5 settembre 1992 🟧 L’inizio del grande depistaggio…

 

 

5 settembre ’1992 Viene arrestato SALVATORE CANDURA per violenza sessuale. Il CANDURA accusa VINCENZO SCARANTINO di avergli commissionato il furto della Fiat 126 da utilizzare  per compiere la Strage di via D’Amelio. É l’inizio della fase “formale” del depistaggio. 


26 settembre 1992 Sulla base delle dichiarazioni fornite dal CANDURA, positivamente riscontrate dagli esiti dell’attività investigativa svolta, viene emessa dal GIP una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di VINCENZO SCARANTINO in ordine ai delitti di strage, concorso in furto aggravato ed altro. Il P.M. delineava poi il profilo criminale dello Scarantino Vincenzo, sulla base dei precedenti penali e giudiziari del medesimo, nonchè delle dichiarazioni sul suo conto rese dai collaboratori della giustizia FIGLI SINIBALDO, CANDURA SALVATORE ed AUGELLO SALVATORE, sottolineando in particolare che lo Scarantino Vincenzo apparteneva  ad un nucleo familiare notoriamente inserito nel contesto criminale operante nella zona territoriale della “Guadagna” e che il prestigio, la supremazia territoriale acquisiti dall’imputato in quel contesto, così come tutta la sua attività criminale erano stati resi possibili e realizzati in virtù del rapporto di affinità che lo legava a Profeta Salvatore (quest’ultimo era cognato dello Scarantino, avendo sposato la di lui sorella Ignazia), uomo d’onore di grande rilievo e diretto committente, oltre che supervisore, controllore e beneficiario delle azioni illecite. Fonte: Sentenza “Borsellino Uno”


26 settembre 1992 Viene arrestato VINCENZO SCARANTINO, 27 anni, con l’accusa, in concorso con altri, di strage e di furto aggravato. La prima accusa è collegata a quella di concorso nel furto aggravato della Fiat 126 utilizzata per compiere la strage. SEGUE


30 settembre 1992  SCARANTINO, il ragazzo venuto dalla Kalsa.  Per Matteo Cinque, il questore di Palermo, «è uno che sta nella fascia mediana tra delinquenza comune e mafia», insomma uno delle migliaia di killer che con un pugno di soldi o la promessa di lavoro i boss arruolano in qualunque momento e per qualunque delitto.  Ma il «disoccupato» Vincenzo Scarantino, il presunto artificiere nella strage di via D’Amelio, è assai più vicino alla mafia di quanto si possa supporre. Infatti è cognato di Salvatore Profeta che ha sposato sua sorella Ignazia e che tre pentiti (Tommaso Buscetta, Salvatore Contorno e Stefano Calzetta) hanno concordemente indicato come «uomo d’onore» della potente «famiglia» di Santa Maria di Gesù, passato poi sotto le bandiere dei gruppi vincenti capeggiati dai corleonesi di Totò Riina. Profeta saltò dall’altra parte dopo che il 24 aprile 1981 fu assassinato Stefano Bontade, il numero uno di cosa nostra a Palermo. Eliminato Bontade, il clan dei corleonesi conquistò la città e la tiene tuttora in pugno.  Profeta perfezionò il suo passaggio ai vincenti grazie all’influente mediazione di Giovan Battista Pullara e Pietro Aglieri, per lungo tempo il cassiere della cosca dei Vernengo. Così autorevole questo Aglieri da essere indicato con una telefonata anonima dopo l’esplosione del 19 luglio in via D’Amelio come uno degli organizzatori della strage.  Attendibile o no, la «soffiata» sia pure indirettamente conduce a Vincenzo Scarantino visto che Profeta (uno dei boss più feroci, fece massacrare 4 esponenti dei clan rivali) si sarebbe legato a doppio filo ad Aglieri.  Cinque fratelli, il papà Antonino un tempo pescatore morto sei anni fa nel crollo della catapecchia in cui alloggiava, Scarantino è sposato con Rosalia Vasile di 25 anni e ha tre figli. Scarantino è stato più volte in prigione fin da ragazzino e all’Ucciardone è tuttora uno dei suoi fratelli accusato di spaccio di droga. Tutto quel che aveva da imparare Scarantino l’ha appreso nel rione Kalsa, dominio incontrastato di Tommaso Spadaro, il ras del contrabbando di sigarette e poi degli stupefacenti, che interrogato al primo maxiprocesso dove ebbe ventidue anni di reclusione cinque anni fa si definì «l’Agnelli di Palermo» e spiegò subito l’impossibile accostamento con il fatto di aver dato lavoro a centinaia di giovani. [a. r.] LA STAMPA


30 settembre 1992 Stessi killer per Falcone e Borsellino SEGUE


30 settembre 1992  MANCINO «Le mie armi contro i clan sono 100 pentiti e la gente»SEGUE


1 ottobre 1992 SCARANTINO: “Non sono il killer di Borsellino». Il suo avvocato: i giudici sono stati traditi dalla fretta. Si difende per ore il giovane accusato di strage. «Si sono inventati tutto». SEGUE


2 ottobre 1992 Si svolge a Palermo una manifestazione a favore della innocenza di SCARANTINO. Si svolge nel rione palermitano della Guadagna dove abita la sua famiglia. Un centinaio di persone, tra cui numerosi parenti, si radunano nella piazza principale e attraversano in corteo le strade del quartiere.
Sui cartelli di protesta, affidati a un gruppo di bambini, spiccano le scritte: “Enzo è innocente”; “Ridate Enzo alla sua famiglia”; “Non si può credere a violentatori infami e vili”.
Quest’ultima affermazione si riferisce a Salvatore Candura, 31 anni, Luciano e Roberto Valenti, 28 e 21, arrestati per un caso di violenza carnale e accusati in seguito di essere gli autori materiali del furto della Fiat 126 utilizzata per l’attentato.
I tre avrebbero confessato di avere rubato l’utilitaria a Pietrina Valenti, parente di Luciano e Roberto, su commissione di Vincenzo Scarantino.


