āBorsellino unoā, assolvendo quindi gli imputati chiamati in correitĆ esclusivamente da Scarantino, ritenendo le dichiarazioni di questāultimo prive di riscontri.
Riportavano condanna Riina Salvatore, Pietro Aglieri e Carlo Greco, quali esponenti della famiglia della Guadagna, Giuseppe Graziano per il mandamento di Brancaccio, Salvatore Biondino per il mandamento San Lorenzo e Tagliavia Francesco con lāaccusa di essere stati i mandanti della strage di via dāAmelio, per aver preso parte alla deliberazione della stessa, in quanto componenti la Commissione Provinciale āintorno al mese di marzo 1992ā, dopo la sentenza del Maxiprocesso, oltre che per aver preso parte al progetto esecutivo.
Veniva confermata la natura mafiosa del movente della strage, pur non escludendosi la sussistenza di āestranei interessi distinti da quelli specifici della suddetta organizzazione mafiosa, che in un dato momento storico possono aver assunto una posizione convergente per questi ultimiā.
La conclusione era, comunque, quella di ritenere che eventuali, occulti, interessi estranei a Cosa Nostra non avrebbero mai potuto porsi āin antitesi con lāinteresse fondamentale di eliminazione fisica del dott. Borsellino da tempo coltivato dallāorganizzazione mafiosa Cosa Nostraā.Ā
La Corte di Assise di Appello di Caltanissetta, con sentenza del 18 marzo 2002, ribaltava in parte le conclusioni del giudice di primo grado, rivalutando integralmente le dichiarazioni accusatorie di Scarantino e Andriotta, condannando per strage anche quegli imputati che erano stati assolti in primo grado da tale imputazione (Gambino Natale, La Mattina Giuseppe, Urso Giuseppe, Vernengo Cosimo, Tinirello Lorenzo e Murana Gaetano).Ā
La Suprema Corte confermava la sentenza in appello, con propria decisione del 3 luglio 2003, affermando ā in punto di competenza della Commissione Provinciale e di prova del concorso morale ā che āla strage ĆØ stata deliberata in seno alla commissione provinciale di Palermo, organismo di vertice che governa sul territorio delle singole province costituito dai capi mandamento e dai loro sostituti in caso di impedimento dei primiā.
Intanto, nellāestate del 1996, durante la pendenza dei primi due procedimenti avviati, il āBorsellino unoā e il āBorsellino bisā, le indagini sulla strage di via dāAmelio subivano unāulteriore svolta a seguito della cattura e della decisione di collaborare di diversi āuomini dāonoreā direttamente implicati negli avvenimenti.
Si tratta di Ganci Calogero, capomandamento della Noce e fedelissimo di Riina il 7 giugno 1996, di Anzelmo Francesco Paolo e Galliano Antonino il 19 luglio 1996, entrambi nipoti dello stesso Ganci, Ferrante Giovanbattista il 12 luglio 1996, Brusa Giovanni dai primi dellāagosto 1996, Cangemi Salvatore il 29 luglio 1996 e Siino Angelo dal luglio 1997.Ā
I racconti dei nuovi collaboratori permettevano di delineare in modo più nitido la fase esecutiva della strage e di risalire ad ulteriori mandanti della stessa, in aggiunta a quelli che già erano stati imputati nei due precedenti processi, attraverso una ulteriore definizione del ruolo della commissione provinciale.
Si arrivava, cosƬ, alla celebrazione di un āBorsellino terā.
A conclusione di tale processo, la Corte dāAssise di Caltanissetta, con sentenza del 9 dicembre 1999, condannava quali mandanti, nella qualitĆ di componenti della commissione provinciale, Brusca Bernardo, Calò Giuseppe, Farinella Giuseppe, GiuffrĆØ Antonino, Graviano Filippo, La Barbera Michelangelo, Montalto Giuseppe, Montalto Salvatore, Motisi Matteo e Provenzano Bernardo. Tale ultima sentenza ribadiva che la strage di via dāAmelio non potesse essere intesa come un fatto isolato, costituendo bensƬ espressione di una āstrategia stragistaā, comprendente lāeliminazione dellāon. Lima ucciso il 12 marzo 1992, dei giudici Falcone e Borsellino uccisi il 23 maggio e il 19 luglio 1992, di Ignazio Salvo ucciso il 17 settembre 1992, nonchĆ© una serie successiva di stragi a Firenze, Milano e Roma che āsi prefiggeva non solo lo scopo immediato di uccidere le persone specificatamente individuate ma anche di mettere in discussione la capacitĆ della compagine governativa che, sino ad allora, aveva adottato le misure antimafia, di mantenere lāordine pubblico, in modo da provocarne la destabilizzazione e da ottenere da coloro che avessero avuto lāintento di prenderne il posto sostanziose concessioni pur di ripristinare un clima di sicurezza generaleā.
La sentenza veniva, poi, parzialmente modificata dalla Corte di Assise di Appello di Caltanissetta, del 7 febbraio 2002, con lāaffermazione di penale responsabilitĆ degli imputati Madonia Francesco e Biondo Salvatore (cl. 1956) ritenuti responsabili anche di concorso nel reato di strage, in accoglimento dellāappello proposto dal Procuratore Generale.Ā
La Corte di Cassazione, con sentenza del 17 gennaio 2003, annullava in parte la sentenza di appello e in particolare le assoluzioni di Benedetto Santapaola, Antonino GiuffrĆØ, Giuseppe Farinella e Salvatore Buscemi, disopnendo il rinvio davanti alla Corte dāAppello di Catania.
Il giudizio veniva concluso con sentenza della Suprema Corte di Cassazione del 18 settembre 2008, con integrale conferma della sentenza emessa dalla Corte di Assise di Appello di Catania, quale giudice di rinvio.Ā
Nel 2008 Gaspare Spatuzza decideva di intraprendere il cammino di collaborazione con la giustizia fornendo una ricostruzione dei fatti diversa da quella precedentemente resa da Scarantino Vincenzo.
Il procedimento āBorsellino quaterā presenta, quindi, una singolare genesi, in quanto avviato a seguito di una riapertura delle indagini per le stragi di Capaci e via dāAmelio indotta dalle dichiarazioni di Gaspare Spatuzza.
Dalle dichiarazioni del predetto nascevano anche problemi di verifica e tenuta delle precedenti pronunce che avevano definito, in particolare, i procedimenti āBorsellino unoā e āBorsellino bisā, nelle quali il giudizio di penale responsabilitĆ era risultato in modo preponderante, se non esclusivo, fondato sulle dichiarazioni rese da Salvatore Candura, Francesco Andriotta e soprattutto Vincenzo Scarantino, ritenute reciprocamente riscontrate.Ā
Con sentenza del 13 luglio 2017, divenuta definitiva, la Corte di Assise di Appello di Catania, accogliendo lāistanza di revisione, scagionava tutti coloro che erano stati ingiustamente condannati sulla base delle dichiarazioni dei falsi pentiti.
