Como e la mafia: una presenza che affonda le radici negli anni Cinquanta

 

 

Contrariamente a un luogo comune diffuso per decenni, la presenza mafiosa nel territorio comasco non è un fenomeno recente. Le sue origini risalgono agli anni Cinquanta, quando le grandi migrazioni interne verso il Nord industriale favorirono l’arrivo non solo di migliaia di lavoratori onesti, ma anche di soggetti legati alle organizzazioni criminali del Mezzogiorno.

Secondo numerose ricostruzioni storiche e giudiziarie, la Lombardia rappresentò fin da subito un terreno particolarmente favorevole all’insediamento delle mafie grazie alla forte crescita economica del dopoguerra. In provincia di Como, lo sviluppo dell’industria tessile, dell’edilizia e dei commerci con la Svizzera offrì opportunità di investimento e di infiltrazione che le organizzazioni criminali impararono rapidamente a sfruttare.
Un ruolo determinante fu svolto anche dall’istituto del soggiorno obbligato. Tra il 1965 e il 1972, nella sola provincia di Como arrivarono 44 mafiosi sottoposti a misure di confino. A livello regionale, tra il 1961 e il 1972 furono trasferiti in Lombardia 372 soggetti considerati appartenenti o vicini alle organizzazioni mafiose. Una scelta che, secondo numerosi studiosi e magistrati, favorì involontariamente il radicamento delle cosche nel Nord Italia.
Già negli anni Cinquanta e Sessanta emergono episodi riconducibili alla presenza mafiosa nel Comasco. Ricostruzioni storiche ricordano, tra l’altro, l’omicidio di Salvatore Licandro a Como nell’ambito di traffici criminali legati agli interessi di gruppi mafiosi operanti nel Nord Italia.
Negli anni Settanta la presenza della criminalità organizzata diventa più evidente. La stagione dei sequestri di persona condotti dalla ‘Ndrangheta trova nell’area compresa tra Como, Lecco e la Brianza uno dei principali teatri operativi. Emblematico il caso di Cristina Mazzotti, la giovane rapita nel 1975 nella zona del lago di Como e morta durante la prigionia, uno dei più tragici sequestri attribuiti alla criminalità calabrese nel Nord Italia.
Con il passare dei decenni la presenza mafiosa cambia volto. Le cosche abbandonano progressivamente le attività più visibili per concentrarsi sul controllo di imprese, movimentazione terra, edilizia, logistica, traffico di stupefacenti e riciclaggio di denaro. Secondo le inchieste giudiziarie, la provincia di Como diventa uno dei territori storicamente più radicati della ‘Ndrangheta lombarda.
Le operazioni antimafia degli ultimi vent’anni hanno documentato l’esistenza di strutture organizzate, le cosiddette “locali” di ‘Ndrangheta, in diversi comuni del Comasco. Le indagini “Infinito”, “Insubria”, “La Notte dei Fiori di San Vito” e più recentemente “Cavalli di Razza” hanno ricostruito una presenza stabile e radicata, capace di influenzare il tessuto economico locale e di mantenere collegamenti diretti con le cosche calabresi.
Particolarmente significativa è stata l’inchiesta “Cavalli di Razza”, che ha consentito agli investigatori di ricostruire circa quindici anni di attività della ‘Ndrangheta tra le province di Como e Varese, evidenziando una crescente vocazione imprenditoriale delle organizzazioni mafiose e la loro capacità di mimetizzarsi nell’economia legale.
Ancora oggi il fenomeno continua a rappresentare una sfida per istituzioni e forze dell’ordine. Le recenti misure di prevenzione antimafia e i provvedimenti giudiziari adottati nei confronti di aziende del territorio dimostrano come il rischio di infiltrazione criminale nell’economia comasca rimanga una questione attuale.
La storia della mafia a Como dimostra dunque che il fenomeno non può essere considerato un’importazione recente o episodica. Le sue radici affondano nel secondo dopoguerra e si sono progressivamente consolidate fino a fare della provincia comasca uno dei territori maggiormente osservati dagli investigatori nel quadro della presenza della criminalità organizzata in Lombardia.