13 dicembre 1992 Nuove accuse per SCARANTINO, unico indiziato della strage mafiosa di via D’Amelio è accusato anche di detenzione e traffico di cocaina.  Con il fratello maggiore Umberto, avrebbe organizzato una centrale per lo smistamento della droga nella borgata «Guadagna». Il gip di Palermo GIUSEPPE DI LELLO emette contro i due fratelli Scarantino un ordine di custodia cautelare.  Anche Umberto Scarantino è dietro le sbarre: arrestato quattro mesi prima per spaccio di droga.  
Il questore MATTEO CINQUE, polemicamente, in un comunicato precisa “che la pericolosità sociale di Vincenzo Scarantino «fu messa in dubbio dopo il suo arresto da persone certamente pilotate».  
Le indagini di questi mesi, secondo la polizia, hanno dimostrato l’infondatezza di quei dubbi.”
Per Matteo Cinque, il questore di Palermo, SCARANTINO «è uno che sta nella fascia mediana tra delinquenza comune e mafia», insomma uno delle migliaia di killer che con un pugno di soldi o la promessa di lavoro i boss arruolano in qualunque momento e per qualunque delitto. 


3 giugno 1993 La cella contigua a quella dello SCARANTINO é occupata da FRANCESCO ANDRIOTTA, il quale rimane nel medesimo reparto del carcere di Busto Arsizio fino al 23 agosto successivo. Il 14 settembre 1993, ANDRIOTTA inizia la propria “collaborazione” con l’Autorità Giudiziaria. Nell’interrogatorio reso al Pubblico Ministero, Ilda Boccassini, l’Andriotta inizia  a riferire rispetto ad serie di confidenze che lo Scarantino gli avrebbe fatto durante il periodo di comune detenzione. Secondo il racconto di ANDRIOTTA, lo SCARANTINO gli avrebbe confidato di avere effettivamente commissionato al Candura, su richiesta di un proprio parente (un cognato o fratello), il furto della Fiat 126 poi utilizzata nella strage di Via D’Amelio. L’autovettura da sottrarre doveva essere di colore bordeaux, perché anche sua sorella, Ignazia Scarantino, ne possedeva una dello stesso colore, e quindi, se qualcuno lo avesse visto durante gli spostamenti della vettura, non avrebbe nutrito alcun sospetto. Il Candura avrebbe sottratto la Fiat 126 di proprietà della sorella di Luciano Valenti, il quale la aveva portata nel posto stabilito, dove lo Scarantino la aveva presa in consegna, provvedendo a ricoverarla in un garage, diverso da quello dove la stessa era stata, successivamente, imbottita d’esplosivo. Infine, lo Scarantino avrebbe portato il veicolo dal garage alla via D’Amelio. A dire dell’Andriotta, lo Scarantino gli avrebbe riferito inoltre  «che l’auto non funzionava e che venne trainata fino al garage», che «l’auto venne quindi riparata così da renderla funzionante», che «furono cambiate le targhe con quelle di un altro 126», e che «avevano tardato a denunciare il furto dell’auto o delle targhe al lunedì successivo all’esplosione giustificando tale ritardo con il fatto che il garage era rimasto chiuso».


Settembre 1993 SCARANTINO viene trasferito presso la Casa Circondariale di Pianosa dove avvennero una serie di colloqui investigativi: rispettivamente, il 20 dicembre 1993 con il Dott. Mario Bo’ (funzionario di polizia inserito nel gruppo “Falcone-Borsellino”), il 22 dicembre 1993 con il Dott. Arnaldo La Barbera, il 2 febbraio 1994 con il Dott. Mario Bo’ e il 24 giugno 1994 con il Dott. Arnaldo La Barbera. In quest’ultima data lo Scarantino (il quale fino all’interrogatorio reso il 28 febbraio 1994 alla Dott.ssa Boccassini aveva protestato la propria innocenza) iniziò la propria “collaborazione” con l’autorità giudiziaria, con le modalità già indicate, confermando largamente il falso contenuto delle dichiarazioni precedentemente rese dal Candura e dall’Andriotta, ed aggiungendo ulteriori tasselli al mosaico. A sua volta, ANDRIOTTA, negli interrogatori resi il 16 settembre ed il 28 ottobre 1994 nel carcere di Paliano (dove risultano documentati, nelle medesime date, altrettanti accessi del Dott. Mario Bo’), adeguandosi in gran parte alle dichiarazioni rese dallo Scarantino dopo la scelta “collaborativa”, per la prima volta riferisce sulle confidenze fattegli da quest’ultimo sulla riunione di Villa Calascibetta, asseritamente taciute per timore sino ad allora.


14 settembre 1993 La “collaborazione” di FRANCESCO ANDRIOTTA per la strage di via Mariano D’Amelio, apre la strada in maniera determinante a quella successiva di  SCARANTINO SEGUE


3 novembre 1993 Vincenzo Scarantino compare davanti ai giudici della quarta sezione del Tribunale di Palermo per rispondere dell’accusa di detenzione e spaccio di stupefacenti assieme al fratello Umberto. Venti giorni dopo Scarantino, viene condannato a nove anni di carcere per detenzione di droga. E’ forse proprio questa pesante condanna a trasformare il piccolo delinquente di borgata Vincenzo Scarantino nel “superpentito”, testimone della strage di via D’Amelio.