Lāintensa attivitĆ istruttoria compiuta nel dibattimento di primo grado del āBorsellino quaterā, integrata, in alcuni punti, anche nel giudizio di appello da ulteriori acquisizioni documentali, ha consentito di acclarare che le dichiarazioni mendaci rese da Andriotta Francesco e Scarantino Vincenzo oltre che da Condura Salvatore, fin dalla prima fase delle indagini e fino alla conclusione del procedimento āBorsellino bisā, lungi dal costituire il frutto di un isolato intento calunniatore, rappresentano singoli tasselli di una veritĆ costituita che, in quel determinato momento storico, si ĆØ voluto accreditare, risultando avvinte da una sorprendente circolaritĆ di contenuti e fondate su frammenti di veritĆ , in ordine ad alcuni dettagli degli eventi, che solo fonti qualificate potevano conoscere.Ā
Non sono state, tuttavia, accertate le finalitĆ del depistaggio, non potendo che trovare conferma lāipotesi dei primi Giudici secondo cui, ritenuta probabile lāesistenza di una fonte confidenziale āgli inquirenti tanto abbiano creduto a quella fonte, mai resa ostensibile, da avere poi operato una serie di forzatura per darle dignitĆ di provaā.
Rispetto alla strage di via dāAmelio sono stati acquisiti plurimi ulteriori elementi ā in ordine alla ricostruzione del contesto e delle motivazioni dello stesso attentato, oltre che in ordine allāaccelerazione dello stesso. Rimessi alla valutazione della Corte con la conseguenza di escludere che possa parlarsi per i due processi di identica piattaforma probatoria. WORDNEWS 19.1.2021 ROBERTO GRECO
STRAGE DI VIA D’AMELIO, L’AVVOCATO DEI BORSELLINO: “PERCHĆ GIAMMANCO NON FU SENTITO?Ā Ā
“Vincenzo Greco, che rappresenta i figli del magistrato ucciso nel 1992, ĆØ intervenuto al processo di Caltanissetta e ha parlato dell’allora procuratore di Palermo: “Aveva nascosto al giudice l’informativa dei Ros con cui si diceva che il tritolo era arrivato”Ā “Ci siamo sempre chiesti come famiglia perchĆ© il procuratore Giammanco (morto lo scorso annoĀ ndr)Ā non venne mai sentito dagli i inquirenti”. CosƬ l’avvocato Vincenzo Greco, legale della famiglia Borsellino, nel corso delle conclusioni delle parti civili nell’ambito del processo Borsellino Quater, che si celebra davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta. Sul banco degli imputati i boss palermitani Salvatore Madonia e Vittorio Tutino e i falsi pentiti Francesco Andriotta, Calogero Pulci e Vincenzo Scarantino.Ā “Giammanco aveva nascosto al giudice l’informativa dei Ros con cui si diceva che il tritolo era arrivato a Palermo”, ricorda l’avvocato Greco. Che sottolinea anche come i rapporti tra Borsellino e Giammanco fossero pessimi. L’avvocato si ĆØ posi associato alle richieste della procura generale che chiede la conferma della sentenza di primo grado. “I magistrati – aveva detto il pg Lia Sava aprendo la requisitoria nelle scorse udienze – devono continuare a raccogliere prove certe di responsabilitĆ penali che consentano di addivenire a sentenze definitive di condanna per tutti coloro, anche in ipotesi, esterni a Cosa nostra, che possono avere concorso, a qualunque titolo, e per qualsivoglia scopo, alla realizzazione della strage di via D’Amelio e che, successivamente ai tragici eventi, possono avere mosso i fili, in maniera da determinare il colossale depistaggio delle relative indagini”.Ā PALERMO TODAY 23.9.2019
PROCESSO BORSELLINO QUATER, CHIESTA LA CONFERMA DELLE CONDANNE.Ā
Al processo Borselli Quater ĆØ stata chiesta la conferma della sentenza di primo grado per tutti i cinque imputati, del processo sulla strage di via d’Amelio,Ā che si celebra in Corte d’Assise d’Appello a CaltanissettaĀ CosƬ come avevano fatto nel corso della loro requisitoria Lia Sava e Antonino Patti, anche i Pg Carlo Lenzi e Lucia Brescia, hanno chiesto la conferma dell’ergastolo per i boss palermitani Salvatore Madonia e Vittorio Tutino, giĆ condannati all’ergastolo per strage e per i falsi collaboratori Calogero Pulci e Francesco Andriotta, condannati alla pena di dieci anni ciascuno per calunnia. Reato prescritto invece per Vincenzo Scarantino, perchĆ© sarebbe stato Ā«indotto a mentireĀ».Ā I due sostituti procuratori Lenzi e Brescia, nella loro requisitoria, sono entrati nei dettagli, soffermandosi sui vari ruoli ricoperti dai cinque imputati. La sentenza di morte per Paolo Borsellino sarebbe stata emessa da Totò Riina, nel corso della riunione per gli auguri di Natale, svoltasi nel dicembre del 91. Nessuno dei capi mandamento si oppose. Avallarono quella decisione. Ā«Gli italiani – ha detto il Pg Lenzi – dovevano capire con chi avevano a che fareĀ». Soffermandosi poi sul ruolo dei falsi collaboratori, il Pg ha affermato che Ā«Francesco Andriotta e Calogero Pulci hanno reso gravissime dichiarazioni mendaci da cui sono discese pesantissime condanne. Andriotta ha ammesso di non sapere nulla e di aver barattato la sua libertĆ con quella degli altriĀ».Ā Il ruolo di Andriotta sarebbe stato quello di convincere Scarantino a collaborare. A soffermarsi invece sul ruolo ricoperto dall’ex picciotto della Guadagna, ĆØ stato il sostituto procuratore generale Lucia Brescia. Ā«Scarantino – ha sottolineato il Pg – trasferito presso la casa circondariale di Pianosa, ebbe una serie di colloqui investigativi: rispettivamente il 20 dicembre 1993 con Mario Bo (funzionario di polizia), il 22 dicembre 1993 con Arnaldo La Barbera, il 2 febbraio 1994 nuovamente con Mario Bo e il 24 giugno dello stesso anno ancora con Araldo La Barbera. In quest’ultima data Scarantino (il quale fino all’interrogatorio reso il 28 febbraio 1994 alla dottoressa Boccassini aveva protestato la propria innocenza) iniziò la propria collaborazione con l’autoritĆ giudiziaria, confermando il falso contenuto delle dichiarazioni precedentemente rese da Candura e da Andriotta ed aggiungendo ulteriori tasselli al mosaicoĀ».Ā 22.9.19Ā TP24
“LA DECISIONE DI ELIMINARE FALCONE E BORSELLINO FU PRESA DA RIINA E AVALLATA DA TUTTI”Ā Ā
Con queste parole il sostituto procuratore generale di Caltanissetta Carlo Lenzi ha proseguito, davanti alla Corte d’Assise d’Appello nissena, la requisitoria del processo Borsellino quaterĀ
“E’ assolutamente impossibile, illogico e inammissibile che la decisione di eliminare Falcone e Borsellino, non fosse maturata nell’ambito di una riunione con tutti i vertici”. Con queste parole il sostituto procuratore generale di Caltanissetta Carlo Lenzi ha proseguito, davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta, la requisitoria del processo Borsellino quater.Ā
