CRONISTORIA
MAFIA e APPALTI: dal 1990 ad oggi
Palermo, 22 giugno 1990 Commissione Parlamentare Antimafia – Mafia e appalti. Audizione Dottor Giovanni Falcone
Dichiarazioni del dottor Giovanni Falcone in audizione, illustra gli elementi che lo inducevano a riscontrare l’esistenza di una centrale unica per il controllo illecito sulle procedure di appalto in Sicilia con cui Cosa Nostra si assicurava un’ingente mole di proventi finanziari. – XI_Leg_miss_PA_22 giu. 1990_parte Falcone e magistrati
Da pag. 81 – Falcone: “A me sembra che cercare di stabilire se questo comitato d’affare sia isolano o nazionale urti contro i presupposti del ragionamento, cioè la TERRITORIALITA’ dell’organizzazione mafiosa, che controlla le opere pubbliche eseguite nella zona.
Alcune opere vengono aggiudicate altrove. Il problema sarà ampiamente chiarito, ma non posso farlo completamente in questo momento perché non credo sia opportuno. Ma il punto è sempre lo stesso: il presupposto dell’intervento dell’organizzazione mafiosa sta nel controllo del territorio: altrimenti non vi sarebbe alcuna possibilità di intervenire.
Qualsiasi impresa, italiana o anche straniera, che operi in queste zone è sicuramente soggetta agli stessi problemi: questo è sicuro. Per quanto riguarda quello che diceva il senatore Calvi, io credo che noi non dovremmo dire altro se non che a nostro giudizio – confortato dalle decisioni del giudice per le indagini preliminari – sono emersi elementi di responsabilità a carico di certi funzionari dell’amministrazione pubblica e di certi imprenditori. Tutto il resto, a mio avviso, NON deve essere oggetto di valutazione da parte del magistrato.
15 marzo 1991 – Le infiltrazioni della criminalità organizzata negli appalti – di Giovanni Falcone
TESTO
1991 -Mafia e appalti, la soffiata sui Buscemi e “i telefoni divennero muti”
23.8.1991 – Ministro Giustizia MARTELLI restituisce a Procuratore GIAMMANCO dossier coperto da segreto Mafia e Appalti
Richiesta e Decreto di archiviazione
19.6.1992 TESTO RICHIESTA E BENESTARE DI ARCHIVIAZIONE
13.7.1992 Richiesta di accertamenti per l’ applicazione della misura di prevenzione nei confronti di Buscemi Antonino
14 luglio 1992
La riunione in Procura sul dossier “Mafia e Appalti” e i (presunti) contrasti fra i pm
3 febbraio 1999 Il procuratore GIANCARLO CASELLI deposita in Commissione Parlamentare Antimafia la “Relazione sulle modalità di svolgimento delle indagini mafìa-appalti negli anni 1989 e seguenti” in occasione dell’audizione presso la commissione Parlamentare Antimafia.
Luglio 1999 – Ordinanza di archiviazione Giammanco, Lo Forte, Pignatone, De Francisi
P. Q. M.
visto l’art. 409 c.p.p. dispone l’archiviazione del procedimento n.959/98 R
Gip nei confronti dei dottori Pietro Giammanco, Guido Lo Forte, Giuseppe Pignatone ed Ignazio De Fancisci, nonchè del procedimento n. 958/98 R. Gip nei confronti del Maggiore Giuseppe De Donno e di Angelo Siino, ed ordina, per l’effetto, la restituzione degli atti al Pm in sede.
- 10.2.1999 – Appalti, ecco perché fu ucciso Borsellino
- 24.1.1999 Borsellino, Brusca, Riina e mafia appalti – L’Unità
- 5.6.1998 – Relazione Procura di Palermo su Mafia-Appalti
- 1998 – MAFIA E APPALTI – Giancarlo Caselli interroga Antonio Di Pietro e la signora Agnese Borsellino…
- 6.7.2025 BORSELLINO, ritrovate carte cruciali – La Verità 6 luglio 2025
- 5.7.2025 Mafia e appalti, brogliacci delle intercettazioni ritrovati dopo 30 anni: GIOACCHINO NATOLI sentito per 12 ore
- 5.7.2025 Mafia e appalti, la Finanza ritrova i brogliacci delle intercettazioni scomparsi. Natoli si difende
28.4.2021 – Fiammetta Borsellino, ‘nella sentenza trattativa c’è una menzogna su mio padre “Nella sentenza trattativa si dice una menzogna, una bugia. Si dice che mio padre fosse addirittura disinteressato al dossier ‘Mafia e appalti’ o che non lo conoscesse ma non è vero, perché lo conosceva benissimo”. E’ la denuncia di Fiammetta Borsellino, la figlia minore di Paolo Borsellino nello speciale Mafia di Enrico Mentana su La7. (Adnkronos 28.4.2021)
1997 MAFIA e APPALTI – LIANA MILELLA: ecco cosa pensava il dottor FALCONE della gestione della Procura di Palermo
6 luglio 1992 LUCA ROSSI: “Borsellino pensava che potesse esistere una connessione tra l’omicidio di Lima e quello di Falcone e che il trait d’union fossero gli appalti”
20.4.2018 capitolo MAFIA e APPALTI della Setenza,primo grado processo Trattativa Stato-mafia
15.11.2019 “Borsellino quater”:«la strage di via d’Amelio non fu dovuta alla trattativa stato-mafia». Borsellino è morto per “mafia-appalti”
VIDEO – 17 luglio 2025 – Il Procuratore della Repubblica di Caltanisetta, Salvatore De Luca e il filone d’indagine mafia e appalti
11.6.2025 MAFIA e APPALTI di Claudia Aldi
Borsellino, l’omicidio Ranieri e il fascicolo 5261/90 prelevato il giorno prima di morire– Servizio tratto da RAI 2 LINEA di CONFINE a cura di Claudia Aldi VIDEO
Mafia e appalti: le radici dei grandi affari che legano il colonnello di Provenzano Francesco Bonura al “ministro di Riina” Angelo Siino si trovano nella politica locale. Episodi come quanto avvenuto alle elezioni amministrative di Partinico nel 2005 suggeriscono oggi il metodo di trasformazione adottato da Cosa nostra, tra intercettazioni e confessioni che suggeriscono mire sempre più ambiziose e affari insospettabili ancora in corso.
- STEFANO LUCIANI: mafia, appalti e l’intreccio per isolare Borsellino
- GABRIELE PACI sentito dall’Antimafia: “Quell’indagine su mafia e appalti” |La strage Borsellino e il ‘movente’
- MORI e DE DONNO: DOSSIER MAFIA e APPALTI: Borsellino e Di Pietro ci credevano
- La VERITÀ sul DOSSIER MAFIA e APPALTI
- LEONARDO GUARNOTTA: “Borsellino mi disse che Giovanni Falcone è stato ucciso per la sua inchiesta sul rapporto mafia-appalti e sulla massoneria”.
- 2011 – COMMISSIONE ANTIMAFIA – Domande Sen. LUIGI LI GOTTI al generale ANTONIO SUBRANNI.
- STEFANO MANDUZIO: secondo Borsellino molti dei contrasti interni alla Procura di Palermo dipendevano dal Rapporto dei R.O.S. Mafia e Appalti
- La PROCURA di CALTANISETTA riapre l’inchiesta su “Mafia e appalti”
- PIETRO GRASSO: ci sono troppe domande rimaste senza risposte
- ALFREDO GALASSO, difensore di Siino: “Sono assolutamente convinto che il dossier mafia e appalti c’entri con la strage Borsellino”
- FALCONE, BORSELLINO, DI MATTEO/Gardini, Gruppo Ferruzzi, Siino, Brusca, Riina, Buscemi
- 2013 – Commissione Antimafia
- 28.12.2025 Secondo FQ Borsellino non era interessato a “Mafia e appalti”
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“Così il generale Screpanti ‘insabbiò’ l’inchiesta Mafia-Appalti”, l’accusa della procura di Caltanissetta
📌 Avrebbe aiutato da capitano i boss mafiosi Francesco Bonura e Antonino Buscemi, quest’ultimo ex braccio destro di Totò Riina, ad eludere nel 1992 le indagini nei loro confronti. In particolare, Screpanti non avrebbe trascritto diverse intercettazioni telefoniche che dimostravano il coinvolgimento dei due boss corleonesi in un filone dell’inchiesta “Mafia e appalti” condotta dai carabinieri del Ros comandati all’epoca dal colonnello Mario Mori. Screpanti, scrivono i pm di Caltanissetta, per “occultare” ogni rilevante esito dell’inchiesta avrebbe poi provveduto anche alla completa smagnetizzazione delle bobine, su indicazione dell’allora pm palermitano Gioacchino Natoli. Il coinvolgimento di Screpanti emerge dalla lettura del capo d’imputazione a carico di Natoli firmato la settimana scorsa dal procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca.
