“Borsellino Bis” Requisitoria PM DI MATTEO: La ritrattazione di Vincenzo Scarantino è sicuramente falsa, indotta e non credibile

26 Aprile 2022 – INDAGINI VIA D’AMELIO – PM LUCIANI: “IL PIU’ GRANDE DEPISTAGGIO D’ITALIA NASCE A PIANOSA”

 

 


15 dicembre 1998 – CALTANISETTA – Processo bis per la strage di Via D’Amelio (omicidio del giudice Paolo Borsellino)

 

Passaggi chiave tratti dalla requisitoria del pm ANTONINO DI MATTEO sulla (da parte sua non creduta)  ritrattazione del falso pentito VINCENZO  SCARANTINO.

 
Contrariamente a quanto sostenne il dottor Antonino Di Matteo, la ritrattazione dello Scarantino verrà poi confermata nel merito dal pentito Gaspare Spatuzza, condizionerà gli esiti del Borsellino Quater, produrrà l’annullamento delle condanne all’ergastolo erogate e provocherà l’avvio del c.d.  “Processo depistaggio”  

PM – ANTONINO DI MATTEO :

  • Questo ufficio ritiene che l’attività processuale scaturita e originata dalla ritrattazione dello SCARANTINO abbia finito per avvalorare ancor di più le sue precedenti dichiarazioni o meglio gran parte delle sue precedenti dichiarazioni nei confronti di molti degli odierni imputati
  • La ritrattazione di SCARANTINO che poi spiegheremo perché deve considerarsi falsa è innanzitutto una ritrattazione indotta. Non siamo in presenza di un atteggiamento processuale scaturito dalla volontà del protagonista della scena dibattimentale,  siamo in presenza di un risultato di una complessa attività posta in essere per costringere il pentito a cambiare versione
  • Cioè la ritrattazione è stata indotta innanzitutto indotta poi vedremo perché falsaDovete pure prendere in considerazione quel compendio probatorio scaturito essenzialmente dalle intercettazioni ambientali effettuate in casa Scotto del latitante Gaetano Scotto nostro imputato
  • La ritrattazione di Vincenzo Scarantino non è stata frutto di una scelta di coscienza di una volontà talmente spontanea da manifestarsi attraverso comportamenti che non tenessero conto di garanzie precauzioni assistenza economica assistenza legale
  • … oltre ad un giudizio di complessivi inattendibilità e la ritrattazione di Scarantino vi stiamo smontando punto per punto queste dichiarazioni …
  • Io credo che il buonsenso comune ed una normale capacità di valutare la personalità altrui ci consente ci consenta di escludere questa possibilità che Scarantino abbia per tanto tempo finto e solo ultimamente detto la verità
  • Scarantino ha voluto accreditare l’ipotesi di pubblici ministeri e poliziotti che lo hanno indottrinato continuamente indottrinato dolosamente istruito giungendo al punto di falsificare le carte di giocare sporco pur di trovare dei finti colpevoli della strage giungendo al punto di manomettere nastri e registrazioni
  • Certamente non è in grado Scarantino di inventare reggere il gioco su tutto questo di estremamente articolato e complesso …
  • … questa non è a nostro parere non può essere solo farina del sacco di Scarantino costituisce una riprova logica di una induzione ad una ritrattazione sicuramente falsa e prospettata al solo scopo di provocare in un modo o nell’altro il crollo dell’impostazione accusatoria di questo processo
  • (Scarantino) … ha dipinto un quadro assolutamente inverosimile. Ha dipinto un quadro fosco e ridicolo
  • (Scarantino nella ritrattazione) poco abile, forse mal consigliato 
  • (La ritrattazione) risulta intrensicamente non credibile
  • Siamo in presenza di un clamoroso autogol (ritrattazione)

BORSELLINO BIS – Trascrizione automatica requisitoria PM Di Matteo


16 novembre 2015 – DI MATTEO racconta SCARANTINO


13 settembre 2017 – AUDIZIONE del PM Nino Di Matteo in Commissione Antimafia


19 dicembre 2018 – Via D’Amelio, la rabbia di Fiammetta Borsellino: “Vergognoso il silenzio di Di Matteo”


3 febbraio 2020  – ANTONINO DI MATTEO depone al “processo depistaggio”

‘Non mi sono mai occupato dei primi due processi Borsellino’ Sono arrivato a Caltanissetta nel novembre del 1994. E non mi occupavo delle indagini su via D’Amelio. Lo feci solo due anni e 4 mesi dopo dall’arresto di Vincenzo Scarantino. Non mi sono mai occupato del cosiddetto Borsellino 1 e neanche del bis, che seguii solo in dibattimento. Ho seguito tutto l’iter del Borsellino-ter”. “Il primo incarico mi fu dato ufficiosamente. Mi chiamò l’allora capo della procura Giovanni Tinebra dicendomi che sarebbe stato opportuno che sentisse un magistrato che non si era occupato di questi fatti, leggendo i verbali di Scarantino, che al quarto o quinto verbale, aveva aggiunto i nomi di alcuni collaboratori che non avevano mai parlato di questi fatti“. E ribadisce: “Non mi sono mai occupato del processo Borsellino uno, una sola volta che si sapeva che l’udienza sarebbe stata rinviata, così come non mi sono mai occupato del Borsellino bis, nelle indagini preliminari. Io inizio a occuparmene dopo il giudizio e lo seguii per tutto il dibattimento, mentre l’uico dei processi celebrati che io seguii dall’inizio delle indagini è il Borsellino ter”. Adnkronos


