Ă stato un voto, quello nel Csm, che ha diviso a metĂ i consensi: 14 voti a Dolci, altrettanti a Sebastiano Ardita, 61 anni, attuale procuratore aggiunto a Catania ed ex membro di palazzo Bachelet, che pure aspirava al ruolo di procuratore capo di Venezia. E tre astenuti. Ă stata necessaria una seconda votazione per superare lâimpasse. E ha prevalso la migliore collocazione in ruolo per anzianitĂ di Dolci. Le indagini che ha condotto negli anni stagliano il suo profilo professionale. Tangentopoli a Monza, tanto per cominciare; dal 2018 alla guida della Dda di Milano ha esplorato in numerose inchieste la nuova realtĂ della mafie: potenze economiche che si mimetizzano sotto mentite spoglie societarie con pervasiva capacitĂ di persuasione.Â
La dottoressa Alessandra Dolci inizia la carriera di magistrato a 26 anni, alla Procura della Repubblica di Monza. Giura il 20 Dicembre 2017 come procuratore aggiunto di Milano, ruolo che fino a poco tempo prima ricopriva Ilda Boccassini, con la quale Dolci ha lavorato fianco a fianco per anni.
Su nomina del CSM, Alessandra Dolci diventa coordinatrice della Direzione Distrettuale Antimafia, incarico che le ha dato modo di continuare lâattivitĂ di contrasto alla criminalitĂ organizzata avviata negli anni precedenti.
Vincitrice del premio Borsellino nel 2018, ha di fatto contrastato le infiltrazioni della ândrangheta nella societĂ e nellâeconomia lombarda. Tra le sue indagini si ricorda lâoperazione âCrimine infinitoâ, che portò a circa 200 arresti tra Milano e Reggio Calabria.
SONO UN PM DA STRADA E NON HO,PAURA Intervista-con-Alessandra-Dolci
27.5.2023 â MAFIA E MAFIOSITĂ Â â ALESSANDRA DOLCI ALLA BIBLIOTECA PAOLO BORSELLINO DI COMO â Â Video
MAFIA e ANTIMAFIA nel comasco
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ALESSANDRA DOLCI: âLa Lombardia colonizzata dalle mafieâ. Una presenza inquietante nel comasco.
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ÂŤLa ândrangheta ha il controllo sia fisico che economico del territorio comascoÂť e lo fa attraverso personaggi che ÂŤappartengono alla storia della criminalitĂ organizzata calabrese in LombardiaÂť. Il tutto attraverso un ÂŤuso sistematico di violenze e di minacce nei confronti di un numero notevole di imprenditoriÂť. Aggressioni, estorsioni e violenze per le quali 11 persone sono finite a processo, davanti al Tribunale di Como, con lâaccusa di associazione a delinquere di stampo mafioso e di una serie di reati, soprattutto di natura economica, che hanno denotato un tentativo di infiltrazione nel tessuto economico comasco.Â
ALESSANDRA DOLCI: âFARE IMPRESA CON LE âNDRINE NON Ă MAI UN AFFAREâ
âCâè unâeconomia âfuorileggeâ, non criminale, â spiega Alessandra Dolci coordinatrice della Dda di Milano â ma fatta di imprenditori propensi a non rispettare le regole del libero mercato e della correttezza fiscale e ci sono professionisti borderline che aiutano questo modello economico. In questa devianza si inserisce la criminalitĂ mafiosaâ
Vista da questa scrivania bianca, al V piano del labirintico Palazzo di giustizia di Milano, la ândrangheta è una criminalitĂ che cambia pelle adattandosi al modello economico, pronta a farsi trovare con il sacco aperto ovunque ci siano soldi in arrivo, mostrando una sempre piĂš accentuata vocazione imprenditoriale.
CosĂŹ la descrive Alessandra Dolci, che, da procuratore aggiunto, a capo della direzione distrettuale antimafia, ha il polso di tutte le indagini in materia nel distretto giudiziario che ha competenza sulla Lombardia occidentale.
Che cosa vuol dire cambiare pelle? I mafiosi, che in Lombardia per la mia percezione un poâ a spanne significano per lâ80-90% ândrangheta con cosa nostra e camorra a spartirsi il restante 10-20%, sempre di piĂš si presentano come imprenditori che fanno girare denaro e questo riduce la percezione del disvalore: finchĂŠ sequestrano persone o trafficano droga tutti li avvertono come criminali, se fanno reati economici ricorrendo alla violenza solo in via residuale, molto menoÂť.
CosĂŹ è piĂš difficile provare lâassociazione mafiosa? Il fenomeno evolve verso una âaterritorialitĂ â: câè un passaggio dallâoccupazione di un territorio allâoccupazione di settori economici, questo fatto, unito alla mancanza del requisito della violenza, può complicare la contestazione del reato di associazione mafiosa (articolo 416 bis), ma ci si può orientare per lâassociazione a delinquere comune con lâaggravante dellâagevolazione mafiosaÂť.
Câè chi nelle istituzioni vi accusa di vedere mafia dappertutto. Constatiamo casi in cui parte del denaro ricavato da evasione e reati economici e tributari in genere, va a sostenere il âwelfare mafiosoâ che dĂ assistenza legale ai detenuti per reati di mafia e mantiene le loro famiglieÂť.
Parlava di occupazione di settori economici, quali? Oltre alla tradizionale edilizia: pulizie, logistica, ristorazione, rifiuti, giochi e scommesse ma soprattutto noi vediamo il proliferare di imprese che cercano in ogni modo di accaparrarsi finanziamenti a fondo perduto o con garanzia pubblica, o imprese â spesso cartiere â che creano fittizi crediti di imposta che poi mettono sul mercato.
Câè unâeconomia âfuorileggeâ, non criminale, ma fatta di imprenditori propensi a non rispettare le regole del libero mercato e della correttezza fiscale e ci sono professionisti borderline che aiutano questo modello economico.