Indagato l’ex PM Gioacchino Natoli per aver insabbiato l’inchiesta “mafia e appalti” non risponde ai magistrati
📌 Per aver insabbiato l’indagine avviata dalla procura di Massa Carrara Natoli agendo in concorso con l’ex procuratore di Palermo Pietro Giammanco
📌 Per aver aiutato i mafiosi Antonino Buscemi e Francesco Bonura, l’imprenditore e politico Ernesto Di Fresco e gli imprenditori Raoul Gardini, Lorenzo Panzavolta e Giovanni Bini (gli ultimi tre al vertice del Gruppo Ferruzzi) ad eludere le indagini
📌 Per aver svolto una “indagine apparente”, “richiedendo, tra l’altro, l’autorizzazione a disporre attività di intercettazione telefonica per un brevissimo lasso temporale (inferiore ai 40 giorni per la quasi totalità dei target) e solo per una parte delle utenze da sottoporre necessariamente a captazione, per assicurare un sufficiente livello di efficienza delle indagini”
📌 Per aver disposto, “d’intesa con l’ufficiale della Guardia di Finanza Screpanti che non venissero trascritte conversazioni particolarmente rilevanti, da considerarsi vere e proprie autonome notizie di reato, dalle quali emergeva la ‘messa a disposizione’ di Di Fresco in favore di Bonura, nonché una concreta ipotesi di ‘aggiustamento’, mediante interessamento del Di Fresco stesso, del processo pendente innanzi alla Corte d’Assise di Appello di Palermo.
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Dossier mafia-appalti, Caltanissetta ritrova i nastri: Screpanti sarà interrogato
È sempre più avvolta nel mistero l’indagine che vede il coinvolgimento, con l’accusa di aver favorito Cosa nostra, dell’allora pm del Pool di Palermo Gioacchino Natoli. Tutto ruota intorno alla dicitura “e la distruzione dei brogliacci”, aggiunta a penna nel provvedimento a firma dalla stesso Natoli e con cui si disponeva la smagnetizzazione, per il loro successivo riutilizzo, delle bobine utilizzate nel procedimento nei confronti dei boss Antonino Buscemi e Francesco Bonura. I magistrati di Caltanissetta sono convinti che sia stato proprio Natoli ad apporre tale indicazione sul provvedimento, depositato in cancelleria il 26 giugno del 1992, con lo scopo di “occultare”elementi che avrebbero provato la responsabilità dei due boss mafiosi nell’inchiesta su uno dei filoni di “Mafia e appalti”.
Natoli lo scorso gennaio a tal riguardo aveva mandato una nota a Caltanissetta nella quale puntava invece il dito su Domenico Galati,responsabile amministrativo dell’ufficio intercettazioni della Procura di Palermo, negando di essere lui l’autore materiale di quella frase scritta a penna. Galati aveva però successivamente smentito le accuse mossegli da Natoli, affermando che quella non fosse la sua grafia. Il fascicolo, come ricordato la scorsa settimana sull’Unità, era nato da una informativa trasmessa a Palermo dal pm di Massa Carrara Augusto Lama. Il magistrato aveva scoperto che due aziende, la Sam (Società apuana marmi) e la Imeg (Industria marmi e graniti) erano legate alla Calcestruzzi Ravenna Spa del gruppo Ferruzzi-Gardini, di cui amministratore unico era il geometra Girolamo Cimino, cognato di Antonino e Salvatore Buscemi, fedelissimi di Riina. Lama inviò dunque una nota alla Procura di Palermo affinché approfondisse la circostanza, chiedendo anche di effettuare intercettazioni telefoniche ad iniziare proprio dalle utenze di Buscemi. Natoli, dopo poche settimane, terminati gli accertamenti aveva chiesto e ottenuto l’archiviazione dal gip, disponendo successivamente la distruzione dei nastri, “perché le intercettazioni avevano dato esito negativo ed era prassi che i supporti dovessero essere recuperati per altre indagini”.
L’ex pm, oltre all’accusa di favoreggiamento alla mafia, è adesso accusato anche di calunnia nei confronti di Galati, in pensione dal 2014. Per uno strano scherzo del destino, comunque, le bobine in questione non sono mai state smagnetizzate e riutilizzate in altri procedimenti ma furono ritrovate nei mesi scorsi nell’archivio della Procura di Palermo. Ciò che manca sono i brogliacci dove la pg ha annotato la cronistoria degli ascolti, indicando sinteticamente il contenuto delle telefonate: degli originali quattro, tre sono andati persi. Ma essendo state ritrovate le bobine, il problema della loro mancanza in qualche modo può dirsi superato. I pm nisseni, dopo aver fatto riascoltare tutte le bobine recuperate nell’archivio della Procura di Palermo, avrebbero ora in mano tanti spunti d’interesse investigativo. In questa vicenda ha un ruolo di primo piano l’allora capitano, poi promosso generale, Stefano Screpanti.
Furono i suoi uomini a svolgere le intercettazioni e a non trascrivere, sempre secondo la Procura di Caltanissetta, numerosi ascolti significativi sul ruolo di Buscemi e Bonura. Screpanti, ritenuto “coesecutore materiale” di Natoli, come quest’ultimo che però si è avvalso la scorsa settimana della facoltà di non rispondere, dovrà essere interrogato nei prossimi giorni a Caltanissetta. L’istigatore delle condotte di Natoli e Screpanti sarebbe stato l’allora procuratore di Palermo Pietro Giammanco,morto ormai da tempo e che nessuno quando era in vita ha mai voluto interrogare su quanto accadde in quella drammatica estate del 1992 in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. La scorsa settimana a Natoli sono giunti comunicati di solidarietà dai parlamentari del Pd e del Movimento 5 stelle in commissione Antimafia, indicato quale “magistrato integerrimo che ha speso tutta la vita servendo lealmente lo Stato” e “punto di riferimento di tutta la magistratura antimafia”, nonché “punta di diamante di alcune delle più importanti indagini, non solo quelle nei confronti dell’ala militare della mafia, ma anche quelle rivolte ai suoi potenti complici e protettori nel mondo delle istituzioni, della politica e dell’economia”.
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Il mistero dell’insabbiamento dell’inchiesta mafia e appalti è tutto in un foglio di carta riemerso dall’archivio della procura di Palermo. «Si ordina la smagnetizzazione dei nastri relativi alle intercettazioni telefoniche e/o ambientali disposte con i decreti numero…», è scritto al computer. Sotto, la firma del sostituto procuratore Gioacchino Natoli. “Poi, c’è un’aggiunta a penna dopo «ordina la smagnetizzazione dei nastri», questa: «E la distruzione dei brogliacci». Natoli ha detto SEGUE
📌 Insieme all’ex procuratore di Palermo Pietro Giammanco avrebbe «istigato» l’allora pm Gioacchino Natoli e il capitano, ora generale della Finanza, Stefano Screpanti, a condurre «un’indagine apparente» sulle presunte infiltrazioni mafiose nelle cave toscane limitando temporalmente la durata delle intercettazioni e il numero dei soggetti da tenere sotto controllo.
📌 Aver istigato Natoli a chiedere l’archiviazione del procedimento sulle cave «senza curarsi di effettuare ulteriori indagini con particolare riguardo alle intercettazioni telefoniche».
📌 L’inquinamento dell’indagine e la successiva archiviazione sarebbe stata finalizzata, secondo l’accusa, ad aiutare imprenditori mafiosi come Antonino Buscemi e Francesco Bonura a eludere gli accertamenti degli investigatori.
📌 Occultamento di ogni traccia del rilevante esito delle intercettazioni telefoniche istigava Natoli a disporre la smagnetizzazione delle bobine e la distruzione dei brogliacci (con le intercettazioni)».
📌 Perizia grafica sull’ordine di distruzione e di smagnetizzazione, in una prima fase attribuito a Natoli. L’ex pm ha negato che la grafia fosse la sua, da qui la perizia che, secondo quanto si apprende, sarebbe giunta a conclusioni non decisive sull’autore, sostenendo che non possa escludersi che si tratti della scrittura di Pignatone.
Borsellino e ‘mafia e appalti’: ascoltato anche Scarpinato
📌 L’invito a comparire destinato a Scarpinato si inquadra nel contesto della più ampia inchiesta promossa dalla Procura nissena che vede indagato un altro componente del pool antimafia degli anni 90, Gioacchino Natoli ed accusato dei reati di favoreggiamento alla mafia e calunnia.
- 26.11.2021 Processo strage Borsellino, Scarpinato “a insabbiare il dossier mafia-appalti fu il Ros”
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- Perché Scarpinato affossò l’inchiesta mafia- appalti?
