MAFIA, APPALTI e….

Le indagini su MAFIA E APPALTI

Una delle ragioni che separa le posizioni in campo sulle cause che hanno generato l’eliminazione del dottor Borsellino, risiede sulla valenza da attribuire al Dossier Mafia e Appalti quale co-movente.
Il dossier Mafia e Appalti non era un semplice fascicolo investigativo stilato dai ROS dei Carabinieri. Era una inedita radiografia del potere: nomi, imprese, politici, clan, flussi di denaro, spartizioni scientifiche degli appalti pubblici. Un sistema che non si limitava a “inquinare” lo Stato: ci conviveva, lo nutriva, lo usava. 
Il dossier Mafia e Appalti emerge oggi — alla luce di nuove audizioni, atti giudiziari e ricostruzioni — come uno dei possibili snodi causali che contribuirono alla decisione di eliminare Paolo Borsellino. Le valutazioni più recenti della Procura di Caltanissetta indicano che la gestione del dossier e il ruolo di Borsellino come testimone diretto di dinamiche tra mafia, politica e grandi imprese potrebbero aver accelerato la strage di via D’Amelio.

La Procura di Caltanissetta lo afferma senza più giri di parole:

  • il dossier Mafia e Appalti è una concausa certa della strage
  • Borsellino stava per parlare
  • qualcuno, dentro e fuori Cosa nostra, non poteva permetterlo
  • nel 1992 “non si fece ciò che andava fatto”.

Tradotto in versione tagliente: qualcuno ha lasciato che Borsellino morisse.Qualcuno ha preferito il silenzio alla verità.
Il dossier Mafia e Appalti nasce all’inizio degli anni ’90 da un lavoro del ROS dei Carabinieri, coordinato dal generale Mori su impulso di Giovanni Falcone. L’obiettivo: mappare il sistema di controllo mafioso sugli appalti pubblici, un intreccio che coinvolgeva imprese, politica e Cosa nostra.
Il documento descriveva: la spartizione degli appalti tra imprese “amiche” dei clan, la presenza di accordi stabili tra mafia e imprenditoria; un sistema di corruzione che superava la dimensione criminale tradizionale. Falcone considerava questo filone strategico: colpire gli appalti significava colpire il cuore economico di Cosa nostra.
L’arrivo di Borsellino: interesse crescente e isolamento Dopo la strage di Capaci, Paolo Borsellino si avvicina al dossier con crescente attenzione. Secondo le ricostruzioni più recenti, nei 57 giorni che separano Capaci da via D’Amelio, il magistrato:

  • studia il dossier e ne valuta la portata;
  • incontra riservatamente ufficiali del ROS Moro e De Donno
  • manifesta preoccupazione per interferenze e ritardi nella gestione dell’indagine
  • percepisce un clima ostile all’interno della Procura di Palermo.

Il 25 giugno 1992, durante un intervento pubblico a Casa Professa, Borsellino dichiara di essere testimone di fatti delicati che avrebbe riferito solo alla Procura di Caltanissetta. Questa frase, secondo alcuni, avrebbe accelerato la decisione di eliminarlo.

Tra il 2025 e il 2026, il procuratore di Caltanisetta Salvatore De Luca rilancia con forza il ruolo del dossier come concausa delle stragi del ’92.
Le sue affermazioni chiave: Esistono “concreti, univoci e plurimi elementi” per ritenere che la gestione del dossier sia stata una causa sicura della strage di via D’Amelio. Il filone Mafia e Appalti è oggi considerato il più solido per comprendere il contesto economico e politico delle stragi. Nel 1992 “non si fece ciò che andava fatto”: omissioni, ritardi e scelte discutibili avrebbero indebolito l’indagine.
 
Secondo questa ricostruzione, Borsellino non era solo un magistrato pericoloso per Cosa nostra, ma un testimone diretto di dinamiche che coinvolgevano anche pezzi dello Stato e dell’imprenditoria.

Il tema è tornato al centro del dibattito mediatico e politico e come già accennato, due posizioni si confrontano: fra chi sostiene la centralità del dossier perché  il dossier era vicino a colpire interessi enormi; la sua diffusione tra i clan rese evidente il pericolo; le testimonianze di vari pentiti confermerebbero la connessione tra appalti e stragi e chi invece osserva che: Cosa nostra aveva molteplici motivazioni per colpire lo Stato; ridurre tutto agli appalti rischia di oscurare altre piste (eversione nera, servizi deviati, trattativa).
Nel 2026 la Procura di Caltanissetta ha chiesto l’archiviazione del filone che attribuiva alle infiltrazioni negli appalti la causa diretta delle stragi. Il fascicolo era contro ignoti.
Restano però aperte le indagini su due ex magistrati, accusati di aver insabbiato il dossier. Questo dimostra che il tema non è chiuso: il dossier continua a generare nuove piste e responsabilità.
Perché Mafia e Appalti è così importante per capire la morte di Borsellino. Il dossier toccava interessi economici enormi (oltre mille miliardi di lire). Borsellino stava diventando un testimone chiave. La sua intenzione di riferire a Caltanissetta fu percepita come una minaccia immediata. La gestione del dossier fu caratterizzata da omissioni e contrasti interni. Le stragi del ’92 si collocano in un contesto di trasformazione politica e imprenditoriale del Paese.
Il risultato è un intreccio in cui mafia, politica, economia e apparati istituzionali si sovrappongono.
Il dossier Mafia e Appalti non è “la” spiegazione unica della morte di Paolo Borsellino. Ma le inchieste più recenti indicano che fu una concausa decisiva, capace di accelerare la strage e di collocare il magistrato al centro di un conflitto che andava ben oltre Cosa nostra.
La storia giudiziaria non è ancora chiusa.  
La storia di

Fra questi, particolarmente significativa risulta la testimonianza di Maria Falcone quando ricorda le raccomandazioni che le fece Paolo Borsellino poco prima di essere ucciso.

 

 

 

🟥 MAFIA e APPALTI e l’eliminazione del dottor Borsellino

 

 

Le AUDIZIONI  in Commissione Bicamerale Antimafia – video, trascrizioni e rassegna stampa

 

  1. Lucia Borsellino
  2. Fabio Trizzino
  3. Salvatore Borsellino
  4. Fabio Repici
  5. Maurizio De Lucia
  6. Antonio Di Pietro
  7. Luigi Patronaggio
  8. Augusto Lama
  9. Gioacchino Natoli
  10. Ugo Colonna
  11. Luca Rossi
  12. Michele Santoro
  13. Carmelo Canale
  14. Mario Mori
  15. Giuseppe De Donno
  16. Giancarlo Caselli
  17. Salvatore De Luca