25 novembre 1993 In occasione dell’interrogatorio, FRANCESCO ANDRIOTTA rende ulteriori dichiarazioni. Afferma che nel momento in cui arrivava l’esplosivo o quando lo stesso veniva trasferito sulla Fiat 126 era presente anche Salvatore Profeta. In occasione dell’interrogatorio del 17 gennaio 1994, l’Andriotta aggiunse che, dopo la strage di via D’Amelio, il Candura aveva cercato, più volte, lo Scarantino, per sapere se l’autovettura utilizzata per l’attentato era proprio quella rubata da lui; ma lo Scarantino lo aveva trattato in malo modo, intimandogli di non fargli più domande sul punto, e facendogli fare anche una telefonata minatoria, vista l’insistenza del Candura. SEGUE  


20 dicembre 1993 Scarantino, già in carcere da più di un anno, comincia uno sciopero della fame.


20-22 dicembre 1993 Colloquio investigativo LA BARBERA/SCARANTINO


3 gennaio 1994 La procura di Caltanissetta chiede il rinvio a giudizio delle quattro persone ritenute responsabili di avere partecipato alla strage di via D’Amelio: SALVATORE PROFETA, suo cognato VINCENZO SCARANTINO, PIETRO SCOTTO e VINCENZO OROFINO. A condurre l’indagine è  ARNALDO LA BARBERAdel Servizio Centrale Operativo della polizia, coordinata dal procuratore di Caltanissetta GIOVANNI TINEBRA e dai sostituti Paolo Giordano, Ilda Boccassini, Carmelo Petralia e Fausto Cardella. Dall’arresto di Scarantino gli investigatori sono risaliti al cognato Salvatore Profeta, (arrestato il 9 ottobre 1993, indicato come vice capo della famiglia di Santa Maria di Gesù), a Pietro Scotto e a Vincenzo Orofino. Profeta, secondo l’accusa, sarebbe stato il “coordinatore” della strage; Scotto, impiegato in una azienda telefonica, avrebbe allestito una “sala d’ascolto” in un appartamento vicino all’abitazione della madre del magistrato ucciso, intercettando una telefonata del giudice Borsellino che quel giorno preannunciava una sua visita; Giuseppe Orofino avrebbe invece tenuto in custodia la Fiat 126 nella sua officina dove venne imbottita di esplosivo. Siamo solo alle prime battute dell’inchiesta eppure, incredibilmente, il procuratore Tenebra si sbilancia fino a dire: “Questa parte dell’inchiesta ci sembra definita ed a nostro giudizio è abbastanza solida da reggere al dibattimento”.


2 febbraio 1994 Colloquio investigativo LA BARBERA/SCARANTINO


11 febbraio 1994 I familiari di SCARANTINO rinnovano la loro protesta, questa volta davanti al palazzo di Giustizia di Palermo. Secondo loro, le dure condizioni carcerarie cui è sottoposto a Pianosa il loro congiunto (che ha già tentato il suicidio) servirebbero ad indurlo a “pentirsi”. SEGUE


24 giugno 1994 VINCENZO SCARANTINO decide di “collaborare” quasi due anni dopo essere stato arrestato e formalmente accusato d’aver partecipato all’organizzazione della strage di via D’Amelio. 

VERBALE (non depositato) interrogatorio di SCARANTINO colloquioinvestigativo nel carcere di Pianosa con ARNALDO LA BARBERA, I magistrati presenti a quel suo primo verbale da “collaboratore” sono CARMELO PETRALIA e ILDA BOCCASSINI.  A partire da quella notte l’indagine colleziona un’imbarazzante serie di forzature investigative procedurali, tutte collegate alla gestione del collaboratore Scarantino. Che si possono riassumere come segue:

perché furono autorizzati colloqui investigativi con Scarantino dopo l’inizio della sua collaborazione?
perché Scarantino non venne affidato al servizio centrale di protezione ma ai poliziotti del gruppo “Falcone-Borsellino” diretto da La   Barbera?
perché i pm di Caltanissetta non depositarono nel Borsellino Uno i verbali del confronto fra il presunto pentito Scarantino e i collaboratori di giustizia
Cancemi, Di Matteo e La Barbera che lo smentivano palesemente?
perché i pm di Caltanissetta, e successivamente i giudici, non tennero in alcuna considerazione le due ritrattazioni di Scarantino?
perché non fu mai redatto un verbale del sopralluogo della polizia assieme a Scarantino nel garage dove sosteneva di aver trasportato la 126 poi trasformata in autobomba?
chi è l’ispiratore dei verbali, con a margine delle annotazioni a penna, consegnati a Scarantino prima dei suoi interrogatori?
Perché non si tennero in alcuna considerazione le note critiche trasmesse dalla Boccassini e da Sajeva al pool di Caltanissetta?


24 giugno 1994 VERBALE (non depositato) interrogatorio SCARANTINO colloquio investigativo nel carcere di Pianosa con Arnaldo La Barbera, SCARANTINO dichiara di voler collaborare con la giustizia e afferma di aver contribuito all’organizzazione della strage di via D’Amelio. I magistrati presenti a quel suo primo verbale da “collaboratore” furono Carmelo Petralia e Ilda Boccassini.