Como, provincia sotto la lente della DDA: tra posizione strategica e contrasto alla criminalità organizzata

La provincia di Como rappresenta da anni un territorio particolarmente attenzionato dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA). La sua collocazione geografica, al confine con la Svizzera e in un’area caratterizzata da un’elevata densità economica, la rende infatti un contesto di interesse per le organizzazioni criminali che puntano a infiltrarsi nel tessuto imprenditoriale e finanziario locale.
Secondo numerose indagini condotte dalle autorità giudiziarie e dalle forze dell’ordine negli ultimi anni, il territorio comasco ha evidenziato la presenza di soggetti riconducibili alla criminalità organizzata, in particolare a gruppi legati alla ‘ndrangheta calabrese. Le attività investigative hanno portato alla luce tentativi di condizionamento dell’economia legale attraverso investimenti, acquisizioni societarie, movimentazione di capitali e infiltrazioni nel settore degli appalti.
La vicinanza con il confine svizzero costituisce un ulteriore elemento di attenzione. I flussi economici transfrontalieri, pur rappresentando una risorsa fondamentale per il territorio, richiedono un costante monitoraggio per prevenire fenomeni di riciclaggio e trasferimento illecito di denaro.
Negli anni, le operazioni coordinate dalla DDA di Milano hanno contribuito a rafforzare il presidio dello Stato sul territorio, portando all’arresto di esponenti di organizzazioni criminali e al sequestro di patrimoni ritenuti frutto di attività illecite. Parallelamente, è cresciuta l’attenzione delle istituzioni locali, delle associazioni di categoria e della società civile verso i temi della legalità e della trasparenza economica.
Gli investigatori sottolineano come la lotta alle infiltrazioni mafiose non riguardi soltanto il contrasto ai reati tradizionali, ma anche la capacità di intercettare forme sempre più sofisticate di criminalità economica. In questo contesto, la prevenzione, i controlli amministrativi e la collaborazione tra enti pubblici e privati assumono un ruolo centrale.
La provincia di Como resta dunque un territorio dinamico e strategico per l’economia lombarda, ma proprio per queste caratteristiche continua a essere oggetto di particolare attenzione da parte della Direzione Distrettuale Antimafia, impegnata a prevenire e contrastare ogni tentativo di radicamento della criminalità organizzata.

Le “locali” di ’Ndrangheta nel Comasco

 

La provincia di Como è considerata dagli investigatori uno dei territori storicamente più interessati dalla presenza della ’Ndrangheta in Lombardia. Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia e le operazioni giudiziarie degli ultimi decenni hanno documentato l’esistenza di vere e proprie “locali”, cioè articolazioni territoriali autonome della ’Ndrangheta, collegate alle cosche calabresi ma radicate stabilmente sul territorio lombardo. 

Che cos’è una “locale” Nell’organizzazione della ’Ndrangheta una locale è una struttura territoriale dotata di una propria gerarchia, composta generalmente da un capo locale, un contabile, un responsabile del “crimine” e da un numero minimo di affiliati. Le inchieste hanno dimostrato che questo modello organizzativo è stato esportato anche in Lombardia. 

Le principali locali documentate nel Comasco L’offerta di servizi connessi al settore del turismo e del tempo libero e un’economia in continua crescita e adattamento, sono i fattori che da decenni fanno della provincia di Como un luogo prediletto del crimine organizzato. Alla luce degli sviluppi recenti, le locali di ‘ndrangheta ad oggi riconosciute sono otto: Como, Appiano Gentile, Senna Comasco, Cermenate, Fino Mornasco, Erba, Canzo-Asso, Mariano Comense.


Cronologia della presenza mafiosa nel Comasco

Anni ’50 Con il boom economico e le prime grandi migrazioni interne verso il Nord, iniziano ad arrivare in Lombardia anche soggetti legati alle organizzazioni mafiose siciliane e calabresi. Le prime tracce della criminalità organizzata emergono nella provincia di Como e nelle aree industriali limitrofe. 

Anni ’60 La politica del soggiorno obbligato contribuisce al radicamento mafioso nel Nord Italia. Tra il 1965 e il 1972 nella provincia di Como vengono inviati 44 mafiosi sottoposti a misure di prevenzione, favorendo la ricostituzione di reti criminali sul territorio. 

Anni ’70 La ‘Ndrangheta consolida la sua presenza nel Comasco. Il territorio diventa uno dei punti di riferimento della stagione dei sequestri di persona. Nel 1975 il rapimento e la morte della diciottenne Cristina Mazzotti, sequestrata nella zona del lago di Como, scuotono profondamente l’opinione pubblica nazionale. 

Anni ’80mLe cosche riducono la visibilità delle attività criminali tradizionali e investono nell’economia legale. Crescono gli interessi nel settore edilizio, nel commercio, nelle imprese e nel traffico di stupefacenti. Como diventa uno dei principali punti di espansione della ‘Ndrangheta lombarda. 