C’erano dubbi molto seri sulla credibilità di Vincenzo Scarantino”

La deposizione di Di Matteo (audio) . C’erano dubbi molto seri sulla credibilità di Vincenzo Scarantino”. A dirlo è il consigliere del Csm Nino Di Matteo deponendo al processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di Via D’Amelio che vede alla sbarra tre poliziotti, Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei. I dubbi su Scarantino, secondo Di Matteo, che fece parte del pool sulle stragi, “non era tanto riferito ai primi verbali” resi, ma “sulla concretezza su quanto dichiarato” in riferimento a collaboratori come Mario Santo Di Matteo e Salvatore Cancemi.Io non ho mi partecipato a una riunione, a un incontro tra colleghi in cui si facesse riferimento sulle indagini, di cui sapevo solo dalle cronache dei giornali, fino al novembre 1994. Siamo a due anni e sei mesi dalla strage di via D’Amelio, quello che io considero l’inizio di un possibile depistaggio con il furto dell’agenda rossa”. “Due anni e 4 mesi dopo l’arresto di Scarantino che come sapete è venuto dopo altre indagini, mi è stato detto di occuparmi anche delle stragi. In particolare di quella di via d’Amelio”. “Nel mio ricordo ad occuparsi delle indagini e della gestione di Vincenzo Scarantino c’era sicuramente Mario Bo e due ispettori, molto bravi, Ricerca e Maniscalchi. Ribaudo e Mattei, nel mio ricordo avevano un ruolo marginale”. Di Matteo ricorda di avere indagato “fondo sulla presenza di Bruno Contrada in via D’Amelio dopo la strage”. Dice: Fui io a riaprire le indagini su di lui sulla base delle dichiarazioni del pentito Elmo che ci aveva detto di averlo visto allontanarsi dal teatro dell’attentato con dei documenti in mano. A quel punto lessi tutto il vecchio fascicolo, acquisii le sue agende”. Contrada era il numero tre del Sisde, il servizio segreto civile. A dicembre, venne arrestato dai pm di Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa. “Vedendo quei vecchi atti mi accorsi che c’era stato un ufficiale del Ros, Sinico, che era andato in procura a Palermo e aveva riferito ad alcuni magistrati di aver saputo che la prima volante accorsa dopo l’esplosione aveva constatato la presenza di Contrada  – I poliziotti aveva fatto una relazione che poi era stata strappata in questura. I colleghi avevano preso a verbale Sinico e mandato tutto a Caltanissetta, dove Sinico si era rifiutato di rivelare la sua fonte”. “Si avviò una indagine molto spinta sui servizi segreti. Io stavo per chiedere il rinvio a giudizio del carabiniere che, poi, si decise a fare il nome della sua fonte che indicò in Roberto Di Legami, funzionario di polizia. Di Legami negò tutto. Rinviato a giudizio fu poi assolto”. Di Matteo parla anche delle indagini del pool di Caltanissetta: Seppi delle note della Boccassini e delle sue osservazioni critiche sulla gestione del pentito Scarantino solo tra il 2008 e il 2010. Con la collega Boccassini non ho mai avuto la possibilità e la fortuna di parlare non solo delle stragi ma di indagini in generale. Per me era ed è un un magistrato da stimare moltissimo, ma con la quale la conoscenza si limitava a incontri al bar”. “All’epoca delle indagini sulle stragi i collaboratori di giustizia vedevano nell’ufficio del pubblico ministero il luogo a cui rivolgersi per risolvere problemi spesso logistici. In quel periodo mi è capitato che mi chiamassero Mutolo e Cancemi ma nessuno si è mai sognato di dirmi cose inerenti alle dichiarazioni. L’attività di preparazione dei collaboratori di giustizia significava solo dare indicazioni ad esempio sul contegno da tenere in aula, sull’evitare polemiche coi legali, questo era preparare ed era una prassi seguita da tutti”. LA REPUBBLICA 3 febbraio 2020 


3 febbraio 2020 – DI MATTEO: “il capo del Sisde di Caltanissetta tra il 1995 e il 1996 frequentava tribunale di Caltanisetta”


5 febbraio 2020 – DI MATTEO / TUTTE LE BUFALE SUL DEPISTAGGIO BORSELLINO E IL J’ACCUSE DI FIAMMETTA BORSELLINO


6 febbraio 2020 – DI MATTEO  non convince FIAMMETTA BORSELLINO sul depistaggio di Via d’Amelio


 

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