24 giugno 1994 SCARANTINO interrogato da BOCCASSINI, PETRALIA e LA BARBERA.SEGUE


24 giugno 1994  dall’interrogatorio davanti al Pubblico Ministero rappresentato dalla dott.ssa Ilda BOCCASSINI e dal dott. Carmelo PETRALIA e al dirigente della Polizia di Stato dott. Arnaldo LA BARBERA.
Vincenzo SCARANTINO ha detto di essere “uomo d’onore” e di essere stato “combinato” circa due anni prima di venire arrestato; la sua affiliazione venne tenuta riservata, per ragioni di cautela.
P.M.: Precisi quando è stato combinato chi era presente e che cosa è avvenuto.
SCARANTINO: Due anni prima del mio arresto c’era Pietro AGLIERI, Carlo GRECO, Pino LA MATTINA, Natale GAMBINO, mio cognato Salvatore PROFETA, Pinuzzo GAMBINO, eh… Tanino… MORANA… c’era pure, poi chi c’era? E altri che non mi ricordo, in questo momento non mi ricordo… eh… siamo andati nella sala di Pasquale TRANCHINA, in via Villagrazia, in una sala, ed abbiamo fatto una cerimonia, abbiamo mangiato, ‘Enzino è uomo d’onore, Enzino è uomo d’onore’… tutte queste cose… dopo abbiamo finito di mangiare, ci siamo baciati tutti, auguri, auguri, auguri e ce ne siamo andati dalla sala ed io, diciamo, ero uomo d’onore!
(…) SCARANTINO: Poi abbiamo finito di mangiare siamo andati via, ognuno per i fatti suoi, e a me m’hanno messo ‘riservato’ per non essere a occhio della polizia e degli altri uomini d’onore al di fuori della famiglia, non mi presentavano a nessuno, ero uno riservato che andavo negli appuntamenti che faceva Pietro AGLIERI con mio cognato, per decidere sugli omicidi e di altre cose…


24 giugno 1994 L’avv. PAOLO PETRONIO, legale di SCARANTINO denuncia: “L’atteggiamento a dir poco ambiguo, nonché di scarsa considerazione del ruolo del difensore”. SEGUE 


28, 29 e 30 giugno 1994 i poliziotti del gruppo ”Falcone e Borsellino” che indagavano sulle stragi del ’92, guidato da Arnaldo La Barbera, fecero dei sopralluoghi con il falso pentito Vincenzo Scarantino.SEGUE


29 giugno 1994  Nel corso dell’interrogatorio  era stato espressamente richiesto al collaboratore (SCARANTINO) di spiegare le motivazioni per le quali non aveva personalmente provveduto a rubare l’autovettura richiestagli dal Profeta, mettendo a disposizione quella fornitagli in precedenza dal Candura. L’esigenza dello Scarantino era infatti quella di non rivelare che aveva commissionato al Candura specificamente il furto di quell’auto impiegata nella strage: questo era del resto il suo cruccio anche perchè dalla immediata prossimità temporale fra il furto e l’evento strage erano derivati i sospetti del Candura e la causa di tutti i suoi problemi. La messa a disposizione di un’altra auto, parimenti rubata dal Candura, ma in epoca precedente e per altre finalità, appariva allo Scarantino come un’imprudenza maggiormente giustificabile, in quanto rendeva meno agevole il collegamento fra l’auto rubata e l’evento strage che si era verificato. (Dalla Sentenza “Borsellino Uno”)


29 giugno 1994 SCARANTINO viene interrogato da Giovanni Tinebra, Carmelo Petralia, Ilda Boccassini e Roberto Saieva, alla presenza di Arnaldo La Barbera.


Tra il 4 e il 13 luglio 1994, nel carcere di Pianosa, si effettuano 10 colloqui investigativi tra SCARANTINO e gli uomini del gruppo Falcone-Borsellino diretti da ARNALDO LA BARBERA. I magistrati che firmano l’autorizzazione per quei colloqui sono ILDA BOCCASSINI e ROBERTO SAIEVA SEGUE


15 luglio 1994 SCARANTINO viene interrogato da ILDA BOCCASSINI, alla presenza di ARNALDO LA BARBERA presso la casa di reclusione di Pianosa. Oltre a fornire una prima motivazione del suo “pentimento” SEGUE


16 luglio 1994  Il GIP di Caltanissetta, affida VINCENZO SCARANTINO alle “cure” del gruppo investigativo “Falcone-Borsellino”. Una scelta che estromette di fatto e per un lungo periodo, il personale del Servizio Centroe di Protezione da qualsiasi contatto diretto con Scarantino. SEGUE


18 luglio 1994  SCARANTINO: ECCO PERCHE’ UCCISI BORSELLINO’ Nell’estate del ‘ 92, secondo Scarantino, stava per scoppiare una nuova sanguinosa guerra di mafia. Poi però ci fu il chiarimento tra Riina e le famiglie palermitane. Rivelazioni del tutto nuove, anche perché la fedeltà di AGLIERI al capo dei capi non era stata mai messa in discussione da altri collaboratori della giustizia. ” Scarantino indica tutti i responsabili di quell’ attentato: Già prima di “pentirsi” SCARANTINO si rivelava un “collaboratore importantissimo” per i giudici siciliani.
Viene messo in cella con FRANCESCO ANDRIOTTA, uomo d’onore, al quale racconta le fasi della strage di via D’Amelio. Quando Andriotta decide di collaborare con la giustizia riferisce quelle confidenze ai magistrati. Fu la “svolta” (negativa) alle indagini: uno dopo l’altro vengono arrestati Vincenzo Scotto, Pietro Orofino e Salvatore Profeta. SEGUE  


18 luglio 1994 Viene arrestato GAETANO MURANA accusato da SCARANTINO e condannato all’ergastolo. Verrà  scarcerato dopo 18 anni di detenzione perché totalmente estraneo alla strage di Via D’Amelio SEGUE


18 luglio 1994 Per l’uccisione di Borsellino firmati sedici mandati di cattura. «Fuga di notizie un aiuto ai killer» SEGUE