Imputati i boss mafiosi palermitani Salvatore Madonia e Vittorio Tutino,Ā condannati in primo grado all’ergastolo per la strage di via d’Amelio, e i falsi collaboratori di giustizia Francesco Andriotta, Calogero Pulci e Vincenzo Scarantino. I primi due sono stati condannati a 10 anni per calunnia. Reato prescritto per il terzo che, come riconosce la sentenza di primo grado, ĆØ stato “indotto a mentire”.Ā La riunione si tenne “prima di Natale nel ’91”, dice Lenzi. “Se ĆØ vero che in quella riunione fu presa questa decisione non ĆØ pensabile che Madonia fosse assente. I Madonia non erano capi mandamento lontani da Totò Riina. Ć credibile che la famiglia Madonia restasse fuori da una decisione cosƬ importante?”. I particolari di quella riunione sono stati raccontatiĀ dal pentito GiuffrĆØ il quale “ci dice – ha sottolineato Lenzi – della presenza del Madonia e anche che a quella riunione parlò solo Madonia e gli altri tacquero. Si potrebbe dire che era una decisione di Riina e gli altri presero solo atto. Ma gli altri capi mandamento, con il loro silenzio, hanno avallato una decisione di Riina che tutti condividevano”.Ā “Riina – ha aggiunto il rappresentante dell’accusa – ĆØ l’uomo che ha scalato Cosa Nostra su un letto di cadaveri. Vi immaginate che Totò Riina si fa imporre una decisione del genere da qualcuno? Fantasticare su mandanti occulti, poteri forti non si può. Quello di cui si può parlare all’esito delle indagini sarĆ di concorrenti esterni. Il capo dei capi era Totò Riina. Un capo che ci teneva ad affermare il suo potere su tutti gli altri capi”.Ā FANPAGE 20.9.19
āSTRAGI, I MANDANTI OCCULTI SARANNO PRESTO SCOPERTIā
Ā La requisitoria del Pg di Caltanissetta Lia Sava al Borsellino āquater ā āAbbiamo nuovi elementi da approfondire su Capaci e via DāAmelioā Ā Le indagini su via DāAmelio? āSi stanno delineando nuove strade che, se doverosamente riscontrate, possono far individuare altri soggetti che hanno potuto contribuire alle stragi, si tratta di produzioni inerenti la strage di Capaci e che sono oggetto di ulteriori approfondimentiā. A 27 anni dalla strage, il procuratore generale di Caltanissetta Lia Sava rivela punti di contatto tra gli indizi raccolti tra le due stragi del ā92 nella caccia ai mandanti occulti, esterni a Cosa Nostra: āQuesto materialeĀ ā ha detto il pg ācostituisce la dimostrazione che senza alcuna remora si sta cercando di battere ogni pista percorribile per far luce su alcune zone dāombraā. E il pg chiarisce: āAnche qualora si arrivasse a individuare soggetti esterni, e allorquando sarĆ fatta luce sullāagenda rossa, ciò non farĆ venir meno le responsabilitĆ degli uomini di Cosa Nostraā. Ā Ā La rivelazione arriva in apertura della requisitoria dellāappello del Borsellino quater, in cui Sava ha fatto il punto sullo stato delle indagini sulla più āanomalaā delle stragi siciliane, ancora fitta di buchi neri, legati soprattutto al colossale depistaggio istituzionale sulĀ quale davanti al Tribunale diĀ Caltanissetta ĆØ tuttora in corso un nuovo processo a tre uomini del gruppo āFalcone Borsellinoā della Polizia di Stato. E se in primo grado la Corte dāassise nissena stabilƬ che Vincenzo Scarantino fu āindottoāa fingersi pentito, facendo scattare per lui la prescrizione (confermata giĆ dalla Cassazione), oggi il Pg Sava aderisce totalmente allāimpostazione di quel verdetto, che pure due anni fa aveva ignorato le richieste della Procura (allāepoca la Sava era il numero due di quellāufficio) che per Scarantino aveva chiesto la condanna a 8 anni e 6 mesi per calunnia. Il Pg, infatti, ha giĆ anticipato che alla fine della requisitoria chiederĆ conferma anche per le condanne allāergastolo dei boss Salvatore Madonia e Vittorio Tutino, e a 10 anni per calunnia dei falsi pentiti Francesco Andriotta e Calogero Pulci. Nella sua requisitoria Sava sembra oggi allinearsi anche alla sentenza di primo grado sulla trattativa Stato-mafia che stabilisce un nesso tra il negoziato sotterraneo e lāaccelerazione della strage di via DāAmelio: āNon può escludersi ā ha detto il Pg ā che la cosiddetta trattativa possa aver contribuito (insieme alle vicende del rapporto mafia-appalti), a indurre Totò Riina alla più rapida eliminazione di Borsellinoā. Per concludere, consapevole delle numerose anomalie che tuttora spalancano dubbi su eventuali cointeressenze dei servizi deviati: āLa ricerca della veritĆ non si ĆØ mai fermata.Ā Tocca ai magistrati la ricostruzione completa della strage di via D’Amelio che presenta, ancora oggi, punti drammaticamente irrisoltiā, perchĆ© ālāItalia āha concluso il pg āha bisogno di comprendere il più violento degli attacchi alla nostra democrazia. Confidiamo che lāopera condotta allāunisono porterĆ alla veritĆ ā.Ā Di Giuseppe Lo Bianco e Sandra RizzaĀ Da il FQ. del 18/09/2019
BORSELLINO QUATER, IL PG: “TROVARE CHI HA MOSSO FILI PER COLOSSALE DEPISTAGGIOāĀ
“Il primo profilo riguarda la famiglia di Paolo Borsellino e i congiunti di tutti gli uomini della scorta, i servitori dello Stato che sono stati trucidati in via D’Amelio. Essi hanno il diritto di sapere e di comprendere fino in fondo come e perchĆ© si giunse alla stagione delle stragi, anche al fine di cercare di lenire un dolore mai sopito, ma che addirittura si amplifica di fronte agli assordanti silenzi sia all’interno di Cosa nostra che all’interno di altri e più differenti contesti“. E’ quanto dice il procuratore generale di Caltanissetta Lia Sava, nel corso della requisitoria per il processo ‘Borsellino quater’ in corso a Caltanissetta. Imputati i boss palermitani Salvatore Madonia e Vittorio Tutino e i tre ex pentiti Calogero Pulci, Francesco Andriotta e Vincenzo Scarantino. “Questo ufficio – scandisce il procuratore generale – ĆØ fortemente convinto che la completa veritĆ sulla strage di via D’Amelio potrĆ essere raggiunta solo mettendo insieme elementi che provengano da direzioni e da contesti investigativi diversificati che dovranno essere letti in chiave unitaria e supportati, si spera, da sopravvenute fonti dichiarative e dalleĀ risultanze di ulteriori accertamenti anche di carattere tecnico scientifico“.Ā ADNKRONOS 17.9.19
“LA RICERCA DELLA VERITĆ NON SI Ć MAI FERMATA”.Ā