- 26.10.2023 BORSELLINO: SCARPINATO querela SANSONETTI
- 3.9.2023 SCARPINATO: “PIGNATONE si era occupato in modo inopportuno dell’inchiesta mafia e appalti”
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AUDIO DEPOSIZIONE – Depistaggio Borsellino Scarpinato: ”Mafia appalti? Indegna falsità dire che l’inchiesta fu chiusa’‘
- 30 luglio 2024 Borsellino e ‘mafia e appalti’: ascoltati anche SCARPINATO e altri magistrati SEGUE
13.7.1992 RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE DEI PM GUIDO LO FORTE E ROBERTO SCARPINATO
… A partire dal 1989, i Carabinieri del Raggruppamento Operativo
Speciale, Reparto Criminalità Organizzata, iniziavano indagini volte a verificare la sussistenza di infiltrazioni mafiose nel sistema degli appalti nel territorio della provincia di Palermo.
… dette intercettazioni, che si attuavano nel periodo compreso fra il 20/12/1988 e il 5/6/1989, sebbene non utilizzabili ai fini processuali, offrivano spunti concreti per ulteriori indagini giudiziarie, poiché ponevano in luce una fitta sequenza di contatti del Siino con imprenditori, tale da far sorgere fondati indizi di una attività di costui, finalizzata ad interferire nello svolgimento di gare di appalto indette sia da enti pubblici, sia, particolarmente dalla SIRAP. s.p.a. (una società a capitale misto che aveva, o avrebbe indetto con fondi pubblici gare di appalto per la realizzazione di 20 aree attrezzate per importi di circa 50 miliardi ciascuna)
- 26 novembre 2021 Udienza a Caltanissetta: Scarpinato, Lo Forte, Pignatone e le loro verità
- 26 novembre 2021 Processo strage Borsellino, Scarpinato “a insabbiare il dossier mafia-appalti fu il
- 21 novembre 2021 Lo Forte nascose a Borsellino l’archiviazione dossier mafia-appalti»
- 19 novembre 2021 – TRIZZINO: “Lo Forte nascose a Borsellino l’archiviazione dossier mafia-appalti”
- 11 ottobre 2022 ‘MAFIA E APPALTI’ / LE AMNESIE DEL GIUDICE GUIDO LO FORTE
- Ros”
LE AMNESIE DEL GIUDICE GUIDO LO FORTE
Tre mesi fa un colpo di scena: la procura di Caltanissetta, dopo oltre trent’anni, decide di riaprire quell’inchiesta che con ogni probabilità è costata la vita a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Sono già stati ascoltati i primi testi, tra cui l’allora capitano Giuseppe De Donno, il braccio destro di Mario Mori, il comandante del ROS dei carabinieri che confezionarono quelle 890 pagine bollenti in cui veniva dettagliata, per filo e per segno, la grande rete di collusioni tra imprese-mafia-politica.
Una autentica Tangentopoli ante-litteram, visto che coinvolgeva grandi imprese del Nord (un esempio per tutti, il gruppo Ferruzzi), pezzi da novanta di Cosa nostra e grossi politici di livello regionale e nazionale.
Emblematiche le parole dette da Borsellino alla moglie Agnese pochi giorni prima della strage di via D’Amelio: “Ho capito tutto della morte di Giovanni. Se mi fanno arrivare fino in fondo…”.
QUELLA INFUOCATA RIUNIONE DEL 14 LUGLIO
Il 14 luglio 1992, cinque giorni prima del tritolo di via D’Amelio, si svolse a Palermo – convocata dall’allora procuratore capo Pietro Giammanco – una infuocata riunione.
Solo poche settimane fa il CSM ha reso noti i verbali di quella riunione (che pure non erano secretati), con gli interventi di tutti i magistrati che vi presero parte.Vi si trova la conferma di un fatto gravissimo: era stata appena chiesta, il giorno prima, dai pm Guido Lo Forte e Roberto Scarpinato, l’archiviazione di quell’inchiesta bollente, che per Borsellino rappresentava il vero movente della strage di Capaci. Ma – fatto ancor più grave – la notizia di quella richiesta era stata tenuta ‘nascosta’ a Borsellino perfino nel corso di quella riunione. Ed il sigillo ufficiale dell’archiviazione avverrà addirittura il giorno prima di ferragosto, il 14 agosto, firmata dal gip Sergio La Commare.
Ai confini della realtà
Significativa, tra le altre, l’audizione avvenuta il 29 luglio 1992 davanti al CSM di un pm in servizio all’epoca alla procura di Palermo, Domenico Gozzo. In essa emerge quel ‘clima avvelenato’ di cui spesso ha parlato Borsellino.
Sul nodo ‘Mafia e Appalti’ così verbalizzò Gozzo proprio a proposito di quella riunione alla procura di Palermo.
“Su ‘mafia e appalti’ c’era il collega Pignatone (se non ricordo male) e doveva esserci anche il collega Scarpinato che però non potè venire per problemi di famiglia. Ho visto proprio questo contrasto più che latente, perché proprio Borsellino chiese e ottenne che fosse rinviata, perché al momento aveva dei problemi, la discussione su questo processo e fece degli appunti molto precisi: come mai non fossero state inserite all’interno del processo determinate carte che erano state mandate. Fece queste affermazioni: come mai non fossero contenute queste carte all’interno del processo… si trattava di carte che erano state inviate alla procura di Marsala – e nella fattispecie al collega Ingroia, che adesso è anche lui alla Procura di Palermo – che era lo stesso processo però a Marsala”. Continua Gozzo: “C’erano degli sviluppi e, quindi, erano stati mandati a Palermo e lui si chiedeva come mai non fosse stata seguita la stessa linea e, poi, diceva che c’erano dei nuovi sviluppi (in particolare un pentito che ultimamente aveva parlato), e sono rimasto sorpreso perché dall’altra parte si rispose: ‘ma vedremo’. Cioè, di fronte ad una affermazione così importante la risposta è ‘ma vedremo, se è possibile…’”.
LA ‘COSTOLA’ DI ‘MAFIA E APPALTI’, PANTELLERIA
Il riferimento è ad una significativa ‘costola’ dell’inchiesta ‘Mafia e Appalti’ e che riguarda grossi lavori e commesse pubbliche nell’isola di Pantelleria. La stava portando avanti lo stesso Borsellino, in quei mesi ancora impegnato fifty fifty tra la procura di Marsala (dove aveva lavorato fino a quel momento) e quella di Palermo (alla quale si stava trasferendo). E seguiva, quindi, ancora quell’inchiesta di Pantelleria, per la quale aveva proceduto a ben 15 arresti di pezzi grossi della politica e dell’imprenditoria. Tra i papaveri coinvolti, il grosso imprenditore Giuseppe Bulgarella. Scrive Attilio Bolzoni in un’inchieste per Repubblica di luglio 1991: “Da domani cominceranno gli interrogatori degli indagati, 15 tra amministratori di Pantelleria e imprenditori specializzati in opera marittime. Davanti al magistrato sfileranno subito il sindaco Aldo D’Aietti e altri tre ex primi cittadini: tutti dovranno chiarire il loro ruolo nella vicenda del porto e in quelle per altri appalti di strade, fogne, di reti idriche, di invasi in fase di costruzione nell’isola. Lavori in cantiere dal 1984, lavori in molti casi mai finiti. Ma nella storia del racket c’è anche un filone che porta alla mafia palermitana, che conduce ad Angelo Siino, uno degli imprenditori arrestati qualche giorno fa dai carabinieri in un’operazione su ‘appalti sporchi’ a Palermo e che aveva anche interessi nell’isola. Altri appalti che sono entrati nel mirino del procuratore Paolo Borsellino, altre indagini che si sviluppano sull’asse Palermo-Trapani-Pantelleria”.
LA DOPPIA ‘AMNESIA’
Facciamo un salto al processo per il Depistaggio sulla strage di via D’Amelio che si è svolto a Caltanissetta. Ecco cosa ha scritto per l’Adn Kronos Elvira Terranova: “Cinque giorni prima della strage di via D’Amelio, il giudice Paolo Borsellino partecipò a un incontro alla Procura di Palermo. In quella occasione si parlò anche dell’inchiesta ‘Mafia e Appalti’, di cui il magistrato si era occupato a lungo. ‘Ma in quell’incontro il pm Guido Lo Forte nascose al giudice di avere firmato, appena il giorno prima, l’archiviazione dell’inchiesta’. La denuncia arriva nell’aula B del tribunale di Caltanissetta dall’avvocato Fabio Trizzino, legale di parte civile della famiglia Borsellino”. E Terranova poi aggiunge: “Dalle successive dichiarazioni al CSM da parte di magistrati presenti a quella riunione, emerse che nessuno disse a Borsellino che era stata già firmata la proposta di archiviazione. E Guido Lo Forte, che la firmò, era tra i presenti”.