Anni ’90 Le indagini antimafia iniziano a documentare in modo sistematico la presenza stabile delle organizzazioni criminali nel territorio. Emergono collegamenti tra le cosche lombarde e le famiglie calabresi d’origine. 

2000-2010 Numerose operazioni giudiziarie confermano il radicamento mafioso nel Comasco. Le inchieste evidenziano un crescente livello di infiltrazione nell’economia locale e negli appalti pubblici. 

2010 – Operazione “Infinito” L’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano fotografa la struttura della ‘Ndrangheta in Lombardia e porta alla luce l’esistenza di “locali” pienamente operative anche nell’area comasca. 

2012-2014 – Operazioni “Insubria” e “La Notte dei Fiori di San Vito” Gli investigatori documentano l’attività delle articolazioni mafiose attive tra Como e Varese, confermando il controllo del territorio e gli interessi economici delle cosche. 

2021 – Operazione “Cavalli di Razza”
L’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Milano colpisce una struttura mafiosa operante tra le province di Como e Varese. Gli investigatori ricostruiscono oltre quindici anni di attività criminali, evidenziando la capacità della ‘Ndrangheta di infiltrarsi nell’economia legale e di sviluppare ramificazioni anche in Svizzera. 

Oggi Le indagini e le misure di prevenzione continuano a monitorare il rischio di infiltrazioni mafiose nel tessuto economico comasco. Secondo magistratura e forze dell’ordine, la minaccia più rilevante non è più la violenza visibile degli anni passati, ma la capacità delle organizzazioni criminali di inserirsi nel sistema imprenditoriale e finanziario. 

Un territorio strategico La posizione geografica di Como, al confine con la Svizzera e al centro di importanti direttrici economiche del Nord Italia, ha favorito nel tempo l’insediamento delle organizzazioni mafiose. Le inchieste giudiziarie hanno dimostrato come la provincia sia stata utilizzata sia per attività illegali tradizionali sia per operazioni di riciclaggio e investimento nell’economia legale, trasformando il Comasco in uno dei territori storicamente più sensibili alla presenza della ‘Ndrangheta in Lombardia. 

 


RASSEGNA STAMPA

 

 

MAFIA e ANTIMAFIA nel comasco

 

VIDEO 


 

Servizio TG Espansione TV

22.3.2023 «La ’ndrangheta ha il controllo sia fisico che economico del territorio comasco»

La ’ndrangheta esercita «il controllo del territorio sia fisico che economico» e lo fa attraverso personaggi che «appartengono alla storia della criminalità organizzata calabrese in Lombardia». Il tutto attraverso un «uso sistematico di violenze e di minacce nei confronti di un numero notevole di imprenditori». Aggressioni, estorsioni e violenze per le quali 11 persone sono finite a processo, davanti al Tribunale di Como, con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso e di una serie di reati, soprattutto di natura economica, che hanno denotato un tentativo di infiltrazione nel tessuto economico comasco.
In sintesi è l’atto d’accusa pronunciato nell’aula del Tribunale di Como dal pubblico ministero Pasquale Addesso, della Direzione distrettuale antimafia di Milano. LA PROVINCIA 22.3.2023


17.1.2023 Comunità mafiose a Como: attive otto locali di ‘ndrangheta

“Uno dei più fulgidi esempi di comunità mafiosa al Nord Italia”. Con queste parole viene presentata la provincia di Como nell’ultimo monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia,presentato il mese scorso dall’Osservatorio sulla criminalità organizzata, in collaborazione con Polis Lombardia. Un documento che richiama le riflessioni emerse ieri, nel giorno della cattura del super latitante Matteo Messina Denaro, durante il convegno sul contrasto alle mafie organizzato dal Sindacato Autonomo di Polizia di Como. “Le infiltrazioni della ‘ndrangheta in Lombardia sono partite dal territorio comasco – ha ricordato il magistrato antimafia Alessandra Dolci – ma se in passato si parlava di piccoli insediamenti, oggi si parla di radicamento”. Anna Campaniello ETV 17.1.2023

 