CosƬ il Procuratore generale di Caltanissetta Lia Sava ne corso della requisitoria del processo Borsellino quater. Secondo la procura generale “lo sviluppo delle indagini sta via via delineando altre strade che, se doverosamente riscontrate, possono far individuare altri soggetti che hanno potuto contribuire alle stragi”. “Si tratta di produzioni inerenti la strage di via Capaci e che sono oggetto di ulteriori approfondimenti. Questo materiale – dice il pg in aula – costituisce la dimostrazione che senza alcuna remora si sta cercando di battere ogni pista percorribile per far luce su alcune zone d’ombra. Il materiale sopra richiamato non incide in alcun modo sulla sentenza della quale oggi vi chiediamo conferma. PerchĆ© anche qualora si arrivasse ad individuare i soggetti esterni e allorquando sarĆ fatta luce sull’agenda rossa, ciò non farĆ venir meno le responsabilitĆ degli uomini di Cosa nostra”. RAI NEWS 17.9.19
Il collegamento con l’Agenda RossaĀ Ā
I giudici mettono nero su bianco per la prima volta cheĀ “c’ĆØ un collegamento tra il depistaggio e l’occultamento dell’agenda rossa di Paolo Borsellino, sicuramente desumibile dall’identitĆ Ā di uno dei protagonisti di entrambe le vicende”. Il personaggio a cui la Corte d’Assise fa riferimento ĆØ Arnaldo La Barbera, funzionario di polizia che coordinò le indagini sull’attentato. Secondo la Corte, ebbe unĀ “ruolo fondamentale nella costruzione delle false collaborazioni con la giustiziaĀ ed ĆØ stato altresƬ intensamente coinvolto nella sparizione dell’agenda rossa, come ĆØ evidenziato dalla sua reazione, connotata da una inaudita aggressivitĆ , nei confronti di Lucia Borsellino, impegnata in una coraggiosa opera di ricerca della veritĆ Ā sulla morte del padre”. Per la corte l’agenda del magistrato, da lui custodita in una borsa e scomparsa dal luogo dell’attentato, “conteneva una serie di appunti di fondamentale rilevanza per la ricostruzione dell’attivitĆ Ā da lui svolta nell’ultimo periodo della sua vita, dedicato ad una serie di indagini di estrema delicatezza e alla ricerca della veritĆ Ā sulla strage di Capaci”. La Corte dedica proprio un capitolo alla sparizione dell’agenda rossa evidenziando le “molteplici contraddizioni fra le deposizioni dei vari testi esaminati”. Tra questi anche quella dell’allora capitano Giovanni Arcangioli del Nucleo Operativo Provinciale dei Carabinieri di Palermo. Lui ĆØ quel soggetto immortalato nellāatto di allontanarsi dal luogo della strage, proprio in quel disgraziato pomeriggio del 19 luglio, in direzione di via dellāAutonomia Siciliana, con in mano la borsa del magistrato. Un fotogramma che venne fuori soltanto nel 2005 quando il nostro vicedirettore, Lorenzo Baldo, segnalò alla Dia l’esistenza della foto.Ā Ā Quel che ĆØ certo ĆØ che oggi sulla strage di via d’Amelio ed i fatti ad essa connessi si continua ad indagare.Ā La Procura di Caltanissetta ha chiesto il processo nei confronti dei funzionari di polizia Mario Bo e i due sottufficiali Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, accusati di calunnia in concorso. Un’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Gabriele Paci e dal PM Stefano Luciani.Ā Intanto la Corte ha ritenuto “doveroso” disporre la trasmissione al Pubblico ministero dei verbali di tutte le udienze dibattimentali in quanto “possono contenere elementi rilevanti per la difficile ma fondamentale opera di ricerca della veritĆ ”.Ā Ā Ci sono ancora diverse zone d’ombra che avvolgono la strage. Misteri irrisolti oltre la sparizione dell’agenda rossa come l’identitĆ Ā dello sconosciuto uomo che Spatuzza ha detto essere stato presente durante la preparazione dell’autobomba; l’infiltrato di cui parla la mamma del piccolo Giuseppe Di Matteo con il marito nel 1993; le confessioni di Borsellino fatte alla moglie Agnese su Subranni e quelle fatte ai colleghi Massimo Russo e Alessandra Camassa riguardo āun amico che mi ha traditoā. A ventisei anni di distanza, questa sentenza, offre comunque una prima risposta.
Convergenza d’interessiĀ Ā I giudici, che parlano in maniera diretta di “disegno criminoso”, evidenziano come l’occultamento della responsabilitĆ Ā di altri soggetti per la strage di via D’Amelio, nel quadro di una convergenza di interessi tra Cosa nostra e altri centri di potere che percepivano come un pericolo l’opera del magistrato, potrebbe essere proprio uno dei moventi del depistaggio delle indagini. In particolare la Corte ricorda le parole del collaboratore di giustizia Antonino GiuffrĆ©: “L’indagine sulle reali finalitĆ Ā del depistaggio non può, poi, prescindere dalla considerazione delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonino GiuffrĆØ, che ha riferito che prima di passare all’attuazione della strategia stragista erano stati effettuati ‘sondaggi’ con ‘persone importanti’ appartenenti al mondo economico e politico”. GiuffrĆØ ha precisato che “questi ‘sondaggi’ si fondavano sulla ‘pericolositĆ ’ di determinati soggetti non solo per l’organizzazione mafiosa ma anche per i suoi legami con ambienti imprenditoriali e politici interessati a convivere e a ‘fare affari’ con essa”.
Il movente del delitto e la trattativaĀ Ā Dunque perché Paolo Borsellino fu ucciso? Il magistrato palermitanoĀ “rappresentava un pesantissimo ostacolo alla realizzazione dei disegni criminali non soltanto dellāassociazione mafiosa, ma anche di molteplici settori del mondo sociale, dellāeconomia e della politica compromessi con ‘Cosa Nostra’”.Ā I giudici, riprendendo le parole scritte dai PM nella memoria conclusiva, affermano cheĀ “appare incontestabile come la strage di Via DāAmelio, inserita nella complessiva strategia stragista di cui si ĆØ ampiamente riferito, oltre a soddisfare un viscerale istinto vendicativo, si proponesse il fine di āspargere terroreā allo scopo di ādestare panico nella popolazioneā, di creare una situazione di diffuso allarme che piegasse la resistenza delle Istituzioni, cosƬ costringendo gli organi dello Stato a sedere da ‘vinti’ al tavolo della ‘trattativa’ per accettare le condizioni che il Riina ed i suoi sodali intendevano imporre”. Secondo la Corte d’Assise, dunque, nella strage di Via DāAmelio, “era sicuramente riscontrabile la finalitĆ Ā di incutere terrore nella collettivitĆ Ā con unāazione criminosa diretta contro Paolo Borsellino per tutto quello che egli rappresentava per la societĆ Ā italiana e volta a destabilizzare pesantemente le istituzioni, scuotendo la fiducia nell’ordinamento costituito. Ne consegue che la finalitĆ Ā terroristica ĆØ sicuramente riscontrabile nella strage di Via DāAmelio, la quale non fu soltanto un fatto di mafia, ma un fatto di terrorismo mafioso”.