Lo stesso copione si ripete per la ‘costola’ d’inchiesta sugli appalti di Pantelleria. Un altro ceffone assestato a Borsellino. Perché la richiesta di archiviazione riguardava anche quegli appalti nell’isola siciliana.
Incalzato sulla questione ‘Pantelleria’ dall’avvocato Trizzino durante il controesame al processo per il ‘Depistaggio’, Lo Forte, incredibilmente, ha affermato che Borsellino gli chiese notizie solo sulle indagini di Marsala e non su quelle di Palermo.
Risposta assolutamente non calzante, tenuto conto che il filone di reati da 416 bis (come la posizione di Giuseppe Bulgarella), in base alla legge istitutiva della Direzione Distrettuale Antimafia, rientrava per competenza a Palermo; mentre il filone dei reati ‘minori’ rimaneva a Marsala.
La conferma dello ‘spacchettamento’ si ritrova anche in una missiva inviata il 18 febbraio 1992 “al Sig. Procuratore della Repubblica di Palermo” (ossia Lo Forte) dall’allora sostituto procuratore di Marsala, Antonio Ingroia.
In sostanza: per quale motivo mai Borsellino avrebbe chiesto informazioni a Lo Forte su quanto ben conosceva, avendo prestato servizio a Marsala, istruito e seguito il caso, curato personalmente le indagini che portarono a quei 15 arresti?
Perché, in poche parole, negare l’evidenza dei fatti, non solo sull’archiviazione di ‘Mafia e Appalti’, ma anche di una sua costola d’indagine?
Ancora una volta calpestata la memoria del giudice ammazzato dal tritolo di via D’Amelio.
11 Ottobre 2022 di: Andrea Cinquegrani LA VOCE DELLE VOCI
Le cave, la mafia e Borsellino. L’inchiesta torna d’attualità. La ricostruzione dell’indagine dell’avvocato Trizzino
“Il 14 luglio 1992 c’è stata una riunione alla Direzione Distrettuale di Palermo e Borsellino chiese conto e ragione a Lo Forte ha affermato l’avvocato FabioTrizzino, legale dei figli di Borsellino,– perchè tra l’altro Giammanco è nella storia della Repubblica, primo e unico procuratore costretto a dimettersi per un ammutinamento dei suoi sostituti: io credo che non ci siano precedenti del genere.
Borsellino voleva sapere a che punto fosse quel rapporto Mafia e Appalti e non gli dicono che il 13, il giorno prima, era stata fatta una richiesta di archiviazione, che venne ratificata il 14 agosto 1992”.
“Lo Stato deve sapere che è stato lasciato solo da molti suoi colleghi, da qualcuno che voleva prendere delle iniziative senza consultarsi e quindi uccidendolo Riina ebbe la formidabile occasione di potere dar conto a quella parte di Cosa Nostra fatte da strane commistioni di massoni e imprenditori e dall’altra proseguire con la sua strategia stragista condivisa con Messina Denaro”
- Estratto dalla memoria dell’Avv. Trizzino al processo MMD. “Borsellino gli disse che stava seguendo delle indagini sull’omicidio di Falcone e che aveva un’ipotesi. Quale? «Pensava che potesse esistere una connessione tra l’omicidio di Salvo Lima e quello di Falcone, e che il trait d’union fosse una questione di appalti, in cui Lima era stato in qualche modo coinvolto e che Falcone stava studiando».
- 19.11.2021 – TRIZZINO: “Lo Forte nascose a Borsellino l’archiviazione dossier mafia-appalti”
- 12.8.2022 FABIO TRIZZINO:” le archiviazioni anomale da parte della Procura di Giammanco, nel Giugno 1992, furono due.”
- 18.8.2022 No Bolzoni, sul dossier “mafia-appalti” non hai ragione
- 23.11.2023 FABIO TRIZZINO: disinformazione imperante. Occorre un chiarimento
- 28.10.2023 Salvatore Borsellino: ”Tesi ‘Mafia e Appalti’ deviante. Forse suggerita dal Ros”
- 28.10.2023 Trizzino é condizionato dai ROS
- 1.8.2024 Mafia, appalti e stragi: magistrati, finanzieri e la famiglia Borsellino
- Audizioni in Commissione Parlamentare Antimafia di Lucia Borsellino e Fabio Trizzino
12.8.2022 FABIO TRIZZINO legale di Fiammetta, Lucia e Manfredi Borsellino
- La replica di Fabio Trizzino ad Attilio Bolzoni
- FABIO TRIZZINO: il movente mafia appalti ipotesi azzardata e priva di riscontri? Non so se ridere o piangere!
LA VERITÀ SUL DOSSIER MAFIA E APPALTI
Audizione in Commissione Parlamentare Antimafia di Mori e De Donno
- 13.5.2025 VIA D’AMELIO – DE DONNO e MORI: ostacoli a inchiesta Ros su mafia e appalti
- 9.5.2023 MORI: Istituire Commissione su dossier mafia e appaltI
- 25.11.2023 MARIO MORI: “La verità sul dossier Mafia e Appalti? Si deve preoccupare chi ha steso un giudizio facendosi precedere dall’ideologia, e un magistrato questo non lo può fare”
- 18.11.2023 Dossier Mafia-Appalti – MARIO MORI e GIUSEPPE DE DONNO intervistati da Radio Radicale
- 11.11.2023 L’incontro segreto di Borsellino con i ROS alla Caserma Carini
- Audizione del dottor AUGUSTO LAMA in Commissione Parlamentare Antimafia
- Cosa Nostra e le cave. AUGUSTO LAMA: “L’indagine meritava più attenzione dai colleghi di Palermo”
- AUGUSTO LAMA: «Indagai sulla mafia ma poi mi ritrovai messo sotto accusa». Mafia-appalti, quel fascicolo archiviato su Gardini
- 26.4.2024 Parla l’ex Pm di Massa Carrara AUGUSTO LAMA: “Cosa nostra era entrata in borsa”
- 4.11.2019 Mafia: Violante, ‘per Procuratore Giammanco rapporto mafia e appalti era inconsistente‘ (Adnkronos) – Il rapporto tra mafia e appalti del Ros dei Carabinieri del 1991 “era inconsistente”. Così lo avrebbe definito, nel corso di un incontro, l’ex Procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco con Luciano Violante, che non era ancora stato nominato Presidente della Commissione antimafia. A raccontarlo in aula, per la prima volta, è lo stesso ex Presidente della Camera Violante, nel corso della sua deposizione nel processo d’appello sulla trattativa Stato-mafia. SEGUE
ANTONIO INGROIA e MAFIA – APPALTI
12.11.1997 INGROIA, NELL’AGENDA DI FALCONE APPUNTI SU MAFIA E APPALTI
Nell’agenda elettronica di Giovanni Falcone erano stati annotati alcuni appunti riguardanti, tra l’altro, le indagini su mafia e appalti condotte dai carabinieri del Ros, su Gladio e la P2. Proprio quegli appunti avevano attirato l’ attenzione del procuratore aggiunto di Palermo Paolo Borsellino.
Lo ha sostenuto stamane ANTONIO INGROIA, uno dei magistrati piu’ vicini a Borsellino, deponendo davanti alla Corte d’ Assise di Caltanissetta, nel processo-bis per la strage di via D’ Amelio.
Il teste ha ricordato che dopo la strage di Capaci Borsellino ritenne che le ”piste” per capire chi avesse ordinato l’ assassinio di Giovanni Falcone potevano essere cercate proprio negli appunti trascritti sull’agenda elettronica.
”Falcone annotava soltanto le cose importanti – ha detto Ingroia – e quegli appunti avevano colpito l’attenzione di Borsellino”.
Il magistrato ha precisato che Borsellino aveva chiesto di essere sentito dagli investigatori sulla strage di Capaci, dopo una valutazione di indizi ed ipotesi. Il magistrato ha anche affermato che la strage di via D’Amelio era ”prevedibile” e che non furono prese ”misure adeguate” per proteggere Borsellino nei luoghi che abitualmente frequentava, come la strada in cui abitava la madre.
AUDIO Deposizione
TESTO Deposizione
- “ANTONIO INGROIA: “Dopo una riunione Borsellino disse a Pignatone e Lo Forte: sul rapporto mafia e appalti non me la raccontate giusta”
- Rapporto Mafia e Appalti: ANTONIO INGROIA, Borsellino aveva la sensazione che a Palermo lo stessero insabbiando.