In questa devianza si inserisce la criminalitĂ mafiosa che si mette sul mercato offrendo strumenti finanziari/fiscali che diventano denaro contanteÂť.
Lâusura in tempi di crisi è ancora un affare per le mafie? SĂŹ, perchĂŠ è il modo piĂš semplice di riciclare i proventi del traffico di droga. Ma gli usurati non denunciano, scopriamo che lo sono dalle intercettazioni ambientali o magari indagando per bancarottaÂť.
Ha detto che 8 volte su 10 in Lombardia sono gli imprenditori chiedere ai mafiosi, conferma? SĂŹ, câè una domanda di mafia: è percepita come unâagenzia di servizi, che risolve problemi senza lâimpiccio delle regole, fa impresa e rende prestazioni a prezzi inferiori a quelli di mercato.
Il modello imprenditoriale è cambiato rispetto a 20-30 anni fa, molti servizi vengono esternalizzati e lÏ si inseriscono le infiltrazioni.
Non a caso vediamo nascere e morire nel giro di 1-2 anni, in modo da sfuggire al controllo fiscale, societĂ cooperative, che evadono del tutto o fanno indebita compensazione di crediti previdenziali con fittizi crediti Iva.
Il meccanismo funziona cosĂŹ: unâimpresa anche medio-grande, il committente, fa un contratto con una âsocietĂ filtroâ, la quale subappalta a queste cooperative, meri contenitori di manodopera a bassissimo costo non qualificata. Di questo sistema si avvantaggiano il mafioso che fa impresa e lâimpresa committenteÂť.
Chi ci rimette? Lâerario (e quindi la cittadinanza, meno introiti meno soldi per i servizi pubblici ndr.), i concorrenti e i lavoratori: sono i nuovi schiavi, vittime di caporalato, presi per fame, pagati miseramente in nero, senza sicurezzaÂť.
Tante imprese sono state âmangiateâ dai mafiosi, chi li chiama non li teme? Si illude di controllarli, ma non ce la fa. Alla lunga è un pessimo affareÂť.
Hanno ascoltato i suoi timori per i cantieri di Milano-Cortina 2026? Speravo si replicasse il modello Expo: una deroga normativa che aveva assegnato al prefetto di Milano la competenza delle verifiche antimafia per tutte le imprese coinvolte, stavolta non lo si è fatto, forse per la complessità della presenza di piÚ Regioni.
Unâimpresa che non voglia affidarsi alla cooperativa sbagliata come fa? Stabilisce nel modello 231 che i costi dei servizi esternalizzati non siano inferiori a una certa soglia, in modo da escludere imprese illegali, cosĂŹ evita anche di giocarsi la reputazione finendo in amministrazione giudiziariaÂť.
Le misure di prevenzione servono? Spesso i prefetti sono il primo argine antimafia. La repressione non basta: mi capita di richiedere custodie cautelari per persone che hanno già scontato condanne per associazione mafiosa a seguito di miei procedimenti di anni prima. Ci ritroviamo.
Che cosa la preoccupa oggi? La possibile saldatura tra le tre organizzazioni attorno alla convergenza di interessi economiciÂť. Intervista di Famiglia Cristiana, in occasione del 21 marzo, Giornata della memoria e dellâimpegno per le vittime di mafia Elisa Chiari 31.3.2023
- 16.3.2023 QUI LE MAFIE FANNO AFFARI ASSIEME. INTERVISTA AD ALESSANDRA DOLCI
- 29.10.2022 – Tetto al contante, DOLCI: âLâaumento alimenta il fenomeno del riciclaggio. DALLA CHIESA : âAltri non hanno la mafia.
- 1.9.2022 – Lâallarme di Dolci (Dda): âMilano e Lombardia colonizzata dalle mafie, agli imprenditori convieneâ
- 26.5.2022 – ALLA BIBLIOTECA PAOLO BORSELLINO DI COMO ALESSANDRA DOLCI INCONTRA GLI STUDENTIÂ
Mafia, Alessandra Dolci: Imprese colluse perchè convinte di risparmiare

CosĂŹ come cambia la mafia, devono cambiare anche le leggi che la combattono. PiĂš rapidamente di quanto abbiano fatto in passato. E sopratutto, non bisogna abbassare la guardia, anche se oggi ÂŤle cosche non sparano piĂš ma si presentano in giacca e cravattaÂť.
In sintesi è quanto è emerso nel dibattito tenutosi oggi alla biblioteca âPaolo Borsellinoâ di Como promosso dal Progetto San Francesco e dal Comune nellâambito delle âsettimane della legalitĂ â con gli istituti scolastici.
A moderare câera il nostro caporedattore Francesco Condoluci, responsabile di Economy magazine, presente al dibattito anche come autore â assieme al generale Angiolo Pellegrini â del libro âNoi, gli uomini di Falconeâ. Alla mattinata con gli studenti delle scuole di Como hanno partecipato Alessanda Dolci,magistrato e coordinatrice della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano e Angelo Orsenigo componente della commissione antimafia della Regione Lombardia.
Quello strano paese che è lâItalia
ÂŤLâitalia è un Paese strano â ha detto la Dolci commentando in apertura il trentennale della strage di Capaci del 23 maggio scorso- un paese nel quale lâopinione pubblica e lo stesso legislatore prendono atto dei problemi solo dopo che sono successi fatti eclatanti. Dopo lâassassinio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa sono state approvate molte leggi di urgenza, come la Rognoni-La Torre sullâassociazione a delinquere di stampo mafioso e la confisca dei patrimoni mafiosi, il carcere duro, lâergastolo ostativo.
Oggi a distanza di molti anni dallâepoca delle stragi e con le mafie che sono cambiate, vanno in giro in abito blu e sparano solo quando è necessario, alcuni di questi strumenti vengono messi in discussione. Ecco perchĂŠ io dico che dopo la grande ondata di sdegno civile seguita alle stragi del 1992 è tutto quello che câè stato, oggi quella tensione morale sembra essere venuta menoÂť.