Anomalie d’indagineĀ Ā Secondo la Corte dāAssise,Ā “Le anomalie nell’attivitĆ Ā di indagine – aggiungono i giudici della Corte d’Assise -continuarono anche nel corso della collaborazione dello Scarantino, caratterizzata da una serie impressionante di incongruenze, oscillazioni e ritrattazioni (seguite persino dalla ritrattazione della ritrattazione, e da una nuova ritrattazione successiva alle dichiarazioni dello Spatuzza), che sono state puntualmente descritte nella memoria conclusiva del Pubblico Ministero”.Ā Ā La Corte ritiene “le indagini successive alla ‘collaborazione’ dello Scarantino furono contrassegnate da numerosiĀ profili del tutto singolari ed anomali.Ā Assolutamente anomala appare, ad esempio, la circostanza che il Dott. Arnaldo La Barbera abbia richiesto dal 4 al 13 luglio 1994 altrettanti colloqui investigativi con lo Scarantino (colloqui che furono autorizzati dal PM Ilda Boccassini, ndr),Ā detenuto presso il carcere di Pianosa, nonostante il fatto che egli giĆ Ā collaborasse con la giustizia”. AltraĀ anomalia si riscontra nelle condotte di alcuni poliziotti appartenenti al āGruppo Falcone-Borsellinoā della Polizia di Stato. Questi “mentre erano addetti alla protezione dello Scarantino nel periodo in cui egli dimorava a San Bartolomeo a Mare con la sua famiglia, dallāottobre 1994 al maggio 1995,Ā si prestarono ad aiutarlo nello studio dei verbali di interrogatorio, redigendo una serie di appunti che erano chiaramente finalizzati a rimuovere le contraddizioni presenti nelle dichiarazioni del collaborante, il quale sarebbe stato sottoposto ad esame dibattimentale nei giorni 24 e 25 maggio 1995 nel processo c.d. ‘Borsellino uno'”.Ā E i giudici ravvisano come “tali appunti sono stati riconosciuti come propri dallāIspettore Fabrizio Mattei, escusso allāudienza del 27 settembre 2013, il quale ha sostenuto di essersi basato sulle indicazioni dello Scarantino. Risulta però del tutto inverosimile che lo Scarantino, da un lato, avesse un tasso di scolarizzazione cosƬ basso da necessitare di un aiuto per la scrittura, e, dallāaltro, potesse rendersi conto da solo delle contraddizioni suscettibili di inficiare la credibilitĆ Ā delle sue dichiarazioni in sede processuale. A ciò si aggiungono ulteriori aspetti decisamente singolari segnalati da alcune parti civili.Ā Va quindi sottolineata la particolare pervicacia e continuitĆ Ā dellāattivitĆ Ā di determinazione dello Scarantino a rendere false dichiarazioni accusatorie, con la elaborazione di una trama complessa che riuscƬ a trarre in inganno anche i giudici dei primi due processi sulla strage di Via DāAmelio, cosƬ producendo drammatiche conseguenze sulla libertĆ Ā e sulla vita delle persone incolpate”.Ā Ā La Corte cita anche laĀ lettera che due PM, Ilda Boccassini e Roberto Saieva, avevano scritto ai colleghi per segnalare “lāinattendibilitĆ Ā delle dichiarazioni rese da Scarantino su via dāAmelio”.Ā Una missiva che ĆØ stata rinvenuta anni dopo alla Procura di Palermo e non a Caltanissetta.Ā Ā Partendo da questi fattori la Corte d’assise, senza fare nomi, parla dell’operato dell’autoritĆ Ā giudiziaria. “Questo insieme di fattori – proseguono i giudici riferendosi alla valutazione che venne fatta delle parole di Scarantino –Ā avrebbe logicamente consigliato un atteggiamento di particolare cautela e rigore nella valutazione delle dichiarazioni dello Scarantino, con una minuziosa ricerca di tutti gli elementi di riscontro, positivi o negativi che fossero, secondo le migliori esperienze maturate nel contrasto alla criminalitĆ Ā organizzata”.Ā Ā Quel che ĆØ noto ĆØ che non tutti i magistrati condussero dall’inizio quell’inchiesta. Ad esempio l’oggi sostituto procuratore nazionale antimafia Nino Di Matteo, si occupò solo marginalmente delle indagini poi scaturite nel cosiddetto āBorsellino bisā, dove entrò a dibattimento giĆ Ā avviato, mentre istruƬ completamente il cosiddetto āBorsellino terā, il troncone dedicato allāaccertamento delle responsabilitĆ Ā interne ed esterne a Cosa Nostra. Un processo che ha portato alla definitiva condanna di boss del calibro di Giuseppe Calò, Raffaele Ganci, Michelangelo La Barbera, Cristoforo Cannella, Filippo Graviano, Domenico Ganci, Salvatore Biondo (classe ’55) e Salvatore Biondo (classe ’56).Ā Ā E proprio nelle conclusioni di quella sentenza, come riporta oggi la Corte d’Assise del “Borsellino quater”, si ritiene “che delle dichiarazioni rese da Vincenzo Scarantino non si debba tenere alcun conto per la ricostruzione dei fatti e la valutazione delle responsabilitĆ Ā in ordine alla strage di via DāAmelio”. Sempre in quella sentenza si scriveva cheĀ ārisulta quanto meno provato che la morte di Paolo Borsellino non era stata voluta solo per finalitĆ di vendetta e di cautela preventiva, bensƬ anche per esercitareā una āforte pressione sulla compagine governativa che aveva attuato una linea politica di contrasto alla mafia più intensa che in passato ed indurre coloro che si fossero mostrati disponibili tra i possibili referenti a farsi avanti per trattare un mutamento di quella linea politica. E proprio per agevolare la creazione di nuovi contatti politici occorreva eliminare chi come Borsellino avrebbe scoraggiato qualsiasi tentativo di approccio con Cosa nostra e di arretramento nellāattivitĆ di contrasto alla mafia, levandosi a denunciare anche pubblicamente, dallāalto del suo prestigio professionale e della nobiltĆ del suo impegno civico, ogni cedimento dello Stato o di sue componenti politicheā.Ā Ā Una trascrizione, quest’ultima, effettuata anche nelle motivazioni della Corte d’Assise che ha evidenziato come di “particolare rilievo”Ā le parole dette da Paolo Borsellino alla moglie AgneseĀ Piraino proprio il giorno prima della strage di Via DāAmelio (“che non sarebbe stata la mafia ad ucciderlo, (…) ma sarebbero stati i suoi colleghi ed altri a permettere che ciò potesse accadere”) e la “drammatica percezione, da parte del Magistrato, dellāesistenza di un ‘colloquio tra la mafia e parti infedeli dello stato'”.
Candura-AndriottaĀ Ā La Corte mette in fila i colloqui investigativi che i funzionari di polizia avranno con Salvatore Candura, Francesco Andriotta e Vincenzo Scarantino. Scrive la Corte cheĀ “ĆØ rimasto documentalmente confermato che la falsa collaborazione con la giustizia fu preceduta da colloqui investigativi di entrambi con il Dott. La Barbera, e del primo anche con il Dott. Boā.Ā Un colloquio investigativo del Dott. La Barbera precedette anche un successivo interrogatorio dellāAndriotta contenente un significativo adeguamento al racconto –Ā parimenti falsoĀ – esposto dal Candura. A sua volta, il Dott. Ricciardi effettuò un ulteriore colloquio investigativo che precedette un consistente mutamento del contributo dichiarativo offerto dal Candura”. Dunque “lāanalisi che si ĆØ condotta sulla genesi della ‘collaborazione’ con la giustizia del Candura, dellāAndriotta e dello Scarantino – scrivono i giudici – lascia emergere una costante:Ā in tutti e tre i casi, le dichiarazioni da essi rese, radicalmente falseĀ nel loro insieme, ricomprendevano alcune circostanze oggettivamente vere, che dovevano essere state suggerite loro dagli inquirenti o da altri funzionari infedeli, i quali, a loro volta, le avevano apprese da ulteriori fonti rimaste occulte”.