- Il j’accue di Ingroia: “Borsellino non si fidava di molti pm”
- INGROIA: “Borsellino perseguitato dalle vipere della Procura”
- Ora anche INGROIA accusa PIGNATONE: “Era in rapporti con i boss della mafia”
- INGROIA: “Pignatone? Magistrato antitetico a Falcone e Borsellino. Implacabile con i deboli, indulgente con i forti”
- INGROIA: “Pignatone in contatto con i boss di Cosa nostra”
- INGROIA “Misero BORSELLINO in un angolo
- AMURRI/INGROIA e le versioni opposte sull’incontro del dottor Borsellino con i ROS – VIDEO
- MAFIA e APPALTI – Antonio Ingroia: l’archiviazione si poteva “auspicabilmente” evitare
- Trattativa, Ingroia: ”Da Cassazione segnale che lo Stato non può processare sé stesso”
- Trattativa? Ecco cosa disse Ciancimino a Mori, Ingroia e Caselli
VIDEO
ANTONIO INGROIA:
“Sapere che PIGNATONE è indagato per favoreggiamento alla mafia non mi stupisce”
”Il profilo di PIGNATONE era noto a tutti da tempo…”
“Il padre era vicino a Salvo Lima. “
“C’é un NATOLI di prima maniera e di seconda maniera.”
Dalla deposizione del dr Ingroia al processo Mario Bo (depistaggio via d’Amelio).Udienza del 15 dicembre 2021. Il tema era la riunione del 14 luglio 92.
Comunque io ricordo che c’è stato o che si sono state le richieste di chiarimenti di Borsellino. Ricordo, e ho già riferito in qualche circostanza, mi ha colpito di più la battuta che fece Borsellino fuori dalla riunione, e anche se non ricordo bene a chi la fece, ma l’ho già dichiarato, credo che fosse la Commissione Regionale, o la fece al dottore Lo Forte o la fece al dottor Pignatone, una cosa del tipo.
Voi non me la state raccontando bene”, una cosa simile.
Borsellino, nel raccontare a Ingroia – come da quest’ultimo dichiarato nella sua audizione del 31 luglio 1992 davanti al CSM – “che vi era un grosso pentito che si stava per apprestare a collaborare mi disse anche che con questo grosso pentito aveva già avuto dei rapporti Giovanni FALCONE precedentemente nel periodo in cui Giovanni FALCONE era al Ministero mi disse successivamente tornò sull’argomento e mi fece il nome di questo pentito mi spiegò il grosso spessore di questo pentito in quanto io sinceramente non lo conoscevo, perché io sono in magistratura da poco sono quasi sempre alla provincia di Trapani per cui me lo spiegò lui chi era Gaspare MUTOLO mi disse che era un boss di grosso rilievo che era stato autista di Totò RIINA e mi disse anche che a suo parere poteva fare luce forse anche su legami tra Cosa Nostra e quindi insomma lo riteneva un personaggio molto importante del valore di un BUSCETTA, di un MANNOIA ecc.- mi disse anche che non vi so dire cronologicamente quando se ne parlò tre quattro volte e questo si mi disse non dirlo a nessuno infatti io a nessuno lo avevo detto mi disse non lo dire neppure a Roberto SCARPINATO perché sapeva che io con Roberto parlavo e infatti io a Roberto nulla dissi…”.
Borsellino, 5 giorni prima della strage, ai colleghi: «Approfondite mafia-appalti!»
- 29.7.2022 AUDIZIONE DOMENICO GOZZO AL CSM
-
Il verbale del dr Gozzo è molto esplicativo sulla famosa riunione del 14 luglio 92 in procura.
Una riunione in cui Borsellino chiede notizie sull’indagine prodotta dal dossier mafia appalti presentato dai Carabinieri del ROS nel febbraio ‘91. “C’è stata questa riunione il 14 luglio (che è stata l’ultima a cui ha partecipato Paolo BORSELLINO, era seduto due sedie dopo di me)..” Su “mafia e appalti”, quindi, c’era il collega PIGNATONE (se non ricordo male) e doveva esserci anche il collega SCARPINATO che però non potè venire per problemi di famiglia.
Ho visto proprio questo contrasto più che latente, visibile, perchè proprio BORSELLINO chiese e ottenne che fosse rinviata, perché al momento aveva dei problemi, la discussione su questo processo e fece degli appunti molto precisi: come mai non fossero inserite all’interno del processo determinate carte che erano state mandate …- SANTORO: Quale processo?
- GOZZO: “Mafia-appalti”, quello- SINO per intenderci. Fece queste affermazione: come mai non fossero contenute queste carte all’interno del processo e, poi, disse anche che c’era..
- RUGGIERO: Di che carte si trattava?
- GOZZO: Si trattava di carte che erano state inviate (quello che ho sentito là, chiaramente, posso riferire) alla Procura di Marsala – e nella fattispecie dal collega INGROIA, che adesso è anche lui alla Procura di Palermo – che era lo stesso processo però a Marsala. C’erano degli sviluppi e, quindi, erano stati mandati a Palermo e lui si chiedeva come mai non fosse stata seguita la stessa linea (insomma credo di aver capito dal …) e, poi, diceva che c’erano dei nuovi sviluppi (in particolare un pentito di questi che ultimamente aveva parlato), e sono rimasto sorpreso perché dall’altra parte si rispose: “ma vedremo”. Cioè, di fronte ad un offerta così importante (io riferisco i fatti): “Ma vedremo, se è possibile, ma è il caso di acquisirlo”.
- RUGGIERO…
- GOZZO: Cioè da parte del relatore …Dott….Il collega PIGNATONE era il relatore.
- SANTORO :Relatore e anche titolare del processo?
- GOZZO: Titolare del processo insieme a SCARPINATO dovrebbe essere se non ricordo male (però, ripeto, SCARPINATO non era presente alla riunione).”
- 29.7.2022 VITTORIO TERESI: “Falcone e Borsellino dissero che Lima fu ucciso per il dossier mafia-appalti»
- 29.4.2021 – Sono basito e sconcertato, qualcuno tenta ancora una volta si mettere in dubbio quelle poche verità ormai acquisite nelle complesse vicende delle stragi del ‘92 ed in particolare quella di Via D’Amelio. Il collaboratore (o ex) Maurizio Avola è stato a lungo interrogato durante il dibattimento del processo sulla trattativa, e aveva reso dichiarazioni chiare, logiche, complete ben supportate da riscontri esterni. Delle vicende, improvvisamente apparse come per magia in una presunta inchiesta giornalistica, non aveva mai fatto cenno nei quasi ventinove anni dall’inizio della sua collaborazione. Oggi lo fa(forse), ma solo a beneficio dell’autore di un libro ignorando le Autorità giudiziarie che gli hanno mille volte rivolto le stesse domande. Misteri della memoria dell’uomo o tentativo di rientrare nel circuito del collaboratori considerati? Comunque sia il castello di menzogne che sembrano emergere da questo nuovo racconto ha come conseguenza quella di fornire una versione maligna delle cause della morte di Paolo Borsellino. La pista del “rapporto mafia appalti” come unica ragione della strage è stata smentita clamorosamente durante il processo, ma nessuno si vuole prendere la briga di leggere con attenzione quelle carte. Quella pista serve solo ad allontanare le vicende delle stragi del 92/93 dalle responsabilità istituzionali ed a fare dimenticare i sospetti relativi al successivo stravolgimento politico del 1994. La pista del dossier fa dimenticare il ruolo di Dell’Utri e dei suoi sodali. Le persone perbene non devono cadere in questo sporco tranello. VITTORIO TERESI Presidente del Centro studi Paolo e Rita Borsellino, già magistrato alla procura di Palermo.
ALESSANDRA CAMASSA, magistrato …Quando uscì la vicenda del rapporto mafia- appalti dopo la morte del dottor Falcone sembrava che questo rapporto fosse una cosa segretissima, invece per la verità il rapporto mafia-appalti alla procura di Marsala era a tutti noto perché il dottor Borsellino lo fece leggere subito a tutti i sostituti come un rapporto fondamentale per conoscere alcune dinamiche di strategia di cosa nostra a livello imprenditoriale, anche se poi non ho seguito io le indagini, quindi non ho ricordi precisi, ricordo soltanto che il filone di Pantelleria con il sindaco Petrillo lo seguirono il dottor Borsellino e poi il dottor Ingroia in particolare, ma non so dirvi altro del rapporto mafia-appalti.
Ripeto: mi stupì il fatto che tutti considerassero questo rapporto segreto (quello che lo teneva nella cassaforte, l’altro che raccontava…) mentre io l’ho letto sul mio tavolo e avevo appena ventotto anni, non mi era stato neanche dato come segreto, comunque sono dinamiche che a volte sfuggono nelle procure di provincia rispetto alle procure più grandi. 12.7.2017 🟥 Dall’audizione in Commissione Parlmentare Antimafia
11 febbraio 2011 Il giudice veneziano STEFANO MANDUZIO, viene sentito a Palermo dal Tribunale ha sostenuto che nel 1992 Paolo Borsellino, da lui conosciuto quando era pubblico ministero ad Agrigento, si confidò con lui parlandogli della propria difficoltà ad operare con l’allora procuratore Pietro Giammanco e spiegò che molti dei contrasti interni alla Procura palermitana nelle inchieste per mafia dipendevano dal rapporto su Cosa Nostra e appalti presentato dal Ros dei carabinieri. «Borsellino mi disse pure che questa frattura tra i pm e il Ros doveva essere sanata», ha infine affermato il giudice veneziano.