Il capo del pool antimafia di Milano, nel suo intervento, ha ripercorso anche le strutture e le logiche che stanno dietro alla criminalitĂ organizzata, raccontando agli studenti la connivenza tra mafie e imprese in Lombardia. ÂŤMolti pensano che la ândrangheta sia unâagenzia di servizi a cui rivolgersi per risolvere un problema o per poter lavorare in un territorio â ha detto- ma il mafioso presenta sempre il conto, anche agli imprenditori che danno lavoro alle imprese mafiose perchĂŠ risparmiano. Ora la mafia ha molti piĂš strumenti disposizione, ricorre alla violenza solo se necessario. E il Paese sembra girarsi dallâaltra parteÂť. La coscienza civica negli anni è cresciuta ma non a sufficienza, insomma.
Orsenigo: ÂŤDiffondere la consapevolezza sulla mafia tra i giovaniÂť
Lo ha confermato lâintervento di Angelo Orsenigo componente commissione antimafia Regione Lombardia. ÂŤSono fermamente convinto che la nostra missione piĂš importante â ha detto il consigliere Pd â il lascito di Falcone e Borsellino a trentâanni da Capaci e via DâAmelio, sia di diffondere tra le nuove generazioni la consapevolezza di cosa sia la mafia oggi. Con i giovani dobbiamo insistere sulla metamorfosi del crimine organizzato che ha accantonato le azioni militari eclatanti per infiltrare lâeconomia, la politica, la pubblica amministrazione, il ciclo dei rifiuti, gli appalti e gli innumerevoli altri aspetti della quotidianitĂ . Bisogna dare alle ragazze e ai ragazzi gli strumenti per poter riconoscere i âsintomiâ mafiosi che ormai sono sempre piĂš evidenti anche sul territorio lombardo. Conoscere, riconoscere e denunciare: ecco lâimpegno che dobbiamo chiedere a noi stessi e ai nostri concittadini. A questo si affianca poi il ruolo dello Stato che deve continuare a impegnare âtutte le forze migliori delle istituzioniâ, come diceva Falcone, senza pretendere âlâeroismo da inermi cittadiniâ fornendo loro gli strumenti sicuri per denunciare senza correre rischiâ dichiara il consigliere regionale del Partito Democratico, Angelo OrsenigoÂť.
ÂŤNelle indagini che porto avanti ormai da ventâanni â ha continuato il giudice Dolci, che anni ha ha istruito la maxi operazione âCrimine Infinitoâ sgominando âi localiâ di Ndrangheta ramificati in Lombardia â è emersa una costante: il mafioso si comporta come tale perchĂŠ il potere e la paura che promana, la sua âcattiva famaâ, gli garantiscono un vantaggio rispetto alle comunitĂ in cui agiscono e che vogliono soggiogare. Ma lâappartenenza a unâorganizzazione criminale implica il rispetto di regole rigide che alla fine si ritorcono sempre contro il mafioso stesso.
Quello che mi addolora â sono state ancora le parole del magistrato â è scoprire spesso, nel corso delle indagini, la presenza di rappresentanti delle istituzioni âinfedeliâ che si mettono al servizio della mafia.
Queste persone contravvengono al giuramento prestato da servitori dello Stato e meritano il massimo della pena. Troppo spesso lo Stato italiano dĂ lâidea di uno âStato molleâ che trova piĂš conveniente scendere a patti con i mafiosi piuttosto che combatterliÂť ha concluso Dolci. ECONOMY MAGAZINE 26.5.2022
25.10.2021 – ALESSANDRA DOLCI A CANTĂ A âNOI SIAMO LOROâ

31.1.2020 – La mafia a Mariano. Alessandra Dolci racconta le indagini
Sala civica gremita per guardare in faccia la ‘ndrangheta. La mafia a Mariano. Il sostituto procuratore Alessandra Dolci venerdĂŹ sera ha raccontata le indagini svolte in cittĂ . ÂŤLa sicurezza di un territorio non la si fa combattendo solo la microcriminalitĂ , il vero cancro del Nord sono le mafieÂť.
Lâassociazione ÂŤPentaÂť di Mariano Comense ha proposto una serata di confronto sul tema della presenza delle mafie locali al Nord. Lâappuntamento è stato per venerdĂŹ 26 maggio, alle 20.30, alla sala civica di piazza Roma.
Si sono passati la parola per lâoccasione Pino Masciari divenuto testimone di giustizia, Alessandra Dolci, sostituto procuratore di Milano e Stefano Tosetti, responsabile di Libera Como. Ha moderato il giornalista del Giornale di CantĂš, Alessandro De Servi
ÂŤ28 arresti. Smantellato il Locale di MarianoÂť. La ândrangheta è sulla bocca di tutti. Era febbraio 2016.  Non era la prima volta che Mariano si trovava faccia a faccia con una criminalitĂ organizzata. Questa era rimasta per troppo tempo sommersa nelle coscienze. Ma 28 arresti sono numeri che lasciano il segno. Si inizia a dare nome e cognome a chi lavora nellâombra.
Sembrerebbe una crociata infinita quella contro la ândrangheta. Lo dicono i nomi scelti dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano per connotare le maxi inchieste che in Brianza negli ultimi anni.
Del 2008 è ÂŤTenaciaÂť. Nel 2010 scatta invece ÂŤInfinitoÂť in cui si chiarisce il ruolo di Salvatore Muscatello, il boss ultra-ottantenne che tirava le fila dalla sua casa al Pollirolo a Mariano Comense. Sono gli anni del famoso summit dei 16 Locali a Paderno Dugnano nel 2009. In quella occasione la ândrangheta si dĂ una gerarchia territoriale.Â
Poi nel 2012 parte ÂŤUlisseÂť. Viene passata al setaccio la cosca dei Cristello e i traffici tra Seregno e Giussano. Intanto gli inquirenti con ÂŤInsubriaÂť nel 2014, grazie a un numero impressionante di intercettazioni, documentano i rituali tipici della mafia calabrese. Si va dal conferimento delle doti, quali la Santa e il Vangelo, fino alle occasioni dei battesimi, per fidelizzare i membri. In questo caso specifico, delle tre locali di Cermenate, Fino Mornasco e Caloziocorte.