Le note del SisdeĀ Ā Ma come si arrivò a Scarantino? Nel corso del processo vennero riscontrate alcune anomalie come ad esempio l’appunto con cui, in data 13 agosto 1992, il Centro Sisde (il servizio segreto civile) di Palermo comunicò alla Direzione di Roma del Sisde che “in sede di contatti informali con inquirenti impegnati nelle indagini inerenti alle recenti note stragi perpetrate in questo territorio, si ĆØ appreso in via ufficiosa che la locale Polizia di Stato avrebbe acquisito significativi elementi informativi in merito all’autobomba parcheggiata in via D’Amelio, nei pressi dell’ingresso dello stabile in cui abitava la madre del Giudice Paolo Borsellino. (…) In particolare, dall’attuale quadro investigativo emergerebbero valide indicazioni per l’identificazione degli autori del furto dell’auto in questione, nonchĆ© del luogo in cui la stessa sarebbe stata custodita prima di essere utilizzata nellāattentato”. La Corte, cosƬ come i pm, ricorda che in quella data ancora non era comparso sulla scena Candura, “prima fonte dell’accusa nella direzione della Guadagna”. Chi era dunque il soggetto a cui si riferisce la nota?” Quale fosse tale fonte nessuno ha saputo o voluto rivelarla – annotano i giudici – Residua allora il dubbio che gli inquirenti tanto abbiano creduto a quella fonte, mai resa ostensibile, da avere poi operato una serie di forzature per darle dignitĆ di prova facendo leva sulla permeabilitĆ di un soggetto facilmente ‘suggestionabile’, incapace di resistere alle sollecitazioni, alle pressioni, ricattabile anche solo accentuando il valore degli elementi indiziari emersi a suo carico in ordine alla vicenda di Via dāAmelio o ad altre precedenti vicende delittuose (in particolare alcuni omicidi) con riguardo alle quali egli era al tempo destinatario di meri sospetti”. La Corte parla anche dell’iniziativa, definendola “decisamente irrituale”, presa dallāallora procuratore di Caltanissetta Tinebra di chiedere la collaborazione nelle indagini di Bruno Contrada, allāepoca numero tre del Sisde, poi arrestato per mafia dai PM di Palermo nel dicembre del 1992, giĆ nel giorno immediatamente successivo alla strage di Via DāAmelio. In tal senso va sottolineato come la normativa vigente all’epoca, ancor giĆ tenuto conto che Contrada non rivestiva la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria, precludesse al personale dei servizi di informazione e sicurezza di intrattenere rapporti diretti con la magistratura.Ā E i giudici non possono fare a meno di rilevare che quella richiesta fece seguito alla “mancata audizione del dottore Borsellino nel periodo dei 57 giorni intercorso tra la strage di Capaci e la sua uccisione, benchĆ© lo stesso magistrato avesse manifestato pubblicamente la propria intenzione di fornire il proprio contributo conoscitivo, nelle forme rituali, alle indagini in corso sullāassassinio di Giovanni Falcone, cui egli era legato da una fraterna amicizia”.Ā La Corte ricorda “la particolare attenzione rivolta allo Scarantino dai servizi di informazione, nei mesi immediatamente successivi alla strage”, cosƬ come dimostrato in alcuni documenti segnalati giĆ Ā nella sentenza del “Borsellino uno”. Vi ĆØ un informativa riservata del Sisde, trasmessa alla Squadra mobile il 10 ottobre 1992, nella quale si segnalavano i rapporti di parentela e affinitĆ Ā di taluni componenti della famiglia Scarantino con esponenti delle famiglie mafiose palermitane, i precedenti penali e giudiziari rilevati a carico dello Scarantino Vincenzo e dei suoi più stretti congiunti.Ā La Corte ricorda il dato cheĀ il Capo della Squadra mobile, Arnaldo La Barbera, aveva giĆ Ā intrattenuto un rapporto di collaborazione āesternaā con il Sisde (dal 1986 al marzo 1988), con il nome in codice āRutiliusā, mentre dirigeva la Squadra Mobile di Venezia, ma la Corte evidenzia che giĆ Ā nel periodo immediatamente anteriore alla trasmissione alla Squadra Mobile di Caltanissetta della suddetta nota del Sisde relativa allo Scarantino, questāultimo era stato destinatario di una intensa attivitĆ Ā investigativa.
Il falso mescolato assieme a un po’ di veroĀ Ā La sentenza riserva una parte delle motivazioni anche a quelle dichiarazioni dello Scarantino che, “pur essendo sicuramente inattendibili, contengono elementi di veritĆ ”. “Sin dal primo interrogatorio reso dopo la manifestazione della sua volontĆ Ā di ‘collaborare’ con la giustizia, in data 24 giugno 1994 – scrivono i giudici – lo Scarantino ha affermato che lāautovettura era stata rubata mediante la rottura del bloccasterzo, e ha menzionato lāavvenuta sostituzione delle targhe del veicolo. Nel successivo interrogatorio del 29 giugno 1994 egli ha specificato che, essendo stato rotto il bloccasterzo dellāautovettura, il contatto veniva stabilito collegando tra loro i fili dell’accensione. Nelle sue successive deposizioni, lo Scarantino ha sostenuto che la Fiat 126 era stata spinta al fine di entrare nella carrozzeria (circostanza, questa, che presuppone logicamente la presenza di problemi meccanici tali da determinare la necessitĆ Ā di trainare il veicolo). Egli, inoltre, ha aggiunto di avere appreso che sullāautovettura erano state applicate le targhe di unāaltra Fiat 126, prelevate dallāautocarrozzeria dello stesso Orofino, e che questāultimo aveva presentato nel lunedƬ successivo alla strage la relativa denuncia di furto”. Ebbene tutte queste circostanze sono “del tutto corrispondenti al vero ed estranee al personale patrimonio conoscitivo dello Scarantino, il quale non ĆØ stato mai coinvolto nelle attivitĆ Ā relative al furto, al trasporto, alla custodia e alla preparazione dellāautovettura utilizzata per la strage”. Queste circostanze, che saranno anche raccontate da Gaspare Spatuzza (l’ex boss di Brancaccio che si ĆØ autoaccusato del furto dell’auto, ndr), come potevano essere note dai cosiddetti suggeritori? Secondo i giudici “Eā del tutto logico ritenere che tali circostanze siano state a lui suggerite da altri soggetti, i quali, a loro volta, le avevano apprese da ulteriori fonti rimaste occulte”.