Il dottor Manduzio é’ stato chiamato come testimone perchè avrebbe avuto uno degli ultimi colloqui sostenuti da Paolo Borsellino prima di essere ucciso. AUDIO deposizione
CSM – L’audizione di Maria Falcone
fa comprendere lo stato di isolamento del fratello e i motivi per cui decise di andare via ma, soprattutto, vi sono le parole di BORSELLINO quando raccomanda alla signora Maria di evitare dichiarazioni pubbliche e aspettare perché ” lui potesse acquisire quelle prove…acquisire tutte quelle prove, tutti quei documenti che.. sa come vanno da voi le cose, è chiaro tutti i magistrati non fanno illazioni, non si basano…ma è chiaro che quando si vogliono fare riferimenti a determinate cose ci vogliono delle prove.
BORSELLINO sapeva che doveva competere con un leone, e quindi doveva portare delle prove, delle cose inconfutabili, verso la fine mi ha anche detto, nel trigesimo della morte di Giovanni, durante la messa, che era molto vicino a scoprire delle cose tremende, delle cose terribili, che avrebbero fatto saltare parecchie cose.”
«Con Giovanni passavamo qui interi pomeriggi» mi racconta. Poi si fa serio, mi abbraccia e a bassa voce mi fa una promessa: «Devi credere in me, Maria, perché io alla verità ci arrivo». Resto senza parole, sorpresa dal tono grave: «Sto scoprendo cose che non puoi immaginare» mi sussurra. «Altro che Tangentopoli.» Capisco in quel momento che ciò che ha intuito indagando sulla morte di mio fratello in quella manciata di giorni lo ha sconvolto. Conosco Paolo, ha sempre pesato le parole e rifuggito l’enfasi. E, come Giovanni, non ha mai parlato delle indagini cui stava lavorando. Perciò non faccio domande, ma il dubbio sul significato di quelle rivelazioni solo accennate non mi ha mai lasciato. Tante volte negli anni mi sono chiesta a quali scenari alludesse, a quali sconvolgenti verità si fosse avvicinato, dove sarebbe potuto arrivare se non lo avessero fermato.” Estratto dal libro di Maria Falcone e Lara Sirignano “L’eredità di un giudice”
Nel 2006 il boss pentito Antonino Giuffrè dichiarava a verbale:
(…) “Un motivo è da ricercarsi, per quanto io so, nel discorso degli appalti.
Perchè si sono resi conto che il dottor Borsellino era molto addentrato in questa branca, cioè in questo discorso mafia, politica e appalti. E forse alla pari del dottor Falcone”.
“Il dottor Borsellino stava diventando più pericoloso di quello che addirittura si era pensato, in particolare per quanto riguarda il discorso degli appalti”.
Nelle motivazioni del Borsellino quater:“L’inquietante scenario descritto dal collaboratore (Giuffrè, ndr) trova precisi riscontri negli elementi di prova emersi nell’ambito del presente procedimento, che evidenziano l’isolamento creatosi intorno a Borsellino e la sua convinzione che la sua esecuzione sarebbe stata resa possibile dal comportamento stesso della magistratura”.
“Falcone e Borsellino erano pericolosi nemici di Cosa Nostra per la loro persistente azione giudiziaria svolta contro l’organizzazione mafiosa e in particolare con riguardo al disturbo che recavano ai potentati economici sulla spartizione degli appalti”
22.8.2025 🟥 Di Pietro: “Borsellino ucciso per la maxi inchiesta che stava avviando: una “Mani Pulite siciliana”, perché le cosche mafiose stavano investendo miliardi nelle imprese edili al Nord».
- ANTONIO DI PIETRO: «Paolo Borsellino ucciso perché avrebbe voluto indagare su mafia- appalti»
- DI PIETRO: “Ero ai funerali di Giovanni Falcone. Paolo Borsellino mi si avvicinò…
- DI PIETRO: Falcone, Borsellino e il dossier appalti
- Nel mirino di Cosa nostra anche Di Pietro?
- Antonio Di Pietro: “Mani Pulite? Tutto è nato dalle indagini di Giovanni Falcone…”
- 16 luglio 1992 Confidente rivela che Borsellino e Di Pietro sono nel mirino
- Di Pietro a Palermo: “Falcone mi disse di controllare gli appalti in Sicilia
- Falcone, Borsellino e gli appalti di Cosa Nostra
DI PIETRO: Falcone, Borsellino e il dossier appalti “Falcone mi disse di controllare gli appalti in Sicilia” “Borsellino fu ucciso perché indagava sulle commistioni tra la mafia e la gestione degli appalti. L’indagine mafia-appalti fu fermata. Come accadde con Mani pulite”. Lo ha detto Antonio Di Pietro al processo d’appello sulla trattativa Stato-mafia davanti alla corte d’assise d’appello…
“Il Ros mi informò 2 giorni prima: stanno ammazzando Borsellino” Dopo la strage di Capaci e pochi giorni prima della strage di via D’Amelio, nell’estate del 1992, l’ex pm Antonio Di Pietro, fu informato “che doveva essere ucciso”. Lo ha detto lo stesso ex magistrato deponendo al processo sulla trattativa tra Stato e mafiaa Palermo. “Due giorni prima dell’omicidio di Borsellino il Ros mi informò: “guardate che stanno ammazzando Borsellino” e anche io dovevo essere ammazzato”.
“Borsellino ucciso per indagini su appalti” “Sono convinto che Paolo Borsellino fu ucciso perché indagava sulle commistioni tra la mafia e la gestione degli appalti. L’indagine mafia-appalti fu fermata. E dopo fu fermata ‘mani pulite’ attraverso una campagna di delegittimazione e di dossieraggio ai miei danni ordita su input di politici specifici che poi mi spinse a dimettermi dalla magistratura”
ANTONIO DI PIETRO “Ero ai funerali di Giovanni Falcone. Paolo Borsellino mi si avvicinò e mi disse: Tonì, facciamo presto, abbiamo poco tempo.”
In aula l’ex pm Antonio Di Pietro: “Falcone mi disse, controlla gli appalti in Sicilia. Borsellino mi confidò: bisogna fare presto”. Un pezzo della tangente Enimont arrivata in Sicilia, a Salvo Lima
ANTONIO DI PIETRO DEPOSIZIONI AI PROCESSI
A.D.R. in relazione al sistema delle tangenti la differenza tra la Sicilia e le altre regioni è una differenza di sistema: nel nord italia gli interlocutori erano due (impresa e politica) in Sicilia erano tre (impresa nazionale, politica e imprenditore locale di riferimento).
A.D.R. lo stimolo ad allargare le indagini anche con riferimento agli appalti siciliani mi venne dato da Borsellino, il quale era portatore di competenze e conoscenze peculiari delle logiche malavitose siciliane; Borsellino aveva capito che il sistema degli appalti che l’inchiesta “Mani Pulite” stava disvelando non si fermava allo stretto di Messina (credo di ricordare che uso proprio queste parole);
VIDEO
- Di Pietro: «Paolo Borsellino ucciso perché avrebbe voluto indagare su mafia- appalti»
- DI PIETRO: “Ero ai funerali di Giovanni Falcone. Paolo Borsellino mi si avvicinò…
- DI PIETRO: Falcone, Borsellino e il dossier appalti
- Nel mirino di Cosa nostra anche Di Pietro?
- Antonio Di Pietro: “Mani Pulite? Tutto è nato dalle indagini di Giovanni Falcone…”
- 16 luglio 1992 Confidente rivela che Borsellino e Di Pietro sono nel mirino
- Di Pietro a Palermo: “Falcone mi disse di controllare gli appalti in Sicilia”
FIAMMETTA BORSELLINO E IL RAPPORTO MAFIA E APPALTI
- 1.5.2021 Fiammetta Borsellino: sulla strage di via D’Amelio nient’altro che la verità
- 28.4.2021 MAFIA E APPALTI e la denuncia di FIAMMETTA BORSELLINO
- 22.1.2021 Falcone e Borsellino hanno detto: «Salvo Lima è stato ucciso per il dossier mafia-appalti»
MAFIA – APPALTI e i “Memoriali Nicolosi”
- 3.7.2024 Mafia e appalti, si indaga anche sull’ex procuratore Giammanco
- Tanti anni fa, era il 2011, il tenente Carmelo Canale raccontò: «Dopo la strage Falcone, Paolo Borsellino mi disse che voleva arrestare il procuratore Giammanco». SEGUE
- 12 maggio 2021 Claudio Martelli rivela: “L’ex procuratore GIAMMANCO mi inviò l’inchiesta sugli appalti: una follia”SEGUE

L’audio inedito di Borsellino: “La sera, senza scorta, libero di essere ammazzato”.