Sempre nel 2014 le indagini nellâambito di ÂŤQuadrifoglioÂť portano alla decapitazione della cosca dei Galati con base a Cabiate.  Il rapporto connivente tra mafia e imprenditori è sotto gli occhi di tutti. Il colpo inferto è letale.
Mariano torna invece alla ribalta nel 2016 con Crociata: la città è centro nevralgico dello spaccio di droga tra il sud e il nord Europa, un mercato tenuto in piedi con minacce ed estorsioni soprattutto a danno dei piccoli commercianti. E in tutto questo il treno di Expò è un catalizzatore potentissimo per la mafia.  Laura Mosca
La ândrangheta a Como ĂŠ una presenza inquietante
La procuratrice Alessandra Dolci, a capo della Direzione antimafia di Milano, conferma che i gruppi criminali hanno messo radici da tempo
Il Comasco per la sua vicinanza al Canton Ticino continua a essere in Lombardia la terra prescelta dalla ândrangheta. Lo afferma Alessandra Dolci, procuratore aggiunto, capo della Direzione distrettuale antimafia di Milano, magistrato di lungo corso nella lotta alla criminalitĂ organizzata: ÂŤLa provincia di Como in questo momento è la zona di maggiore interesse operativa per il mio ufficioÂť. Parole come pietre quelle pronunciate mercoledĂŹ sera a Erba, nel corso di un incontro promosso dal Lions Club erbese, dal magistrato inquirente che alla direzione della Dda è succeduta a Ilda Boccassini che in questi giorni lascia il servizio per aver raggiunto lâetĂ della pensione: ÂŤIl primo territorio lombardo scelto dalla ândrangheta è stato la zona di Como.
Fin dagli anni Cinquanta a Fino Mornasco, registriamo la prima ândrina di Giffone. E questo lo si può ben comprendere: la vicinanza con il Canton Ticino e le sue banche. Insomma, la possibilitĂ di riciclare soldi, provenienti soprattutto dal traffico internazionale di droga. A questo proposito tengo a evidenziare il fatto che la ândrangheta sta colonizzando il mondo intero.
Ci sono stati anni in cui la ândrangheta radicata nel Comasco controllava il traffico di armi dal Ticino alle regioni del SudÂť.
Alessandra Dolci nel corso dellâincontro di Erba ha fatto capire che il suo ufficio è impegnato in inchieste che riguardano anche in Canton Ticino. Da qui la richiesta di rogatorie internazionali.
Ovviamente il capo della Dda milanese non è entrata (e non poteva essere diversamente) nel merito delle inchieste. Si è limitata a rimarcare la stretta collaborazione con la magistratura svizzera: Le notizie di reato da noi segnalate sono utili anche ai nostri colleghi svizzeri.
A supportare lâaffermazione che la ândrangheta ha messo le radici nel Comasco Alessandra Dolci ha fornito alcuni dati, riferiti agli ultimi dieci anni: oltre 100 arresti.
Gli ultimi cinquanta provvedimenti restrittivi nellâambito delle operazioni âInsubriaâ e âRinnovamentoâ con addentellati in Canton Ticino.
Prima ancora câera stata lâoperazione âInfinitoâ che con la sentenza della Cassazione, per la prima volta, ha scolpito nella roccia la presenza della ândrangheta nel Comasco, oltre che in Lombardia.
A proposito dellâoperazione âInfinitoâ il capo della Dda milanese ha raccontato un aneddoto: ÂŤRicordo un funzionario di banca erbese entrato in affari con Pasquale Varca (capo della ândrina di Erba) e Franco Crivaro (entrambi pesantemente condannati per associazione mafiosa, ndr), che mi ha detto: âLa loro protezione mi dĂ sicurezzaâ. Ecco, la mafia vende protezione e ancora oggi câè chi si rivolge a leiÂť.
Anche nellâambito dellâoperazione âInsubriaâ era stato accertato che il capo della ândrina di Cermenate, frontaliere a Bellinzona, oltre a garantire sicurezza, riscuoteva i crediti di un imprenditore comasco, allâepoca attivo nel Mendrisiotto. LA REGIONE 7.12.2019 –
19.7.2018 – Ad ALESSANDRA DOLCI il Premio Nazionale Paolo Borsellino 2018

19.7.2018 Alessandra Dolci: “Nel loro sacrificio la forza per continuare”
Il capo della direzione distrettuale antimafia di Milano: “Troppi ragazzi che incontro non sanno chi siano Falcone e Borsellino. Ma un Paese senza memoria non ha futuro. Se vogliamo contrastare la mafia dobbiamo remare tutti insieme”.