Il depistaggio ScarantinoĀ Ā Quel depistaggio, costato la condanna all’ergastolo a sette innocenti poi scarcerati e scagionati nel processo di revisione, viene indicato dalla Corte come “un proposito criminoso determinato essenzialmente dall’attivitĆ degli investigatori, che esercitarono in modo distorto i loro poteri”.Ā Ā Proprio sul gruppo degli investigatori dell’epoca, guidato da Arnaldo La Barbera (deceduto), vengono accesi i riflettori. Secondo i giudici sarebbero stati loro a indirizzare l’inchiesta costruendo i falsi pentiti e la motivazione non si sarebbe celata dietro un’ansia di ottenere risultati nella ricerca dei responsabili del delitto del 19 luglio 1992. Scarantino viene descritto come “un soggetto psicologicamente debole che era rimasto per un lungo periodo di tempo (quasi un anno e nove mesi) in stato di custodia cautelare proprio a seguito delle false dichiarazioni rese dal Candura sul suo conto, ed era stato, nel frattempo, oggetto di ulteriori propalazioni, parimenti false, da parte dellāAndriotta, il quale millantava di avere ricevuto le sue confidenze durante la co-detenzione. Egli quindi, come ha evidenziato il Pubblico Ministero, aveva ‘maturato la convinzione che gli inquirenti lo avessero ormai ‘incastrato’ sulla scorta di false prove'”. Secondo la Corte dopo un lungo periodo nel quale lo Scarantino aveva professato inutilmente la propria innocenza, le sue residue capacitĆ di reazione vennero infine meno a fronte dellāinsorgenza del proposito criminoso portato avanti da quegli investigatori.Ā Ā CosƬ furono compiute “una serie di forzature, tradottesi anche in indebite suggestioni e nell’agevolazione di una impropria circolaritĆ tra i diversi contributi dichiarativi, tutti radicalmente difformi dalla realtĆ se non per la esposizione di un nucleo comune di informazioni del quale ĆØ rimasta occulta la vera fonte”. “Le dichiarazioni di Vincenzo Scarantino sono state al centro di uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana” e “soggetti inseriti negli apparati dello Stato” indussero il balordo della Guadagna, Vincenzo Scarantino, a rendere false dichiarazioni sulla strage che, cinquantasette giorni dopo “l’Attentatuni di Capaci”, uccise il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta Eddie Walter Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina. E’ questo uno dei passaggi centrali delle motivazioni della sentenza del cosiddettoĀ Borsellino quaterĀ che, a distanza di un anno e due mesi dalla pronuncia del dispositivo, ĆØ stata depositata dai giudici della Corte d’assise di Caltanissetta.
BORSELLINO QUATER – stralci di sentenzaĀ alla eventuale finalitĆ di occultamento della responsabilitĆ di altri soggetti perĀ la strage, nel quadro di unaĀ convergenza di interessiĀ tra “Cosa Nostra” e altriĀ centri di potere che percepivano come un pericolo lāopera del Magistrato.
In proposito, va osservato che unĀ collegamento tra il depistaggio e lāoccultamento dellāagenda rossaĀ di Paolo Borsellino ĆØ sicuramente desumibile dalla identitĆ di taluno dei protagonisti di entrambe le vicende: si ĆØ giĆ sottolineatoĀ il ruolo fondamentale assunto, nella costruzione delle false collaborazioni con la giustizia, dal Dott. Arnaldo La Barbera,Ā il quale ĆØ stato altresƬ intensamente coinvolto nella sparizione dellāagenda rossa, come ĆØ evidenziato dalla sua reazione ā connotata da unaĀ inaudita aggressivitĆ ā nei confronti di Lucia Borsellino, impegnata in una coraggiosa opera di ricerca della veritĆ sulla morte del padre.Ā
Lāindagine sulle reali finalitĆ del depistaggio non può, poi, prescindere dallaĀ considerazione sia delle dichiarazioni di Antonino GiuffrĆØ (il quale ha riferito che, prima di passare allāattuazione della strategia stragista,Ā erano stati effettuatiĀ āsondaggiā con āpersone importantiāĀ appartenenti al mondo economico e politico, ha precisato che questi āsondaggiā si fondavano sulla āpericolositĆ ā di determinati soggetti non solo per lāorganizzazione mafiosa ma anche per i suoi legami con ambienti imprenditoriali e politici interessati a convivere e a āfare affariā con essa, ha ricondotto a tale contesto lāisolamento ā anche nellāambito giudiziario – cheportò allāuccisione di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, e ha chiarito che la stessa strategia terroristica di Salvatore Riina traeva la sua forza dalla previsione ā rivelatasi poi infondata – che passato il periodo delle stragi si sarebbe ritornati alla ānormalitĆ ā), sia delle circostanze confidate da Paolo Borsellino alle persone e lui più vicine nel periodo che precedette la strage di Via DāAmelio. Vanno richiamati, al riguardo, gli elementi probatori giĆ analizzati nel capitolo VI. Un particolare rilievo assumono, in questo contesto,Ā la convinzione, espressa da Paolo BorsellinoĀ alla moglieĀ Agnese Piraino proprio il giorno prima della strage di Via DāAmelio, Ā«chenon sarebbe stata la mafia ad ucciderlo, (ā¦) ma sarebbero stati i suoi colleghi edaltri a permettere che ciò potesse accadereĀ», e la drammatica percezione, da parte del Magistrato, dellāesistenza di un Ā«colloquio tra la mafia e parti infedeli dello statoĀ».Ā Occorre, altresƬ, tenere conto degli approfonditi rilievi formulati nella sentenzaĀ n. 23/1999 emessa il 9 dicembre 1999 dalla Corte di Assise di Caltanissetta nel processo n. 29/97 R.G.C.Ass. (c.d. āBorsellino terā) secondo cui Ā«risulta quantoĀ meno provato che la morte di Paolo BORSELLINO non era stata voluta solo per finalitĆ di vendetta e di cautela preventiva, bensƬ anche per esercitare – cumulando i suoi effetti con quelli degli altri delitti eccellenti ā una forte pressione sulla compagine governativa che aveva attuato una linea politica di contrasto alla mafiaĀ più intensa che in passato ed indurre coloro che si fossero mostrati disponibili tra i possibili referenti a farsi avanti per trattare un mutamento di quella linea politica.Ā (ā¦) E proprio per agevolare la creazione di nuovi contatti politici occorreva eliminare chi come BORSELLINO avrebbe scoraggiato qualsiasi tentativo di approccio con COSA NOSTRA e di arretramento nellāattivitĆ di contrasto alla mafia, levandosi a denunciare anche pubblicamente, dallāalto del suo prestigio professionale e della nobiltĆ del suo impegno civico, ogni cedimento dello Stato o di sue componenti politicheĀ».