10.12.2022 Como, la mafia avanza sul Lario: “Presenti tutte le cosche

A  Como la mafia non cresce solo d’estate, ma prolifica tutto l’anno come dimostra l’ultimo Rapporto Regionale sulla presenza della criminalità che individua il Lario come una delle aree a più alta infiltrazione di tutta la Lombardia. Sono presenti praticamente tutte le principali associazioni criminali, italiane e straniere, anche se a fare la parte del leone è la ‘ndrangheta con otto locali riconosciute: Como, Appiano Gentile, Senna Comasco, Fino Mornasco, Erba, Canzo-Asso e Mariano Comense. Nel caso di Fino Mornasco basta la definizione fornita dai magistrati che la indicano come “uno dei più fulgidi esempi di comunità mafiosa al Nord Italia”. Cantù non è da meno, dal 2014 al 2016 i rampolli del clan Morabito e le giovani leve della ‘ndrangheta ricorsero a una “strategia militare” a suon di pestaggi e minacce per controllare i locali del centro e imporre loro la gestione di un servizio di sicurezza. Alla fine, nel 2019, furono condannati in nove a oltre un secolo di carcere, pena successivamente confermata in Cassazione. Proprio il contrario del modus operandi seguito dai loro padri e i nonni, visto che la ‘ndrangheta da queste parti è presente dagli anni ’50, che preferivano agire nell’ombra tene ndo un basso profilo per compiere meglio i loro affari. Una strategia quest’ultima che le cosche sono tornate a seguire, secondo gli inquirenti, per svolgere i loro lucrosi affari legati, in particolar modo, al traffico di sostante stupefacenti.
Altre attività centrali sono le estorsioni e l’usura, spesso collegate tra di loro, con gli imprenditori utilizzati come “collaboratori esterni” e l’utilizzo, grazie a commercialisti compiacenti, di architetture finanziarie elaboratissime per riciclare il denaro sporco e reinvestirlo nell’economia legale.
«Il mondo dell’imprenditoria e il mondo della ‘ndrangheta conoscono la logica dei profitti che è il linguaggio comune di questi due mondi – spiega il sostituto procuratore di Como, Pasquale Addesso, in un passaggio della relazione – inoltre vi è un rapporto timoroso tra imprenditoria e Stato, c’è una resistenza a rivolgersi a quest’ultimo”. Negli ultimi anni è aumentato il numero delle imprese “nate per fallire” e destinate alla bancarotta fiscale: le società vengono create per durare pochi anni e consentire l’evasione, infine si avviano al fallimento. In questo modo diversi imprenditori sono stati assoggettati ai gruppi criminali e le loro aziende sono diventate di proprietà delle organizzazioni mafiose. IL GIORNO 10.12.2022

Rapporto 2022

 

 

La ‘ndrangheta di casa su quel ramo del lago di Como





2.3.2022 «Politici, basta flirt con la ’ndrangheta» I clan lombardi? «Origini comasche»

 

COMUNI E MEMORIA NEL COMASCO



 

 


27.10.2012 Lario connection – Speciale Corriere di Como

Il quotidiano Corriere di Como dedica al problema mafie al Nord un numero monografico – dal titolo ‘“Lario Connection” – in edicola domani, sabato 27 ottobre. Oltre alla storia dell’espansione delle cosche sul territorio, il giornale analizza il fenomeno attraverso alcune interviste astudiosi e magistrati. Tra gli altri: Michele Prestipino, procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, lo storico Enzo Ciconte, il sociologo Nando Dalla Chiesa, il criminologo Federico Varese, docente a Oxford. Lo speciale – curato da Dario Campione – si occupa anche delle infiltrazioni ‘ndranghetiste in Svizzera e delle cronache recenti in provincia di Como ANSA

 

26.10.2012anticipazione CorriereComo.it 26.10.2012

Prestipino speciale corriere

 

RELAZIONE CONCLUSIVA 
Commissione Antimafia Regione Lombardia

Prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata – Nuova legge Regione Lombardia



AUDIO  INTERVENTI  ALESSANDRA DOLCI – COORDINATRICE DDA MILANO

ALESSANDRA DOLCI (Dda Milano): “Diffusione in Lombardia e’ allarmante” “Processo di mimetizzazione ‘ndrangheta pericoloso per nostra economia”


26.09.2017  Conferenza stampa per illustrare i dettagli dell’inchiesta sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel mondo dell’imprenditoria e della politica in Lombardia


17.11.2016  L’espansione della criminalità organizzata al Nord – Economia lecita e criminalità organizzata dal 2000 al 2016


6.07.2016    Conferenza stampa della Procura della Repubblica di Milano sugli arresti in relazione ad appalti per i lavori alla Fiera di Milano e ad Expo


11.9.2012 ‘Ndrangheta, Boccassini su imprenditori omertosi: “Resta dato inquietante”