ALESSANDRA DOLCI, Procuratore aggiunto e Coordinatore della Direzione Distrettuale Antimafia e Misure di Prevenzione di Milano, il 27 ottobre ha ricevuto il PREMIO NAZIONALE PAOLO BORSELLINOcon la seguente motivazione: âAlessandra Dolci, nemica numero uno della criminalitĂ organizzata di tutto il Nord Italia. Ha coordinato una delle operazioni antimafia piĂš monumentali di sempre, chiamata Crimine-Infinito.â
 âTroppi ragazzi che incontro non sanno chi siano Falcone e Borsellino. Ma un Paese senza memoria non ha futuro. Se vogliamo contrastare la mafia dobbiamo remare tutti insiemeâ NEL LORO SACRIFICIO LA FORZA PER CONTINUAREâ
Lâautorevolezza si coglie nella rapiditĂ cortese con cui smista, senza negarsi a nessuno, le numerose interruzioni che si affacciano, bussando o trillando via telefono, al suo ufficio al sesto piano del Palazzo di Giustizia di Milano. Alessandra Dolci è da qualche mese al vertice della Direzione distrettuale antimfia (Dda) e solo alla quarta volta che non riesce a finire una frase, sbuffa tra sĂŠ ridendo: ÂŤSembra il call center di un supermercatoÂť.Â
Dietro la scrivania assieme a un poster di Castel Del Monte, emblema architettonico di una solida razionalitĂ che le corrisponde, e ai crest araldici, omaggio delle forze dellâordine, la foto sorridente di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e il manifesto simbolo dei magistrati  uccisi nellâesercizio delle funzioni: due rose spezzate e lâelenco con i 27 nomi. Il senso di averli lĂŹ lo ha spiegato in pubblico, il 18 luglio 2018, commemorando al Pirellone alla Commissione antimafia di Milano, Paolo Borsellino e gli agenti caduti a via DâAmelio: ÂŤCapita nel nostro lavoro, di provare momenti di stanchezza, che di solito arriva dopo i periodi di massima tensione, di sentire lo sconforto per un risultato non raggiunto, per una sentenza che non condividi. In quei momenti mi volto, vedo le rose spezzate e sento tornare lâenergia e la passione per il lavoroÂť.
La storia di Alessandra Dolci, pur poco nota ai piĂš fin qui, dice che non le manca nulla per tenere il vortice sotto controllo: non lâesperienza, 32 anni di magistratura, molti in antimafia, portati benissimo; non le phisique du rĂ´le, per guidare uno degli uffici piĂš esposti. Dottoressa Dolci, la mafia è un nemico che si rigenera. Pensa mai: âChi me lo fa fare?â  Mai. Amo questo lavoro bello e nobile, cerco di farlo al meglio: mi muove questo, non la certezza della vittoria sul crimine organizzatoÂť.
Difficile dare fiducia ai cittadini? No, ma è importante che capiscano che si deve remare tutti nella stessa direzione. La legalità è faticosa: significa chiedere lo scontrino allâidraulico invece che accordarsi per non pagare lâIva; significa rispettare le regole del vivere civile, non solo il Codice penale: in questo Paese si va affermando lâidea che tutto ciò che è penalmente lecito sia eticamente corretto, non è cosĂŹÂť.
Negli anni siamo peggiorati? Quando ho iniziato avvertivo piĂš senso solidaristico, specie nelle comunitĂ medio-piccole. Ora vedo una sorta di rassegnazione allâillecito. Le indagini ci dicono che spesso sono gli imprenditori lombardi a chiedere protezione e favori alla ândrangheta.
Le tre grandi aree di devianza del Paese, crimine organizzato, corruzione ed evasione, a Milano si sono sposateÂť.
Il processo noto come âInfinitoâ, cui ha lavorato a lungo, ha dato ai cittadini coscienza della ândrangheta al Nord e a voi? Lo dico sentendomi piccola: dal punto di vista processuale rappresenta qualcosa di simile al maxiprocesso di Palermo per Cosa nostra.
Lâaver dimostrato che la ândrangheta è unitaria, anche se in modo diverso da Cosa nostra e non parcellizzata in ândrine separate, permette a chi fa i processi dopo âInfinitoâ di non dover provare ogni volta che chi appartiene al singolo âlocaleâ di ândrangheta si avvale del metodo mafioso, basta provarne lâappartenenza.
Le istituzioni non possono dire non sapevo, come facevano prima nonostante le indagini della Procura di Milano negli anni â90. Anche i cittadini sono piĂš attenti, vogliono capireÂť.Â
Secondo i dati emersi dalla ricerca presentata da Nando Dalla Chiesa e dalla sua squadra di ricercatori, la Lombardia è la quinta regione per beni confiscati alla criminalità organizzata, tra i beni capita che ci siano  aziende, si pone il problema dei posti di lavoro? Se lo è posto anche il legislatore, che nel testo unico ha previsto un fondo di garanzia per le imprese sequestrate al crimine organizzato.
Da un lato la riemersione nella legalitĂ costa, perchĂŠ le aziende mafiose fanno concorrenza sleale con prezzi al di sotto del mercato e vivono per questo: ci si chiede se sia giusto che il costo della riemersione gravi sulla collettivitĂ . Dallâaltro lato, però, la confisca delle aziende ha un significato anche simbolico: non può passare lâidea che dove arriva lo Stato si perdono posti di lavoro. Riadattare gli immobili confiscati per destinarli a fini sociali è impegnativo per i Comuni, ma ci sono begli esempi: a Rescaldina un ristorante confiscato alle ândrine ora è gestito da una cooperativa sociale che dĂ lavoro a persone con disabilitĂ , fantasticoÂť.
Ă lombarda dâorigine e di studi, comâè arrivata allâantimafia? Destino credo. A Monza durante il mio primo turno esterno da pubblico ministero, avevo 26 anni, la Polizia trovò sette chili e mezzo di esplosivo al plastico in capo a soggetti calabresi.
Io da giovane magistrato interrogai subito il proprietario dellâarea in cui era stato trovato il bidone, ma mentre parlava con me gli andò a fuoco casa.
Quel processo finĂŹ perchĂŠ tutti gli imputati furono vittima di due distinti agguati in una guerra tra famiglieÂť.
Succede di aver paura? A me non è mai capitato, forse sono incosciente. Ma è vero che serve forte carica ideale per fare questo lavoro senza provare timore, io mi sento un poâ un soldato.
Mi ripeto una citazione di Tacito: âNel momento della prova ricordatevi di chi vi ha preceduto e pensate a chi verrĂ dopo di voiâ (indica dietro la scrivania la foto di Falcone e Borsellino e lâelenco dei 27 magistrati italiani uccisi, ndr), per questo vado nelle scuole: se nessuno li racconta ai ragazzi, sono morti per nienteÂť.