27.11.2022 – La riunione sul dossier “Mafia e Appalti” e i (presunti) contrasti fra i pm
I) i sostituti Teresi, Morvillo e De Francisci dovevano relazionare sulle indagini scaturite dal rinvenimento del c.d. libro mastro dei Madonia e sul racket delle estorsioni, indagini per le quali era stato avanzato il sospetto, tra l’altro, di una colpevole inerzia che avrebbe propiziato l’omicidio di Libero Grassi;
2) il sostituto Pignatone era chiamato a relazionare sulle indagini per la cattura di grossi latitanti (avuto riguardo alle notizie di stampa che parlavano di occasioni sfumate per la cattura di Riina;
3) i sostituti Lo Forte e Scarpinato avrebbero invece dovuto relazionare sull’indagine mafia e appalti.
Quest’ultima era giunta in effetti ad uno stadio conclusivo, poiché da un lato era alle viste l’inizio del dibattimento, fissato per ottobre, nell’ambito del procedimento stralcio a carico di Siino Angelo e altri; dall’altro era già pronta, ma non ancora depositata, la richiesta di archiviazione per le posizioni residue dell’originario procedimento nr. 2789/90 N.R. (Il dott. Pignatone ricorda che i colleghi Lo Forte e Scarpinato l’avessero già completata e depositata, e in effetti è così, poiché la richiesta è datata 13 luglio; ma prima della trasmissione al GIP doveva essere vistata dal procuratore Capo che appose la sua firma solo in data 22 luglio 1992). Nel corso della riunione effettivamente tenutasi alla data prefissata, sull’indagine mafia e appalti relazionò solo il dott. Lo Forte, essendo il dott. Scarpinato assente per sopravvenuti impedimenti familiari.
I ricordi del pm Gozzo
A memoria del dott. Gozzo, fu subito evidente un certo dissenso da parte del dott. Borsellino (“Ho visto questo contrasto più che latente, visibile”), che formulò dei rilievi specifici e in particolare lamentò che non fossero stati acquisiti alcuni atti che erano stati trasmessi o dovevano essere trasmessi dalla procura di Marsala, e che non si rinvenivano all’interno del fascicolo (“Fece questa affermazione: come mai non fossero contenute questa carte all‘interno del processo si trattava di carte che erano state inviate.. alla procura di Marsala — e nella fattispecie dal collega Ingroia, che adesso è anche lui alla procura di Palermo — che era lo stesso processo però a Marsala. C‘erano degli sviluppi e quindi erano stati mandati a Palermo e lui si chiedeva come mai non fosse stata seguita la stessa linea”).
Sosteneva poi che si profilavano nuovi sviluppi, in relazione alle dichiarazioni di un nuovo pentito, e chiese quindi di rinviare la discussione (in sostanza, per quanto sembra di capire, chiese di differire ogni determinazione finale in ordine a quel procedimento, nelle more di possibili nuove risultanze: e in effetti, la richiesta di archiviazione, già alla firma del procuratore Giammanco, rimase in stand by fino al 22 luglio).
Non è chiaro se il nuovo pentito di cui fece cenno il dott. Borsellino fosse proprio Gaspare Mutolo, oppure Leonardo Messina, al cui primo interrogatorio Borsellino aveva proceduto lo stesso giorno dell’interrogatorio di Mutolo, e cioè l’1 luglio 1992, e che in effetti avrebbe fatto ulteriori rivelazioni sul sistema degli appalti e relative ingerenze mafiose, ma anche sul coinvolgimento di politici e le connivenze che facevano prosperare quel sistema.
Ma anche la dott.ssa Sabbatino ricorda che, durante quella riunione, alla domanda che gli fece se fosse in procinto di andare in ferie, Paolo rispose che doveva prima risolvere il problema di un nuovo pentito. Non sapeva se avrebbe potuto andare a interrogarlo, e se sentirlo da solo o insieme ad altri colleghi: una situazione che richiama le incertezze e le ambasce che affliggevano il dott. Borsellino in relazione al caso Mutolo, posto che non era cambiata la formale assegnazione (ad altri) del relativo fascicolo, e che si manifestarono nel corso dell’interrogatorio di Mutolo effettivamente assunto due giorni dopo quella riunione dal dott. Borsellino, insieme ai colleghi Lo Forte e Natoli, come confermato da entrambi.
Ed entrambi confermano di avere sostenuto un’interpretazione della disposizione impartita da Giammanco di coordinarsi con Borsellino per le attività relative agli interrogatori di Mutolo assolutamente rassicurante quanto alla sua piena legittimazione a coordinare altresì le indagini che ne fossero scaturite.
La dott.ssa Consiglio, presente pure lei alla riunione del 14 luglio, ha dichiarato che a svolgere la relazione sull’indagine mafia e appalti furono i colleghi che se ne erano occupati (e fa i nomi del dott. Lo Forte e del dott. Pignatone), i quali illustrarono le ragioni che li avevano condotti a richiedere i provvedimenti cautelari che erano stati accolti.
Ha confermato altresì che il dott. Borsellino si era lamentato del fatto che non fossero state inserite talune carte nel fascicolo del procedimento a carico di Siino Angelo e altri. Ma non può essere più precisa perché non conosceva i fatti cui Paolo si riferiva; tuttavia, notò che l’unico a prendere parte attiva a quella discussione a cui noi eravamo solo dei meri spettatori era Paolo Borsellino.
Né poteva essere altrimenti perché si parlava di un’informativa di 800 pagine sconosciuta a quasi tutti loro (non a lei, però, avendo studiato quel rapporto per la sua connessione con i fatti oggetto di un grosso procedimento per associazione mafiosa, istruito al Tribunale di Termini Imerese, e avente ad oggetto varie vicende e reati di c.o. tra cui anche illeciti relativi ad appalti nei territori di Termini Imerese e Madonie: territori che rientravano appunto nella zona d’influenza di Angelo Siino e nella sua giurisdizione quale ministro dei LL.PP. di Cosa nostra).
Sulle osservazioni formulate dal dott. Borsellino in relazione alla mancata acquisizione al fascicolo del procedimento a carico di Siino e altri di alcuni atti, una spiegazione dettagliata è stata fornita dal dott. Pignatone nel corso della sua audizione.
Era accaduto che i carabinieri, prima ancora che venissero emessi i provvedimenti restrittivi a carico di Siino e altri, avevano informato i magistrati di Palermo titolari dell’indagine (all’epoca, se ne occupava anche il dott. Pignatone) che il dott. Borsellino, n.q. di procuratore a Marsala, aveva indagini in corso su presunti illeciti commessi nella gare di aggiudicazione di alcuni appalti di opere pubbliche da realizzare in Pantelleria, che rientrava nella giurisdizione del Tribunale e quindi della procura di Marsala.
Borsellino disse loro di rivolgersi al dott. Ingroia, che era stata assegnatario di quel fascicolo, per avere le carte che chiedevano. Ma il dott. Ingroia replicò che in quel momento quelle carte non potevano essere rese pubbliche perché – in quel di Marsala – stavano per emettere ordinanze di custodia cautelare in carcere nei riguardi tra gli altri anche del Sindaco di Pantelleria.
Alla fine, non ravvisando elementi specifici di connessione con l’ipotesi di reato di associazione mafiosa per cui si stava procedendo a carico del Siino, fu la procura di Palermo, ovvero i sostituti Lo Forte e Scarpinato, rimasti titolari del procedimento, a trasmettere gli atti in proprio possesso in ordine a quelle gare d’appalto (che erano costituiti essenzialmente da intercettazioni telefoniche tra soggetti cointeressati all’aggiudicazione di quelle gare) all’omologo Ufficio di Marsala, dove si procede(va) per il reato di associazione a delinquere semplice.
Di tale vicenda v’è traccia anche nell’audizione del dott. Borsellino dinanzi alla Commissione Antimafia (in visita agli uffici giudiziari di Trapani), nella seduta del 24 settembre 1991. È lo stesso Borsellino a richiamare l’inchiesta sfociata nell’arresto del Sindaco di Pantelleria e nello scioglimento del consiglio comunale, annoverandola come una delle indagini di maggiore successo condotte dal suo ufficio — e lo dice senza vanagloria personale, ascrivendone il merito ad un mio giovanissimo sostituto — in materia di reati amministrativi di notevole spessore che riguardano gli appalti o l’attribuzione di incarichi professionali; e sottolinea che al riguardo che «tutte queste non sono attività di mafia a sono attività attraverso le quali la mafia usufruisce di facili veicoli di profitto». Il dott. Pignatone ha precisato invero che Borsellino non formulò rilievi specifici, ma si limitò a chiedere chiarimenti; e poi prese atto della spiegazione fornita da Lo Forte.