19 luglio 1994 Abbiamo una piena confessione e 15 chiamate di correità e siamo solo agli inizi. Conferenza Stampa della Procura di Caltanisetta per fare il punto sulle indagini e comunicare, ilgrande passo avanti nelle indagini sulla strage di Via D’Amelio: la collaborazione di Vincenzo Scarantino. A condurre la conferenza stampa il Procuratore capo GIOVANNI TINEBRA e la sostituta procuratrice ILDA BOCCASSINI. “Noi oggi qui celebriamo il secondo anniversario dell’eccidio di via d’Amelio ed abbiamo la profonda, commossa, consapevole soddisfazione di celebrarlo nel modo giusto, cioè in maniera fattiva. Ieri infatti abbiamo chiesto ed ottenuto sedici ordinanze di custodia cautelare nei confronti di alcuni dei mandanti e degli esecutori materiali della strage.(…) Scarantino. Io credo di poter dire finalmente che questa Direzione Distrettuale Antimafia ha onorato i suoi impegni. (…) Abbiamo una piena confessione con quindici chiamate in correità e siamo solo agli inizi. Abbiamo modo di affermare sul campo e con i fatti che anche questa strage fu ordinata da Totò Riina, il quale ebbe una riunione, con taluni pezzi della cupola, esattamente i capi dei mandamenti interessati sotto un profilo esecuzionale, vale a dire i mandamenti della Guadagna, Pietro Aglieri e Carlo Greco, e del Brancaccio, uno dei fratelli Graviano in rappresentanza degli altriScarantino è uno degli uomini d’onore riservati. (Giovanni Tinebra). AUDIO e TRASCRIZIONE  


20 luglio 1994 ARNALDO LA BARBERA: COSÌ HO INCASTRATO GLI ASSASSINI DI VIA D’AMELIO – L’Unità 20 luglio 1994 SEGUE23 luglio 1994  A seguito delle polemiche sorte su un “pentimento” troppo annunciato, il procuratore di Caltanissetta TINEBRA è costretto a precisare che “Scarantino non ha subito nessun tipo di violenza o di imposizione. Si è autonomamente deciso a collaborare e ciò ha fatto in maniera che ci ha pienamente convinti”.  Nel frattempo, le dichiarazioni di Scarantino causano  l’emissione di 16 nuovi ordini di custodia cautelare per la strage di via D’Amelio.


28 luglio 1994 SCARANTINO è interrogato da Ilda Boccassini e Roberto Saieva, alla presenza di Vincenzo Ricciardi (Polizia di Stato).  In particolare già nell’interrogatorio del reso in locali della Polizia di Stato, ed alla presenza di agenti del servizio centrale operativo e del gruppo investigativo Falcone e Borsellino, continua a non riconoscere in fotografia Ganci Raffaele ed esclude la partecipazione di Graviano Giuseppe alla preparazione dell’autobomba, precisando di essersi sicuramente confuso al riguardo in occasione del secondo interrogatorio. (Da Sentenza “Borsellino Bis”)


23 luglio 1994 SCARANTINO costretto a pentirsi SEGUE


9 agosto  1994 Nuovo intervento pubblico della procura di Caltanissetta, questa volta affidata al sostituto CARMELO PETRALIA : ha avuto un contatto con un ufficiale di polizia giudiziaria, “E’ una decisione che è andata maturando… di tanto in tanto tramite canali assolutamente legittimi ed istituzionali Scarantino chiedeva, per esempio, di essere interrogato dai magistrati della procura di Caltanissetta. Grazie all’uso dell’istituto del colloquio investigativo (…) Scarantino ha avuto un contatto con un ufficiale di polizia giudiziaria, Arnaldo La Barbera, ed ha potuto probabilmente maturare in modo più sereno il suo proposito di collaborare con la giustizia”. SEGUE


11 agosto 1994  SCARANTINO è interrogato da Giovanni Tinebra, Anna Maria Palma e Carmelo Petralia.


12 agosto 1994 SCARANTINO è interrogato da Anna Maria Palma e Carmelo Petralia. Interrogatorio che segue di appena un giorno un interrogatorio in cui Scarantino ribadisce precedenti dichiarazioni confermando sostanzialmente le dichiarazioni nel frattempo rese da Andriotta Francesco, che inizia una progressiva ed inarrestabile opera di “aggiustamento“, correzione e profonda modifica delle originarie dichiarazioni. Invero in detto interrogatorio Scarantino Vincenzo, certamente edotto del contenuto delle dichiarazioni di Andriotta, come si evince dal verbale precedente, conferma che la Fiat 126 gli era stata consegnata in realtà non alla Guadagna bensì in una traversa di via Roma nei pressi di un locale dove opera una prostituta. (Da Sentenza “Borsellino Bis”)


6 settembre 1994  SCARANTINO, interrogato da Ilda Boccassini, Carmelo Petralia e Anna Maria Palma dichiara che nella  riunione presso la villa di tale Giuseppe Calascibetta, SEGUE