Ha figli? No, ma penso ai figli degli altri: un Paese senza memoria non ha futuro.
Milano è lâunica Dda che abbia visto fin qui due donne avvicendarsi al vertice, è stato complicato prendere il posto di una personalitĂ forte e conosciuta come Ilda Boccassini? Sono legata a Ilda Boccassini da grande stima e amicizia, abbiamo vissuto anni di magnifica collaborazione in questo ufficio che ha ancora bisogno di contare sulla sua esperienza.
Ă una successione nel segno della continuitĂ , ma avverto la responsabilitĂ , spero di essere allâaltezza dei predecessoriÂť.
Il testo unico ha riordinato di recente le leggi antimafia. Aiuta? à un ottimo strumento contro la criminalità organizzata e dà profitto: non solo mafiosi, anche corruttori, evasori, bancarottieri, truffatori seriali.
Sono crimini transnazionali, lâEuropa fa passi avanti? Lentamente cresce la collaborazione, il mandato dâarresto europeo è in netto miglioramentoÂť.
Da donna e magistrato che effetto le ha fatto il caso del corso per aspiranti magistrati in cui si chiedeva alle donne un âdress codeâ a base di minigonne in cambio di borse di studio? Sono rimasta un poâ sorpresa dallâatteggiamento poco reattivo delle allieve del corso, spero sia dipeso dalla giovane etĂ , spero che se sono diventate magistrati abbiano strutturato il carattere nei valori fondamentali: indipendenza ed equilibrio.
Al magistrato servono schiena dritta e cuore saldo, deve resistere alle pressioniÂť.
Il carattere câè o si impara? Lâesperienza aiuta: a 23 anni ero molto diversa da ora, ma, per comâero, avrei mandato a correre chi mi avesse proposto una borsa di studio con un contratto improprio, anche se venivo da una famiglia che non poteva mantenermi a lungo. Lâarticolo 54 della Costituzione dice che le funzioni pubbliche si esercitano con disciplina e onore.
La toga âsi portaâ anche nel privato: non solo per motivi disciplinari o penali, ma anche di opportunitĂ Âť.
Ha indagato colleghi alla fine condannati. Che effetto fa? Vorrei tanto che non mi capitasse mai piڝ.
Famiglia Cristiana  Elisa Chiari
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6.2.2018 Â LâEVOLUZIONE DELLA âNDRANGHETA IN LOMBARDIA – VIDEO
INTERVENTI â Audio archivio Radio Radicale
INTERVENTI â Video archivio Youtube
  ALESSANDRA DOLCI (video) :
- âCIĂ CHE NON Ă REATO NON Ă DETTO CHE SIA ETICAMENTE CORRETTOâ 2019
- âLâEVOLUZIONE DELLA âNDRANGHETA IN LOMBARDIAâ 2019
- âLa crisi economica ha favorito la ândranghetaâ 2018
- Riforma intercettazioni: la posizione del procuratore aggiunto di Milano, Alessandra Dolci 2018
- LE MAFIE AL NORD 2017
- INTERVENTO ALLA CAROVANA ANTIMAFIA 2017
- LEZIONE LEGALITAâ 2016Â
- ABBASSAMENTO DELLA SOGLIA ETICA IL VENIRE A PATTI CON LA MAFIA 2014
Ad ALESSANDRA DOLCI il Premio Nazionale Paolo Borsellino 2018
ÂŤLa ândrangheta ha il controllo sia fisico che economico del territorio comascoÂť
La ândrangheta esercita ÂŤil controllo del territorio sia fisico che economicoÂť e lo fa attraverso personaggi che ÂŤappartengono alla storia della criminalitĂ organizzata calabrese in LombardiaÂť. Il tutto attraverso un ÂŤuso sistematico di violenze e di minacce nei confronti di un numero notevole di imprenditoriÂť. Aggressioni, estorsioni e violenze per le quali 11 persone sono finite a processo, davanti al Tribunale di Como, con lâaccusa di associazione a delinquere di stampo mafioso e di una serie di reati, soprattutto di natura economica, che hanno denotato un tentativo di infiltrazione nel tessuto economico comasco.
In sintesi è lâatto dâaccusa pronunciato nellâaula del Tribunale di Como dal pubblico ministero Pasquale Addesso, della Direzione distrettuale antimafia di Milano. LA PROVINCIA 22.3.2023
ComunitĂ mafiose a Como: attive otto locali di ândrangheta
âUno dei piĂš fulgidi esempi di comunitĂ mafiosa al Nord Italiaâ. Con queste parole viene presentata la provincia di Como nellâultimo monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia,presentato il mese scorso dallâOsservatorio sulla criminalitĂ organizzata, in collaborazione con Polis Lombardia. Un documento che richiama le riflessioni emerse ieri, nel giorno della cattura del super latitante Matteo Messina Denaro, durante il convegno sul contrasto alle mafie organizzato dal Sindacato Autonomo di Polizia di Como. âLe infiltrazioni della ândrangheta in Lombardia sono partite dal territorio comasco â ha ricordato il magistrato antimafia Alessandra Dolci â ma se in passato si parlava di piccoli insediamenti, oggi si parla di radicamentoâ. Anna Campaniello ETV 17.1.2023
Como, la mafia avanza sul Lario: âPresenti tutte le cosche
A Como la mafia non cresce solo dâestate, ma prolifica tutto lâanno come dimostra lâultimo Rapporto Regionale sulla presenza della criminalitĂ che individua il Lario come una delle aree a piĂš alta infiltrazione di tutta la Lombardia. Sono presenti praticamente tutte le principali associazioni criminali, italiane e straniere, anche se a fare la parte del leone è la ândrangheta con otto locali riconosciute: Como, Appiano Gentile, Senna Comasco, Fino Mornasco, Erba, Canzo-Asso e Mariano Comense. Nel caso di Fino Mornasco basta la definizione fornita dai magistrati che la indicano come âuno dei piĂš fulgidi esempi di comunitĂ mafiosa al Nord Italiaâ. CantĂš non è da meno, dal 2014 al 2016 i rampolli del clan Morabito e le giovani leve della ândrangheta ricorsero a una âstrategia militareâ a suon di pestaggi e minacce per controllare i locali del centro e imporre loro la gestione di un servizio di sicurezza. Alla fine, nel 2019, furono condannati in nove a oltre un secolo di carcere, pena successivamente confermata in Cassazione. Proprio il contrario del modus operandi seguito dai loro padri e i nonni, visto che la ândrangheta da queste parti è presente dagli anni â50, che preferivano agire nellâombra tene ndo un basso profilo per compiere meglio i loro affari. Una strategia questâultima che le cosche sono tornate a seguire, secondo gli inquirenti, per svolgere i loro lucrosi affari legati, in particolar modo, al traffico di sostante stupefacenti.
