il DANNO ESISTENZIALE da STRAGE

 

 

QUEI 57 GIORNI E LA SUA DISPERATA CORSA CONTRO IL TEMPO

“Non sono né un eroe né un Kamikaze, ma una persona come tante altre. Temo la fine perché la vedo come una cosa misteriosa, non so quello che succederà nell’aldilà. Ma l’importante è che sia il coraggio a prendere il sopravvento…
Se non fosse per il dolore di lasciare la mia famiglia, potrei anche morire sereno”. P.B


“Sul lungomare di Carini, il giorno prima di morire, “Paolo mi disse che non sarebbe stata la mafia ad ucciderlo, della quale non aveva paura, ma sarebbero stati i suoi colleghi e altri a permettere che ciò potesse accadere” A.B


Venerdì 29 maggio 1992  In merito  alla sua possibile candidatura alla guida della DNA, PAOLO BORSELLINO dichiara:  “nessuno ha chiesto la mia disponibilità”.
I colleghi della Procura di Palermo che gli sono più vicini invitano Borsellino a respingere l’offerta fattagli dal ministro perché lo ritengono molto più utile come procuratore aggiunto a Palermo che come Superprocuratore a Roma. Antonio Ingroia e Vittorio Teresi scrivono un documento in cui chiedono formalmente a Borsellino di rimanere. Lo firmano Roberto Scarpinato, Alfredo Morvillo, Gioacchino Scaduto, Leonardo Guarnotta, Gioacchino Natoli. Borsellino approva inizialmente l’iniziativa, corregge persino alcune frasi che possono sembrare polemiche


ARCHIVIO DIGITALE PAOLO BORSELLINO 


a cura di Claudio Ramaccini, Direttore Centro Studi Sociali contro la mafia – PSF