12 settembre 1994 L’interrogatorio rappresenta un trionfo di illogicità, infatti lo Scarantino, dopo aver precisato che aveva sentito chiamare il La Barbera anche con il nome di “Iachino“, ne da una descrizione assolutamente generica che non contiene l’unico significativo ed insolito carattere somatico del La Barbera costituito dagli occhi azzurri, spiegando che non aveva mai avuto occasione di notarli perché essendo molto timido non era uso guardare in faccia le persone, incorrendo così nell’evidente contraddizione di avere descritto come di colore chiaro gli occhi del Di Matteo Mario Santo. Ma il massimo dell’assurdo è raggiunto dallo Scarantino nei fogli 6 e 7 dello stesso interrogatorio quando cerca di spiegare i precedenti contrasti circa la consegna da parte del Candura della 126 poi utilizzata come autobomba. Le suddette dichiarazioni costituiscono un rompicapo inestricabile, poiché in pochissime righe Scarantino riesce a contraddirsi ripetutamente perdendosi in un discorso totalmente illogico ed irrazionale, che rende del tutto inattendibili le sue dichiarazioni sul punto. Il carattere estremamente inquietante delle ultime dichiarazioni rese dallo Scarantino risulta testimoniato anche dal susseguirsi a partire da questo momento, di un elevatissimo numero di interrogatori cui lo Scarantino viene via via sottoposto da parte dei rappresentanti della Procura della Repubblica di Caltanissetta verosimilmente e comprensibilmente allarmati dalla forza dirompente delle ultime dichiarazioni dello Scarantino, in grado di minare la coerenza, la logicità e la credibilità astratta delle dettagliate dichiarazioni inizialmente rese. Tali ripetute compulsazioni ulteriori della suddetta fonte non riescono tuttavia a fugare i motivi di allarme suscitati dalle ultime dichiarazioni. (Da Sentenza “Borsellino Bis”)


19 settembre 1994 La dottoressa ANNAMARIA PALMA redige una RELAZIONE di SERVIZIO dopo aver interrogato ANDRIOTTA


22 settembre 1994 VERBALE interrogatorio (non depositato) SCARANTINO


y23 settembre 1994 VERBALE interrogatorio  (non depositato) SCARANTINO 


28 settembre 1994 A firma del Procuratore  TINEBRA e dei Sostituto PALMA e PETRALIA viene proposta l’adozione programma protezione per SCARANTINO


30 settembre 1994  L’avvocato LUIGI LI GOTTI , rinuncia alla difesa di SCARANTINO per “ragioni di ordine processuale”


Ottobre 1994 Una evidente anomalia è riscontrabile pure nelle condotte poste in essere da alcuni degli appartenenti al “Gruppo Falcone-Borsellino” della Polizia di Stato, i quali, mentre erano addetti alla protezione dello Scarantino nel periodo in cui egli dimorava a San Bartolomeo a Mare con la sua famiglia, dall’ottobre 1994 al maggio 1995, si prestarono ad aiutarlo nello studio dei verbali di interrogatorio, redigendo una serie di appunti che erano chiaramente finalizzati a rimuovere le contraddizioni presenti nelle dichiarazioni del collaborante, il quale sarebbe stato sottoposto ad esame dibattimentale nei giorni 24 e 25 maggio 1995 nel processo c.d. “Borsellino uno”. Tali appunti sono stati riconosciuti come propri dall’Ispettore Fabrizio Mattei, escusso all’udienza del 27 settembre 2013, il quale ha sostenuto di essersi basato sulle indicazioni dello Scarantino. Risulta però del tutto inverosimile che lo Scarantino, da un lato, avesse un tasso di scolarizzazione così basso da necessitare di un aiuto per la scrittura, e, dall’altro, potesse rendersi conto da solo delle contraddizioni suscettibili di inficiare la credibilità delle sue dichiarazioni in sede processuale. (Dal “Borsellino Quater”)


4 ottobre 1994  Inizia il processo di primo grado presso la Corte d’Assise di Caltanissetta. Le prove derivanti dagli accertamenti sui reperti prelevati in via D’Amelio, dai rilievi balistici, dai dati dei tecnici dell’FBI, dalle testimonianze degli abitanti e dalle dichiarazione del collaboratore di giustizia Vincenzo Scarantinoportarono ad individuare come imputati, oltre allo stesso Scarantino, Pietro Scotto, Giuseppe Orofino e Salvatore Profeta. SEGUE


5 ottobre 1994 Interrogato, lo SCARANTINO, nel confermare le accuse nei confronti di Ganci Raffaele, asserisce di potersi essere sbagliato nell’indicare i collaboratori Cancemi, Di Matteo e La Barbera, persino per avere sentito parlare soltanto dal La Mattina soltanto di tali “Santineddu “ e “ Iachino “ e per avere visto soltanto di profilo le persone partecipanti alla riunione e da lui non immediatamente indicate, riportando l’impressione che si trattasse proprio dei nominati collaboratori di giustizia allorchè gli vennero mostrate le fotografie, precisando di averne parlato con Andriotta solo come esponenti di cosa nostra e non come partecipi alla riunione. Nei successivi interrogatori, in occasione dei confronti sostenuti con i suddetti collaboratori di giustizia e persino nell’esame dibattimentale reso innanzi a questa Corte d’Assise è tornato ad accusare i suddetti collaboratori di giustizia, senza tuttavia superare le manifeste incongruenze sopra evidenziate con riferimento alle suddette chiamate in correità. (Da Sentenza “Borsellino Bis”)


12 ottobre 1994 I pm BOCCASSINI e SAIEVA comunicano di ritenere SCARANTINO un teste inaffidabile “Il fatto che SCARANTINO mentisse in maniera grossolana”  ha detto BOCCASSINI alla Procura di Messina “ era percepibile il primo o secondo interrogatorio”. SEGUE


14 ottobre 1994, finito il periodo di applicazione, ILDA BOCCASSINI e ROBERTO SAIEVA lasciano la Procura di Caltanissetta.  