Altre attivitĂ centrali sono le estorsioni e lâusura, spesso collegate tra di loro, con gli imprenditori utilizzati come âcollaboratori esterniâ e lâutilizzo, grazie a commercialisti compiacenti, di architetture finanziarie elaboratissime per riciclare il denaro sporco e reinvestirlo nellâeconomia legale.
ÂŤIl mondo dellâimprenditoria e il mondo della ândranghetaconoscono la logica dei profitti che è il linguaggio comune di questi due mondi â spiega il sostituto procuratore di Como, Pasquale Addesso, in un passaggio della relazione â inoltre vi è un rapporto timoroso tra imprenditoria e Stato, câè una resistenza a rivolgersi a questâultimoâ. Negli ultimi anni è aumentato il numero delle imprese ânate per fallireâ e destinate alla bancarotta fiscale: le societĂ vengono create per durare pochi anni e consentire lâevasione, infine si avviano al fallimento. In questo modo diversi imprenditori sono stati assoggettati ai gruppi criminali e le loro aziende sono diventate di proprietĂ delle organizzazioni mafiose. IL GIORNO 10.12.2022
La ândrangheta di casa su quel ramo del lago di Como
- 2023 â FORTE PRESENZA DEI CLAN NEL COMASCO
- 2022 â âNDRANGHETA A COMO â INTERVISTA C.TE GUARDIA DI FINANZA
- 2022 â âNDRANGHETA NEL COMASCO
- 2022 â LA MAFIA AVANZA SUL LAGO
- 2021 â MAFIA A COMO E IN LOMBARDIA
- 2021 â IL COMASCO TERRA DI CONQUISTA PER
- 2021 â LA PROCURA: UNA âNDRANGHETA 2.0
- 2020 â COMO SECONDA PROVINCIA DEL NORD PER DENSITĂ MAFIOSA
7.12.2019 La ândrangheta a Como ĂŠ una presenza inquietante
La procuratrice Alessandra Dolci, a capo della Direzione antimafia di Milano, conferma che i gruppi criminali hanno messo radici da tempo
Il Comasco per la sua vicinanza al Canton Ticino continua a essere in Lombardia la terra prescelta dalla ândrangheta. Lo afferma Alessandra Dolci, procuratore aggiunto, capo della Direzione distrettuale antimafia di Milano, magistrato di lungo corso nella lotta alla criminalitĂ organizzata: ÂŤLa provincia di Como in questo momento è la zona di maggiore interesse operativa per il mio ufficioÂť. Parole come pietre quelle pronunciate mercoledĂŹ sera a Erba, nel corso di un incontro promosso dal Lions Club erbese, dal magistrato inquirente che alla direzione della Dda è succeduta a Ilda Boccassini che in questi giorni lascia il servizio per aver raggiunto lâetĂ della pensione: ÂŤIl primo territorio lombardo scelto dalla ândrangheta è stato la zona di Como. Fin dagli anni Cinquanta a Fino Mornasco, registriamo la prima ândrina di Giffone. E questo lo si può ben comprendere: la vicinanza con il Canton Ticino e le sue banche. Insomma, la possibilitĂ di riciclare soldi, provenienti soprattutto dal traffico internazionale di droga. A questo proposito tengo a evidenziare
il fatto che la ândrangheta sta colonizzando il mondo intero. Ci sono stati anni in cui la ândrangheta radicata nel Comasco controllava il traffico di armi dal Ticino alle regioni del SudÂť.
Alessandra Dolci nel corso dellâincontro di Erba ha fatto capire che il suo ufficio è impegnato in inchieste che riguardano anche in Canton Ticino. Da qui la richiesta di rogatorie internazionali. Ovviamente il capo della Dda milanese non è entrata (e non poteva essere diversamente) nel merito delle inchieste. Si è limitata a rimarcare la stretta collaborazione con la magistratura svizzera: ÂŤLe notizie di reato da noi segnalate sono utili anche ai nostri colleghi svizzeriÂť.
A supportare lâaffermazione che la ândrangheta ha messo le radici nel Comasco Alessandra Dolci ha fornito alcuni dati, riferiti agli ultimi dieci anni: oltre 100 arresti. Gli ultimi cinquanta provvedimenti restrittivi nellâambito delle operazioni âInsubriaâ e âRinnovamentoâ con addentellati in Canton Ticino. Prima ancora câera stata lâoperazione âInfinitoâ che con la sentenza della Cassazione, per la prima volta, ha scolpito nella roccia la presenza della ândrangheta nel Comasco, oltre che in Lombardia.
A proposito dellâoperazione âInfinitoâ il capo della Dda milanese ha raccontato un aneddoto: ÂŤRicordo un funzionario di banca erbese entrato in affari con Pasquale Varca (capo della ândrina di Erba) e Franco Crivaro (entrambi pesantemente condannati per associazione mafiosa, ndr), che mi ha detto: âLa loro protezione mi dĂ sicurezzaâ. Ecco, la mafia vende protezione e ancora oggi câè chi si rivolge a leiÂť.