Ā Questa Corte ritiene quindi doveroso, in considerazione di quanto ĆØ stato accertato sullāattivitĆ di determinazione realizzata nei confronti dello Scarantino, del complesso contesto in cui essa viene a collocarsi, e delle ulterioriĀ condotte delittuose emerse nel corso dellāistruttoria dibattimentale (tra cui proprio quella della sottrazione dellāagenda rossa), di disporre la trasmissione al Pubblico ministero, per le eventuali determinazioni di sua competenza, dei verbali di tutte le udienze dibattimentali, le quali possono contenere elementi rilevanti per la difficile ma fondamentale opera di ricerca della veritĆ nella quale la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Caltanissetta ĆØ impegnata. aiĀ collegamenti con la sottrazione dellāagenda rossa che Paolo Borsellino aveva con sĆ© al momento dellāattentato e che conteneva una serie di appunti difondamentale rilevanza per la ricostruzione dellāattivitĆ da lui svolta nellāultimo periodo della sua vita, dedicato ad una serie di indagini di estrema delicatezza e alla ricerca della veritĆ sulla strage di Capaci; allaĀ copertura della presenza di fonti rimaste occulte, che viene evidenziata dalla trasmissione ai finti collaboratori di giustizia di informazioni estranee alloro patrimonio conoscitivo ed in seguito rivelatesi oggettivamente rispondenti alla realtĆ ; (…) Va quindi sottolineata la particolare pervicacia e continuitĆ dellāattivitĆ di determinazione dello Scarantino a rendere false dichiarazioni accusatorie, con la elaborazione di una trama complessa che riuscƬ a trarre in inganno anche i giudici dei primi due processi sulla strage di Via DāAmelio, cosƬ producendo drammatiche conseguenze sulla libertĆ e sulla vita delle persone incolpate. PoichĆ© lāattivitĆ di determinazione cosƬ accertata ha consentito di realizzare uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana, ĆØ lecito interrogarsi sulle finalitĆ realmente perseguite dai soggetti, inseriti negli apparati dello Stato, che si resero protagonisti di tale disegno criminoso, con specifico riferimento:
AUDIO UDIENZE
- 2013-03-22
- 2013-03-26
- 2013-04-08
- 2013-04-09
- 2013-04-16
- 2013-04-22
- 2013-04-23
- 2013-04-29
- 2013-04-30
- 2013-05-06
- 2013-05-09
- 2013-05-14
- 2013-05-20
- 2013-05-21
- 2013-06-13
- 2013-06-27
- 2013-07-02
- 2013-07-04
- 2013-09-19
- 2013-09-24
- 2013-09-27
- 2013-10-03
- 2013-10-10
- 2013-10-11
- 2013-10-22
- 2013-10-24
- 2013-10-29
- 2013-11-05
- 2013-11-19
- 2013-11-21
- 2013-11-26
- 2013-12-03
- 2013-12-20
- 2014-01-16
- 2014-01-21
- 2014-01-28
- 2014-02-04
- 2014-02-11
- 2014-02-25
- 2014-03-11
- 2014-04-01
- 2014-04-08
- 2014-04-15
- 2014-04-22
- 2014-04-29
- 2014-05-06
- 2014-05-20
- 2014-05-26
- 2014-05-27
- 2014-05-28
- 2014-05-29
- 2014-06-17
- 2014-06-30
- 2014-07-11
- 2014-07-14
- 2014-09-25
- 2014-10-07
- 2014-10-16
- 2014-10-23
- 2014-11-10
- 2014-11-11
- 2014-11-19
- 2014-12-15
- 2014-12-22
- 2015-01-13
- 2015-01-27
- 2015-02-05
- 2015-02-11
- 2015-02-19
- 2015-03-04
- 2015-03-26
- 2015-04-02
- 2015-04-20
- 2015-05-13
- 2015-05-14
- 2015-05-27
- 2015-05-28
- 2015-06-04
- 2015-06-05
- 2015-06-30
- 2015-07-03
- 2015-07-15
- 2015-09-25
- 2015-10-19
- 2015-10-20
- 2015-11-16
- 2015-11-18
- 2015-11-19
- 2015-11-20
- 2015-12-14
- 2015-12-15
- 2015-12-16
- 2016-01-07
- 2016-01-13
- 2016-01-15
- 2016-01-18
- 2016-01-19
20.4.2017 – Mafia, Processo āBorsellino quaterā: ergastolo a Madonia e TutinoĀ
La Corte dāAssise di Caltanissetta, presieduta da Antonio Balsamo, dopo quasi undici ore di camera di consiglio ha emesso la sentenza del processo āBorsellino quaterā. Ergastolo per Salvuccio Madonia e Vittorio Tutino, entrambi accusati di strage. Dieci anni ai falsi pentiti Francesco Andriotta e Calogero Pulci, chiamati a rispondere di calunnia per le false dichiarazioni rese allāinizio delle indagini. āNon doversi a procedereā per Vincenzo Scarantino, per il quale eā stata richiamata la prescrizione.
Confermata la richiesta dellāaccusa, dunque, per i due principali imputati; per Scarantino invece la Procura aveva chiesto 8 anni e sei mesi, mentre per Andriotta e Pulci 14 anni di reclusione ciascuno.
Madonia e Tutino dovranno risarcire 500.000 euro alle parti civili, tra cui i figli di Paolo Borsellino, Lucia, Manfredi e Fiammetta. Presenti, tra gli altri, il procuratore Amedeo Bertone e lāaggiunto Lia Sava, al centro nei giorni scorsi di un caso inquietante, con una misteriosa incursione nel suo ufficio al Palazzo di giustizia.
Mafia: sentenza Borsellino, Scarantino manovrato, atti a procura
Vincenzo Scarantino indotto nel suo falso pentimento. E trasmissione degli atti in procura per accertare chi lo abbia spinto in questa direzione e a rendere quelle dichiarazioni che hanno deviato i primi tre processi. Eā uno degli aspetti della sentenza del āBorsellino quaterā che stasera a Caltanissetta ha condannato allāergastolo due boss, a 10 anni due falsi pentiti e deciso il non luogo a procedere per il terzo, Scarantino, il āpicciotto della Guadagnaā, per intervenuta prescrizione. Un elemento che conferma lo scenario del depistaggio. āLa sentenza ā commenta lāavvocato Giuseppe Scozzola, difensore di parte civile di Gaetano Scotto ā conferma con la concessione dellāattenuante a Vincenzo Scarantino, e cioeā che eā stato indotto nel suo falso pentimento, quanto i difensori non solo in questo processo ma essenzialmente nei due precedenti, hanno sempre sostenuto e cioeā che Scarantino non solo raccontava fatti non vissuti, ma che in cioā era stato indotto. Saraā compito della Procura con la trasmissione degli atti ad accertare i soggetti che hanno tenuto questa condottaā.
Mafia: sentenza Borsellino; parti civili, strage di apparati Stato
āAlcune di queste ombre sono state illuminate in questo dibattimento. Mi auguro ora che la Procura faccia chiarezza sui punti oscuri. La strage di via dāAmelio non eā stata solo una strage di mafia ma eā stata anche una strage in cui hanno partecipato apparati dello Statoā. Lo ha detto lāavvocato Fabio Repici, difensore di parte civile di Salvatore Borsellino, a margine della sentenza emessa dalla Corte dāAssise di Caltanissetta, sul quarto processo per lāattentato di via dāAmelio.
Mafia: sentenza Borsellino, Procuratore āora nuove indaginiā
āSiamo ovviamente soddisfatti percheā lāesito di questo processo non eā un risultato soltanto per lāufficio che rappresento, ma anche per i familiari delle vittime. Non so, se esattamente ci saraā un altro processo, ma ci sono dei punti che devono essere ulteriormente sviluppatiā. Eā quanto ha detto il procuratore capo di Caltanissetta Amedeo Bertone dopo la sentenza sul Borsellino quater. āCertamente lāesito del processo e gli ulteriori spunti emersi durante il dibattimento devono offrire lāoccasione per ulteriori approfondimentiā, ha aggiunto. Bertone a proposito delle sette persone condannate ingiustamente ha detto che āuna riflessione su quanto eā successo lāabbiamo giaā fatta nel corso del processo e della requisitoria. Cāeā stata una combinazione di elementi che hanno favorito questo risultato infausto che non fa onore alla storia, alla giustizia, alla memoria di coloro che sono rimasti vittime della strage. Lāimportante eā sapere reagire, ricucire. Gli uffici della Procura di Caltanissetta hanno lavorato sulle nuove dichiarazioni di Spatuzza e Tranchina per evitare che si commettessero gli stessi errori fatti in passatoā. LA SPIA
Ā