 

 

 


19 ottobre 1994
ILDA BOCCASSINI e ROBERTO SAIEVA scrivono un “promemoria” “Appunti di lavoro per la riunione della D.D.A. del 13.10.94”. Nell’introduzione si legge: “…si sottopone all’attenzione dei colleghi il seguente promemoria corredato di specifiche proposte operative”; al suo interno, vennero esposte le perplessità sulla affidabilità del pentito Scarantino. Del suddetto promemoria, mancante delle firme dei due magistrati, non verrà trovata traccia negli archivi della Procura di Caltanissetta. Della sua esistenza si avrà contezza soltanto grazie al Procuratore di Palermo di allora, Francesco Messineo, che, dopo averlo ritrovato negli archivi della Procura di Palermo, lo inviò alla Procura nissena. Nulla si sa se e chi, della Procura di Caltanissetta, ricevette l’appunto nel 1994. BOCCASSINI e SAIEVAcomunicano di ritenere SCARANTINO  teste inaffidabile “Il fatto che SCARANTINO mentisse in maniera grossolana”  ha detto BOCCASSINI alla Procura di Messina “ era percepibile il primo o secondo interrogatorio”. SEGUE


20 ottobre 1994  Alcune anticipazioni sulle prime dichiarazioni del neo “pentito” rese  a ILDA BOCCASSINI. “Mi sono macchiato di crimini orrendi e di orrendi omicidi…SEGUE


21 ottobre 1994  Scarantino Vincenzo accenna alle pressioni ricevute dal suo precedente difensore avv. Petronio dopo l’arresto di Profeta Salvatore, e dell’intento, da lui comunicato al suddetto difensore, di fare il “falso pentito“ dopo avere accennato alla possibilità che durante la comune detenzione presso il carcere di Busto Arsizio l’Andriotta avesse capito qualche cosa circa i fatti relativi alla strage di via D’Amelio. Lo Scarantino si dilunga successivamente in una accurata ricostruzione della sua lunga carriera criminale e si preoccupa di arricchire di particolari l’episodio della sua affiliazione citando per esempio il richiamo alle regole di cosa nostra ed ai doveri che incombono sugli uomini d’onore che Pietro Aglieri gli avrebbe esposto subito dopo la sua affiliazione come uomo d’onore. Appare significativo altresì ricordare, per potere cogliere appieno lo stato psicologico in cui lo Scarantino rende questo gruppo di interrogatori. Da Sentenza “Borsellino Bis”


21 ottobre 1994  SCARANTINO: «Facevo morire nell’acido i nemici di Cosa Nostra»SEGUE


17 novembre 1994 VERBALE (non depositato) interrogatorio di SCARANTINO


12 gennaio 1995 Confronto tra SCARANTINO e MANNOIA  


13 gennaio 1995 SCARANTINO viene messo a confronto con tre boss (Salvatore Cancemi, Gioacchino La Barbera e Santino Di Matteo) chiamati in causa dallo stesso pentito, secondo cui avrebbero partecipato a un summit per l’eliminazione di Paolo Borsellino. I tre lo smentiscono e sostengono che lo SCARANTINO sia personaggio «totalmente estraneo a Cosa Nostra». SEGUE (Da Sentenza “Borsellino Bis”)


24 febbraio 1995 Viene interrogato SCARANTINO


10 maggio 1995 VERBALE (non depositato) interrogatorio di SCARANTINO – Procura di Palermo

10 maggio 1995 SALVATORE LA BARBERA, Polizia di Stato, depone al “Borsellino Uno” AUDIO


10 maggio 1995 VERBALE (non depositato) interrogatorio di SCARANTINO 


11 maggio 1995 Viene interrogato SCARANTINO 


22 maggio 1995 Viene interrogato SCARANTINO


24 maggio 1995 SCARANTINO compare per la prima volta in Corte d’Assise al “Borsellino Uno” NEWS e AUDIO


25 maggio 1995 «Così condannammo Borsellino» Pentito rivela: «I boss dissero: quel cornuto è più pericoloso di Falcone » Luce sul vertice in cui fu deciso l’attentato La«verità» del pentito Vincenzo Scarantino ha assunto risvolti impressionanti  SEGUE


26 luglio 1995 Si diffondono “voci” secondo le quali Scarantino avrebbe deciso di ritrattare le sue accuse. Tramite il sostituto Carmelo Petralia la procura smentisce, ma Concetta Scarantino, sorella di Vincenzo, e la cognata Maddalena Mastrolembo (moglie di Domenico – fratello del “pentito” – in carcere per ricettazione di auto) riferiscono ai cronisti di avere ricevuto due telefonate e poi una terza (che hanno registrato) nelle quali Scarantino affermerebbe di “voler tornare in cella, di volere parlare con i magistrati per ritrattare le accuse”. Lo stesso giorno SCARANTINO viene rintracciato da un giornalista di “Studio Aperto” a cui dichiara di aver “deciso di dire tutta la verità e di non collaborare più, perché ho detto tutte bugie. Non è vero niente, sono tutti articoli che ho letto nei giornali e ho montato tutta questa cosa”.
Alla domanda del giornalista che lo aveva rintracciato se “quindi sono tutti innocenti quelli che lei ha nominato?”, Scarantino risponde: “Tutti innocenti, me ne vado in carcere e lo so che mi faranno orinare sangue e mi faranno morire in carcere. Però morirò con la coscienza a posto”. SEGUE


26 luglio 1995  Ad un giornalista di “Studio Aperto” SCARANTINO  dichiara di aver “deciso di dire tutta la verità e di non collaborare più, perché ho detto tutte bugie.


26 luglio 1995 SCARANTINO telefona a Studio Aperto e dice di essersi inventato tutto. La cassetta viene sequestrataSEGUE


26 luglio 1995 AUDIO della telefonata di SCARANTINO a Studio Aperto di Italia Uno.  Stria del nastro PA001202: lo scoop insabbiato e ufficialmente cancellato che svelava il depistaggio con 13 anni dí anticipo.