Anche nellâambito dellâoperazione âInsubriaâ era stato accertato che il capo della ândrina di Cermenate, frontaliere a Bellinzona, oltre a garantire sicurezza, riscuoteva i crediti di un imprenditore comasco, allâepoca attivo nel Mendrisiotto. LA REGIONE
- 2018 â COME Ă ARRIVATA LA MAFIA A COMO
- 2014 â COMO TERRA DI âNDRANGHETA
- 2014 â COMO, IN PROVINCIA DI âNDRANGHETA
- 2010 â ALLARME MAFIA SUL LARIO
- 2010 â QUESTORE: âA COMO LA MAFIA CâĂâ
- LARIO CONNECTIONÂ
- 2021 â OPERAZIONE CAVALLI DI RAZZA
- 2018 â LARIO CONNECTION
- 2014 â OPERAZIONE INSUBRIA
- 2012 â LARIO CONNECTION
- 2011 â OPERAZIONE CRIMINE-INFINITO
- 1994 â OPERAZIONE NOTTE FIORI DI SAN VITO
- 1990 â OPERAZIONE DUOMO CONNECTION
- IL BOSS RACCONTA LA âNDRANGHETA NEL COMASCO : VIOLENZE, DROGA ED ESTORSIONI
- AGGRESSIONI A IMPRENDITORI E POLIZIOTTI H
- GUERRA ALLE COSCHE. IL FRONTE SI SPOSTA AL NORD
- NEGLI SMS CRIPTATI DEI CLAN FOTO DI MITRA ED ESPLOSIVI
- MOLTENI: âVOTI DELLA MAFIA? SOLO SCHIFO
- I CLAN CONTROLLANO LâATTIVITĂ ECONOMICA NEI SETTORI CHIAVE
- INDAGATO ANCHE MOLTENI. LâUOMO DELLE RIMOZIONI
- LA âNDRANGHETA SUL LAGO DI COMO
- TI SPARO COME UN CANE
- MINACCE E VIOLENZE
- âNDRANGHETA NEI TRASPORTI gli sviluppi dellâindagine partita da Como
- Le minacce della ândrangheta alle imprese comasche: chieste pene fino a 24 anni di carcere
- MAFIA A COMO
- APPIANO GENTILE  â LE ARMI? MA NO STAVAMO SCHERZANDO
- APPIANO GENTILE â CONFISCATA ALLA âNDRANGHETA UNA PALAZZINA
- APPIANO GENTILE â IL SINDACO DENUNCIA EPISODI INQUIETANTI
- BREGNANO E CARIMATE: IL PIZZO NON PASSA DI MODA. DUE BAR COSTRETTI A PAGARE
- BREGNANO â OMICIDIO ,ARRESTATI OTTO NDRENGHETISTI
- CADORAGO: âNDRANGHETA A COMO, CONFISCATA LA SPUMADORÂ
- CADORAGO â âVENGO LĂ E TI SPARO DAVANTI A TUTTIâ
- CADORAGO â OMBRE ANCHE SUL CALCIO. HO CACCIATO UNA SQUADRA
- CADORAGO â I BAR, LâIMMOBILIARE, LE SLOT. GLI AFFARI DEL BOSS IACONIS
- CADORAGO SPUMADOR QUI DENTRO COMANDO IO
- CADORAGO â COMMISSARIATA LA SPUMADOR
- CADORAGO Â E CIRIMIDO: CHIUSI DUE BAR PER MAFIA
- CADORAGO â LâOFFESA AL BOSS GLI COSTĂ LA VITA
- CANTĂ â GAUDIELLO: Â âNON MI AUTOSOSPENDO, NON HO COLPEâ
- CANTĂ â MARIO GAUDIELLO: âIO NON CâENTRO NULLA. VOTATO DA BRAVA GENTEâ
- CANTĂâ LE MANI DEI CLAN SULLA PIAZZA. A CANTUâ FINIâ CON NOVE CONDANNE
- CANTĂ, Â âIL VICE SINDACO : âGAUDIELLO NON Ă INDAGATO, CONCLUSIONI PREMATUREâ
- CANTUâ CHIEDE RISARCIMENTO DANNI ALLA âNDRANGHETA
- CANTUâ E LOMAZZO VOTI SOSPETTI DIETRO LE ELEZIONI
- CERMENATE PROGETTO SAN FRANCESCO NEL MIRINO DELLA âNDRANGHETA
- COMO, LA NUOVA MAFIA ? UN SERVICE PER LE AZIENDE
- COMO E LâUSURA â 2020
- COMO CGIL: I POLITICI COINVOLTI SI DIMETTANO DAGLI INCARICHI
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- ERBA IN CIMA ALLA CLASSIFICA DEI BENI CONFISCATI
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- FINO MORNASCO â attentato notturno a un bar
- FINO MORNASCO MINACCE E VIOLENZE DELLAâNDRANGHETA â CHIESTO IL PROCESSO
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- INVERIGO â IL PENTIMENTO DEL BOSS
- DA FINO ALLA SVIZZERA. I TENTACOLI A ZURIGO
- LOMAZZO: EX ASSESSORE USATO COME SPECCHIETTO DELLE ALLODOLE
- LOMAZZO: âNDRANGHETA, LâEX ASSESSORE COSTRETTO A BACIARE LâANELLO DEL BOSS
- LOMAZZO: PRAVISANO A DISPOSIZIONE E CARUGATI CONDANNATO PER BANCAROTTA
- LOMAZZO, MINACCIATO IL SINDACO
- LOMAZZO, âNDRANGHETA, INDAGATO LâEX SINDACOÂ
- LOMAZZO, INTIMIDAZIONI E RAPPORTI CON LA POLITICA
- LOMAZZO VICE SINDACO : âSONO INCREDULA HO SEMPRE LOTTATO CONTRO LA MAFIAâ
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