COSA NOSTRA

 

 

Cosa Nostra l’organizzazione criminale di stampo mafioso nata in Sicilia, la più famosa e fino agli inizi degli anni ’90 la più potente tra le organizzazioni mafiose a livello internazionale. A lungo identificata con la parola di origine siciliana “Mafia”, Cosa Nostra ha giocato un ruolo e ha avuto un peso nelle vicende politiche dell’Italia unita, sin dalle origini. La prima volta che comparve la parola «mafia» in Italia fu nel 1863, durante lo spettacolo teatrale “I mafiusi della Vicaria” di Giuseppe Rizzotto e Gaetano Mosca. La piéce teatrale ebbe molto successo all’epoca, con oltre trecento repliche nella sola Palermo e addirittura Re Umberto I tra gli spettatori a Napoli: il protagonista, Gioacchino Funciazza, dominava sugli altri mafiusi, facendosi pagare “u pizzu” per dormire su un giaciglio, ma al tempo stesso difendeva gli oppressi dal nuovo Stato e tutti quelli che chiedevano la sua protezione. Non solo, il boss rispettava i morti, battezzava i nuovi affiliati, promuoveva i migliori della banda. Tutte cose considerate all’epoca «onorevoli», ma il mafioso non era ancora «uomo d’onore» come sarebbe stato inteso decenni dopo. L’aggettivo «mafioso» era piuttosto sinonimo di «uomo coraggioso», mentre diventava «bella donna» se declinato al femminile. Tant’è che Rizzotto fu aspramente criticato, in primo luogo dall’etnologo Giuseppe Pitrè, che lo accusava di aver attribuito valore negativo alla parola. «La mafia non è setta né associazione, non ha regolamenti né statuti.», sosteneva lo studioso, «Il mafioso non è un ladro, non è un malandrino; e se nella nuova fortuna toccata alla parola, la qualità di mafioso è stata applicata al ladro, ed al malandrino, ciò è perché il non sempre colto pubblico non ha avuto tempo di ragionare sul valore della parola, né s’è curato di sapere che nel modo di sentire del ladro e del malandrino il mafioso è soltanto un uomo coraggioso e valente, che non porta mosca sul naso, nel qual senso l’essere mafioso è necessario, anzi indispensabile. La mafia è la coscienza del proprio essere, l’esagerato concetto della forza individuale, unica e sola arbitra di ogni contrasto, di ogni urto d’interessi e d’idee; donde la insofferenza della superiorità e peggio ancora della prepotenza altrui. Il mafioso vuol essere rispettato e rispetta quasi sempre. Se è offeso non si rimette alla legge, alla giustizia, ma sa farsi personalmente ragione da sé, e quando non ne ha la forza, col mezzo di altri del medesimo sentire di lui». WIKIMAFIA

 




FALCONE: “ABBIAMO TANTI SEGNALI CHE POSSONO ACCADERE COSE MOLTO GRAVI NEL PROSSIMO FUTURO” – video


 

PROCEDIMENTO PENALE – “LA COMMISSIONE DI COSA NOSTRA”



 

 


Confronti

 

 Deposizioni

ORDINANZA AGRIGENTO+60 – 4.46.1993 – La Procura di Palermo emette l’ordinanza di custodia cautelare contro più appartenenti a cosa nostra. Tra i destinatari vi era, per la prima volta, Matteo Messina Denaro con la cattura di 23 soggetti e 16 notifiche in carcere. Altri furono arrestati nei giorni successivi.

 

Processi: AUDIO DEPOSIZIONI ALLE UDIENZE

 

 

QUANDO LO STATO TRATTÒ CON COSA NOSTRA


I MISTERI DEL COVO DI TOTÒ U CURTU


PENTITI O COLLABORANTI ?