 
27 luglio 1995 SCARANTINO fa marcia indietro. E’ stato solo un momento di sconforto, confermo la mia volontà di collaborare con la giustizia”. Lo dice al pubblico ministero di Caltanissetta CARMELO PETRALIA. in relazione al “caso Scarantino” la procura di Caltanissetta diffonde una nota nella quale definisce “grave il comportamento di quanti hanno strumentalizzato un comprensibile desiderio di affetto per fini processuali che nulla hanno che vedere con una vicenda che presenta tratti esclusivamente umani”. Aggiunge l’altro pm del processo, ANNAMARIA PALMA: “La mobilitazione, non nuova, della sua famiglia e di un intero quartiere conferma, se mai ve ne fosse bisogno, la caratura del personaggio e l’importanza delle dichiarazioni ve ne fosse bisogno, la caratura del personaggio e l’importanza delle dichiarazioni che ha reso”. SEGUE

28 luglio 1995SCARANTINO ritratta «Voglio collaborare» SEGUE

10 ottobre 1995 In un esposto consegnato alla procura di Palermo, ROSALIA  BASILE, moglie di SCARANTINO, accusa i magistrati della procura di Caltanissetta di avere estorto al marito le sue confessioni. SEGUE


16 ottobre 1995 Viene interrogato SCARANTINO


2 novembre 1995 SCARANTINO riafferma di essere “pentito” e leale collaboratore della giustizia SEGUE


24 gennaio 1995 Si, diffonde  la notizia che SCARANTINO ha provato ad accreditarsi come un “pentito” in grado di parlare anche dei politici, sostenendo che Cosa nostra forniva cocaina a Silvio Berlusconi, in quel momento solo ex presidente del Consiglio. Anzi dal verbale, datato 24 giugno 1994, appare chiaro che il nome di Berlusconi è stato tra i primi fatti. Scarantino sostiene di avere appreso dal boss Ignazio Pullarà che quest’ultimo ”mandava cocaina a Berlusconi’”. E poi aggiunge: “Berlusconi conosceva altri boss come Luciano Liggio” e inoltre “manda 50 milioni l’anno alla famiglia di Santa Maria di Gesù”.


24 maggio 1995 Scarantino compare per la prima volta in corte d’Assise al primo processo per la strage di via D’Amelio in corso a Caltanissetta. Dice Scarantino: “Mi sono pentito un mese e mezzo dopo essere stato arrestato, nel settembre ’92, ma ho cominciato a collaborare solo nel giugno ’94.


26 luglio 1995 Per la prima volta, si diffondono “voci” secondo le quali Scarantino avrebbe deciso di ritrattare le sue accuse.


6 dicembre 1995 Viene interrogato SCARANTINO


12 dicembre 1995 SCARANTINO depone al “Borsellino Uno” AUDIO


27 gennaio 1996 SENTENZA “Borsellino Uno Iniziato il 4 ottobre 1994, dopo 65 ore di camera di consiglio, la Corte di Assise di Caltanissetta, sulla scorta delle false confessioni di VINCENZO SCARANTINO condanna:

  • Giuseppe Orofino alla pena dell’ergastolo per essersi procurato le disponibilità delle targhe e dei documenti di circolazione e assicurativi falsi che avevano permesso alla circolazione Fiat 126 di circolare e di essere parcheggiata in via D’Amelio;
  • Vincenzo Scarantino alla pena di 18 anni di reclusione e 4,5 milioni di multa per aver rubato, riempito di esplosivo e collocato in Via d’Amelio la Fiat 126, insieme a Salvatore Profeta, condannato all’ergastolo.
  • Pietro Scotto alla pena dell’ergastolo per aver manomesso l’impianto telefonico del palazzo di via d’Amelio per sapere, grazie alle telefonate alla madre di Paolo Borsellino, gli spostamenti del magistrato.

Alla lettura della sentenza, GIUSEPPE OROFINO sbatte violentemente e ripetutamente la testa contro le sbarre della prigione urlando “La vita m’arrubasti!” e venne fermato sanguinante dai carabinieri. Nell’impassibilità di Scotto e Profeta, le familiari dei condannati scoppiano in grida e pianti. L’aula viene sgomberata e gli avvocati di parte civile scortati all’uscita. Sarà scarcerato molti anni dopo perché estraneo alla strage e la sua famiglia indennizzata per l’ingiusta detenzione SEGUE


27 gennaio 1996 Dalla SENTENZA PRIMO GRADO “Borsellino Bis” ANALISI DEGLI ACCERTAMENTI MEDICO LEGALI, DEI RILIEVI TECNICI ESEGUITI E DEGLI SVILUPPI INVESTIGATIVI  SEGUE


27 gennaio 1996 La collaborazione di ANDRIOTTA e SCARANTINOSEGUE 


28 gennaio 1996 Tre ergastoli per via D’Amelio SEGUE

 

Dal 1992 ad oggi

 

🔴 Attilio Bolzoni

Sul depistaggio sulla strage di Borsellino quattro o cinque di noi lo sapevano perfettamente che Scarantino era tarocco. Perché non ce ne siamo occupati ? Perché io per quanto mi riguarda non volevo esporre il giornale e mettermi contro una procura della Repubblica, giudici di Corte d’Assise, giudici di corte d’appello, giudici di Cassazione. Ma noi avevamo chiaro che non funzionava quella storia. Peró il giornale era già esposto qui in Sicilia su altre cose. Io non lo volevo esporlo ulteriormente. Perché non era mio il giornale. Io non l’ho mai considerato il mio giornale. Io ero un pezzetto di quel giornale e quindi un pó di censura c’è stata per vari motivi abbiamo addolcito qualche volta. Eh il giornale era già esposto sul covo di Riina su altre cose non volevo esporlo su Scarantino andando contro decisioni di trenta giudici e non me la sono sentita. Forse ho sbagliato peró non me la sono sentita. E’ andata cosí

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19.10.1994 – Così BOCCASSINI e SAIEVA denunciarono il depistaggio.