Un “diverso” metro di valutazione
Tuttavia, avuto riguardo a quanto dichiarato dal dott. Gozzo sulla perplessità espressa dal dott. Borsellino per il fatto che non si fosse seguita la stessa linea, è lecito ipotizzare che persistesse il dissenso del procuratore Aggiunto per avere – i colleghi che si erano occupati dell’inchiesta – adottato un diverso metro di valutazione, ovvero una linea interpretativa e di qualificazione dei fatti ascrivibili ai vari soggetti indagati per le medesime vicende che rimandavano al contesto criminoso in cui era emerso il ruolo di Siino quale artefice degli accordi collusivi tra cordate di imprenditori, esponenti politici e cosche mafiose per la spartizione degli appalti.
E da qui la richiesta di aggiornare la discussione, ovvero di differire le determinazioni finali da adottare, prospettandosi la possibilità di ulteriori sviluppi in relazione alle rivelazioni di un nuovo pentito.
In effetti, tale lettura sembra trovare conforto nelle dichiarazioni del dott. Patronaggio.
Questi, infatti, rammenta che il dott. Borsellino, facendosi portavoce di lamentele da parte dei carabinieri che avevano condotto l’indagine mafia e appalti per l’esiguità dei risultati raggiunti sul piano giudiziario rispetto alle loro aspettative (in assemblea lo disse espressamente che i carabinieri si aspettavano da questa informativa dei risultati di maggiore respiro”), chiese spiegazioni in ordine al procedimento a carico di Siino e altri: «perché lui aveva percepito che vi erano delle lamentele da parte dei carabinieri: verosimilmente, e chiese delle spiegazioni che non erano tanto di carattere tecnico, cioè e era stata fatto o non era stata fatta una cosa, ma più che altro era il contesto generale del procedimento, chi c‘era e chi non c‘era, perché poi in buona sostanza la relazione sul processo Siino fu fatta, sinceramente, esclusivamente per dire che non vi erano nomi di politici rilevanti all‘interno del processo, o se vi erano nomi di politici di un certo peso, vi entravano solo per mero accidente».
In altri termini, le spiegazioni chieste da Borsellino non riguardavano singoli fatti o singoli atti istruttori ma l’impostazione generale dell’indagine e le sue direttrici. Il dott. Lo Forte, però, sempre a dire del dott. Patronaggio, si sforzò di spiegare che il vero nodo dell’indagine, semmai, concerneva il ruolo specifico degli imprenditori.
E anche le doglianze dei carabinieri traevano origine dall’aspettativa, andata delusa, di esiti più cospicui, non si riferivano tanto alle posizioni di uomini politici che entravano nell’indagine solo incidentalmente, bensì alle posizioni degli imprenditori coinvolti (o di taluno di loro): «In realtà no, non è solo nei confronti dei (politici), anche nei confronti degli imprenditori, perché lì il nodo era, il nodo era valutare a fondo la posizione degli imprenditori, e su questo punto peraltro il collega Lo Forte si dilungò spiegando il delicato meccanismo e la delicata posizione dell‘imprenditore in questo contesto, queste furono le spiegazioni date, chieste e date ecc.» (cfr. verbale n. 46, pag. 81).
Ciò posto, non v’è chi non veda che il “dissenso” del dott. Borsellino rispecchiava e denotava il convincimento da tempo maturato che l’indagine su mafia e appalti costituisse un filone investigativo “aureo” nel quadro dell’azione di contrasto alla criminalità organizzata perché puntava – e poteva condurre – ai più inaccessibili santuari del potere mafioso che aveva il suo cuore pulsante nella creazione e nel consolidamento di legami sinergici con pezzi dell’imprenditoria e della politica, oltre a ricavare dalla partecipazione attiva al sistema di spartizione degli appalti un formidabile strumento di controllo dei flussi di ricchezza.
Tale intuizione è il connotato saliente, ed anche il principale merito ascrivibile all’ipotesi investigativa alla base del dossier mafia e appalti, che, come si legge testualmente nella “Relazione sulle modalità di svolgimento delle indagini mafia e appalti negli anni 1989 e seguenti”, «segnava un salto di qualità nelle conoscenze sino ad allora acquisite sui rapporti tra Cosa nostra e il mondo imprenditoriale. Ed infatti emergeva che l’associazione mafiosa non si limitava più a svolgere un ruolo di sfruttamento meramente parassitario delle attività economico-imprenditoriali, concretantesi nell’imposizione di tangenti, di subappalti, di assunzione di manodopera, ma mirava a realizzare un controllo integrale e un pesante condizionamento interno del modo imprenditoriale e del settore dei lavori pubblici in Sicilia, mediante complesse ed articolate metodologie che nel loro insieme costituivano l’espressione più sofisticata e moderna di una strategia di assoggettamento degli operatori economici al prepotere delle organizzazioni facenti capo a Cosa nostra». Sentenza della Corte d’Appello 27 novembre 2022 • La serie sulla trattativa stato-mafia EITORIALE DOMNI.IT
22.8.2020 Perché fu ucciso Paolo Borsellino, ora lo sappiamo ma non perché non si indagò
Si tiene l’assemblea dei Pm nella quale Borsellino parla di mafia-appalti senza evidentemente sapere che è stata già avanzata la richiesta di archiviazione. 19 luglio. Borsellino viene ucciso insieme alla scorta.
La richiesta di archiviazione del dossier mafia-appalti viene depositata formalmente. 14 agosto. Mafia-appalti è archiviata e non se ne parlerà più. Nel dossier erano indicate tutte le aziende dell’Italia continentale che trattavano con la mafia.
2020 -CLAUDIO MARTELLI: “L’ex procuratore Giammanco mi inviò l’inchiesta sugli appalti: una follia”
“Ricordo che ricevetti al ministero della Giustizia un plico che conteneva la sintesi dell’indagine del Ros di Palermo sugli appalti, inviato dal procuratore Giammanco, per sapere come doveva comportarsi. E Falcone, con cui ci davamo del tu, mi disse: ‘Non aprirlo neanche, ti metti nei guai’. Conteneva l’indagine su cui Falcone aveva chiesto come proseguire al procuratore capo. Era una follia che un procuratore inviasse al ministro gli atti di un’indagine per sapere come comportarsi”. L’ex ministro della Giustizia Claudio Martelli ripercorre i mesi convulsi del 1992 durante l’audizione alla commissione antimafia della Regione Siciliana sulla strage di via D’Amelio.
“Sono ancora turbato oggi se penso a ciò che è stato omesso di fare da tutte le autorità dello Stato in quel di Palermo nonostante le segnalazioni ricevute ripetutamente da me e dai miei uffici, in ordine a una particolare tutela e sorveglianza che doveva essere messa in atto a protezione del dottore Borsellino“. Martelli dice senza mezzi termini: “Ritenevamo che Borsellino fosse certamente il nuovo bersaglio della mafia dopo l’assassinio di Falcone, che io non ho mai smesso di imputare all’ottenimento delle sentenze di condanna a numerosi ergastoli per la la cupola mafiosa, ma anche all’imminenza molto probabile della sua nomina a procuratore nazionale antimafia nonostante l’opinione diversa del Csm che peraltro avevo respinto”.
L’ex ministro della Giustizia ribadisce che la mancata sorveglianza davanti casa dell’abitazione della madre di Borsellino, in via D’Amelio “fu inammissibile e inaccettabile, prova di colpevole incuria o di qualcosa di peggio”. Martelli non vede però una “trattativa fra Sto e mafia” dietro le bombe del 1992. “Credo che le iniziative stragiste di Cosa nostra non rientrino in un piano di destabilizzazione politica dello Stato, ma come tutti i piani della mafia riguardano interessi privati”. E ancora: “Conso, a chi gli domandava del perchè avesse revocato il 41 bis per centinaia di mafiosi, rispondeva ‘volevamo dare un segnale di disponibilità all’ala moderata di Cosa nostra ai fini di evitare ulteriori stragì’. Io non capisco allora perchè poi ci sia arrovellati su processi quando la verità era lì spiattellata: si è pensato di dare una segnale di disponibilità, di fare delle concessioni. Ho sempre pensato a un cedimento dello Stato, ma non a una trattativa”.
16.12.2022 CONSIGLIO DEI MINISTRI APPROVA NUOVO CODICE DEGLI APPALTI
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La lunga scia di sangue lasciata dal dossier «mafia-appalti»













































